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A PROPOSITO DEL NUOVO ORDINAMENTO DEI LICEI ARTISTICI E DEL FUTURO DEI GIOVANI
24-02-2012
Gerardo Pecci*

Il nuovo assetto della formazione liceale di tipo artistico ha portato a un generale quadro di riorganizzazione disciplinare, formativa, con nuovi curricula. Di conseguenza sono scomparsi gli Istituti dArte che si sono, per effetto della nuova normativa , liceizzati, diventando anchessi licei artistici, eliminando per specificit disciplinari, formative e didattico-operative, laboratoriali e professionali, che costituivano un patrimonio di saperi che ora sar destinato a morire. Se il nuovo impianto istituzionale dei licei artistici da un lato apre lo sguardo a nuovi indirizzi e scenari didattico formativi, quali ad esempio lindirizzo in design, o in scenografia, dallaltro vengono eliminati saperi e materie che prima erano presenti nellordinamento sperimentale del Progetto Michelangelo, che scomparir del tutto fra qualche anno, a mano a mano che andr a regime la riforma voluta dal governo Berlusconi. Riforma, bene ricordarlo, fortissimamente avversata dalla maggioranza dei docenti e degli allievi dei licei artistici italiani e degli istituti darte, fatta senza che ci sia stata una preliminare e democratica consultazione tra tutti gli operatori della scuola. Se siamo attenti ai segnali che sono scaturiti dal dibattito sui nuovi assetti dellistruzione secondaria di secondo grado, attraverso i pareri espressi da noi docenti, impegnati in prima linea sul fronte della trasmissione delle conoscenze disciplinari, attraverso il sito dello INDIRE relativo allo studio della storia dellarte si pu subito evincere quanto duri e critici siano stati i pareri contro i nuovi piani di studio e soprattutto contro labolizione totale dellindirizzo in Rilievo e Catalogazione, ed da rilevare che si trattato di pareri tardivi, purtroppo chiesti e resi a giochi politici e burocratici gi fatti e a scelte scellerate gi prese dalla cosiddetta cabina di regia(!). Tale indirizzo specialistico costituiva una vera e propria colonna portante dei saperi storico-artistici e operativi nel settore dellistruzione artistica in Italia, che non avrebbe mai dovuto essere eliminato. Cos, la scomparsa della materia di studio denominata Catalogazione dei Beni Culturali ha provocato limprovvisa eliminazione di un patrimonio di saperi, di conoscenze, competenze e di abilit operative, in grado di formare giovani esperti nella catalogazione dei beni culturali. Sappiamo tutti che la catalogazione il primo e ineliminabile atto che riconosce il valore culturale di un oggetto trasformandolo appunto in bene culturale, ossia in testimonianza materiale, storica, avente valore di civilt, secondo la felice definizione dataci dalla Commissione dindagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio (Commissione Franceschini) tra il 1964 e il 1967. I lavori e gli atti della predetta commissione furono pubblicati in tre corposi volumi dallemblematico titolo Per la salvezza dei Beni Culturali in Italia. Si tratta di una gravissima lacuna nel nuovo ordinamento liceale artistico proprio perch la catalogazione era il fiore all'occhiello per giovani che aspiravano a diventare poi degli specialisti nello studio dei beni culturali. Infatti, dalla catalogazione che nasce il riconoscimento dell'opera d'arte. La scheda di catalogazione dei beni, tipologicamente differenziati in Opere d'Arte, di Archeologia, etc., permetteva agli studenti di liceo artistico di poter apprendere tecniche e metodi di indagini straordinariamente importanti, affiancando le stesse attivit catalogative delle Soprintendenze, con gli stessi standard catalografici messi in atto dall'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali (ICCD). Una vera palestra formativa che va in fumo! Come docente chiedo un ripensamento in merito e una pronta riparazione a questa lacuna gravissima nella formazione dei giovani. Parliamo tanto di Beni Culturali come di un campo importante per il lavoro dei giovani, come un tesoro da conoscere, conservare, tutelare e poi neghiamo a loro la possibilit di un approccio scientifico cos caratterizzante? Non giusta la scomparsa dagli ordinamenti curricolari del liceo artistico di questo fondamentale indirizzo proprio perch altamente specialistico e formativo, soprattutto per quei giovani che poi decidevano il proseguimento degli studi nelle