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2006-02-07 - Roma
Presentazione del libro Cultura Paesaggio Turismo di Giovanna Melandri

Presentazione del libro
Cultura Paesaggio Turismo. Politiche per un NEW DEAL della bellezza italiana
di Giovanna Melandri

Ne discutono con l'autrice
Luca Cordero di Montezemolo
Ermete Realacci
Walter Veltroni
Modera
Giovanni Valentini

Edito da Gremese editore
Sala della Protomoteca, Campidoglio
Roma
marted 7 febbraio 2006 ore 17.30


COMUNICATO STAMPA

Il 3 febbraio 2006 sar in libreria "Cultura Paesaggio Turismo. Politiche per un New Deal della bellezza italiana", scritto da Giovanna Melandri, edito da Gremese Editore. Il volume introdotto da una prefazione di Romano Prodi al quale il libro espressamente rivolto in qualit di leader della coalizione di centrosinistra.
Il libro nasce dalla convinzione che le politiche per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e del paesaggio e le politiche di promozione delle attivit culturali e di spettacolo (cinema, teatro, musica, danza), connesse con la promozione di un turismo di qualit legato alla fruizione della bellezza e della Qualit complessiva dei nostri territori, debbano essere considerate e trattate a tutti gli effetti come un asse portante per lo sviluppo del nostro Paese e, allo stesso tempo, come uno dei capitoli essenziali di un Welfare moderno che riconosce tra i diritti di cittadinanza anche il diritto alla cultura.
Un forte investimento di risorse e progetti verso il nostro patrimonio di arte, storia, cultura e bellezza - secondo Giovanna Melandri serve non solo per identificare meglio il modello di specializzazione produttiva che il nostro Paese deve saper sviluppare e per creare nuova e buona occupazione ma, soprattutto, per far crescere i livelli di conoscenza ed incentivare la coesione sociale e la capacit creativa del Paese. Per rafforzare, cio, quel capitale umano che la vera chiave dello sviluppo sociale ancor prima di quello economico e produttivo.
Gli investimenti per la cultura e per promuovere laccesso ad essa non sono, dunque, capitoli della Finanziaria da tagliare a fine anno come tristemente accaduto negli ultimi cinque anni - o sprechi improduttivi ma investimenti a lungo termine strategici ed essenziali, soprattutto se rivolti alle nuove generazioni, perch contribuiscono a costruire un Paese sempre pi consapevole della ricchezza culturale che possiede e, anche per questo motivo, sempre pi concorrenziale nella grande sfida messa in atto dalla competizione globale.
A partire dalle esperienze maturate dai governi dellUlivo (Giovanna Melandri stata Ministro dei Beni e delle Attivit Culturali dallottobre del 1998 al giugno del 2001) e dopo aver passato in rassegna i 5 anni horribili delle politiche culturali sotto la gestione del Governo Berlusconi, caratterizzati da condoni ambientali, tentativi di svendita del patrimonio artistico pubblico, tagli continui ai bilanci, paralisi dei restauri e assenza di politiche per il turismo, il libro propone un vero e proprio progetto per un New Deal della bellezza italiana, politiche per la tutela e la promozione del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico italiano, per la promozione di un turismo di qualit e per il rilancio di una forte industria dei contenuti.
"La domanda c', il patrimonio anche - sostiene Giovanna Melandri - dobbiamo solo deciderci a far diventare le politiche culturali il detonatore di un nuovo ciclo di sviluppo". Idee riprese da Romano Prodi che aggiunge nella sua prefazione al libro: "Vogliamo andare avanti, tornare a far crescere l'Italia. Potremo farlo anche ricollegando strategicamente la politica per la cultura con le politiche di rilancio e di qualificazione del turismo in Italia."

Informazioni editoriali:
Autore: Giovanna Melandri
Titolo: "Cultura, paesaggio, turismo. Politiche per un New Deal della bellezza italiana"
Editore: Gremese Editore
Prezzo: 10 euro
Pagine: 155,
Formato: brossura
Codice ISBN: 88-8440-403-7

Per altre informazioni: tel. 06/67605301 (Lucia Urciuoli), melandri_g@camera.it cecilia@gremese.com www.giovannamelandri.it

Breve biografia dell'autrice:
Giovanna Melandri nata a New York nel 1962. Ha una figlia e vive a Roma. Dopo una prima esperienza professionale allUfficio Studi della Montedison, stata Responsabile dellUfficio Internazionale della Legambiente dal 1988 al 1994 e ne ha coordinato il Comitato scientifico. Parlamentare dal 1994, tra il 1998 ed il 2001 stata Ministro dei Beni e delle Attivit Culturali nei Governi DAlema ed Amato. Dal 2001 membro della Commissione Esteri della Camera e della Commissione di Vigilanza Rai. Fa parte della Presidenza dei Democratici di Sinistra. E tra le fondatrici di Emily, associazione per la promozione della partecipazione delle donne alla politica.

