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Evasione e Costituzione
29-10-2011
Tomaso Montanari

Se io fossi presidente del Consiglio, la prima cosa che farei sarebbe rivoluzionare il patto sociale degli italiani.
Oggi, infatti, accanto alla Costituzione (e contro di essa), c un accordo non scritto, ma ferreo, che permette a moltissimi italiani di non pagare le tasse. Il Sole 24 ore ha stimato questi soldi in 120 MILIARDI di euro per il 2011. Quando si dice che non ci sono soldi per la salute, la scuola, la magistratura, le forze dellordine, non si prende atto di una ineluttabile catastrofe naturale: non un terremoto, o unalluvione. No: una scelta fatta a tavolino, un tacito patto sociale. Preferiamo lasciare la ricchezza a pochi, e negarla al bilancio pubblico, cio a tutti.
Con quei 120 miliardi di euro si potrebbero fare molte cose. Da storico dellarte, io ne prenderei subito, diciamo, 5, per attuare larticolo 9 della Costituzione: la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico della Nazione.
Unico paese al mondo, lItalia ha messo larte tra i principi fondamentali della sua Costituzione. E perch lha fatto? Non perch sia bella, e non perch sia una leva dello sviluppo economico.
E invece sono state queste le risposte degli ultimi trentanni. Al coro, elitario e un po snob, di chi esaltava la bellezza dellarte fine a se stessa, ha risposto un ceto politico unito (da Veltroni a Bondi, ma spero non a Matteo Renzi ) nel dire che il patrimonio era il petrolio dItalia, e che dunque serviva a far soldi. Sono stati due tradimenti simmetrici dellarticolo 9: perch entrambi volevano in qualche modo privatizzare il patrimonio di tutti. I miei colleghi snob volevano che quel patrimonio fosse mantenuto da tutti, ma goduto solo da pochi eletti. I politici hanno dato in mano quel patrimonio a poche imprese private, che ci hanno fatto soldi, ma soldi per loro e non per il patrimonio. Il risultato di tutto ci una doppia catastrofe: il patrimonio cade letteralmente a pezzi (a Pompei, ma non solo: in quasi ogni centro storico italiano), e si diffusa lidea che larte sia un lusso per ricchi. Lo scrive il Giornale contro chi difende SantAmbrogio di Milano da un parcheggio interrato a cinque piani, ma lo dice anche la CGIL toscana a chi cerca di spiegare che si pu costruire un capannone industriale senza distruggere un insediamento etrusco.
Ecco, con quei cinque miliardi io vorrei convincere gli italiani che larte non unindustria, non un luna park e non il caviale: perch se cos fosse la Costituzione non la difenderebbe.
Recuperare, restaurare, rendere accessibile e comunicare (cio render comune) il patrimonio vuol dire attuare la Costituzione: restituire cio ai cittadini la sovranit piena su un bene comune che una parte fondamentale della loro identit. E non penso solo ai musei, che contengono la parte minoritaria e pi sana del patrimonio: penso alle chiese, ai palazzi, ai castelli, alle piazze, allimmenso tessuto artistico e storico fuso con lambiente che fa dellItalia un paese unico al mondo. Restituire agli italiani questo patrimonio non vuol dire dar loro un lusso superfluo, vuol dire attuare leguaglianza costituzionale e dare loro qualcosa per cui valga la pena vivere, e che sottragga almeno una parte della vita al dominio del denaro e del mercato.
Le maestre dellasilo lo hanno spiegato benissimo a mio figlio Filippo. Ogni animale ha una tana gli hanno detto , e anche gli uomini hanno una casa: anzi gli uomini sono i soli che ne hanno di due tipi. C la casa di ogni famiglia, o di ogni individuo. Ma poi c una casa di tutti. A Firenze, gli hanno spiegato, quella casa si chiama Palazzo Vecchio. pi grande e pi bella di tutte le altre case e appartiene proprio a tutti: non importa se sono belli o brutti, poveri o ricchi, colti o ignoranti, maschi o femmine, deboli o forti. E non importa nemmeno se sono nati a Firenze.
Cos, quando Filippo (che ha tre anni) passa per Piazza della Signoria, mi dice: Babbo, Palazzo Vecchio cos bello perch di tutti. E cos, grazie alla scuola (che una scuola pubblica) Filippo e i suoi compagni (met dei quali non sono italiani) non imparano solo la lingua italiana fatta di parole: ma imparano anche che in Italia c unaltra lingua. Una lingua fatta di palazzi, chiese, quadri e statue che appartengono a tutti. E imparano che quella lingua non serve a divertire i ricchi, ma serve a farci tutti eguali.
E ogni volta che Filippo avr la tentazione di dimenticarselo, baster guardare la Torre di Arnolfo, e ricordare: se Palazzo Vecchio di tutti, proprio vero che siamo tutti eguali. Perch a questo che serve la storia dellarte, a questo che serve il patrimonio artistico bene comune.
Un grande fiorentino, Piero Calamandrei, ha scritto che la Costituzione italiana contiene una rivoluzione promessa. Ecco, se fossi presidente del consiglio attuerei davvero larticolo nove: e quella rivoluzione comincierebbe a realizzarsi.



http://www.youtube.com/watch?v=P2H242QNZ4Y


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