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Convegno e Comunicato - Piano strategico per chi?
2003-12-10
Comitato dei Cittadini di Firenze -

Il 12 dicembre alle ore 15.00 nei locali dell' Auditorium degli Scolopi (via Cavour
94 - Firenze) si terr il convegno sul Piano Strategico del Comune di Firenze



Piano strategico: per chi?

Riflessioni critiche
Il Coordinamento dei Comitati Cittadini di Firenze gi da tempo sta svolgendo una
documentata e meditata critica alla filosofia e ai contenuti del Piano Strategico di
Firenze la cui realizzazione sembra essere uno degli obbiettivi primari della Giunta
presieduta dal Sindaco Domenici e che ora arriva appunto alla sua fase esecutiva con
la creazione dell'Associazione Firenze 2010.


Nonostante il tentativo di presentarlo come unoperazione che mira finalmente a
riportare Firenze nella "modernit" dopo decenni di immobilismo, il Piano Strategico
rivela invece in modo palese laccettazione acritica e per sommatoria di tutto
quanto da tempo si propone per Firenze unicamente allo scopo di potenziare le
posizioni di rendita senza preoccuparsi della sostenibilit degli interventi
proposti e dell'essenziale funzione residenziale.


Poich le nostre osservazioni non sono state minimamente recepite dai nostri
amministratori che continuano ad affermare che il Piano Strategico un esempio
importante di piano "partecipato", abbiamo ritenuto utile invitare esponenti della
cultura, dei partiti , delle associazioni e dei comitati a discutere e ad
approfondire le nostre critiche a un piano che giudichiamo ad alto tasso di
pericolosit pubblica.


Al convegno, che si concluder con una tavola rotonda-dibattito (ore 18.30),
parteciperanno con relazioni, tra gli altri, oltre a esponenti di vari Comitati
cittadini, Donatella Della Porta (Istituto Universitario Europeo), Massimo Gulisano,
Gian Luigi Maffei, Giorgio Pizziolo e Paolo Vaccaro dell'Universit di Firenze.
Presenteranno relazioni anche Lorenzo Della Corte (Iniziativa Popolare) e Domenico
Guarino (Controradio). prevista la partecipazione di Maria Luisa Stringa della sede
di Firenze della Commissione Italiana dell'UNESCO.


Le conclusioni del Convegno costituiranno per il CCC la base programmatica per
andare ad un confronto con le forze politiche presenti in Palazzo Vecchio, al
termine del quale il CCC valuter il proprio atteggiamento nei confronti della
prossima scadenza elettorale.


ccc.fi@virgilio.it

Il Coordinamento dei Comitati Cittadini organizza il convegno sul Piano
Strategico dell'area fiorentina per avviare un percorso di riflessione
critica e approfondito dibattito sulle scelte del Piano Strategico
dell'area metropolitana fiorentina.

Il Coordinamento ritiene infatti che tale piano abbia un elevato tasso di
pericolosit pubblica e si adoperer in tutte le sedi, anche presso il Consiglio
Europeo, affinch sia ritirato e siano riparati i danni gi commessi.



Il Piano Strategico da pi parti viene presentato come l'occasione per "superare
anni di immobilismo", alcuni ritengono che si tratti di un'opportunit per "fare un
salto di contemporaneit" a questa citt, altri sostengono che possa aiutarla a
ritrovare "gli attributi" persi nel corso del tempo. Al di l delle metafore, il
Coordinamento dei Comitati Cittadini, che comincia a mettere in relazione i tanti
Comitati esistenti nell'area fiorentina, ritiene invece che questo piano rappresenti
un contributo fondamentale al definitivo collasso della citt.
Non si tratta di un vero e proprio strumento di pianificazione, anzi
possiamo ritenerlo emblematico di quel processo devastante di
impoverimento e svuotamento delle istituzioni che da alcuni anni opera
nel nostro Paese. Il Piano Strategico dell'area fiorentina da
considerare solo un altisonante artificio retorico con il quale
l'Amministrazione Comunale cerca di elevare a sistema amministrativo la
semplice contrattazione degli interventi sulla citt, con una
valutazione caso per caso pudicamente nascosta dietro paraventi
pseudoculturali.

Contraddicendo tutte le affermazioni sul significato della pianificazione di tipo
strategico,rolex replica esso si pu ritenere come una casuale aggregazione di progetti e
interventi pensati singolarmente, proposti in epoche diverse e con altre
Amministrazioni Comunali, basati su interessi e problemi particolari. La conferma,
ed questa la colpa pi grave, data dall'assenza dello studio e della valutazione
degli effetti complessivi, sistemici e di retroazione che questi interventi avranno
sul gi precario equilibrio dell'area metropolitana.

