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SOS FONDO LUPARELLO. Per un nuovo parco tra Baida e Boccadifalco, a Palermo
12-04-2012
Giovanni Renna - Leandro Janni

Palermo-Caltanissetta, 10 aprile 2012


LA PIANA DI PALERMO

La città di Palermo si adagia su una grande pianura, tra il mare del golfo omonimo e le colline che la circondano, come un grande anfiteatro.

Nel X secolo gli Arabi danno inizio all'inteso uso agricolo della campagna palermitana e già nel Cinquecento essa è chiamata "Conca d'Oro" per la fertilità del suo suolo e la sua ricca produzione agricola.

A metà Ottocento l'aspetto della piana cambia profondamente: viti ed olivi lasciano il posto ai più redditizi agrumi che ben presto sono apprezzati ed esportati in tutto il mondo. Negli anni Cinquanta del Novecento, ha inizio il rapido declino dell'economia degli agrumeti. Nello stesso periodo la città abbandona il suo centro storico, devastato dalla guerra e, divenuta sede del Parlamento Regionale, inizia la sua crescita rapidissima e disordinata per dare alloggio ai moltissimi siciliani che, provenienti da tutta l'isola, trovano un impiego nella nuova burocrazia regionale o nel settore edile. Il Piano Regolatore Generale del 1962, di Lima e Ciancimino, rompe irrimediabilmente il millenario equilibrio tra Palermo e la sua campagna; nelle aree destinate a verde agricolo è consentito edificare fino a 2.500 metri cubi per ettaro. L'edilizia è in gran parte nelle mani di Cosa Nostra.



L'ASSALTO ALL'ULTIMO VERDE DELLA CONCA D'ORO

Negli ultimi 50 anni la superficie costruita di Palermo è triplicata: nel 1955 la città urbanizzata copriva 2.228 ettari, nel 2002 ha raggiunto i 6.163. La superficie della pianura Palermitana è ormai urbanizzata al 75 - 80%; le funzioni microclimatiche, di ricarica delle falde, di protezione idrogeologica, di depurazione dell'aria, di salvaguardia della biodiversità sono ormai ridotte ai minimi termini (Barbera [2009]).

Questi dati, che testimoniano a sufficienza la mancanza, a Palermo, di una efficace politica per la gestione e la tutela dell'ambiente, hanno indirizzato l'attenzione della nostra sezione verso le aree della campagna palermitana minacciate da trasformazioni urbanistiche in aperto contrasto con i principi della sostenibilità ambientale. Siamo infatti convinti che sugli ultimi brandelli della "Conca d'oro", sfuggiti al "Sacco di Palermo" degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, debbano essere realizzati soltanto interventi di salvaguardia del paesaggio che contemplino un uso più equilibrato delle risorse non rinnovabili costituite dai terreni permeabili, dai fondi agricoli, dalle falde idriche e dai manufatti storici.

Ci duole invece constatare ancora una volta che gli enti locali a cui spetta la gestione del nostro territorio, non vogliano abbandonare la logica, fino ad ora quasi sempre perseguita, che considera gli spazi liberi soltanto come aree per nuove costruzioni. E in effetti l'ultimo lustro ha visto l'ulteriore assottigliamento del patrimonio verde di Palermo. Sarà sufficiente ricordare, per esempio, la costruzione di tre centri commerciali, tutti in variante al PRG, nei quartieri periferici di Roccella (65.500 mq), Borgonuovo (30.000 mq) e ZEN (228.000 mq), che hanno determinato la perdita di altri 32,35 ettari di fondi prima destinati a usi agricoli. Stanno invece per iniziare i lavori per la costruzione della "Cittadella della polizia" all'interno dell'aeroporto di Boccadifalco, nell'omonimo quartiere, su una superficie di 15,2 ettari, mentre nel fondo San Gabriele (Piana dei Colli), allo ZEN, potrebbe essere costruito il nuovo stadio di calcio e un nuovo quartiere residenziale con 700 alloggi.

Ma al già lungo elenco delle aree della Conca d'Oro irrimediabilmente perdute, potrebbe aggiungersi anche una rilevante superficie del fondo Luparello, già parte dell'ex Tenuta Reale borbonica di Boccadifalco coeva a quella più nota della Favorita.



