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in difesa dei beni culturali e ambientali

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2006-05-15 - Palermo
BENI CULTURALI COME BENI COMUNI. PER UNA NUOVA POLITICA CULTURALE IN SICILIA
Uniti per la Sicilia - Per Rita Borsellino





Incontro dibattito il 18 maggio 2006


I Beni Culturali hanno vissuto in Sicilia, nel corso degli ultimi cinque anni, lennesima stagione di incertezza e precariet sia nel campo legislativo che in quello operativo, con una avanzata crisi del settore che ha impedito lo sviluppo di politiche attive per un reale coinvolgimento nella vita sociale, culturale ed economica dellIsola di tale settore strategico. Le politiche attuate dai due assessori del governo Cuffaro che si sono succeduti in questi anni, Fabio Granata (AN) e Alessandro Pagano (FI), hanno contribuito a determinare tale situazione di crisi, accentuando limpatto negativo, anche in questo campo, delle politiche neoliberiste della globalizzazione capitalista, politiche fondate sul primato delleconomia e del mercato rispetto al campo del sociale per cui, ad esempio, lidea che i beni culturali assumono valore solo se funzionali al mercato del turismo, ha prodotto lutilizzo dei fondi strutturali di Agenda 2000 per astratti progetti di valorizzazione del patrimonio culturale siciliano del tutto avulsi e spesso in contrasto con le politiche di tutela e conservazione.
Tale visione puramente economicista stata mascherata da una rappresentazione tutta retorica e folcloristica di una Sicilia ricca di passato e tradizioni, su cui fondare unidentit classico-cristiana, occidentale, vuota per di contenuti e complessit storica, al fine di costruire un falso autonomismo di frontiera rispetto alla storia ed alla geografia dellisola, da sempre invece profondamente immersa nella rete di culture e memorie del Mediterraneo. Questo impianto ideologico, un impasto di propaganda di destra ed esaltazione dei valori assoluti del mercato, stato recentemente codificato da Pagano nel suo Identit Futuro - Linee Guida per lAssessorato BB.CC. e AA., dove viene espressa con chiarezza la raccomandazione ai funzionari delle Soprintendenze troppo solerti di adottare una maggiore cautela nellapplicazione del principio di conservazione.
Da tutto ci deriva, concretamente, una gestione del territorio a dir poco devastante, dove a primeggiare sempre pi linteresse privato di natura economica, come dimostra il crescente abusivismo che imperversa sia lungo le coste che allinterno delle aree vincolate, abusivismo autorizzato e promosso da disegni di legge come quello sul riordino urbanistico che, sebbene mai arrivate in discussione nellAula del Parlamento siciliano, hanno dato il via a nuove costruzioni e nuove cementificazioni.
Ultima in ordine cronologico , poi, lennesima circolare dellAssessore Pagano, la n 7/2006, con cui si definiscono le modalit di lapplicazione in Sicilia del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, il cosiddetto Codice Urbani, dove, oltre a ribadire per lennesima volta la necessit di provvedere ad uno snellimento e abbreviazione dei procedimenti di tutela per evitare ulteriori restrizioni alla propriet privata, si sottolinea come il compito di tutela dellAmministrazione deve essere finalizzato a stimolare la partecipazione dei privati alla gestione dei beni, fino ad arrivare a reintrodurre in Sicilia lodiosa norma del cosiddetto silenzio-assenso che, dopo una lunga e difficile battaglia intrapresa dal mondo della cultura italiana nel Paese e nel Parlamento, lo stesso ministro Urbani ha dovuto ritirare proprio dal Codice dei Beni Culturali. Evidentemente tale norma, se applicata, aprir la strada a nuove e deleterie privatizzazioni del patrimonio culturale siciliano.
