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in difesa dei beni culturali e ambientali

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2011-01-20 - Roma, Fondazione Basso
Incontri di studio del 2011 - Un percorso di riflessione sui beni comuni
Mail alla Redazione del 18-10-2010

VIVERE LA DEMOCRAZIA, COSTRUIRE LA SFERA PUBBLICA Una scuola per la buona politica


1. Il significato di beni comuni (gioved 20 gennaio 2011, ore 14,30 -19.00)*

Negli ultimi tempi emersa come questione cruciale per il futuro dellumanit quella dei beni comuni: aria, acqua, clima, conoscenza, cultura e beni culturali, orbite satellitari, bande delletere, risorse minerarie dei fondi marini, biodiversit, ecc. Oggi la crisi economico-finanziaria manifesta una potenza distruttiva ma anche un potenziale di cambiamento che si riverberano entrambi direttamente sulla problematica dei beni comuni Del resto, se la crisi non un incidente di percorso ma crisi strutturale di un intero modello di sviluppo che con essa deflagra, solo i beni comuni potranno operare come bussola per il veicolamento produttivo degli avanzamenti della scienza e della tecnica, gli investimenti di lungo termine, la gamma di azioni richieste dalla messa in opera di un nuovo modello di sviluppo. La costruzione di un quadro di carattere generale sulle definizioni e sugli orientamenti del dibattito intorno ai beni comuni, materiali e immateriali, mostra che la produzione e riproduzione di questi beni, essenziali per lordine sociale, pone in questione lintero assetto istituzionale e informale delle societ: il rapporto con i beni pubblici, diritto naturale e diritto positivo, condizioni di produzione, condizioni di escludibilit-rivalit. Non a caso le stesse costituzioni moderne mettono al loro centro la problematica dei beni comuni. I beni comuni rimandano alla questione del legame sociale e dellerosione delle basi morali della societ, incorporano il potenziale dello sviluppo umano, ripropongono interrogativi sui limiti della mercificazione e del primato del mercato. Occorre capire perch i conflitti globali riguardino oggi cos intensamente i beni comuni, naturali e culturali, artificiali e virtuali. In gioco sono diritti fondamentali, costituzioni, contratto sociale, governance, qualit e dignit della vita umana e sociale

Relazioni: Carlo Donolo, Maurizio Franzini, Stefano Rodot
Discussione
Coordina: Laura Pennacchi

* Il primo incontro a carattere introduttivo non prevede il focus.


2. La scoperta dei beni comuni(gioved 24 febbraio 2011, ore 14,30 -19.00)

In quanto presupposti indispensabili della vita e della societ umane i beni comuni sono sempre esistiti, ma non sempre si avuta coscienza della loro essenza che risiede in primo luogo nellessere il limite senza il quale si compie la tragedia. Mentre nelle societ tradizionali questa coscienza era sancita religiosamente, nelle societ moderne il limite stato via via spostato per divenire infine evanescente sotto la spinta del meccanismo della crescita illimitata, trasformando il rischio cui sono esposti i beni comuni in un rischio sistematico, inerente cio al sistema e al processo sociale. Il moderno paradigma asociale dellhomo oeconomicus ha sequestrato lumana semantica del bene nei ristretti confini della valorizzazione economica, della trasformazione di ogni aspetto della vita in oggetto della tecnica e della razionalit economica. Dal punto di vista analitico, la scoperta o la riscoperta dei beni comuni, ovvero una loro distinzione concettuale, si data ai primi studi di Garret Hardin (The Tragedy of the Commons in Science, 1968) che hanno avviato il dibattito contemporaneo, tuttavia ci sono numerosi e illustri antecedenti che si possono far risalire almeno fino alle idee di Hobbes sulla natura dellordine sociale. Un lungo itinerario nella storia dei saperi (filosofici, giuridici, economici, sociologici, politologici) che si arricchisce in corrispondenza con lodierno incessante aggiornamento del dizionario dei beni comuni, materiali e immateriali, e della complessit dei loro nessi. La scoperta dei beni comuni ripropone, ad esempio, tutti i problemi classici delle costituzioni moderne, dalla questione del potere legittimo, a quello della cittadinanza, dai diritti delluomo e del cittadino alla loro estensione globale. La riflessione intorno ai fondamenti culturali e ai paradigmi ermeneutici si propone oggi come costituiva per la concettualizazione e lanalisi dei beni comuni.