Facolt universitarie di Conservazione dei Beni Culturali o in Scienze dei Beni Culturali o in Lettere con indirizzo storico-artistico o anche nelle Accademie delle Belle Arti, anchesse attente a una sempre maggiore professionalizzazione dei giovani nel settore delle opere darte e della loro tutela, conservazione, restauro. Questo vale naturalmente anche per le opere dellarte contemporanea, non solo per quelle di et medioevale o moderna, poich sempre pi spesso si parla della catalogazione delle opere dei tempi recenti, a noi vicini, e della loro conoscenza e corretta fruizione. Ci vero soprattutto per i musei e per i centri di arte contemporanea come, ad esempio, il Centro Luigi Pecci di Prato o il Castello di Rivoli, antesignani dellesperienza museale e anche didattica per le arti contemporanee in Italia. Delleliminazione dellindirizzo Rilievo e Catalogazione nei Licei Artistici si occupata meritoriamente anche lANISA (Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dellArte) che ha raccolto migliaia di firme in difesa della storia dellarte e della catalogazione dei beni culturali, anche con una lettera inviata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Pochi sono stati gli effetti della protesta. LANISA riuscita ad arginare alcune ventilate ipotesi di tagli di ore della storia dellarte, ma non ha avuto buon esito il mantenimento dellindirizzo curricolare in Rilievo e Catalogazione nei Licei Artistici, n lintroduzione della disciplina storico-artistica nel primo biennio del nuovo liceo classico. Si poteva fare molto di pi. Si poteva e si doveva andare a fondo, avremmo dovuto essere pi incisivi e determinati e di ci ne abbiamo tutti la colpa: per la nostra inerzia; per la mancanza di collegamento tra scuole e istituti sparsi sul territorio nazionale; per non aver sollecitato maggiormente le rappresentanze sindacali a difendere gli interessi della cultura storico-artistica, visto che la nostra Penisola possiede un patrimonio che immenso e che voce importante che incide positivamente sul PIL nazionale, attraverso il turismo internazionale, attraverso monumenti e siti italiani dellUNESCO che sono tra i pi importanti al mondo. Tuttavia auspico che il dibattito possa riaccendersi quanto prima per riparare a questa dolorosa defenestrazione, con il reintegro di materie di studio, indirizzi di studio e saperi davvero importanti per il futuro della nostra Italia storico-artistica e culturale in generale, evitando di guardare alla scuola con locchio del ragioniere, ma con quello del mecenate.
Altrettanto importante difendere la preparazione artistica dei giovani nel senso di una azione didattica di base che possa dare loro le conoscenze, i mezzi e i metodi per acquisire quella padronanza espressiva capace di proiettarli nel mondo dellarte, nel mondo della produzione artistica contemporanea, affinch possano diventare produttori di cultura, ossia artisti a tutti gli effetti. Di fatto, per, i giovani sono penalizzati. Quando escono dai licei artistici (ma non solo) e/o dalle Accademie delle Belle Arti si trovano di fronte una realt che non sempre favorevole nei loro confronti. Spesso sono costretti a sopravvivere facendo altre cose, lontane dagli indirizzi di studio percorsi, fanno altri lavori, anche lontani dalla ricerca artistica. Devono rinunciare alla propria creativit perch il mondo del mercato dellarte non li vuole, li rifiuta. In genere non commercialmente conveniente per un gallerista, per un mercante darte, per un critico darte, promuovere un giovane che si affaccia alla ribalta della scena pittorica, scultorea ecc. Solo se questo giovane possiede un talento innato forse potr sperare che qualcuno si accorga di lui, che un giorno passi un Cimabue qualsiasi o un Lorenzo il Magnifico che possa riconoscerne il talento tanto da prenderlo sotto la propria protezione e aiutarlo a inserirlo nel mondo dellarte, anzi nella babele che impera nel regno dellarte contemporanea con tutti i suoi risvolti e con tutte le sue declinazioni e inclinazioni legate a correnti, a correntine e a pseudo correnti stilistiche, sempre in equilibrio precario tra pseudo avanguardie e ricerca di neologismi formali e stilistici a volte impossibili. Bisogna anche sperare, ma non disperare, che ci sia qualcuno capace di dire qualcosa di nuovo in linguaggi che, sempre pi, sembrano apparire e sparire in un batter docchio, con lo stesso ritmo del pensiero