Non si tratta di un piano partecipato, come viene sbandierato da pi parti, infatti
le idee/progetto del piano sono state partorite e battezzate, con firma in calce al
documento, da precisi interessi economici e politici che non tutelano la citt e i
suoi abitanti che sono stati volutamente esclusi da qualsiasi forma di
consultazione. Il Coordinamento disapprova che gli Amministratori, eletti secondo le
regole della democrazia, elaborino e contrattino il Piano Strategico proprio con
quei gruppi dirigenti di capitali, privati e/o misti, che governano di fatto ormai
da alcuni anni l'economia e l'uso del territorio per esclusivi fini di lucro e/o
comunque non "esplicitamente sociali".

Che non si chiami partecipazione quella farsa di notizie consultabili sul sito del
Comune, illeggibili e selettive nell'accesso. La partecipazione, secondo i nostri
Amministratori, consiste solo nel comunicare e rendere partecipi i cittadini delle
scelte ormai gi in fase esecutiva; essi, da bravi imbonitori, si pongono solo il
compito di convincere della bont delle scelte operate. Pensiamo che l'evidenza
dello sfascio sia sotto gli occhi di tutti.



"La citt del turismo" nel Piano strategico trionfa definitivamente sulla "citt del
quotidiano", infatti in esso non solo non viene menzionata come strategica
l'essenziale funzione residenziale (cos' che rende viva una citt, anche antica
come la nostra, se non i suoi residenti?), ma addirittura sono ampliate le funzioni
turistico/ricettive ed espositivo/museali, competitive con la stabilit della
residenza.

Nel centro storico gli abitanti subiranno un incremento esponenziale
dell'inquinamento atmosferico ed acustico dovuto agli impianti dei nuovi
mastodontici locali pubblici (santificati ora dal P.S. con l'attributo "di qualit":
vedi in proposito i 900 mq. di ristorante gi in funzione in via delle Conce),
delle aree espositive (60.000 mq, alla Fortezza da Basso), ed agli stessi
innumerevoli utenti (3000 del solo Palazzo dei Congressi), mentre la lievitazione
stratosferica degli affitti commerciali espeller proprio le piccole attivit
commerciali ed artigiane tipiche ed indispensabili alla residenza quali panifici,
rivendite alimentari, farmacie, idraulici, falegnami, ciabattini (a proposito:
Ferragamo non aveva iniziato la sua carriera proprio come zoccolaio? Allora cosa
intende il P. S. per artigianato di qualit?), luoghi di ritrovo e persino librerie.
Inoltre manca il proposito di realizzare quel rilevamento storico/tipologico dei
singoli edifici richiesto dalla Regione da un ventennio e in assenza del quale si
continuer a lasciare all'iniziativa privata l'uso ed abuso di quell'antico
patrimonio architettonico che tutto il mondo ama.

L'occasione offerta dalla dismissione di alcune attivit per decongestionare e
risanare il Centro Storico, si trasformata, con il Piano Strategico, in un
autentico Cavallo di Troia che con le sue reti museali, biblioteche, centri
universitari rinnovati, ampliati e/o creati ex novo, l'ingigantimento di sedi
espositive e congressuali, rischier di sprofondarlo sotto un carico urbanistico
che non potr sopportare e di trasformarlo in uno scenario da operetta per turisti
frettolosi, studenti fuorisede e congressisti di passaggio.

Nella periferia (cui il P.S. non demanda nulla del "bello" del centro storico") gli
abitanti saranno destinati a subire gli effetti negativi del boom turistico del
centro, ossia svincoli autostradali, impianto di nuovi grandi alberghi ed enormi
centri commerciali entrambi veri e propri poli attrattori di traffico veicolare e di
smog che non potr che aggravare i gi precari collegamenti viari cittadini.

La riduzione del consumo del territorio non contemplata nel Piano Strategico che,
anzi opera nel senso opposto. Basti pensare, per esempio, al continuum esplosivo che
si determina tra il "Quartiere fieristico integrato" della Fortezza, con i suoi
60.000 mq. di spazi espositivi e relativo Centro Congressi per 2.500/3.000 persone
posto nell'ex Dogana, la Stazione dell'A.V. e annessa Citt della musica, polo di
Novoli nell'area ex Fiat, insediamenti nell'area di Castello, ampliamento
dell'Aeroporto Vespucci.

Questo sovraccarico di funzioni alimenter una maggiore domanda di mobilit, sia da
parte dei residenti che di coloro che usano la citt, che difficilmente potr essere
soddisfatta dalle infrastrutture esistenti e da quelle in previsione, accrescendo
quindi la congestione e l'invivibilit dell'area.

