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in difesa dei beni culturali e ambientali

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2010-05-17 - Palermo, aula magna della Facoltà di Architettura, Edificio 14, Viale delle Scienze
DISSESTO IDROGEOLOGICO E DEGRADO URBANO: SCIENZA E DEMOCRAZIA PER IL CAMBIAMENTO
Mail alla Redazione dell'11-5-2010

OSSERVATORIO SICILIANO PER LA DEMOCRAZIA
ISTITUTO NAZIONALE DI URBANISTICA
SOCIETÀ ITALIANA DEGLI URBANISTI
ASSOCIAZIONE NAZIONALE CENTRI STORICO ARTISTICI
UNIVERSITÀ DI PALERMO - FACOLTÀ DI ARCHITETTURA
CORSI DI LAUREA IN PIANIFICAZIONE


Lunedì 17 maggio 2010
giornata di studi ore 9,30-19,00

programma
ore 09,30-13,30; buffet; ore 15,00-18,00
nell’occasione verrà inaugurata la Sala Mostre della «Dotazione Basile»

apertura dei lavori
Roberto Lagalla Rettore dellʼUniversità di Palermo
Angelo Milone Preside della Facoltà di Architettura

introducono
dissesto idrogeologico e degrado urbano: scienza e democrazia per il cambiamento
Michele Figurelli, Nicola Giuliano Leone
intervengono
degrado urbano e centri storici, Regione e Comuni
Teresa Cannarozzo, Andrea Piraino
pianificazione e strumenti del controllo ambientale
Giuseppe Trombino, Mimmo Fontana
rischio idrogeologico, geologia, recupero e partecipazione
Gian Vito Graziano, Vincenzo Liguori
la priorità risanamento nelle strategie anticrisi
Sergio Gelardi, Mario Centorrino
cementificazioni, recuperi e valorizzazione della natura
Marcella Aprile, Giuseppe Barbera
casa sociale, criticità ambientali e periferie
Ignazia Pinzello, Marcello Panzarella
uffici del piano, scienza e professioni
Giuseppe Gangemi, Rino La Mendola
natura, storia e innovazioni nel territorio
Rosanna Pirajno, Renato Palazzo
criticità strutturali e prevenzione, architettura e rinnovo urbano
Santi Rizzo, Cesare Ajroldi
conoscenza e valorizzazione del patrimonio culturale
Maurizio Carta, Rosalia Camerata Scovazzo
lavoro, impresa, governo, dalla crisi al risanamento
Antonio Riolo, Nadia Spallitta
conoscenza e democrazia per un nuovo sviluppo locale
Giuseppe Campione, Vincenzo Guarrasi


