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Se anche il restauro asseconda il virtuale
22-11-2010
Francesco Floccia

Ma non dimentichiamo che infondo l’arte anche un gioco e che il restauro fa parte di questo gioco: nessuno ha mai fatto tragedie sulla mutilazione mirata che sub il (quasi) michelangiolesco “Cristo” della chiesa romana della Minerva che ancora oggi l’artificio di un panno ricopre. Eppure quell’atto di mutilazione privava la figura scultorea dell’intrinseco significato che essa stessa esprimeva ossia l’”austera libert della fede…nuda e intatta, come quel corpo divino non deformato dalla croce” (Vd. Romeo De Maio, “Michelangelo e la Controriforma”, Sansoni Editore 1990, pp. 137-139). Ma quell’epoca dei primi del ‘500 viveva fervori e vicende filosofico religiose oggi sconosciute, incomprensibili, cariche di tensioni morali e spirituali che l’attuale societ nel suo complesso oggi totalmente ignora non captandone il sostanziale impulso umanistico. Gran parte del mondo politico italiano esprime invece in questi giorni un insospettato interesse per i beni culturali verosimilmente giudicati nella loro esclusiva componente materiale: gli accadimenti (mediaticamente diffusi) di Pompei, di Gela, del restauro ad addendum sul gruppo scultoreo di Palazzo Chigi, creano scandalo perch tutto sembra che diventi rovina o perch si conducono restauri impropri: peccato che tra il momento glorioso e mondano di una qualsivoglia inaugurazione di una mostra caravaggesca e la notizia di nera concernente il crollo di un monumento, intercorra prevalentemente silenzio e indifferenza. Musei pressoch vuoti di pubblico, scarso interesse nazionale per le arti visive in genere, ignoranza pressoch totale nei riguardi dei contenuti simbolici, storici o iconologici delle immagini artistiche, dovrebbero essere la vera e perdurante preoccupazione di quella stessa classe politica che immantinente si indigna appena sa di un episodio grave, improvviso, non ricorrente, che coinvolga monumenti e capolavori italiani. Un crollo archeologico o un restauro considerato improprio o comunque curioso e palesemente provocatorio producono clamore nell’opinione pubblica suscitando allarmata attenzione e interesse per il cos detto ‘patrimonio artistico’ che tale per solo se gli si riconoscono i pi complessi e insiti contenuti concettuali che, quando ignorati, dell’opera d’arte fanno invece vuoto guscio definibile appunto “bene culturale”. Se dunque la rovina di un edificio storico o l’applicazione posticcia di parti anatomiche sul corpo di una scultura classica creano remore e disappunto nei tecnici e notizia da prima pagina per tutti, forse l’attenzione nei riguardi dell’arte aumenta di quel tanto di acutezza capace, finalmente, di rendere popolare la cultura e non pi solo fenomeno distante e inafferrabile che in molti evocano ma che pochi nella sostanza padroneggiano. E sono pochi tra i non specialisti del settore quelli che conoscono, per esempio, le regole del restauro che, forse, solamente nel caso clamoroso di un loro stravolgimento metodologico, rendono edotta l’opinione pubblica che l’opera d’arte va cristallizzata all’oggi e che qualsiasi intervento che la tocchi non la render mai pi simile a se stessa. Ma sono universalmente comprensibili e quindi applicabili le vigenti codificazioni sul restauro che, nell’assoluto rispetto dell’immutabilit della storia, rendono ogni opera d’arte apprezzabile nel nome della tecnica conservativa e non della soggettivit, dell’istinto, dell’attrazione, in una parola dell’ “estetica”? Ricreare le mani di una dea e altro di Marte va contro ogni consuetudine del buon restauro italiano ma se si os censurare nel contesto religioso reale di secoli or sono la terrena fisicit del ‘Cristo della Minerva’ altrettanto motivate sono le moderne inserzioni anatomiche del gruppo statuario di Palazzo Chigi giacch una mano femminile rimodellata e la “natura” del dio riapplicata confermano – non pi solo intellettualmente - la fisicit dei due personaggi. Un intervento che crea scandalo in quanto esempio di restauro extra norma portato all’estremo - tuttavia liberato dalla colta cautela metodologica sconosciuta ai pi e quindi criptica per i non iniziati - diventa invece marcato e passionale lavoro chiarificatore e trasparente non perch indifferente alla storia ma proprio perch inserisce l’opera d’arte nella sua realt e nella effettiva rappresentativit umana e simbolica, unico modo per renderla nell’oggi culturalmente e corporalmente comprensibile e quindi vera, viv a, difendibile.

21/11/2010

Francesco Floccia



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