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2009-06-12 - Selinunte, Baglio Florio
Convegno in memoria di Vincenzo Tusa a Selinunte

Selinunte, si celebra la figura di Vincenzo Tusa
con due giornate di studio e performance artistiche

COMUNICATO STAMPA

PALERMO, 10 giugno 2009. Secondo appuntamento, dopo quello di sabato scorso a Ustica, per le iniziative organizzate per celebrare la figura di Vincenzo Tusa, pioniere dellarcheologia mediterranea e dello studio delle civilt elima e punica in Sicilia.
Venerd 12 e sabato 13 al Baglio Florio del Parco Archeologico di Selinunte (Trapani), alle 9,30, si discuter sul tema Selinunte ed il Mediterraneo nelle nostre vite. Il ruolo di Vincenzo Tusa nella scoperta delle popolazioni della Sicilia antica. Due giornate di studi per mettere in evidenza la peculiarit di Tusa come studioso delle tre civilt della Sicilia antica (punica, greca ed elima), ma anche come operatore culturale attivo nella tutela del patrimonio culturale della Sicilia occidentale che ebbe come effetto, fra laltro, la creazione del Parco archeologico di Selinunte.
Liniziativa sar aperta da Giuseppe Gini, soprintendente ai Beni culturali di Trapani, Girolamo Turano, presidente della Provincia di Trapani, Gianni Pompeo, sindaco di Castelvetrano e Sebastiano Tusa, soprintendente del Mare. Dopo di loro interverranno numerosi studiosi e docenti, tra i pi importanti esperti nazionali e internazionali di archeologia mediterranea.
Oltre alle relazioni prevista una serata di gala venerd che ospiter alle 22 anche la videoinstallazione seLInuNTe XYz>rGb, opera per immagini e suoni Salvo Cuccia, musiche di Curva minore piccolo ensemble con Lelio Giannetto (contrabbasso), Alessandro Librio (violino) featuringMiriam Palma (voce), ideazione e progetto Eleonora Cordaro, concept suono Benni Atria, direttore della fotografia Vincenzo Marinese.
Le giornate selinuntine, finanziati con uno stanziamento speciale a completamento dei fondi del Por Sicilia 2000-2006, sono organizzate dalla Soprintendenza del mare di Palermo, dalla Soprintendenza dei beni culturali di Trapani, dal Servizio per i beni archeologici della stessa Soprintendenza, dal Comune di Castelvetrano e dalla fondazione Kepha.

Vincenzo Tusa, scomparso lo scorso 5 marzo, diede un grande imprinting alla ricerca scientifica applicata allarcheologia, dagli anni Sessanta in poi. Il suo lavoro ebbe importanti conseguenze come lavvio della ricerca sui Fenici, Punici ed Elimi in Sicilia, popolazioni e culture prima di allora sconosciute, ma anche nellambito dellarcheologia subacquea e per linnovazione di un metodo dindagine archeologica che spost lattenzione dello studioso dalla sola analisi dei reperti come esempi di arte antica alla ricerca sulla cultura materiale che quei reperti rappresentavano, senza perdere di vista luomo che li produsse. Fu Tusa, fra laltro, a realizzare una sezione archeologica subacquea nel Museo Nazionale di Palermo, la prima in Sicilia insieme con il museo di Lipari. Fu lui ad intraprendere campagne di scavo sistematiche nei siti di Mozia, Segesta e Selinunte alla scoperta delle popolazioni indigene, fenicio-puniche ed elime della Sicilia. Fu lui ad impiantare una serie cospicua di collaborazioni nazionali ed internazionali per la ricerca archeologica nella Sicilia occidentale. Infine, fu lui a lottare duramente contro la mafia per la salvaguardia dei siti archeologici della Sicilia occidentale realizzando il primo parco archeologico dItalia a Selinunte.