Per decenni il nostro Paese rimasto seduto inerte sullo straordinario patrimonio di arte, cultura, paesaggio, tradizioni e qualit della vita che secoli di storia ci hanno lasciato in eredit. Lo ha trascurato, talvolta dissipato, e non ne ha compreso fino in fondo il valore.
Esso, invece, rappresenta una risorsa preziosa, insostituibile, dal doppio valore e significato. Investire sulla sua tutela e sulla sua promozione, infatti, non solo ci aiuta a mantenere vivo il senso della nostra comune appartenenza, ma rappresenta soprattutto negli attuali scenari della globalizzazione, in cui ogni paese va alla ricerca della propria specializzazione produttiva - unoccasione irrinunciabile per creare sviluppo e occupazione. I condoni ambientali, la svendita del patrimonio pubblico di valore storico artistico, lassalto al territorio o i tagli alle risorse destinate alle politiche culturali sono i tratti di una politica miope. Al contrario, occorre mettere mano ad un vero e proprio New Deal della bellezza italiana: quelle politiche per la cultura ed il turismo che, tenendo conto delle esperienze maturate dai Governi dellUlivo tra il 1996 ed il 2001 e in radicale contrapposizione con le scelte dellattuale maggioranza, mettano questo settore al centro dei processi di sviluppo e crescita del Paese.


Alcune proposte estratte dal libro:

- Pi risorse pubbliche: qualche esempio?
Per dare alle politiche culturali quella centralit che serve, occorre che si inverta la politica continua di tagli praticata negli ultimi cinque anni e, nel Bilancio dello Stato, si arrivi, seppur gradualmente, verso quella soglia dell1% destinato alla cultura. Cos come va confermato il ruolo strategico delle risorse provenienti dal Lotto per finanziare i restauri.
Inoltre, il reperimento di risorse da destinare alle politiche culturali deve passare anche attraverso lindividuazione di nuove voci di finanziamento. Ad esempio, con un gesto simbolico, il 5% di quanto annualmente incassato dallo Stato come pagamento da parte delle imprese delle sanzioni comminate dallAutorit Garante per la Concorrenza e il Mercato, potrebbe essere destinato al restauro di monumenti e beni culturali.

- ..e pi investimenti privati
Occorre ridare vigore alla norma introdotta nel 2000 sulla piena deducibilit dal reddito dimpresa di tutte le erogazioni liberali delle imprese nei confronti della cultura, promuovendone lapplicazione soprattutto in favore delle istituzioni culturali collocate nel Mezzogiorno. Occorre, altres, estendere concretamente la deducibilit fiscale anche alle erogazioni da parte di singole persone fisiche, per promuovere con pi forza il cosiddetto micromecenatismo.

- Detassiamo la creativit, liberiamo il genio
Il New Deal della bellezza e della cultura italiana ha bisogno di un regime di favore fiscale per la creativit e lindustria culturale italiana. Un regime fiscale agevolato per gli autori di una certa consistenza potrebbe indurre molte personalit del mondo culturale internazionale ad assumere la residenza fiscale italiana. In questo modo si creerebbe in Italia il clima di Hub culturale, un paradiso fiscale per gli autori, e si favorirebbero preziosi contatti tra lindustria nazionale e le maggiori personalit culturali mondiali. Per i giovani autori, inoltre, occorre prevedere la piena esenzione per i primi cinque anni di attivit dallimposizione sui proventi dei diritti dautore.

- Pi architettura di qualit
Per almeno trentanni larchitettura uscita dal radar delle politiche pubbliche e il risultato che abbiamo perso intere generazioni di architetti e impedito al segno dellarchitettura contemporanea di trovare un posto nelle nostre citt e nei nostri territori. Ed invece di architettura c bisogno.
Non c solo il recupero dei centri storici; c anche un enorme e complessivo progetto di recupero urbanistico delle periferie urbane, in cui spesso alligna e prospera lurbanistica dellesclusione, che deve essere pensato e realizzato. Un progetto che non escluda il ricorso a demolizioni e a conseguenti riprogettazioni a misura duomo, e che sappia creare contesti urbani inclusivi in cui siano centrali gli spazi pubblici destinati alla cultura e alla socialit.
Per la committenza pubblica ma anche per quella privata va promosso e moltiplicato il ricorso ai concorsi di architettura per la realizzazione di nuove opere fino a ipotizzare fattispecie in cui, al disopra di un certo valore stanziato, sia del tutto obbligatorio (stadi e impianti sportivi, edifici pubblici, luoghi destinati ad attivit culturali).

