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Lettera a Romano Prodi da parte di CGIL e CISL
16-03-2006
Libero Rossi - Claudio Calcara

AllOn. Romano Prodi
Presidente dellUnione

Caro presidente,
le inviamo la presente nota in quanto riteniamo di primaria importanza, nelleventualit auspicabile di una diretta assunzione di responsabilit, nel futuro governo, dellUnione richiamare, fin dora, la sua attenzione su una serie di problemi.
Lurgenza con cui ci rivolgiamo a lei affinch dopo le elezioni, in tempi brevi, nei primi 100 giorni di attivit del nuovo Governo, si possano prevedere provvedimenti operativi in grado di arrestare lo stato confusionale nel quale si trova attualmente la struttura burocratica ed amministrativa del Ministero per i beni e le attivit culturali.
Ci preme riaffermare che le nostre Organizzazioni sindacali pur se da sempre convinte del valore dellautonomia sindacale, rispetto alla Politica da far valere nei confronti di qualsiasi compagine di governo, ma non nascondiamo che, per quel che ci riguarda, innaturale considerare una ipotetica coalizione di sinistra, avversaria del sindacato.
In premessa le confidiamo il nostro personale apprezzamento quando, anche in recenti occasioni, ha sostenuto la cultura della concertazione come politica.
Concetto questo tanto caro a chi le scrive.
Il Governo, nellambito delle proprie responsabilit, comunque la controparte del sindacato, ma CGIL e CISL, concordano con quanto da lei affermato, anche di recente, in occasione del confronto televisivo circa il fatto che gli obiettivi devono essere condivisi nella loro essenza fondamentale, in maniera tale che la concertazione possa rappresentare lo strumento per la rapida ed efficace conclusione delle questioni senza per questo trasformarsi in una politica sterile, peggio se pretestuosa, per sottrarci dalla responsabilit della decisione finale.
Concetto questo che chiarisce ambiti, anche di responsabilit, di competenza delle parti ma che non costituisce lalibi per rinviare sine die le necessarie decisioni.
Le aspettative di CGIL e CISL del settore Beni Culturali e le risposte che aspettano dal futuro Governo sono numerose, in alcuni casi riguardano situazioni complesse.
Di problemi, anche nel nostro Ministero, ce ne sono molti ma due in particolare li riteniamo fondamentali e meritevoli di una segnalazione:
1. il ruolo che il suo Governo assegna al Ministero, la stessa riorganizzazione della struttura;
2. i fondi economici ordinari che lei intende assegnare alla cultura.
Ovviamente quanto fin qui considerato assume il comune senso dintendere il ruolo che la Politica pensa di assegnare alla Cultura nel nostro Paese.
Siamo molto preoccupati. Nellincontro del 6 marzo 2006 nei locali dellex carcere del S. Michele, organizzato da CGIL e CISL, per dibattere con un gruppo di parlamentari dellUnione guidati dalla senatrice Vittoria Franco e dallonorevole Andrea Colasio, abbiamo potuto constatare dagli interventi, purtroppo, che lUnione non ha alcun programma specifico per i Beni Culturali.
Dagli interventi sono emersi solo intendimenti generici. Nessuna proposta politica.
Forse per questo che quanto riferito al convegno dagli Onorevoli stato in larga parte condivisibile a prescindere dalle convinzioni politiche dei lavoratori presenti al convegno.
Dagli interventi non emerso un progetto, solo unelencazione di obiettivi ed un labile, quanto inconsistente, indirizzo strategico. Conseguenza di ci che un gruppo di lavoratori presenti ai lavori ha avuto il dubbio di trovarsi ad ascoltare la lettura del libro sogni.
E di sogni ha parlato, addirittura, leconomista Paolo Leon; di turismo culturale, di bel paese, Ermete Realacci, assicurando per, anche in mancanza di previsioni specifiche nel programma dellUnione, la centralit dei Beni Culturali nelle future azioni di governo; di Beni Culturali come: volano delleconomia.
Alla senatrice Franco toccato il compito di illustrare i perch di una radicale modifica del Codice Urbani.
Nessuna proposta concreta, n ipotesi d iniziative immediate.
In sintesi nessun progetto operativo e nessuna risposta ai lavoratori del settore.
Lultima cosa che avremmo voluto sentire dai parlamentari dellUlivo, responsabili delle politiche culturali, lespressione usata e abusata da tutti, relativa ai beni culturali quali volano delleconomia.
La locuzione evidenzia una omologazione di intendimenti che nella migliore delle ipotesi prevede solo differenti strategie e sottende un perverso rapporto di tipo imprenditoriale che lega, in modo improprio, le attivit economiche alla cultura.
Non pi un fine alto, identitario del carattere nazionale, fondato sulla tutela, la conservazione, lo studio e la ricerca, ma un ulteriore mezzo per fare cassa.
Sul Codice Urbani? nessuna riflessione circostanziata, solo una generica critica di carattere ideologico.
Le politiche del governo Berlusconi hanno fondato le loro basi sullegemonia dellaspetto economico su ogni altro valore del bene culturale.
Ricordiamo i pesanti interventi operati sul patrimonio culturale del Paese dal Ministro Tremonti per attuare una messa a frutto dei beni culturali.
Per tutta onest e correttezza, dobbiamo registrare il tentativo degli apparati Ministeriali e di tutto il settore per tamponare scelte scriteriate e pericolose.
