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Nuove proposte di lettura e salvaguardia del paesaggio italiano. I "Luoghi zanzottiani"
22-04-2011
Paolo Steffan

Purtroppo questo nuovo millennio pare non essersi aperto all'insegna di una rinascita dell'interesse
nei confronti delle forme pi alte della letteratura, che non rimangono altro che un godimento,
talvolta fine a se stesso, per una sempre minore lite.
Mi riferisco, nella fattispecie, alla poesia, espressione assoluta dell'ingegno umano e fonte anche
laddove essa ricerchi il brutto di bellezze altrimenti inarrivabili.
Nell'ultimo mezzo secolo, in Europa, c' senza dubbio un autore le cui opere risultano aver toccato i vertici di questa bellezza straordinaria: si tratta del veneto Andrea Zanzotto, poeta di Pieve di Soligo, nel Quartier del Piave, grande vallata dell'Alta Marca, ai piedi delle Prealpi bellunesi.
Costui come noto a chi ne conosce, anche vagamente, qualche verso o qualche riflessione tiene in grande considerazione la varietas termine che intendo nel significato di variet-gradazioni (coloristiche e formali del paesaggio solighese) ma anche di incostanza (si pensi alla lingua del
poeta o alla poesia meteorologica degli anni novanta) delle suggestioni provenienti dalle geografie dell'angolo di mondo in cui vive: dal livello superficiale del cambiamento dei colori e dei climi di stagione in stagione, alla complessa indagine in verticale dei diversi strati geologici (del territorio e
della lingua).
Di questo ho tentato di occuparmi componendo la mia tesi di laurea ("Un giardino di crode disperse". "Conglomerati" e conglomerazione nell'ultimo Zanzotto: uno studio di "Addio a
Ligons", 2011, Ca' Foscari, Venezia, relatori: Ricorda, Vallerani), studiando alcuni testi dell'ultima
opera di Zanzotto, "Conglomerati" (2009), scoprendo per quanto in mio potere etimologie sia linguistiche, sia geografiche, cio applicando a certi testi che lo consentivano un'etimologia degli sguardi: attraverso l'osservazione (dal vivo e fotografica) delle aree ispirative ed argomentative di
una sezione di "Conglomerati", sono potuto accedere ad un universo che abbraccia, di fatto, una quantit ed una qualit di saperi al di sopra delle mie capacit cognitive e di quelle di ciascuno.
Difficilmente esistono luoghi del sapere che in s contengono una tale potenza.
Lo scrigno poetico uno di questi luoghi: e, in particolare, nel momento in cui la vividezza della parola sgorga con pi o meno impeto dalle viscere della Terra, per mezzo di forze incommensurabili e inconoscibili che con tutta probabilit sono le stesse che presiedono alla vita; viscere che si celano all'uomo con la veste variopinta del paesaggio, che, col suo smisurato donativo, sa fornire al genio dei poeti pi grandi gli strumenti per un dettato che tocca le sfere pi
segrete del bello!
Viaggiare nel mondo poetico zanzottiano muovere i propri intelletti magari a profondit differenti in un mondo geografico/geologico, talvolta viaggiando in parallelo, talvolta
intersecandolo. E questo secondo mondo il paesaggio del Quartier del Piave, comprensivo per anche del Montello, del Collalto, della valle di Revine-Lago, con approdi a Venezia e voli verso le Alpi: ed ecco, dunque, che nasce una nuova maniera di leggere il paesaggio dell'Alta Marca, servendosi di quelli che in assonanza con la definizione di "Luoghi pasoliniani" chiamo "Luoghi zanzottiani", ma che sono qualcosa di pi, perch sono una chiave di lettura che va oltre, la quale
consente una diversa percezione di intere prospettive come di singolarit: una via di lettura che pu sfruttare lo stesso tracciato della via di salvaguardia, in una tutela intelligente del Patrimonio Culturale, che elimina confini ideologici e categorie precostituite e scadute da tempo: infatti, una possibile strada di tutela del patrimonio poetico e pittorico, cinematografico, ecc. , progettata e costruita in simbiosi con il paesaggio all'interno del quale, nei secoli, le arti si sono sviluppate dando frutti succosissimi, forse la pi importante infrastruttura di cui abbisogna l'ambiente Italia!

Paolo Steffan
Castello Roganzuolo, 22 aprile 2011



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