Ufficio stampa
Salvo Butera
salvobutera@libero.it



TUSA VINCENZO

Nasce a Mistretta (ME) il 7 dicembre 1920. Nel 1944 si laurea in Lettere e Filosofia presso l'Universit di Catania. Nel 1955 consegue il diploma di specializzazione in Archeologia presso la Scuola di Perfezionamento in Archeologia dell'Universit di Roma La Sapienza. Nel 1947 assunto nell'allora Amministrazione delle Antichit e Belle Arti, prestando servizio dapprima presso la Soprintendenza alle Antichit di Bologna per due anni, e successivamente presso la Soprintendenza alle Antichit di Palermo con giurisdizione sull'intera Sicilia Occidentale, come Ispettore a partire dal 1953, esplicando le funzioni di Soprintendente dal 1963 e reggendo la Soprintendenza stessa in qualit di Dirigente Superiore dal 1976 fino al collocamento in pensione avvenuto il 31 dicembre 1985. Nel corso della sua attivit ha contestualmente diretto il Museo Archeologico di Palermo per circa un trentennio. Nel 1964 consegue la libera docenza ed insegna Antichit Puniche presso la Facolt di Lettere dell'Universit di Palermo, dove presta servizio come professore associato fino al 31 Ottobre 1991. Nel 1968 promotore della rivista Sicilia Archeologica edita dall'A.P.T. di Trapani, della quale Direttore Responsabile dal 1971. Nel 1975 opera in prima persona alla creazione della Fondazione Culturale G. Whitaker, attuale proprietaria dell'isola di Mozia, della quale Consigliere. Socio nazionale dell'Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo, membro ordinario dell'Istituto Archeologico Germanico, Presidente onorario della Societ Siciliana di Storia Patria, socio nazionale dell'Accademia dei Lincei, beneficiario di numerosi premi e riconoscimenti tra cui il I premio Zanotti Bianco con medaglia d'oro, cittadino onorario dei Comuni di Campobello di Mazara, S. Flavia, Castelvetrano, V. Tusa autore di quasi un migliaio di pubblicazioni comprendenti volumi, saggi su riviste scientifiche, articoli sulla stampa italiana ed estera che documentano parte della sua attivit archeologica, sociale ed umana portando a conoscenza del pubblico, su basi scientifiche, le vicende storico-archeologiche che lo hanno visto come testimone e protagonista. Parallelamente alla sua attivit scientifica,V. Tusa ha perseguito con costanza il dovere istituzionale di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio a lui affidato: per la salvaguardia definitiva della zona archeologica di Selinunte ha realizzato un parco archeologico di 270 ettari oggi di propriet della Regione Siciliana. Muore a Palermo il 5 marzo 2009.