Ma i problemi del Ministero sono il risultato di decenni di scelte ed iniziative poco oculate e sbagliate, che hanno avuto negli ultimi anni unaccelerazione vertiginosa.
Lei ha parlato in pi occasioni di cambiamenti radicali in grado di cancellare il modello aziendale dello Stato imposto da Berlusconi.
Il nostro settore, con tutte le peculiari implicazioni storico-culturali e le valenze immateriali che custodisce, pu significativamente rappresentare il segno tangibile del cambiamento per un modo nuovo di fare ed intendere la politica, soprattutto quella culturale da sempre fanalino di coda nella strategia di sviluppo del Paese.
Altro punto nodale rappresentato da una scelta chiara sulle competenze del Ministero anche alla luce dei cambiamenti imposti sia dalle -troppe - riforme che hanno investito il Ministero sia dalle modifiche apportate alla stessa ri-formazione.
Due sono le alternative di fondo:
1. il ritorno ad una struttura tecnica-scientifica, cos come fu pensata nel 1975 la cui missione, quasi unica, dellistituzione del Ministero;
2. Il Ministero delle Attivit del tutto fa spettacolo, che imbarca al suo interno anche il turismo, come oggi ipotizza lon. Giovanna Meandri (ex ministro Mibac), nel cui ultimo libro Cultura paesaggio turismo su centocinquanta pagine, ne dedica una sola al problema dellorganizzazione della struttura Ministeriale.
Evidentemente lex responsabile del Ministero ritiene che il problema dellorganizzazione sia di minore importanza.
Il modello Melandri prevede, purtroppo, la cancellazione di tutta la lunga storia della tutela e la trasformazione del settore in una agenzia di promozione del Bel Paese. Vogliamo cogliere loccasione per considerare che, in perfetta continuit con una prima riorganizzazione del Ministero operata dallon. Melandri, il governo di destra ha emanato il DLgsv.173/2004 con il quale ha evirato le Soprintendenze di settore: uffici che da quasi cento anni hanno rappresentato il punto di riferimento e di eccellenza della tutela del patrimonio culturale.
Non questa, forse, la sede per ricordare le decine di soprintendenti che nel loro specifico campo hanno dato corpo ad iniziative di valorizzazione e conoscenza scientifica del territorio che, attraverso il proprio personale impegno, hanno contribuito a qualificare lazioni di tutela dellintera Nazione, soprattutto nel momento difficile della ricostruzione post-bellica del nostro Paese.
Riteniamo comunque che qualsiasi ipotesi di modifica e di riorganizzazione della struttura ministeriale, auspicabile quale primo intervento del nuovo governo, non possa che porsi in continuit con levoluzione storica della tutela nel nostro paese e basarsi sul potenziamento e sulla centralit delle soprintendenze di settore, uniche strutture in grado di assicurare una corretta politica, sullintero territorio nazionale.
Chiediamo, al nuovo governo, insieme ai vari rappresentanti sia dei lavoratori sia dei livelli istituzionali territoriali, una attenta riflessione sulla necessit, a nostro parere improcrastinabile, di un ritorno - non nostalgico - al passato.
Obiettivo possibile solo con la radicale modifica del DLgv. 173/2004 e la contestuale soppressione delle Direzioni Regionali che, a nostro avviso, hanno modificato, rendendo precari gli equilibri storici della tutela.
Laumento dei fondi ordinari del Dicastero, inoltre, potr consentire una programmazione pi attenta e pi incisiva non solo delle ordinarie attivit istituzionali.
Laumento di tali fondi, se non accompagnato da altre, ulteriori, quanto necessarie, modifiche organizzative, non significa automaticamente aumento delle capacit operativa dei settori tecnico scientifici del Ministero.
nota la cronica presenza di residui passivi nei consuntivi di bilancio del Ministero per i beni e le attivit culturali, dovuta ad una serie, complessa di fattori, che vanno dalla carenza di personale, alle scarse motivazione dei funzionari, ad una normativa mutuata dai LL.PP. penalizzante per il settore.
Altro capitolo e motivo di attenzione lorganizzazione del lavoro labile e non omogenea.
Tutti problemi che verrebbero ingigantiti dalleventualit di un aumento di fondi soprattutto se di natura straordinaria.
Non sufficiente invocare, indiscriminatamente, laumento delle risorse.
E necessario, a nostro parere, che si proceda alla definizione e alla determinazione di adeguati nuovi modelli lavorativi, insieme a nuove assunzioni di personale giovane e maggiormente motivato.
Indubbiamente potrebbe aiutare la costituzione dellarea contrattuale dei professionisti e quella delle alte professionalit.
Questo potrebbe rappresentare un elemento determinante per recuperare alla piena e totale dignit lavorativa i funzionari del Ministero.
Una diversa politica per i Beni Culturali deve viaggiare sulle gambe e sulla mente di figure nuove che siano il frutto di scelte politiche e che tengano conto di capacit e competenza degli addetti.
Continuare a trascurare il settore dei Beni Culturali o confonderlo con altri costituirebbe un imperdonabile errore.
Cordialmente.
Roma 15 marzo 2006

CGIL Libero ROSSI

CISL Claudio CALCARA



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