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Lettera al Presidente Mattarella
2016-02-12
Le lavoratrici e i lavoratori delle strutture del Ministero per i Beni e le attività culturali e il turismo della Campania

Al Signor Presidente della Repubblica On. Sergio Mattarella

Egregio signor Presidente,
ci rivolgiamo a Lei quale garante supremo della nostra carta Costituzionale e dunque quale garante del complesso sistema istituzionale democratico a difesa dei diritti inalienabili delle persone. Nei suoi continui richiami alla “cultura”, come unico vero strumento per governare i conflitti, abbiamo riconosciuto non solo il “supremo referente istituzionale”, ma un uomo al quale è possibile rivolgersi per salvaguardare il patrimonio culturale disseminato nei territori della nostra Nazione, un patrimonio che appartiene all’intera umanità e la cui difesa e custodia è assegnata al nostro Stato. Sono questi anni difficili, anni in cui il suono delle armi rimbomba nel mondo senza riuscire a coprire le urla di disperazione e di dolore delle migliaia di vittime innocenti anni in cui in nome di Dio si distrugge il ricordo e la testimonianza di antiche culture e civiltà. Anni in cui l’eroismo non si misura nelle azioni di guerra ma nel tentativo di salvare le vittime innocenti ed al contempo nel cercare di difendere il patrimonio culturale. Pensiamo alla orribile fine di Khaled Asaad in Siria assassinato a 82 anni per aver tentato di difendere i tesori di Palmira, città patrimonio UNESCO.
Signor Presidente, coloro che Le scrivono sono parte di quell’esercito senza armi da fuoco, persone che con i compiti loro assegnati, danno vita a una delle più importanti articolazioni dello Stato Italiano. Siamo dipendenti del Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo, siamo cittadini italiani, e ci consideriamo cittadini europei. Siamo coloro a cui è negato, peraltro, come alla maggioranza dei dipendenti pubblici, il riconoscimento al rinnovo del contratto nazionale di lavoro.
Signor Presidente, se a Lei, insigne giurista dalla lunga carriera parlamentare e governativa, è certamente superfluo ricordare che la Repubblica non è un’astrazione giuridica ma si incarna nei milioni di persone che sono al servizio dello Stato e che devono applicare la legge nell’interesse generale, pare che a molti, a volte troppi, protagonisti della vita istituzionale italiana, questa semplice realtà sfugga alla comprensione.
Con questa lettera vorremmo richiamare la Sua attenzione su quanto sta accadendo al Ministero per i beni e le attività culturali, titolare dell’azione di tutela di un patrimonio nazionale la cui sorte è quanto meno singolare. Quando la crisi economica incombe, ci si ricorda che abbiamo un tesoro da cui attingere per trovare risorse economiche per rilanciare il Paese; appena lo sviluppo ciclicamente riparte, tutti i vincoli di tutela di quello stesso patrimonio vengono considerati un inutile fardello di cui bisogna al più presto sbarazzarsi. La cura del patrimonio culturale va ben oltre la pur utile e necessaria valorizzazione da un punto di vista turistico e commerciale. La cura del patrimonio culturale deve passare attraverso un’azione costante e qualificata per diffondere l’idea che si tratta di difendere un bene comune. La cura del patrimonio culturale ha bisogno della scuola, delle università, dei Comuni, delle Regioni, degli operatori economici, delle imprese, dei sindacati. La difesa del patrimonio ha bisogno del concorso di tutti i cittadini, uniti da in un’idea condivisa alla base della nostra stessa identità. Un’identità non astratta, neanche nazionalista. La nostra identità nazionale è custodita nella straordinaria differenza tra i diversi luoghi, tra le diverse testimonianze di storia e civiltà. La nostra identità repubblicana è nelle migliaia e migliaia di castelli, chiese, conventi e palazzi di re, principi, cardinali di cui è così ricco il nostro Paese, acquisiti al patrimonio comune con la promulgazione della Costituzione Repubblicana.
Signor Presidente, non siamo qui a chiederLe di farsi promotore di una campagna a difesa delle rivendicazioni economico sindacali di una parte del mondo della Pubblica Amministrazione ma di richiamare il Governo ai suoi imprescindibili compiti costituzionali: difendere il patrimonio culturale comune della Nazione. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, ha fatto delle riforme istituzionali e organizzative dello Stato la sua bandiera politica. In linea di principio non si può che concordare con l’idea che uno Stato moderno debba avere un’organizzazione statuale adeguata ai compiti richiesti da un contesto socio economico in rapido mutamento. Tuttavia, ciò che ci preoccupa fortemente, e per cui chiediamo il Suo autorevole intervento, è che l’idea di riforma dello Stato venga empre più associata ad una pratica di smantellamento della sua organizzazione e delle sue prerogative. Noi ci consideriamo parte dell’esercito cultuale del nostro Paese. Ma così come è inimmaginabile che in un Paese democratico dell’Europa comunitaria la difesa militare possa essere affidata a compagnie private di “mercenari”, pronti ad offrire i propri servigi al miglior offerente, non riusciamo a capire la logica politica e strategica che sta portando al drammatico smantellamento del nostro Ministero. Nessuno di noi rimpiange una qualsiasi idea di vecchio Ministero, un Ministero che nei suoi relativamente pochi anni di vita è stato oggetto di decine di riforme, tanto che non riusciamo neanche a immaginare a quale modello riferirci. Una cosa però ci è
