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patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

Rassegna stampa relativa all'appello

Corriere della sera, 8 agosto 2002

Oltre duemila firme chiedono la sospensione del decreto che permette la vendita dei beni artistici


L'Avanti, 4 settembre 2002


Una raccolta di 2300 FIRME per il patrimonio storico


La Repubblica, 29 luglio 2002

Il Colosseo non si vende



Il Manifesto, 21 luglio 2002

Una Spa da abolire




Corriere della sera, 8 agosto 2002

Oltre duemila firme chiedono la sospensione del decreto che permette la vendita dei beni artistici



Appello sul web oltre duemila firme chiedono la sospensione del decreto che permette la vendita dei beni artistici


“Non basta proteggere soltanto i monumenti”


Corre in email la bocciatura di accademici ed esperti d’arte al decreto salvadeficit approvato dal Parlamento nel giugno scorso, con il quale si introduce il principio che la costituenda azienda Patrimonio Spa (alle dipendenze del ministero dell’Economia) potr gestire, valorizzare ed eventualmente cedere i beni artistici, architettonici e ambientali italiani. All’immediata presa di distanza dall’articolo 7 di questo decreto da parte dell’opposizione, dell’allora sottosegretario ai Beni culturali, Vittorio Sgarbi e delle associazioni ecologiste, da pi di un mese anche il compassato mondo universitario e delle istituzioni artistiche si sta mobilitando per chiedere la sospensione dell’applicazione della legge, che il presidente della Repubblica ha gi promulgato, accompagnando tuttavia quest’atto con una lettera di raccomandazioni al governo.


Nonostante le rassicurazioni fornite da Palazzo Chigi, un appello rivolto ai presidenti della Repubblica, del Consiglio, dei due rami del Parlamento e della Corte costituzionale lanciato il 28 giugno scorso dai docenti pisani Marco Collareta della Normale e Donata Levi dell’Universit Statale stato sottoscritto via Internet da ben 2.300 esperti, che vanno (in ordine di tempo) da Eugenio Garin a Massimo Cacciari. Quindi, come estraendo bigliettini da una caravaggesca canestra, si possono leggere i nomi del direttore della Normale, Salvatore Settis, dello storico del restauro Giorgio Bonsanti, dello storico dell’arte Miklos Boskovits e via via un susseguirsi di professori, gestori di musei, editori, collezionisti italiani e stranieri.


L’appello stato presentato quando le adesioni erano ferme a 1.961 nomi, ai quali negli ultimi giorni, si sono aggiunti quelli del presidente del Fai, Giulia Maria Crespi, dei critici Carlo Bertelli e Alberto Asor Rosa e della presidente della Commissione nazionale dell’Unesco, Tullia Carrettoni.


Non appare la firma di Vittorio Sgarbi il quale, prima della separazione dal ministro Giuliano Urbani, aveva gi chiesto la modifica dell’articolo 7 auspicando l’introduzione della seguente norma: Sono comunque inalienabili i beni riconosciuti come monumenti nazionali, ... i beni di cui all’art.2 della legge 1 giugno 1939, n.1089, ovvero tutti quelli vincolati dalle Soprintendenze.


Rendere inalienabili i beni vincolati il minimo, almeno a livello pragmatico — afferma Donata Levi, storica dell’arte—. Ma come ha sottolineato il soprintendente Antonio Paolucci, il tessuto artistico italiano frammentato e va tutelato nel suo complesso. Siamo contrari a liste di monumenti da salvare compilate magari dai comuni e alla confusione che si fa tra i termini alienazione, valorizzazione e gestione.


Il testo dell’appello ancora pi esplicito: Sin dalla sua fondazione e anche nei momenti economicamente e istituzionalmente pi difficili —vi si legge — lo Stato non ha mai voluto rinunciare al pieno possesso del suo patrimonio. Ora, invece, sembra passare l’idea che il valore venale contingente sia l’unico che conti e che a esso possano essere sacrificati i pi alti e duraturi valori simbolici nei quali si sono riconosciute, si riconoscono e, speriamo, si riconosceranno in futuro generazioni di italiani. La sensazione che la legge nasconda la volont di trasformare un patrimonio comune, di tutti, in un patrimonio privato, di pochi, fortissima.