- Pi arte contemporanea
Nel campo dellarte e della architettura contemporanee bisogna, soprattutto, portare a termine rapidamente (nel progetto iniziale si prevedeva la data del 2006), il cantiere per la realizzazione del Centro Nazionale per le Arti Contemporanee (MAXXI) di Roma e dotare il neonato Centro di adeguate risorse e mezzi per proporsi ben presto come un polo mondiale del contemporaneo allaltezza di Londra, Bilbao, New York.

- Pi restauri, pi conservazione programmata
Bisogna far ripartire il Cantiere Italia del restauro dei nostri beni culturali, drammaticamente paralizzato in questi ultimi anni dalle scelte del Governo Berlusconi, ricominciando a pensare ai restauri non in modo parcellizzato ma attraverso grandi programmi, basati sul quadro delle priorit di intervento indicate dalle Soprintendenze e concertati con gli Enti locali e con i privati. I restauri vanno conclusi in tempi rapidi, rendendo obbligatorio il metodo del cronoprogramma (avvio dei lavori certo, termine dei lavori altrettanto certo) e razionalizzando i passaggi burocratici.
E' necessario che si affermi sempre di pi lidea e la pratica della conservazione programmata e che quindi il restauro smetta definitivamente di essere un affannoso intervento di emergenza volto a sanare danni gi evidenti o pericoli imminenti, come spesso accade, per esempio, per il nostro patrimonio archeologico, e diventi invece il complemento di unazione di lungo respiro. Sempre di pi ci si deve muovere verso una forma di manutenzione deccellenza che parta da unattivit di prevenzione e monitoraggio costante, includa nel progetto di tutela anche le valutazioni sullimpatto ambientale e sugli effetti della presenza dei visitatori e metta insieme leccellenza nel restauro dei nostri tecnici e luso delle pi sofisticate e avanzate tecnologie.

- Pi industria dei contenuti, pi audiovisivo, pi cinema
Per sostenere maggiormente il mondo dello spettacolo e l'industria dell'audiovisivo esistono, a mio modo di vedere, tre strade principali. Innanzitutto vanno mantenute e consolidate le risorse pubbliche del FUS destinate a teatro, musica, cinema e danza riportandole alla quota lasciata nel 2001 dall'ultima Finanziaria dei governi dell'Ulivo, pari a 516 milioni di euro. Poi va ripreso e rilanciato con forza lo strumento delle quote obbligatorie di produzione di cinema e fiction a carico degli operatori televisivi previsto dalla Legge 122 del 1998. Infine, da ipotizzare un prelievo sulle risorse pubblicitarie delle emittenti nazionali da destinare alla produzione di cinema ed audiovisivo.
Vanno introdotti meccanismi automatici di attribuzione dei finanziamenti pubblici ma va ribadito allinterno dei meccanismi di attribuzione delle risorse pubbliche del Fondo Unico per lo Spettacolo destinate al cinema il ruolo centrale delle Commissioni indipendenti nella scelta dei film di interesse culturale nazionale e il sostegno alle opere prime.


- Pi servizio pubblico: una nuova missione per la RAI
Lobiettivo strategico per la RAI deve essere quello di rafforzarsi nel suo ruolo di principale impresa culturale del Paese; questo non pu certo accadere tagliando risorse destinate alla creazione di programmi o azzardando pericolose privatizzazioni come ha tentato di fare a pi riprese il governo Berlusconi ma sviluppando, al contrario, il ruolo della RAI come produttore di contenuti di qualit e operatore dellintera filiera integrata dei contenuti nel mercato audiovisivo. La RAI deve mettere al centro del rilancio di tutta la sua attivit linvestimento nella produzione di audiovisivo: fiction, cinema, intrattenimento, informazione, eventi sportivi e di spettacolo, documentari. Prodotti a cosiddetto uso immediato e a utilit ripetuta. E soprattutto prodotti per ogni tipologia di trasmissione, generalista, tematica, pay, interattiva, on e off-line. Infine, la RAI pu e deve essere uno dei principali traini per la convergenza multimediale dellintero sistema della comunicazione.
Tutte queste azioni possono essere messe in atto solo se parallelamente si procede a regolamentare diversamente il settore della comunicazione, introducendo finalmente unefficace legge sul conflitto dinteressi che impedisca realmente lincrocio tra lesercizio di cariche di governo e la titolarit di mezzi radiotelevisivi e abrogando le previsioni sbagliate e dannose per il sistema contenute nella Legge Gasparri, a cominciare dalla previsione del cosiddetto SIC, il Sistema Integrato delle Comunicazioni, che tutto pu essere considerato tranne che un efficace limite alle concentrazioni.