chiara: il MIBACT ha un’essenziale diramazione territoriale: le Soprintendenze, le Biblioteche Nazionali, quelle Universitarie, gli Archivi, i Musei, sono luoghi in cui si sono andate affermando negli anni professionalità e saperi tra le persone a cui era affidato il compito di custodia, tutela e valorizzazione dei beni culturali. La nostra sapienza nazionale ci è stata da sempre riconosciuta, non solo nel saper creare, ma anche nel saper conservare, tanto che il nostro Ministero è consulente ufficiale delle Nazioni Unite per le politiche e le pratiche di conservazione dei patrimoni culturali. Si pensi allo studio ed alla conservazione di reperti e aree archeologiche, al restauro architettonico, all’archivistica, alla conservazione dei beni librari, delle sculture, dei dipinti, degli affreschi e di tutte le straordinarie varietà con cui si è espresso il genio artistico in Italia. Un campo nel quale siamo maestri indiscussi. Ed è per questo che ciò che sta accadendo in questi mesi ci disorienta, ci sconcerta, non riuscendo a capire quale sia il vero e autentico indirizzo politico strategico dell’azione del Governo. In poco più di un anno il nostro Ministero è stato riformato due volte dallo stesso Ministro. In poco più di un anno due riforme si sono accavallate ed il suo corpo vivo (coloro che questo Ministero, lo fanno vivere quotidianamente), è oggetto dell’attacco del suo Generale in Capo, del suo diretto referente, il Ministro, che ritiene, probabilmente, che è possibile riformare il Ministero solo affidandosi a personale ad esso estraneo: Ales, INVIATLIA, ecc. Considera, forse, il Ministro il suo esercito il principale nemico da combattere? Lo ribadiamo: non abbiamo nessun vecchio modello di Ministero da difendere. Siamo i primi in grado di riconoscere inefficienze e difficoltà nell’operare per la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Abbiamo dimostrato nel tempo di saper adeguare il nostro modo di operare alle diverse direttive. Oggi, però, ci sembra di dover rispettare gli ordini del generale Cadorna a Caporetto. Mentre il processo di riassetto organizzativo che ha estrapolato i poli museali dalle soprintendenze, mentre stiamo ancora lavorando per uniformare le attività ai compiti assegnati alle nuove, ormai ex, soprintendenze belle arti e paesaggio, mentre il personale non è ancora stato formalmente trasferito da una Soprintendenza ad un’altra, mentre ancora non si procede a rimpinguare adeguatamente un organico falcidiato da pensionamenti, blocco del turn over, ci troviamo a dovere affrontare un accorpamento tra uffici che hanno storie, culture, competenze completamente diverse tra loro. Questo Ministero lo si vuole riformare o lo si vuole portare ad una condizione di totale collasso privandolo di ogni capacità operativa?
Signor Presidente, abbiamo il dovere civico di segnalarLe che oggi questa riforma (o forse sarebbe meglio dire Controriforma)rischia di determinare la distruzione definitiva del nostro sapere collettivo. In molti avevamo dei dubbi sull’efficacia di un “terremoto istituzionale” che ha istituito organizzazioni gigantesche: i poli museali regionali, le cui competenze territoriali sono vastissime. Ma mentre la nuova organizzazione non riesce ancora a decollare ecco un DM che propone l’unificazione tra soprintendenze belle arti e paesaggio e soprintendenze archeologiche. Noi, lo rimarchiamo, non siamo certo contrari per motivazioni corporative, ma perché (da operatori del settore) siamo consapevoli che per attuare azioni efficaci è indispensabile arricchire e promuovere competenze specialistiche, con organizzazione e strumenti adeguati. Questa ennesima modifica non risponde neanche a veri criteri di risparmio economico e finanziario, se si considera il lavoro delle tante persone inutilmente impegnate nel dare senso operativo alla ormai penultima riforma. Un lavoro buttato all’aria visto che bisognerà ricominciare.
