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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Patrimonio Spa
12-12-2002
Giovanna Melandri, parlamentare DS, già Ministro per i Beni e le Attività culturali, e Lucia Urciuoli

La legge 410 del 2001 è il provvedimento normativo, presentato dal Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che ha avviato l'operazione di cartolarizzazione del patrimonio pubblico, avviando (art.1) la ricognizione dei beni di proprietà dello Stato da parte dell'Agenzia del Demanio che oggi è in corso, autorizzando (art.2) la costituzione della società Patrimonio
Spa e stabilendo le modalità di trasferimento a privati del titolo di proprietà (art. 3), modalità che per quanto riguarda i beni del patrimonio storico artistico prevedono solo un "concerto" con il Ministero dei Beni Culturali, di fatto rendendo non più operative le precedenti disposizioni
regolamentari che invece avevano stabilito norme più cogenti, alcuni divieti assoluti di vendita ed una responsabilizzazione sul tema esclusivamente in capo al Ministero dei Beni Culturali.

Tali disposizioni regolamentari erano state emanate nel 2000 dal Ministero dei Beni Culturali dopo un lungo lavoro di confronto con enti locali, associazioni di tutela . In buona sostanza venivano individuate tre categorie di beni:
1) quelli assolutamente inalienabili (patrimonio archeologico, monumenti);
2) quelli alienabili ma il cui passaggio di proprietà era condizionato dalla realizzazione da parte del privato acquirente di un piano di restauro del bene e di godimento pubblico ed, infine;
3) quelli ritenuti non di pregio e quindi liberamente alienabili.


Ecco perché davanti alla tesi sostenuta da alcuni secondo cui il governo di destra non starebbe facendo altro che allargare un “vulnus” creato dal Governo del centrosinistra è necessario, testo di tali disposizioni alla mano, rigettare come insensata questa idea. Il Regolamento del 2000 andava a disciplinare questo tema, certamente abbattendo il “tabù” ad ogni costo del privato ma allo stesso tempo introiettando nelle regole poste il valore dell’intangibilità e dell’inalienabilità assoluta di determinate categorie di beni il cui valore storico artistico veniva ritenuto immodificabile. Quel Regolamento era espressione di un rifiuto del tabù del privato ed allo stesso tempo di una concezione moderna della tutela. Tutela “attiva” che significa non limitarsi a chiudere e nascondere ciò che lo Stato da solo non riesce a valorizzare ma coinvolgere anche i privati, sulla base di un rigore forte nella tutela, nell’operazione di riscoperta e restituzione ai cittadini di tantissimi luoghi oggi estranei all’identità culturale del nostro Paese.


Per ripristinare tali regole che oggi appaiono compromesse l'opposizione ha presentato nel corso del 2002 una sua proposta di legge (prima firmataria Melandri) tendente a dare vigore di norma primaria - e dunque a ripristinare un quadro di certezze e di tutela - a quel regolamento la cui sorte ed applicabilità oggi è messa in discussione dalle nuove norme volute da Tremonti e subìte da Urbani

La legge 112 del 2002 ha poi formalmente costituito le società Patrimonio Spa e Infrastrutture Spa, assoggettando tutte le operazioni a cui esse sono autorizzate (dismissione, vendita, cartolarizzazione etc) al Ministero dell' Economia ed emarginando ulteriormente il Ministero dei Beni Culturali da ogni possibilità di esercitare effettivamente le sue prerogative di tutela.
Prova ne sia che il "concerto" previsto dalla legge 410 è stato modificato con un'"intesa" (art. 7) del Ministro dei Beni Culturali nel caso di beni di valore storico artistico. Prova ne sia, inoltre, che negli organismi dirigenti recentemente nominati (presidente dott Massimo Ponzellini, ex Banca Europea Investimenti, amm delegato dott Fausti ex banca Intesa) non è stata prevista la presenza di un rappresentante, istituzionale e non, del mondo della tutela.