contemporaneo che spesso non trova neanche il tempo di attecchire perch muore gi quasi sul nascere. Allo stesso modo anche la critica darte sembra essere entrata in una dimensione che sempre pi si allontana dalla sua tradizionale funzione cio quella di dare un giudizio che fa di unopera un oggetto di valore, un bene culturale, unopera darte. Anche i critici darte sono in seria difficolt. La stessa disciplina della storia della critica darte e la funzione della critica militante sembrano aver perso il timone di fronte alla grande massa di informazioni che provengono dal mondo del giornalismo, da quello radiotelevisivo e delle grandi riviste soprattutto, di fronte al mondo dei social network che sempre pi svolgono una funzione orientante per le scelte e i gusti della gente, dove ognuno si erge a giudice del mondo che lo circonda, dove le informazioni e le immagini vengono veicolate in tempi infinitamente brevi, nellordine dei millesimi di secondo, dove spesso non c il tempo per poter apprezzare un quadro, unistallazione artistica, una scultura, unarchitettura, un disegno, dove anche il computer diventato uno strumento per produrre arte, per fare arte, per realizzare immagini, suoni, figure, forme e colori del tempo frazionato, frammentato, della contemporaneit. Non c spazio per locchio, per il saper vedere, perch siamo invasi da miliardi e miliardi di immagini che non sappiamo pi leggere, che non sappiamo pi decifrare. Si tratta di uniconologia che non rimanda pi a uniconografia riconosciuta e/o riconoscibile, sia pure con difficolt, ma il frutto indecifrabile di un linguaggio che sembra essere diventato criptico, oscuro, misterico, misterioso, lontano da qualsiasi tentativo di sistematizzazione epistemologica e interpretativa. Ma di questo ne siamo consapevoli? Non sempre. Allora anche a causa di questo caos emerge quasi la soggezione e la difficolt di poter dare un sereno e obiettivo giudizio di valore su unopera darte, perch siamo talmente bombardati da immagini che rischiamo seriamente di non capirle pi. In questo marasma iconico e cosmico esistono e vivono comunque le persone, gli artefici dellarte, coloro che vivono di arte, ma spesso sopravvivonoe in tutto questo i giovani sono sempre pi sbandati, sempre meno sicuri del loro futuro, anche se conoscono a menadito le tecnologie informatiche e le vie e i mezzi di comunicazione che la tecnologia ci mette a disposizione, anche se conoscono i linguaggi dei mass-media e li sanno usare in modo preciso e anche efficace. Resta pur sempre per loro lincognita di un futuro che non sembra interessarsi pi di tanto alle arti, chiusi come siamo nella corsa affannata e affannosa verso un mitico successo che solo una chimera e i modelli di riferimento per i giovani sembrano sempre pi essere quelli televisivi del Grande Fratello, dell Isola dei famosi e il cattivo e penoso spettacolo di una politica che non pi tale: sono tutti elementi che banalizzano e distorcono la percezione stessa della realt, che offrono una squallida immagine della contemporaneit, che escludono i saperi e letica stessa dei saperi, insegnata con tanta fatica nei banchi scolastici. Per mitigare e tentare di dare un senso a ci che senso sembra non averne, per mitigare e cercare di dare una risposta al bisogno di affermazione personale dei giovani artisti di talento non c che una via: lo studio, serio, indefesso, fatto di impegno quotidiano, fatto di sacrificio continuo, di prove e controprove. Larte deve per questo trovare una sua rinnovata collocazione nella societ, anzi direi che, in fondo, la societ che dovrebbe trovare le forme darte pi adatte a se stessa, per ritrovare il senso di una storia che sembra essersi dimenticata delluomo, che invece di esserne il protagonista assoluto sembra esserne diventato la vittima sacrificale. Ma voglio sperare che i giovani trovino la forza per ritrovare il gusto della vita e dellesistenza umana. E una sfida importante, ma non impossibile. La loro creativit, la loro forza, la loro capacit di fronteggiare gli eventi devono essere pi forti di qualsiasi profezia di malaugurio, per affermare in primo luogo la loro dignit, la loro cultura: per il loro bene e per il bene di tutti, in nome dellarte.

*Storico e critico darte, giornalista, docente di storia dellarte e catalogazione dei beni culturali nel Liceo Artistico Statale Carlo Levi di Eboli.



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