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PALERMO MUORE
10-05-2011
Claudio Alessandri

Ritengo, non esista un solo palermitano che non abbia ammirato il doppio filare di platani centenari che adornano imponenti il Viale della Libertà a far capo da Piazza Vittorio Veneto dove si impone all’attenzione il mausoleo opera congiunta dei massimi ingegni artistici palermitani; il progetto del complesso architettonico fu redatto del celebre architetto Ernesto Basile, in cima ad un obelisco svetta la statua bronzea della vittoria, opera dello scultore Mario Rutelli, completano il monumento inserimenti scultorei di Antonio Ugo e Gaetano Geraci, il percorso perfettamente rettilineo del viale ha termine, nella grande e spettacolare pazza Politeama.


Forse l’abitudine di percorrere quello splendido viale, ormai rassegnati allo scempio delle numerose ville in stile Liberty di fine ottocento, abbattute per fare posto a grandi palazzi di stili, se di stili si può parlare osservando una compatta cortina di varie forme e colori, certamente non attraente, ma che è valsa ai vecchi proprietari una montagna di denaro sborsato dai costruttori “d’assalto” che diedero vita al cosi detto “sacco di Palermo”. Tornando al doppio filare di platani, godiamo distrattamente, specialmente in estate del tunnel vegetale formato dalle chiome degli alberi secolari.


Questa distrazione dettata dal molesto “deja vue”, ci ha privati di accorgerci, fino a qualche giorno addietro, di uno spettacolo orrendo, spaventevole e umanamente insopportabile. Nel percorrere il Viale della Libertà nel suo intero percorso , ci siamo accorti che tutti i platani, nessuno escluso, stanno morendo, attaccati da un male che distrugge velocemente il fogliame e, molto probabilmente anche l’albero.


Abbiamo osservato pianta per pianta, da una e dall’altra parte del viale e lo spettacolo ci ha atterriti, perché impreparati e giunto alla nostra attenzione all’improvviso, non ricordiamo alcun allarme proveniente da quotidiani o da altri organi di informazioni. Non ci sovviene alcuna iniziativa intrapresa dagli organi competenti per porre un rimedio, se esiste, atto a porre fine a questo scempio e se è ancora praticabile in considerazione della gravità e vastità del fenomeno.


Un altro segnale doloroso ad indicarci che Palermo muore percorrendo una rapida parabola, alle ferite del passato, adesso, si aggiungono quelle recenti, i monumenti più belli e ricchi di storia, tornano a vivere solamente per qualche ora, il tempo sufficiente per ufficializzare l’evento, un restauro che richiama politici bisognevoli di facile pubblicità, organi di informazione che pubblicizzano l’evento, ma evitano accuratamente di segnalarne il subitaneo degrado, gli esempi in tal senso sono tanti, ma ci limiteremo solo a quelli più recenti: il Castello della Zisa “il suo parco ricostruito a guisa di scenografia cinematografica, assolutamente difforme dall’originale, partorito dalla fantasia galoppante di qualche architetto bisognevole di visibilità, restauro lontanissimo dall’idea originale poste in essere dalle maestranze arabe che lo edificarono per il piacere dei re normanni, eguale discorso si può fare per il Castello della Fawara, l’elencazione potrebbe continuare all’infinito, ma a che pro visto che tutte le segnalazioni dei cittadini finiscono per essere inghiottite dal silenzio, quel silenzio che nasconde un atteggiamento più volte sperimentato con subdolo successo, quello di lasciare cadere ogni notizia negativa per l’amministrazione cittadina nel silenzio più blindato, così facendo la notizia negativa perde, a poco a poco, consistenza, si decanta fino al totale oblio.


Palermitani, orgogliosi delle bellezze della vostra città, attenzione, svegliatevi da questa malefica pigrizia, fate sentire la vostra voce perché Palermo non muoia, la visione dei platani del viale della Libertà ci ha atterriti e riportato alla mente una metropoli di inizio ‘900, bella di vita e di cultura, orgogliosa per le tante ville Liberty che facevano da nobile e splendida cornice a quel nuovo viale, edificato quale simbolo della rinascita e libertà di Palermo, quei platani distrutti dal cancro hanno avuto su di noi l’effetto del triste rintocco delle campane che suonano “a morto”.


Claudio Alessandri




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