- Tutela della cultura e promozione di un turismo di qualit: due facce della stessa medaglia
Le politiche culturali devono sapersi riconnettere con moderne politiche di promozione di un turismo di qualit. I dati ci dicono lItalia perde posizioni nelle classifiche del turismo mondiale ma che il turismo a vocazione culturale , invece, in crescita. E questo tipo di turismo, attratto da arte, cultura e buon vivere diffuso nei nostri territori cresce se cresce la tutela e la promozione dei beni e delle attivit culturali.
Sono molteplici le politiche industriali, fiscali, promozionali da realizzare per rafforzare leconomia del turismo in Italia.
Il nostro patrimonio di arte diffuso praticamente su tutto il territorio ma non si riesce a decongestionare il turisdotto tradizionale (Venezia, Firenze, Roma, Pompei). Allo stesso modo bisogna superare la gabbia della stagionalit.
LItalia ha un urgente bisogno di una nazionale per la promozione del turismo che si riconnetta alle politiche culturali. Allidea di Festival di opera e musica classica si associano i nomi di Salisburgo, Aix-en-Provence, Montpellier per questo anche da noi bisogna mettere in rete tutte le esperienze gi in campo e individuare e stilare, in sostanza, un vero e proprio calendario annuale degli eventi culturali. Un calendario-Paese che tenga conto o non snaturi i ritmi della vita quotidiana delle nostre citt perch i suoi primi destinatari e fruitori di questi eventi sono i cittadini italiani ma che, adeguatamente promosso attraverso i canali del turismo internazionale, diventi uno degli ingredienti dellappeal del nostro Paese.

Indice del volume:
Turismo e cultura per lo sviluppo italiano
Prefazione di Romano Prodi
Una nota personale
1. Un nuovo modo di "stare al mondo" per l'Italia
Per un New Deal della bellezza italiana
La cultura: una ricchezza tutta italiana
Il turismo: un'opportunit per l'Italia
Partire dal territorio. Tornare a fare sistema
2. Le esperienze del passato. 1996-2001: gli anni dell'Ulivo
Un Ministero nuovo
Pi tutela, pi pianificazione, pi valorizzazione
Pi programmazione e razionalizzazione .
Pi risorse pubbliche
Pi regole per il mercato, in particolare per l'audiovisivo
Pi partnership con il mondo della tutela e con le imprese, pi defiscalizzazione
Pi tutela, maggiori certezze per il patrimonio dello Stato
Un "modello italiano" per le politiche culturali. Pi collaborazione con Regioni ed Enti locali
I risultati: pi occupazione, pi consumi, pi turismo, pi industria culturale
3. 2001-2006: gli "Attila" della bellezza e della cultura
Meno risorse, meno tutela, pi condoni, pi cartolarizzazioni
Meno politiche culturali
Meno programmazione, meno restauri, meno musei
Spettacolo: allarme rosso
Meno Stato e meno privato
4. Dalle best practices ad una politica
Un Ministero forte
Pi mano pubblica
Qualche esempio?
Pi programmazione economica.
E pi investimenti privati
Detassiamo la creativit. Liberiamo il genio
Mai pi un condono. Mai pi una svendita. Pi tutela
Pi coprogrammazione del territorio
Pi architettura di qualit. Pi arte contemporanea
Pi restauri. Pi luoghi d'arte. Pi servizi
Pi promozione all'estero
Pi progetti, pi occupazione
Promuovere la cultura, promuovere il buon vivere
Qualche esempio?
Pi industria dei contenuti. Pi audiovisivo. Pi cinema.
Per uno spazio cinematografico e audiovisivo europeo
Pi sostegno all'attivit di spettacolo
Pi servizio pubblico. Una nuova missione per la RAI
Cultura: una chiave di sviluppo per tutto il mondo
5. Nuove politiche per il turismo
Superare la frammentazione istituzionale
Una politica nazionale per il turismo
Il quadro attuale
Mettere il turismo al centro dello sviluppo
I problemi del turismo italiano
Politiche culturali, tutela, promozione della cultura e turismo sostenibile e di qualit. Due lati della stessa medaglia
Occorrono politiche per intercettare i "nuovi turisti"
Promuovere la realizzazione dei Sistemi Turistici Locali
Aiutare la nascita di forti operatori italiani del turismo
Abbassare l'IVA?
Reintrodurre l'imposta di soggiorno per sostenere le politiche per il turismo? Un'ipotesi da non scartare
Far crescere la qualit dei servizi offerti
Migliorare la formazione e la promozione
Far crescere il turismo. Far crescere i "turismi"
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