E si aggiunge: Non bastano assicurazioni che il Colosseo o la fontana di Trevi non saranno venduti. Deve continuare a valere il principio che la configurazione naturale e storica delle varie realt italiane costituisce una ricchezza di tutti, che deve essere ovviamente gestita evalorizzata, anche con la collaborazione dei privati, ma mai in nessun modo alienata. Per questo i firmatari. facendo proprie le preoccupazioni espresse da Ciampi, chiedono al governo di sospendere ogni applicazione della legge, di aprire un dibattito con gli esperti e di recepirne gli esiti a livello legislativo.


Ed proprio sulla necessit della tutela del bene diffuso che insistono i firmatari. E’ passata una legge che prevede che si possano vendere parti di paesaggio e beni storici — afferma Giulia Maria Crespi—. E’ ovvio che non venderanno il Colosseo. Ma una chiesina con un viale di cipressi fa la magia della Toscana; e questa rischia di essere ceduta. Anche Salvatore Settis aveva gi espresso una preoccupazione analoga: E’ un equivoco pensare che il patrimonio culturale si salvi proteggendone le emergenze supreme e infischiandosene del resto. Di fatto, se si proteggessero solo i monumenti e non i beni diffusi, si tradirebbero le conquiste fatte dalla cultura della conservazione dal Dopoguerra a oggi.


Pierluigi Panza


L’adesione di professori, gestori di musei e collezionisti.


Sono oltre duemila i firmatari dell’appello presentato ai presidenti della Repubblica e del Consiglio. Ecco alcuni nomi: Eugenio Garin, professore emerito della Normale di Pisa; Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa; Carlo Ginzburg, docente di studi sul Rinascimento all’Ucla; Giorgio Bonsanti, storico del restauro; Andrea Carandini, archeologo; Philippe Pergola, presidente dell’Unione internazionale istituti di archeologia; Joseph Connors, direttore Villa “I Tatti”. Numerosi anche i direttori di musei, biblioteche e istituzioni: Allen Rosenbaum, direttore dell’Art Museum di Princeton; Annamaria Petrioli Tofani, direttore degli Uffizi; Alda Croce, direttore dell’”Istituto B. Croce”; Sybille Ebert Schifferer, direttore della Biblioteca Hertziana; Andrea Emiliani, direttore dell’Accademia Clementina; Charles Hope, direttore del Warburg Institute di Londra; Michel Laclotte, direttore onorario del Louvre; Giulia Maria Crespi, presidente del Fai; Massimo Cacciari, docente all’Universit San Raffaele di Milano; Ennio Brion, presidente degli Amici di Brera.



L'Avanti, 4 settembre 2002


Una raccolta di 2300 FIRME per il patrimonio storico

L’approvazione della legge n. 63, che apre la strada alla
vendita del patrimonio storico ed artistico italiano, risale al mese di giugno,
ma le contestazioni degli intellettuali non accennano a placarsi, come provano
le 2300 firme raccolte da Marco Collareta, professore associato di Storia delle
tecniche artistiche, e Donata Levi, professore associato di Storia della
critica d’arte. L’appello, rivolto alle massime autorit dello stato, invita il
governo a sospendere ogni applicazione della legge ed auspica l’apertura di un
dibattito ampio e qualificato sulla tutela dei beni culturali, con la richiesta
che gli esiti siano recepiti a livello legislativo. “La mancata distinzione fra
concetti diversi, quali “gestione” ed “alienazione” – rileva Marco Collareta –
ingenera confusione ed espone il paese a gravi pericoli, che le deboli garanzie
previste nel testo di legge non possono che attenuare. La sensazione che la
legge nasconda la volont di trasformare un patrimonio comune, di tutti, in un
patrimonio privato, di pochi, fortissima. Ricordiamo che lo stato italiano,
anche nei momenti di maggiore crisi, non ha mai voluto rinunciare al pieno
possesso di quel patrimonio. Ora invece sembra passare l’idea che il valore
venale contingente sia l’unico che conta e che ad esso possano essere
sacrificati i pi alti valori simbolici nei quali si sono riconosciute, si
riconoscono e, speriamo, si riconosceranno in futuro generazioni di italiani.”



“Non bastano le assicurazioni che il Colosseo o la Fontana
di Trevi non saranno venduti – aggiunge Donata Levi – deve valere il principio
che la configurazione naturale e storica delle varie realt italiane
costituisce una ricchezza di tutti, che deve essere ovviamente gestita e
valorizzata, anche con la collaborazione dei privati, ma in nessun modo
alienata.”