evidente che lillegalit diffusa che ha finora trovato una sicura sponda istituzionale nellazione di governo, torna estremamente utile alleconomia mafiosa, attraverso il controllo degli appalti pubblici legati alle attivit del settore e attraverso il controllo del mercato internazionale del traffico di opere darte e reperti archeologici, per arrivare al controllo del territorio con una vera e propria privatizzazione di ampie aree del territorio siciliano. La costruzione di una pi efficace antimafia sociale passa, quindi, anche da una nuova e diversa politica per i beni culturali in cui il ricco e complesso paesaggio culturale siciliano si trasformi in risorsa sociale per la creazione di un nuovo modello di societ sostenibile che sappia dare vita a spazi pubblici e condivisi dove sperimentare e praticare nuove forme di democrazia dal basso, ricostruendo cos il senso ed il valore della comunit.
Oggi, dopo anni di provvedimenti legislativi e pratiche di gestione che hanno progressivamente eroso il senso e la dignit dellintervento pubblico dello Stato nel campo dei beni culturali, cosa rimane del ruolo di tutela che la L.R. 116 del 1980 affida alle Soprintendenze? In questi ultimi ventanni si , infatti, assistito ad un progressivo svuotamento delle funzioni dellautorit di controllo, della capacit di ricerca, studio e quindi conoscenza del patrimonio culturale siciliano. A questo bisogna aggiungere il depotenziamento dei ruoli tecnici e direttivi negli organici dellAssessorato regionale, con il continuo trasferimento di direttori e soprintendenti e la confusione dei ruoli con la scomparsa delle specializzazioni tecnico-scientifiche, per cui capita che a dirigere parchi e musei archeologici non ci sono archeologi, che magari si ritrovano a dirigere gallerie darte!
Per non parlare poi dei vincitori dellultimo concorso per Dirigenti Tecnici bandito dallAssessorato ai Beni Culturali, inquadrati con una qualifica e con mansioni inferiori rispetto a quelle per cui hanno concorso, o dei catalogatori che da anni costituiscono una preziosa risorsa per lAmministrazione, o ancora dei lavoratori precari senza cui la maggior parte delle aree archeologiche, musei, biblioteche sarebbero chiuse alla fruizione, per finire con i collaboratori esterni, sulle cui spalle si spesso scaricato il peso della attivit quotidiana delle Soprintendenze, figure di tecnici a cui occorre dare dignit contrattuale, certezza di salario e di contributi e riconoscimento professionale e scientifico.
Per invertire nettamente la rotta nel governo del territorio e delle politiche culturali in Sicilia, occorre restituire senso e valore pubblico ai beni culturali ed ambientali come beni comuni, risorse primarie di crescita civile e di cittadinanza del popolo siciliano, potenziando e rafforzando le capacit operative e lautorevolezza delle Soprintendenze, garantendo loro autonomia dal potere politico e unalta ed omogenea formazione di tutto il personale tecnico-scientifico. Occorre estendere le azioni di tutela a pi ampi livelli territoriali di governo, con il coinvolgimento delle comunit locali nei processi di conoscenza e conservazione del patrimonio culturale siciliano, fermo restando al Governo regionale lattribuzione delle funzioni di garanzia dei principi generali. Occorre infine garantire dignit e diritti ai lavoratori che operano nel settore.
Contro ogni visione meramente strumentale, in funzione di sfruttamento ai fini turistici, dei beni culturali, e in opposizione con le logiche mercantiliste con cui sono state programmate le azioni di spesa dei fondi di Agenda 2000, per cui prima viene lobiettivo immediato dellimpiego delle somme e dopo leffettiva verifica dellimpatto sociale ed ambientale dellintervento promosso, necessario ripensare allutilizzo delle risorse future come occasione per la costruzione dal basso, con il coinvolgimento delle comunit, degli enti locali, delle Universit e delle Soprintendenze, di politiche attive di sviluppo locale autosostenibile, che facciano della memoria del territorio, della sua conoscenza, condivisione, cura e conservazione lelemento qualificante
Il futuro della Sicilia non pu che partire da politiche di territorializzazione come atti di consapevole riacquisizione pubblica e partecipata delle risorse presenti nel territorio, per costruire concretamente la speranza di uno sviluppo democratico nel rispetto del principio di legalit e di dignit del lavoro che il percorso dei Cantieri per il programma di Rita Borsellino ha alimentato in tante cittadine e tanti cittadini della Sicilia.

Francesca Valbruzzi
Segreteria Regionale PRC





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