Pur nella oggettivamente difficile situazione scaturita in seguito alle vicende del secondo conflitto mondiale e del lungo periodo di assestamento successivo, V. Tusa riusc a completare in maniera esaustiva e coerente la sua formazione archeologica grazie soprattutto alla sua spiccata e forte carica umana che lo portava ad interagire con i maestri dell'archeologia di allora travalicando il tradizionale rapporto accademico ed universitario. Fu cos che, grazie al suo contatto diretto con Guido Libertini e Paolo Enrico Arias, docenti presso l'Universit di Catania, impost la sua concezione dell'archeologia come approfondimento delle vicende del passato intimamente basato sulla centralit dell'uomo come diretto artefice di fatti e reperti. Nella formazione di questa visione fortemente antropocentrica dell'archeologia, dove la storia ebbe sempre un ruolo preponderante, gioc un ruolo importantissimo la sua provenienza dal complesso e variegato mondo della campagna siciliana. Non da sottovalutare infatti, nella formazione accademica del personaggio, l'influenza avuta dalla sua esperienza diretta del mondo contadino e pastorale siciliano dovuta alle origini ed all'attivit della sua famiglia. Ma indubbio che nel rendere questa formazione efficace anche al fine dell'acquisizione di un metodo di ricerca e di una capacit di sintesi fu fondamentale il suo approccio all'idealismo ed al liberalismo crociano maturato negli anni formativi del liceo a Catania dove ebbe l'opportunit di venire in contatto con figure eminenti di quell'ambito intellettuale, sia maestri che compagni di studi. Infine, per comprendere in pieno il personaggio utile ricordare che fu quasi certamente la contiguit con la famiglia Libertini, di cui i Tusa erano affittuari di vasti appezzamenti di terreno nel territorio occidentale della pianura di Catania, a far scoccare in V. Tusa l'interesse per il passato e per la metodologia di indagine archeologica come strumento per ricostruirne le logiche e gli sviluppi.
Era evidente che l'ambiente siciliano, per quanto ricco di sollecitazioni e stimoli, non poteva soddisfare appieno le ansie e le curiosit del giovane studioso che si affacciava in questo mondo di studi in un Italia che risorgeva con grande vigore intellettuale dalle macerie e dalle tragedie della guerra. In tal senso fu estremamente formativa l'opportunit offerta dalla frequenza presso la Scuola di Specializzazione Archeologica di Roma, dove V. Tusa ebbe l'opportunit di forgiare quelle amicizie e quelle intense relazioni scientifiche ed umane sia con i maestri (Massimo Pallottino, Biagio Pace, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Pietro Romanelli) sia con i suoi compagni di studi che, come lui, sarebbero diventati i protagonisti dell'archeologia italiana degli anni a venire. In quel frangente fu certamente il contatto con Ranuccio Bianchi Bandinelli ad imprimere una sensibile sterzata verso l'approfondimento delle tematiche socio-economiche del passato ma anche il forte interesse verso i problemi della cultura contemporanea. Sono questi gli anni (fine anni '40, inizi anni '50 del secolo scorso) durante i quali V. Tusa elabora quel riuscito equilibrio tra interessi verso il mondo antico ed attenzione ai problemi dell'Italia contemporanea e soprattutto meridionale, gli anni durante i quali grazie all'impegno diretto nell'amministrazione statale delle allora denominate Antichit e Belle Arti V. Tusa riesce ad esprimere un efficace connubio tra ricerca scientifica ed efficiente tutela e valorizzazione delle testimonianze del passato.
In ambito squisitamente scientifico, pur essendosi formato ad una scuola ancora fortemente intrisa da una visione classicista dell'archeologia, fu grazie a due fattori fondamentali che egli, spinto anche dalla sua innata curiosit, si rivolse con attenzione al mondo antico mediterraneo aldil dell'ambito greco-romano, anche se la sua attenzione verso questo mondo rimase sempre viva, basti pensare a due opere fondamentali sempre valide, rispettivamente sui sarcofagi romani in Sicilia e sulla scultura in pietra selinuntina. In primo luogo gioc un ruolo determinante l'intensa frequentazione con Biagio Pace, sfociata in sincera amicizia pur nel rispetto delle diametralmente opposte visioni politiche; una figura che lo indusse a misurare la sua ricerca con il mondo anellenico siciliano assumendo quasi sempre come paradigma teorico l'opera Popoli e civilt della Sicilia antica. Ma fu anche la casuale assegnazione alla Soprintendenza alle Antichit e Belle Arti di Palermo a metterlo in diretto contatto con le articolate dinamiche etniche della Sicilia occidentale che egli seppe non soltanto analizzare e divulgare ma anche mettere sempre in relazione ad un quadro di riferimento storico ed archeologico di respiro mediterraneo.
Grazie a questi elementi formativi succintamente ricordati l'opera di V. Tusa ebbe sempre il carattere e la misura sia analitiche che di sintesi legate ad una concezione della storia nella quale l'uomo, concepito tanto come singolo, quanto nella sua dimensione sociale, fosse sempre presente. In ci riaffiorano sempre sia la sua matrice contadina sia la sua attenzione ai problemi della societ contemporanea che egli visse animato da una spiccata voglia di partecipazione. Non , infatti, da sottovalutare il suo impegno in politica che lo port a misurarsi con il consenso elettorale assumendo responsabilit istituzionali nell'ambito del Consiglio Provinciale di Palermo come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano. Non da sottovalutare, inoltre, il suo operare in prima persona in quella stagione di rinascita e riscatto intellettuale e civile che attravers le vicende politiche siciliane e nazionali negli anni '70 del secolo scorso. Egli fu in quel periodo protagonista, insieme ad altri intellettuali impegnati come Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Cesare Brandi, della vita politico-culturale nazionale che lo port, tra l'altro, ad essere uno degli estensori delle leggi di tutela del settore dei beni culturali che segnarono il decentramento amministrativo delle Soprintendenze siciliane dallo Stato alla Regione.