Tra i firmatari si contano personalit di primo piano nel
campo della cultura e delle istituzioni (valga per tutti la sezione italiana
dell’ICOM, International Council of Museums), illustri studiosi stranieri come
il presidente onorario del Louvre Michel Laclotte e il direttore del Warburg
Institute Charles Hope, e molte persone che hanno inteso testimoniare la loro
attenzione qualificandosi come “semplici cittadini” o come esponenti del mondo
del lavoro e della societ. Infine si rileva una massiccia adesione di giovani
studenti e dottorandi italiani, la cui sensibilit per i problemi della tutela
fa ben sperare per il futuro.



In attesa che il governo prenda nota del dissenso
internazionale verso la legge n. 63, Marco Collareta e Donata Levi continuano a
raccogliere adesioni e ad inviare comunicati – il pi delle volte inascoltati –
a tutti gli organi di stampa e le agenzie di informazione.



L’Avanti 4 sett. 2002





La Repubblica, 29 luglio 2002

IL Colosseo non si vende


GLI STUDIOSI D’ARTE INSORGONO CONTRO LA “PATRIMONIO SPA”

ROMA - La legge che prevede la nascita della “Patrimonio dello Stato Spa” voluta da Tremonti continua a destare preoccupazioni in quanti, a vario titolo, si occupano della conservazione del patrimonio culturale dello Stato. Marco Collareta, professore associato di storia delle tecniche artistiche, Scuola Normale Superiore di Pisa, e Donata Levi, professore associato di Storia della critica d’arte, Universit di Pisa, hanno elaborato un appello rivolto alle massime autorit dello Stato. La mancata distinzione fra concetti diversi, quali valorizzazione, gestione ed alienazione ingenera confusione ed apre la strada a gravi pericoli, contro i quali poco sembrano valere le deboli garanzie previste nel testo di legge. Non bastano assicurazioni che il Colosseo non sar venduto. Deve continuare a valere il principio che la configurazione naturale e storica delle varie realt italiane costituisce una ricchezza di tutti, che deve essere ovviamente gestita e valorizzata, anche con la collaborazione dei privati, ma mai in nessun i modo alienata. Questo appello ha gi ottenuto 1961 adesioni.




Il Manifesto, 21 luglio 2002

Una Spa da abolire


La legge sul Patrimonio dello Stato Spa desta vive preoccupazioni in quanti si occupano della conoscenza e della conservazione del patrimonio culturale dello Stato (ambientalisti, storici, storici dell’arte, archeologi, archivisti, bibliotecari). Questo l’incipit di un appello inviato alle massime autorit dello stato. Promosso da Marco Collareta - professore associato di storia delle tecniche artistiche alla Normale di Pisa - e da Donata Levi - professore associato di storia della critica d’arte all’universit di Pisa - e fatto circolare via internet, ha rapidamente raccolto oltre duemila adesioni. A preoccupare i firmatari - tra i quali Massimo Cacciari, Salvatore Settis, Carlo Bertelli, Alberto Asor Rosa, Dominique Thiebaut, Ennio Brion, Eugenio Garin, Carlo Ginzburg, Giorgio Bonsanti, Cesare De Seta, Jospeh Connors, Michei Laclotte, Annamaria Petrioli Tofani - la mancata distinzione fra concetti diversi, quali ‘valorizzazione’, ‘gestione’, e ‘alienazione’ che ingenera confusione e apre la strada a gravi pericoli, contro i quali poco sembrano valere le deboli garanzie previste nel testo di legge, nonch gli impegni della maggioranza ad ampliarle e a precisarle. La sensazione che la legge nasconda la volont di trasformare un patrimonio comune, di tutti, in un patrimonio privato, di pochi, fortissima.... Non bastano assicurazioni che il Colosseo o la Fontana di Trevi non saranno venduti. Deve continuare a valere il principio che la configurazione naturale e storica delle varie citt italiane costituisce una ricchezza di tutti, che deve essere ovviamente gestita e valorizzata, anche con la collaborazione dei privati, ma mai in nessun modo alienata. Si invita pertanto il governo a sospendere ogni applicazione della legge, aprendo un dibattito che coinvolga in particolare gli esperti italiani e non italiani, con la richiesta che gli esiti della discussione vengano recepiti a livello legislativo.




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