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ANTONELLO DA MESSINA ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE. QUALE SICUREZZA PER LE OPERE ESPOSTE IN MOSTRA?
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Gerardo Pecci

In Italia ci sono mostre e mostre, se ne fanno di tutti i tipi e non tutte scientificamente serie e ben documentate. Certamente la mostra in corso alle Scuderie del Quirinale, a Roma, sull'opera di Antonello da Messina rappresenta un avvenimento unico nel panorama delle grandi mostre che in questi ultimissimi anni si
sono avute in Italia. Raggruppare in un unico spazio espositivo quasi tutta la produzione conosciuta del grande Maestro della pittura del XV secolo ha una sua straordinaria importanza, sia dal punto di vista dell' "eccezionalit" dell'avvenimento, sia dal punto di vista dello stato degli studi storico-artistici
su Antonello. Ma non su questo che vorrei riflettere e far riflettere chi mi legge. Vorrei qui portare una mia personale testimonianza sulle condizioni relative alla sicurezza e all'incolumit delle opere d'arte esposte in mostra. Non si tratta
di una polemica, ma di una pacata riflessione che vorrei fosse portata a conoscenza dei responsabili della sicurezza delle opere esposte in mostra. Al di l della "polemica", storicamente datata, ma anche attuale, sul trasporto e la conservazione
delle opere d'arte portate "a spasso" per il pubblico di tutto il mondo in occasione di grandi avvenimenti espositivi, importante riflettere anche sulle modalit di sicurezza che devono essere necessariamente adottate da chi si assume la
responsabilit degli allestimenti delle mostre. Nel caso di Antonello, come per Caravaggio o Tiziano per esempio, bisogna tener conto che si tratta di opere che hanno una certa vetust, che spesso sono fragili e in condizioni di conservazione
non sempre ottimali. Si tratta di capolavori unici e irripetibili. L'attenzione sul versante della loro sicurezza e conservazione in occasione di mostre itineranti
dev'essere pianificata nei minimi particolari, con accorgimenti e misure idonee volte a garantirne l'incolumit.
Ho visitato la mostra su Antonello da Messina domenica 2 aprile 2006, insieme a mia moglie e mio figlio. All'ingresso ho trovato un imponente apparato di controllo dei "bagagli" dei visitatori, con tanto di metal detector. Le borse e le borsette dei
visitatori sono state scrupolosamente controllate dagli addetti alla vigilanza. Dopo questa necessaria ispezione degli effetti personali di ogni visitatore, l'addetto alla vigilanza ha provveduto a restituire il tutto ai legittimi proprietari: chiavi
di casa e delle automobili, occhiali, macchine fotografiche e altro. Ognuno, dopo essersi sottoposto ai necessari adempimenti di controllo, ha cos potuto accedere ai
piani superiori, cio alle sale espositive, con tutti gli effetti personali gi "controllati". Mio figlio aveva con s, nelle tasche, oltre all'immancabile telefonino, anche un vistoso frammento di vetro scuro con il quale aveva assistito
all'eclissi solare di qualche giorno prima. Ebbene, dopo il controllo, l'addetto alla vigilanza gli ha restituito anche quest'oggetto (potenzialmente pericoloso!) e
gli ha dato il lasciapassare. Io ho ripreso le mie chiavi di casa, il telefono cellulare, la macchina fotografica digitale. A mia moglie le stata restituita la borsetta, con tutto il suo contenuto. Abbiamo pagato i biglietti di ingresso, ho
comperato l'importante catalogo della mostra e poi ci siamo incamminati verso le sale espositive per visitare le opere. Prima osservazione: perch permettere ai visitatori di accedere alle sale di esposizione con le proprie borse, borsette,
telefoni cellulari, chiavi e altro? Chi garantisce, ad esempio, che le chiavi rimangano soltanto "chiavi" e non si trasformino in corpi contundenti atti a sfregiare le opere d'arte? Chi garantisce che i telefonini siano spenti durante la
visita e non si trasformino anche in macchine fotografiche, con tanto di flash? E' vero che all'ingresso vi un servizio di deposito delle borse, degli effetti personali, ma facoltativo e non obbligatorio. Invece, a mio avviso, in occasioni
simili, tutte le borse, le chiavi, i telefonini e altro dovrebbero obbligatoriamente essere depositate prima di accedere alle sale espositive e ritirate dai proprietari
alla fine della visita. Inoltre, una volta giunti a "tu per tu" con le opere d'arte ho notato una grande ressa di gente davanti a capolavori assoluti, a meno di venti centimetri di distanza dalle opere stesse, come ho avuto modo di verificare davanti
al famoso "San Girolamo nello studio" del grande Messinese. Il servizio di vigilanza si limitava a guardare a distanza. Davanti alla "Vergine Annunciata" di Antonello vi era addirittura chi sostava a disegnare e prendere appunti su questo capolavoro
assoluto dell'arte di tutti i tempi, impedendo agli altri visitatori di poterlo ammirare, creando intralcio... Altri dipinti sono protetti da uno schermo di
"vetro": basta per evitare eventuali atti vandalici? Di pazzi pieno il mondo, chi ci garantisce che qualcuno non usi oggetti personali per sfregiare le opere? E' vero
che vi anche un sistema sonoro di allarme appena si oltrepassa una linea di demarcazione (disegnata sul pavimento) che dovrebbe servire a separare le opere dal pubblico: basta a garantire l'incolumit dei capolavori? Sono tutte domande che
legittimamente mi sono posto, ma una risposta ad esse dev'essere data da chi si assunto l'onere della vigilanza; sono domande che attendono una risposta poich non ammissibile rischiare l'incolumit di un solo dipinto in mostra, ch di diritto
appartiene all'Umanit.



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