Pur nell'intensit di un'attivit che lo vedeva fortemente impegnato nella politica e nel dibattito culturale di quegli anni, seppe sempre coniugare questo impegno con la produzione scientifica e con la formazione di un'intensa schiera di allora giovani studiosi forgiatisi nell'orbita del suo insegnamento di Antichit Puniche presso la Facolt di Lettere dell'Universit di Palermo. L'intensa attivit di ricerca verso gli ambiti anellenici della Sicilia occidentale lo vide all'opera nella realizzazione di un sistema si esemplari collaborazioni con autorevolissimi personaggi ed istituzioni per le quali basti citare Sabatino Moscati per il mondo punico e Giuseppe Nenci per quello elimo. Una costante, infatti, della sua impostazione della ricerca scientifica fu l'assidua e riuscita capacit di costruire reti di collaborazioni nazionali ed internazionali, sempre convinto che i migliori risultati scaturissero dalla collaborazione scientifica di pi istituzioni e relative scuole piuttosto che da isolati approcci accademici. Nel suo quasi privilegiare i mondi anellenici della Sicilia e del Mediterraneo non trascur di continuare ad approfondire la conoscenza del mondo greco siceliota attraverso l'impegno diretto nella ricerca selinuntina ed indiretto in quella imerese, attivando e contribuendo in prima persona nell'attivit di ricerca dell'allora Istituto di Archeologia dell'Universit di Palermo. Il suo interesse ed il suo contributo forse pi incisivo si concentr su Selinunte, dove riusc ad impostare un sistema si ricerca archeologica basato sulla cooperazione internazionale di istituzioni e personaggi quali Dieter Mertens, Juliette de la Geniere, Martin Fourmont, Roland Martin e Giorgio Gullini. I risultati di questa impostazione hanno portato alla conoscenza del sito non soltanto nelle sue caratteristiche intrinseche, ma anche nel suo ruolo interattivo sia con le realt anelleniche della Sicilia che con l'ecumene greco. V. Tusa soggiornava spesso a Selinunte, che divenne in quel periodo un luogo di ritrovo per studiosi ed intellettuali, figure di spicco in vari campi della cultura come Renato Guttuso, i fisici Bruno Rossi e Marcello Carapezza, il compositore Luciano Berio, l'architetto Franco Minissi, lo storico delle religioni Karl Kerenyi, l'editore Giulio Einaudi, il musicologo Luigi Rognoni, il poeta Ignazio Buttitta, oltre agli archeologi Ranuccio Bianchi Bandinelli, Massimo Pallottino, Paolo Enrico Arias e tanti altri.
Diretta emanazione dell'impegno scientifico secondo quella che fu sempre la sua logica dove non esistevano quasi limiti tra ricerca e tutela, intesa come doveroso contributo alla divulgazione della scienza verso la societ civile, fu la grande operazione esemplare che lo port a realizzare uno dei primi e pi significativi parchi archeologici al mondo. Fu un esperienza profonda e fortemente impegnativa per le difficolt insite nella riluttante opposizione verso una nuova concezione che giustamente voleva preservare le testimonianze del passato non nell'ottica limitata di angusti steccati bens in una dimensione ambientale di pi vasto respiro e di spiccata contestualizzazione naturale. Fu osteggiato in quest'opera sia da chi, in buona fede, non ne percepiva il forte carattere innovativo, sia da chi, animato da volgari interessi speculativi, si faceva forte del supporto violento della mafia per intimidire o corrompere il personaggio inducendolo alla resa. Non mancarono per fortuna l'appoggio morale e l'incitamento da parte di amici ed intellettuali che avevano compreso l'importanza del progetto del costituendo parco archeologico: tra questi Cesare Brandi, allora titolare della cattedra di Storia dell'Arte presso l'Universit di Palermo, che in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera defin le rovine di Selinunte come le pi belle che esistano al mondo.
Alla fine il parco si fece, ed oggi e nel futuro esso consentir di leggere in un corretto rapporto ecosistemico i resti di una grande citt e costituir un esempio a venire per simili emergenze archeologiche.


Scritti principali di Tusa: I sarcofagi romani in Sicilia, Palermo 1957, II ed. Roma 1995; L'archeologia come fatto umano, in Sicilia Archeologica, IV, 15, 1971, 5-7; La civilt punica in Italia?, Roma 1974; La scultura in pietra di Selinunte, Palermo 1983; Che cos' l'Archeologia, in Sicilia Archeologica, XIX, 62, 1986, 69-70; Il Giovane di Mozia, in Rivista di Studi Fenici, XIV, 1986, 143-151; La funzione culturale dell'Archeologia, in Sicilia Archeologica, 1989, XXII, 105-108; Il Parco archeologico di Selinunte, Castelvetrano 1991; Selinunte nella mia vita, Palermo 1991; Greci e non Greci nella Sicilia Antica, Palermo 1997.

Scritti principali su Tusa: Studi sulla Sicilia Occidentale in onore di Vincenzo Tusa





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