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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Richiesta di tutela e salvaguardia ciminiere e beni storici-artistici-ambientali, Busto Arsizio (Varese)
2016-09-08
Cittadini

Ill.mo sig. Sindaco
del Comune di Busto Arsizio

Spett. Assessori
del Comune di Busto Arsizio

Spett. Consiglieri Comunali
del Comune di Busto Arsizio

Spett. Ufficio Pianificazione generale
del Comune di Busto Arsizio

Spett. Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio
Alla c.a. del Soprintendente
Alla c.a. del Responsabile di zona
Palazzo Arese Litta, Corso Magenta n.° 24, 20123 Milano
e-mail certificata: mbac-sabap-mi@mailcert.beniculturali.it
e-mail certificata: mbac-sbeap-mi@mailcert.beniculturali.it

Spett. Ordine degli Architetti di Varese
e-mail certificata: oappc.varese@archiworldpec.it


OGGETTO: Richiesta di tutela e salvaguardia ciminiere e beni storici-artistici-ambientali, Busto Arsizio (Varese)

Le ciminiere sono un lascito rilevante della passata società industriale e sono tra i segni distintivi più significativi di quell’epoca che ancora esistono sul nostro territorio.
Busto Arsizio, quando le sue industrie erano all’avanguardia nel settore tessile manifatturiero, era conosciuta come la “Manchester d’Italia” e tra i suoi edifici svettavano verso il cielo numerose ciminiere, sorte negli anni compresi tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo successivo.
Negli anni Venti e Trenta del Novecento, Busto era addirittura indicata coma la “città dalle cento ciminiere”: lo slogan esaltava in modo chiaro l’alto livello di industrializzazione raggiunto nella nostra città.



Costruite con maestria ed abilità da squadre specializzate con laterizi di particolari forme e tipologia, le ciminiere arrivavano ad una altezza anche superiore ai 20 metri ed i loro corpi cilindrici si rastremavano elegantemente verso l’alto.

Oggi, tali preziose testimonianze dell’epoca industriale della città, si sono numericamente molto ridotte: l’ultimo censimento ne identifica solo 17, sparse sporadicamente su tutto il territorio comunale.
Alcune sono state tagliate e ridotte in altezza, altre svettano ancora nella loro interezza. Alcune fanno ancora parte di complessi industriali, ancora attivi o dismessi, altre sono state doverosamente conservate e recuperate e fanno ormai parte dei “monumenti” cittadini.
Ma tutte loro sono degne di essere considerate quali “landmark” significativi, frammenti di archeologie industriali sopravvissuti al loro tempo, veri e propri Beni Culturali da tutelare.
Nel PRG del ’75, vigente fino a pochi anni orsono, le ciminiere – erano allora molte di più – erano state tutte individuate e vincolate.
Nel PGT attuale sono ignorate. È un ulteriore segno della perdita di sensibilità rispetto alla conservazione della memoria.

Rimarcare la loro importanza per la città è allora una sfida all’indifferenza e alla speculazione che ancora oggi le mette a rischio.
Farle conoscere ai cittadini è un auspicio affinché l’Amministrazione comunale le possa riconoscere ufficialmente come veri e propri monumenti storici da tutelare, legati al duro lavoro di generazioni di nostri concittadini.


E’ proprio di questi giorni la notizia che la ciminiera sita in via Pisacane è destinata ad essere abbattuta nei prossimi giorni.
Riteniamo per questo doveroso ed ancora più necessario intervenire e fare sentire la nostra voce.
Riteniamo che gli Enti preposti (Comune e Soprintendenza) debbano provvedere alla tutela della ciminiera, da considerare al pari delle altri restanti testimonianze storiche artistiche e ambientali del nostro territorio, che peraltro hanno già ampiamente dovuto scontare negli anni incuria, degrado, lacerazioni, sventramenti che hanno profondamente mutilato la memoria storica della nostra città.

A fronte poi della ventilata ipotesi di “recupero” tramite “demolizione e ricostruzione” di Casa Canavesi-Bossi, ci sembra utile segnalare lo scrupolo e la sensibilità - in senso tutto opposto - che il Ministero per i Beni Culturali, le amministrazioni locali, le voci della cultura nazionale stanno manifestando per il recupero (pur costoso ma irrinunciabile) delle testimonianze storiche artistiche e ambientali dei centri colpiti dal recente terremoto.
I beni di Busto non meritano altrettanta cura e altrettanto amore, proprio per dare pieno significato alla tutela di una identità che altrimenti sarebbe cancellata per sempre?

“Ricordatevi: tu puoi ben leggere quel che sei stato, ma non scrivere quel che sarai”

Con l’occasione porgiamo distinti saluti.

Busto Arsizio, 07.09.2016

I sottoscrittori:

Sergio Barletta, Consulente tecnico

Franco Bertolli, Conservatore Archivio Storico San Giovanni

Maria Bernadetta Bottini, Insegnante

Alberto Brambilla, Insegnante

Luigi Ciapparella, Architetto

Mario Colombo, Imprenditore


Giovanni Ferrario, Architetto

Pietro Galli, Architetto

Augusta Grilli, Architetto

Antonio Locati, Architetto

Giuseppe Magini, Architetto

Carlo Magni, ex Insegnante

Giuseppe Pacciarotti, Studioso di Storia dell’Arte

Antonio Maria Pecchini, Scultore

Rolando Pizzoli, Architetto

Aline Ribola, Interior designer

Alberto Rossi, Insegnante

Augusto Spada, Architetto

Gilberto Squizzato, Giornalista e Regista

Carlo Stelluti, Sociologo

Paolo Torresan, Architetto

Antonio Tosi, Ricercatore Bustocco



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