Il sempre più grande dissesto idrogeologico e l’aggravarsi del degrado urbano continuano ad essere rimossi dalla agenda di governo nonostante i costi crescenti della distruzione
di ricchezza, di vite umane, di natura e di cultura.
Eppure il risanamento idrogeologico e delle città, la valorizzazione dei centri storici e il riordino urbano, la manutenzione del costruito e l’innovazione abitativa ed edilizia, la ricerca scientifica in campo ambientale e la previsione-prevenzione, dovrebbero e potrebbero diventare una priorità politica: la prima, vera, “grande opera”, per fare uscire
la Sicilia e l’Italia dalla crisi e dalle “emergenze”,
per riqualificare la modernizzazione e lo sviluppo, per innovare le tecnologie di recupero, restauro e (ri)costruzione.
É una “grande opera” capace di evitare l’aggravio di spesa pubblica determinata da soccorsi e riparazioni di emergenza che hanno un prezzo assai più alto rispetto agli investimenti
nella prevenzione.
I fatti di cronaca dimostrano come le grandi emergenze attualizzino due tematiche:
- il crollo di interi territori spinti da frane derivanti
da dissesti idrogeologici, resi ancora più pericolosi
dal modo in cui il suolo è stato occupato da
case, ovvero da pezzi di città; i casi di Niscemi,
di Giampilieri, di Alcara, di Falcone sono solo
l’emergenza di una casistica molto più ampia e
diffusa;
- l’abbandono, il degrado, la fatiscenza e il conseguente
crollo di abitazioni principalmente in aree delicate nei centri storici siciliani di cui gli ultimi casi di crollo di immobili a Palermo, a Catania, a Favara costituiscono esempi di un
tendenza diffusa e ricorrente.
Dagli studi e dalle inchieste giornalistiche viene dimostrato che la realtà abitativa ha punti critici di altissimo rilievo con cui occorre confrontarsi per ragioni sociali economiche, organizzative
connesse sia alle problematiche del rischio per la vita che alle problematiche della sopravvivenza ambientale:
- la necessità dell’adeguamento strutturale e ambientale
degli edifici pone un interesse nuovo a
pensare al rinnovo di interi quartieri delle città;
- le nuove dimensioni produttive legate alla valorizzazione
delle risorse locali e della storia richiedono
la costruzione di una qualità nuova nel rapporto tra il suolo i fiumi gli alberi e gli insediamenti umani, tra la vita e i paesaggi di maggior pregio archeologico e storico.
Sicurezza del territorio e sicurezza abitativa, piano di risanamento idrogeologico e programma di riordino urbano devono diventare obiettivi immediati pur nella mancanza di una
nuova organica normativa di governo del territorio.
Il PAI è speso non rispettato o eluso e i Comuni siciliani, privati delle risorse necessarie alla attività di pianificazione, sembrano per l’81% diventati terra di nessuno dopo che
i loro strumenti urbanistici ancorché vetusti e inadeguati sono scaduti e sono rimasti privi di vincoli concreti, appesi solo alle vaghe indicazioni della legge urbanistica di quasi settanta
anni fa pur in parte innovate da una legge regionale di oltre 30 anni fa, quella che prevedeva un «piano territoriale» che non è
ancora nato!
Da come si affronteranno questi temi potrà derivare una ragione economica di sviluppo fondata su di una forte innovazione abitativa e tecnologica che può segnare la nostra epoca.
Il carattere da imprimere alla definizione degli obiettivi immediati ed intermedi e le ragioni della produttività legata a ricostruzioni, recuperi e manutenzioni edili ed urbane, pubbliche e private possono essere un modello alternativo sia all’impunità
dei reati ambientali, sia al “sovversivismo dall’alto” delle “sanatorie”, degli “scudi”, dei “condoni” (il 23 aprile scorso, il Consiglio dei Ministri, ha adottato - per grazia ricevuta - un DL che sospende l’esecuzione delle sentenze di demolizione
di immobili abusivi nella Campania), sia all’affarismo e alla politica che ridono quando arriva il terremoto. Un modello sicuramente alternativo alla generalizzazione di «Milano 2» e alle
invenzioni «emergenziali» di «piani casa» e «new town» in sé manifestamente inadatti ad affrontare le criticità sopra accennate che, al contrario, ne vengono ancor più aggravate senza
produrre benefici.
La catena ricostruzioni, recuperi, manutenzioni è obiettivamente più idonea a garantire un rilancio e una riqualificazione della industria e della occupazione edilizia molto di più dell’effimero prodotto da modelli e invenzioni emergenziali. Si spende sicuramente di più nell’emergenza delle calamità che nella prevenzione.
Per tutte queste ragioni ci si deve proporre di costruire sia obiettivi intermedi che immediati, attraverso la massima trasparenza e una grande partecipazione democratica dei cittadini, della cultura e dei saperi tecnici. Senza questa partecipazione ogni piano o programma pubblico, la stessa idea di piano o programma, rischiano l’astrattezza e la sfiducia e portano acqua alla medesima crisi che ha investito la «programmazione economica».
Le criticità sopra elencate dovrebbero portare anche a un calcolo degli altissimi prezzi pagati in termini di distruzione di beni storici e ambientali, di mancato risparmio energetico, di spreco di suolo, di riduzione della effettiva mobilità, di carenza di servizi, di spese per cattiva e precaria riparazione dei danni prodotti dalle «calamità» di gran lunga superiori a quelli che avrebbero dovuto e potuto essere (e che devono diventare) gli
investimenti preventivi in risanamento idrogeologico e in consolidamento antisismico.
Una riforma del governo del territorio non sembra, purtroppo, ad immediata portata di mano, sia a causa dei fallimenti del 2005, sia a causa dei rapporti sociali e politici presenti (il condizionamento forte esercitato dal potere del governo nazionale e dai suoi atti, la dissoluzione della maggioranza di centro destra all’ARS e la inesistenza di una nuova maggioranza, la precarietà e l’incertezza del governo di minoranza esposto a spinte contraddittorie di conservazione e di riforme). E
tuttavia una riforma del governo del territorio e la introduzione della Valutazione Ambientale Strategica potrebbero trovare già ora una sorta di anticipazione nelle scelte di contenuti e forme del piano di risanamento idrogeologico e dei programmi di riordino urbano oltre che nella sburocratizzazione, semplificazione e democratizzazione di procedure e
tempi di progetto, appalto e realizzazione.
Quali contenuti e forme dare a questo piano e a questi programmi? E alla stessa prospettiva di una legge sulla base delle linee definite dagli uffici regionali insieme a università, associazioni e tecnici? Quali rapporti stabilire in questo processo tra la Regione (e i suoi Assessorati) e i Comuni, e come superare le separazioni-contraddizioni tra Assessorati al Territorio e ai Beni Culturali e Soprintendenze? Quale organizzazione della democrazia e quale rapporto tra saperi politica e cittadini per la definizione e realizzazione
di questi obbiettivi?
Questo incontro interdisciplinare di geologi, agronomi, architetti, urbanisti,archeologi, economisti, geografi, politici, vuole misurarsi con queste domande.

07 maggio 2010



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