Numerose sono state le proteste sollevate dall'opposizione, dalle associazioni di tutela, le perplessità della Corte dei Conti e dello stesso Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi che, nel firmare la legge, ha chiesto formalmente al Governo di sciogliere le ambiguità circa la sorte e la tutela del patrimonio storico artistico all'interno di questa operazione. Ad oggi, a parte le rassicurazioni "verbali" di Urbani e Tremonti, tale chiarimento non è stato dato.

Insomma, in buona sostanza ciò che si teme non è "la vendita del Colosseo" ma la possibilità che decine di beni di fondamentale valore identitario e culturale ed anche paesaggistico (palazzi, spiagge, boschi) vengano venduti o portati nel conto patrimoniale della società, al fine di aumentare la sua capacità di indebitamento nei confronti delle banche. Di fatto, essi
verrebbero o svenduti o utilizzati come "pegno" e assoggettati ai rischi finanziari connessi all'andamento delle operazioni di cartolarizzazione.

Ciò contrasta con le norme della Costituzione (art. 9) che affidano allo Stato il compito di tutelare e valorizzare il patrimonio storico-artistico nei confronti del quale, invece, il Governo si sta comportando come se fosse di sua proprietà.

Vi è inoltre un'ulteriore elemento di preoccupazione che fa temere che il Governo Berlusconi si stia apprestando ad un nuovo "SACCO D'ITALIA": la legge che ha istituito Patrimonio e Infrastrutture spa prevede che una percentuale dei proventi delle vendita del singolo bene possano andare ai Comuni, in "cambio" di un cambio di destinazione d'uso (ad esempio da uso
scolastico o per uffici o per sedi museali ad uso abitativo, o commerciale o anche alberghiero, perché no?).

Il fatto che tale percentuale possa oscillare tra il 5 ed il 15% ci fa ritenere che questa sia l'arma (o l'esca) per coinvolgere (o far star buoni) i Comuni e farli partecipare agli utili in cambio di un sostanziale "snaturamento" dei vincoli o delle funzioni pubbliche di centinaia di beni
(palazzi storici soprattutto) situati nelle centinaia di città d'arte italiane.

E, intanto, l'operazione procede, Nel mese di luglio l'Agenzia del Demanio (Ministero dell'Economia) ha pubblicato il primo elenco ricognitivo di beni da cui il Ministero dell'Economia "pescherà" i beni da trasferire a Patrimonio spa. All'interno di questo elenco di migliaia di voci abbiamo individuato quelli di maggior pregio (tra cui, solo per citarne alcuni, gli
ex Incurabili a Venezia (in cui è in corso un cantiere che dovrebbe consentire l'allargamento delle Gallerie dell'Accademia, oggi ristrette in uno spazio troppo piccolo), le isole di Spargi o Giannutri nell'arcipelago toscano, il museo di Capodimonte o la certosa di San Martino a Napoli, Villa Iovis a Capri o il sito archeologico di Alba Fucens in Abruzzo, il Carcere di San Vittore a Milano, quello di Poggioreale a Napoli, decine di fari o spiagge) mentre l'Associazione "Aprile" ha fatto partire una campagna di attenzione e vigilanza "civile" che sta portando alla creazione di numerosi comitati civici.

Si è in attesa dei nuovi elenchi, contenenti soprattutto beni demaniali e quindi con ancora più alta probabilità di contenere al loro interno beni di elevato pregio storico artistico ed anche paesaggistico.

A fine Ottobre, come detto, sono stati nominati i vertici della società, mentre la Finanziaria in discussione già prevede almeno 7,3 miliardi di Euro di introiti derivanti da cartolarizzazioni.

Insomma, l'operazione è ormai al via mentre pesanti restano i dubbi circa la sorte di numerosi beni di valore storico artistico e paesaggistico la cui tutela oggi, saltata ogni precedente regolamentazione, è affidata all' arbitrio del Ministro dell'Economia.


Giovanna Melandri – Lucia Urciuoli


Roma, 10 Dicembre 2002



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