Relazioni: Giacomo Marramao, Elena Pulcini
Focus: Alessandro Montebugnoli, I nuovi orientamenti del capitale finanziario
Discussione
Coordina: Gabriella Turnaturi


3. La tragedia dei beni comuni (gioved 24 marzo 2011, ore 14,30-19.00)

Il tema dei beni comuni si imposto nel dibattito pubblico nel momento stesso in cui si presa coscienza della crescente violazione ed esauribilit di risorse vitali per la sopravvivenza delle generazioni viventi e future, dalla pi evidente tragedia della mercificazione ed esauribilit delle risorse naturali alla tragedia dei diritti collettivi negati. La crisi ambientale ha rappresentato il primo e fondamentale stimolo a elaborare la nozione di bene comune, in quanto tale sottratto alle logiche patrimoniali e di mercato che storicamente hanno condotto allo sfruttamento indiscriminato e alla devastazione delle risorse naturali e che ora, sotto le spoglie di una valorizzazione capace di preservarle, ne legittimano la privatizzazione. Lacqua, laria, il clima, la biodiversit sono diventati beni comuni fondamentali quando la parabola ottimistica dellattuale modello di sviluppo giunta a compimento, mostrando il tragico destino degli equilibri ecologici del pianeta. Oggi che le scarsit principali riguardano tempo, compagnia, comunit, la tragedia dei commons non ci appare pi quella che ci stata raccontata. Il problema della giustizia ambientale, del diritto allaccesso e al godimento universali di beni essenziali alla vita, chiama in causa le stesse basi morali e materiali della democrazia, la logica individualistica dei diritti e la dimensione nazionale della rappresentanza, quindi il senso di appartenenza comunitaria e di equit sociale e intergenerazionale, le politiche di tutela, offerta e redistribuzione delle risorse naturali e della ricchezza da loro derivante, la questione di un governo globale dei poteri economici sovranazionali.

Relazioni: Piero Bevilacqua, Luigi Ferrajoli
Focus: Ugo Mattei, Lacqua e le privatizzazioni
Discussione
Coordina: Catia Papa


4. La conoscenza come bene comune (gioved 14 aprile 2011, ore 14,30-19.00)

La conoscenza il principale motore delle moderne societ il cui sviluppo dipende largamente dalla formazione, dalla ricerca, dalla diffusione dei saperi creativi e innovativi. La conoscenza dunque una risorsa da condividere ed un bene comune proprio in quanto costituisce un patrimonio collettivo soggetto a fenomeni di depauperamento e di esclusione. Nella societ della conoscenza, in cui strumenti tecnologici sempre pi potenti sembrano garantire infinite possibilit di trasmissione e di condivisione dei saperi, aumentano in modo preoccupante le forme di limitazione o di esclusione nellaccesso alle risorse. Norme sempre pi restrittive sulla propriet intellettuale, (cultural) digital divide, sovraccarichi cognitivi per eccessivi flussi di informazione, mancanza di risorse, sono solo alcuni dei fattori che mettono a rischio lo stesso carattere di bene comune della conoscenza. La sua sostenibilit, la garanzia cio di preservare e amplificare un sistema ecologico-sociale della conoscenza utile, comporta la definizione e la condivisione di nuove regole non pi esclusivamente basate su modello della competizione e sulla valorizzazione economica. necessario dunque ripensare la questione della propriet intellettuale, il copyright, i brevetti; cos come il ruolo svolto dalle infrastrutture e dalle istituzioni della conoscenza (scuole, universit, biblioteche, archivi), le forme di creazione, condivisione e conservazione digitale dei saperi. Garantire laccesso alla conoscenza e la sua diffusione globale una delle principali sfide a cui chiamata oggi la democrazia.