Le aree dismesse, irripetibile occasione storica per invertire questo processo di
saturazione dell'area, avrebbero potuto costituire un vero e proprio sistema di
vuoti urbani intorno al quale riorganizzare in maniera ecologica le funzioni
dell'area fiorentina. Riconoscere l'aspetto positivo del sistema dei vuoti avrebbe
consentito di allentare la pressione sulla citt, avrebbe potuto far diradare le
funzioni e affermare, quindi, un tessuto connettivo dell'area a maglie
sostanzialmente larghe, ampie, armoniche.

Ha prevalso invece la logica del contenitore. Le aree dismesse sono state
riutilizzate con "premura" e "diligenza" per riempirle di enormi centri commerciali,
alberghi, ristoranti, centri direzionali, banche, stazioni, parcheggi, musei, nuove
sedi universitarie, residenze, parchi naturali addobbati per fini commerciali a
parodia del passato, ecc.

E' da sottolineare che per i grandi edifici liberati, o in via di dismissione,
affidati in gestione o acquistati da capitali privati (anche con la partecipazione
del Comune), il piano non prevede alcun vincolo fisso relativo al cambio di
destinazione d'uso. Il grosso rischio che quelle poche attivit pubbliche
realizzate con queste operazioni siano a tempo determinato e che, quindi,
gradualmente possano svanire nel nulla. In soldoni, si rischia di regalare a dei
privati beni che, per dimensioni e collocazione, sono di incommensurabile valore e
che , operando al di fuori di qualsiasi strumento pubblico di pianificazione e
tutela, condizioneranno interamente l'assetto urbanistico della citt.

Il risanamento ambientale dell'area metropolitana non un obiettivo strategico per
il Piano. Infatti carente la dimensione del trasporto pubblico collettivo, timide
e rinunciatarie le politiche a favore della mobilit elementare, dannose le scelte
rispetto alla tutela del verde urbano. A questo proposito il Coordinamento riafferma
l'importanza del verde urbano come bene fondamentale e decisivo per la salute e la
vita dei cittadini, riconoscendo la molteplicit delle funzioni degli alberi: di
climatizzazione, di barriera termo e fonoassorbente, di contenimento
dell'inquinamento atmosferico, educativa, di mantenimento dell'ecosistema e di
miglioramento dell'estetica urbana.

A Firenze ogni anno 350 persone muoiono prematuramente (cio una al giorno), 196
vengono ricoverate per problemi cardiovascolari e 132 per malattie dell'apparato
respiratorio, tutte vittime della sola diffusione del Pm10: queste sono le stime
dell' L'Irpet (Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana) .
Senza considerare il dramma sociale di queste cifre, il costo sanitario connesso a
queste patologie di 1,4 milioni di euro.

Nei comuni limitrofi l'aria non migliore: a Scandicci il Pm10 avrebbe fatto 39
morti, a Sesto 16, a Campi 11 e a Bagno a Ripoli 10.



In nome, quindi, di una falsa idea di modernizzazione Firenze appare
ormai sempre pi strangolata da una sorta di capitalismo municipale in
cui la convergenza di interessi estranei a quelli generali approfondisce
le contraddizioni sin qui maturate.

Max Dvork, grande protagonista della tutela dei beni culturali
dell'Impero asburgico, nel lontano 1916 cos si esprimeva a proposito
delle distruzioni del patrimonio monumentale perpetrate in nome di una
falsa idea di progresso: Questa trasformazione avvenuta cos
rapidamente che spesso non si avuto il tempo n ci siamo presi la
briga di analizzare attentamente ci che era necessario e, ciechi e
sciocchi, abbiamo distrutto le antiche citt per sostituirle con quelle
nuove che in massima parte appaiono come installazioni provvisorie ed
effimere come insediamenti da Far West, non solo per il loro aspetto
estetico, ma anche per la loro funzione pratica.[.] un dovere degli
amministratori della citt preoccuparsi di tutto questo e [.] ogni
monumento sacrificato senza assoluta necessit deve essere loro
addebitato come segno di incapacit o di faciloneria
nell'amministrazione della cosa pubblica.[.] quasi sempre possibile
raggiungere gli stessi obbiettivi pratici senza queste devastazioni e
gli imprenditori pubblici e privati, gli amministratori e le autorit
che non si preoccupano di tutto ci devono essere additati come persone
dimentiche del loro ufficio e dannose per la comunit.



Chi ha a cuore la tutela ed il futuro di Firenze dovrebbe chiedere il ritiro di
questo Piano che assume il carattere di una vera e propria "soluzione finale". Solo
costruendo un reale dibattito su Firenze, con i cittadini e in forme concretamente
vicine alla cittadinanza, si pu sperare di progettare una citt che riaffermi il
primato della civitas e dell'abitare sulla citt degli affari e del cemento.



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