Signor Presidente, come certamente emergerà dai controlli degli organismi preposti, la nuova riforma dispone, proprio nel settore della tutela, un’artificiosa differenziazione tra città capoluogo e l’area metropolitana di Napoli con l’istituzione di due distinte Soprintendenze con le stesse competenze tecniche. Il tutto mentre è in corso il processo di definizione dell’istituto della Città Metropolitana nata in sostituzione della vecchia Provincia nell’intento di più efficace ed efficiente l’attività istituzionale e amministrativa, con il conseguente risparmio di risorse tecniche ed economiche. E’ questa, invece, una separazione che non ha nessun fondamento tecnicamente consolidato, come nel caso di Venezia e Roma, nessun fondamento culturale storico, scientifico e, in più, nello stesso nuovo decreto l’area metropolitana è già separata in altre tre strutture (Soprintendenza Speciale di Pompei e i nuovi due parchi Archeologici di Ercolano e dei Campi Flegrei), tutti Istituti con medesime competenze tecnico scientifiche.
Tutti noi stiamo vivendo una situazione di permanente precarietà, all’oscuro di eventuali progetti strategici, in deroga all’art. 46 della nostra Costituzione che “riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende”. La stessa nostra futura destinazione è diventata un’incognita. Ma davvero il Ministro Franceschini crede che si possano definire i confini di un’attività così articolata e complessa come quella assegnata alle Soprintendenze tracciando una semplice linea tra i diversi territori? Crede veramente che escludere i lavoratori, nei diversi gradi di responsabilità, da un confronto sull’organizzazione delle attività e del lavoro possa aiutare a trovare le soluzioni migliori? Pensa davvero che il “nemico” sia nelle
proprie fila, e che la maggioranza sia costituita da fannulloni, imbroglioni e incompetenti? Cosa dire dei tantissimi lavoratori (di sicuro la maggioranza) che svolgono compiti molto più complessi di quelli richiesti, e retribuiti, dalla posizione formalmente occupata? Signor Presidente, il Ministro ha mai verificato quanti lavoratori si sono qualificati, riqualificati, istruiti, specializzati a proprie spese senza un minimo riconoscimento contrattuale? Il Ministro conosce le difficoltà nei territori che i Soprintendenti devono affrontare nel rapporto con gli enti locali, le regioni, o i problemi che i funzionari devono sostenere nel non sempre chiaro rapporto con una dirigenza in perenne mobilità, spesso in conflitto, magari per eccesso di protagonismo, rischiando di vedere vanificati gli sforzi di anni per convogliare risorse provenienti da diverse istituzioni e da privati operatori economici per la tutela del nostro patrimonio culturale? Conosce il Ministro le difficoltà di operare con risorse tecniche e tecnologiche ormai ridotte al lumicino? Davvero si crede che il patrimonio culturale posa essere valorizzato trasformando i nostri musei, i nostri parchi storici, le nostre aree archeologici in grandi aree commerciali? Nessuna riserva o resistenza da parte nostra dunque nel vedere migliorata la qualità dei servizi offerti ai visitatori, ma il problema è regolamentare. Per questo sarebbe bastato farsi promotori di azioni congiunte con gli enti locali, con gli operatori economici nel territorio, con le rappresentanze dei lavoratori. Cosa ha a che vedere lo scempio che si sta compiendo con il sottrarre alla struttura interna del Ministero l’attività progettuale e la possibilità di procedere alle gare di affidamento lavori? Problemi di prevenzione della corruzione? E’ solo nel Mibact che esistono questi rischi o piuttosto è una questione generale che riguarda l’intero sistema Paese? Dov’è scritto che basti istituire un’ Agenzia S.P.A., a cui si sono affidate queste attività, per evitare ogni rischio corruzione? Conosce il Ministro le migliaia di azioni legali che vengono attivate contro l’esercizio della tutela che svolgono le Soprintendenze, un’azione promossa non solo dai privati ma anche dalle istituzioni locali? Signor Presidente concludiamo questa nostro appello nell’auspicio che Ella possa farsi promotore di una forte azione di confronto pubblico nel nostro Paese sul destino del Ministero per i Beni culturali. Le chiediamo di intervenire con la Presidenza del Consiglio dei Ministri perché si adoperi affinchè espliciti con trasparenza la strategia che intende attuare per la difesa del nostro patrimonio culturale. Le chiediamo, signor Presidente, di intervenire sul Ministro Franceschini perché sospenda l’ultimo provvedimento di riorganizzazione del Ministero ed apra un ampio confronto con le Organizzazioni Sindacali, con l’apparato tecnico e amministrativo del Ministero, nei suoi diversi gradi di responsabilità nazionale e territoriale. Tanto al fine di costruire un nuovo modello organizzativo del Mibact che, in un’ottica di tutela capillare del territorio, sia finalmente all’altezza della realtà storica e culturale del nostro Paese.

Napoli, 9 febbraio 2016

DISTINTAMENTE
Le lavoratrici e i lavoratori delle strutture del Ministero per i Beni e le attività culturali e il turismo della Campania



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