Relazioni: Enzo Rullani, Giovanna Grignaffini
Focus: Fiorello Cortiana, Internet e open source
Discussione
Coordina: Giancarlo Monina


5. Governare i beni comuni (gioved 19 maggio 2011, ore 14,30-19.00)

Interrogarsi sulle istituzioni per i beni comuni significa risalire al contratto, il diritto privato, il diritto pubblico, la tassazione e gli altri tipi di risorse, limpresa pubblica, limpresa privata, limpresa cooperativa. Significa anche riproporsi interrogativi sul rapporto tra giusto e bene, sui rapporti tra etica della giustizia e altre etiche, per esempio etica della responsabilit ed etica della cura. I beni comuni non pongono solo questioni di giustizia redistributiva ma anche di giustizia allocativa: lasimmetria nellaccesso a beni essenziali, infatti, implica unimpasse del processo democratico e lincapacitazione (la lesione delle capacit fondamentali) dei gruppi marginalizzati. Pi specificamente: quale mix di politiche strutturali e di redistribuzione richiesto dai beni comuni? Quale posto dare al paradigma delle capacit di Sen o a ipotesi di trasferimenti monetari generalizzati (tipo il reddito di cittadinanza, a cui molti sostengono si debba preferire il lavoro di cittadinanza)? Quali possono essere i vantaggi comparati delle diverse forme di impresa anche con riferimento alla rappresentanza e alla partecipazione dei diversi stakeholders? Ancora, come tenere conto, anche sul piano del disegno istituzionale, delle responsabilit nei confronti delle generazioni future? Infine, anche se solo a scopo esemplificativo, quali nuove sfide il governo dei beni comuni pone in termini di giustizia globale?

Relazioni: Edoardo Reviglio, Maria Rosaria Ferrarese
Focus: Giuliano Poletti, La cooperativa di comunit come bene comune
Discussione
Coordina: Chiara Giorgi


6. Beni comuni e democrazia* (gioved 23 giugno 2011, ore14,30-19)

Il mondo globale presenta caratteristiche a buon diritto definibili paradossali. Primo paradosso: la distribuzione dei redditi. Negli Usa, ad esempio, i dati disponibili ci dicono che, al netto della crisi, la reaganomics (egemone anche sui clintoniani) ce lha fatta a rimettere le lancette indietro di oltre 80 anni, riportando la geografia sociale dell'America a prima della Grande Depressione. I 300.000 americani pi ricchi dichiarano un reddito pari a quello cumulato dai 150 milioni di statunitensi pi poveri. Ci significa che l'un per mille in cima alla scala dei redditi incassa quanto il 50% che sta in basso. Una disparit cos non la si vedeva dal 1928. Non sbaglia dunque chi auspica un nuovo New Deal mondiale che, come accadde nel secondo dopoguerra, ancori la diffusione dei valori immateriali della libert e della democrazia a concreti meccanismi di contenimento delle pi eclatanti ingiustizie economiche. Con una importante differenza. Oggi Internet il vero Palazzo di Vetro in cui far risuonare parole dordine capaci di colpire cuore e mente dei cittadini del mondo. Niente di questa realt scontato. La storia ci insegna che conoscenza e libert non sono beni uguali alla terra e allacqua, capaci di sopravvivere al regime di propriet privata, bens beni relazionali, che traggono cio valore dall'arricchire le relazioni tra gli umani. A questo si allude quando si parla di effetto-rete: ogni nuovo ingresso arricchisce il tessuto connettivo, rendendo pi conveniente la partecipazione e cos attirando nuovi membri. Come tutti i fenomeni nuovi, esso richiede nuove elaborazioni, oltre luniversalismo delle nostre pur venerabili Carte dei diritti. Nella societ della conoscenza la sfera pubblica si ridefinisce, cos come la cittadinanza territoriale e deterritorializzata, mentre emergono nuove forme di appartenenza e si affermano nuovi processi di democrazia deliberativa.

Relazioni: Luigi Bobbio, Nadia Urbinati, Pietro Costa
Discussione
Coordina: Gabriella Bonacchi

* Lultimo incontro a carattere conclusivo non prevede il focus.



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