FONDO LUPARELLO: PATRIMONIO NATURALISTICO, STORICO E ARCHEOLOGICO DI PALERMO

Nel 1859 l'area di Luparello aveva i seguenti confini: a Nord, la strada che conduceva a Monte Cuccio (l'attuale via Falconara), ad Ovest, rispettivamente (da Nord verso Sud) i terreni denominati "fondo La Giovanna", di proprietà Arcuri, il muro che lo separava dalla cosiddetta selva del ritiro di Baida e l'attuale via al Convento di Baida; a Sud, il confine corrispondeva con l'attuale via Luparello e con un terreno di proprietà Arcuri, mentre ad Est, rispettivamente (da Sud verso Nord) con l'attuale via Roccazzo, con i terreni dei Monroy-Pandolfina, e, ancora più a Nord, con i terreni di proprietà Petrulla, dai quali era separato da un rigagnolo e da un ciglione (Brucoli [2009]).

Nel fondo di circa 52 ettari oggi hanno sede: l'azienda agricola "Luparello" dell'Istituto Sperimentale Zootecnico della Sicilia (di 28 Ha circa), il vivaio "Federico Paulsen" del Centro Regionale per l'attività di vivaismo nel settore agricolo, che fa capo all'Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari (di 12 Ha circa), l'azienda sperimentale "Luparello" (di 2 Ha circa) dell'Unità di ricerca per il recupero e la valorizzazione delle specie floricole mediterranee, che fa capo al Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA), il vivaio Luparello del Dipartimento Regionale Azienda Foreste Demaniali (di circa 6 Ha) e alcuni fondi di proprietà privata.

Già di pertinenza del Convento di San Marco al Capo, nel fondo Luparello sin dal Quattrocento sorgeva un baglio agricolo che alla fine del Seicento passò alla famiglia Luparello. Nella prima metà del Settecento fu trasformato in una casina con fontane e giardini. Alla fine del Settecento il fondo fu concesso in gabella al principe Francesco I che vi impiantò seminativi e foraggi.

Con l'istituzione nel 1798 del Real Sito di Boccadifalco, il Fondo Luparello con la sua villa ed il suo baglio settecentesco entrarono a far parte del Parco Borbonico. Nel 1884 nella tenuta venne fondato l'Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia, uno dei più avanzati modelli di zootecnia d'Italia. Ancora oggi all'interno dell'istituto sono allevate, per assicurarne la conservazione, numerose specie autoctone siciliane: dal cavallo di San Fratello al maialino nero dei Nebrodi, dalle mucche di Modica e di Cinisi alle caprette girgentane, fino agli asini di Pantelleria. E una vasta area è destinata alla coltivazione dei foraggi necessari all'alimentazione di questi animali.

Nel fondo si trovano: l'importante grotta Luparello, dove sono stati ritrovati i resti fossili di elefante nano ( elephas falconeri) conservati presso il Museo "Gemmellaro" di Palermo, un tratto dell'ex ferrovia a scartamento ridotto Palermo - Camporeale.

All'interno delle pertinenze dell'Istituto Zootecnico oltre al rinvenimento di manufatti ceramici di età compresa tra il V sec. a. C. e il XII sec. d. C. (Giustolisi [1998]), è anche probabile l'esistenza di una villa o di un insediamento di epoca romana tardo imperiale ipotizzata in seguito ad alcuni rinvenimenti avvenuti nel 1956 e studiati dalla dott.sa Livia Bivona che li attribuì all'epoca imperiale dei Severi.

Attorno alla villa Luparello sono inoltre presenti maestosi alberi di diverse specie, anche secolari ed all'interno dell'area si svolge settimanalmente il "Mercato del contadino".



IL FONDO LUPARELLO E I PIANI URBANISTICI DI PALERMO

Il Piano Regolatore Generale di Palermo del 1962, come ricorda l'ingegnere Nino Vicari della Fondazione "Salvare Palermo", vincolava l'area di Luparello ad edilizia universitaria. In quanto tale l'Università di Palermo la destinò negli anni '90 del secolo scorso a sede di un nuovo Policlinico e indisse un appalto concorso a cui parteciparono vari raggruppamenti di imprese. Alcune di esse, dovendo presentare un progetto supportato da relazione geologica, effettuarono sondaggi geognostici, dai quali emerse la presenza di un banco caratterizzato da limo di scarsissima resistenza, essendo l'area una conca di confluenza delle acque meteoriche provenienti dal sistema collinare sovrastante. La necessità di dovere adottare costosissime palificazioni portanti fu una delle cause che indusse l'Università ad abbandonare la scelta di quell'area quale sede del nuovo Policlinico.

Il PRG del 1994 aveva destinato la stessa area a sede di un nuovo cimitero. Ma un'osservazione presentata dalla stessa Università di Palermo, che metteva in evidenza l'inidoneità del sito per tale destinazione, fu accolta dal Consiglio comunale, che deliberò di mantenere per l'area stessa l'attuale destinazione, implicitamente confermando la conservazione dell'attività dell'Istituto zootecnico e degli annessi campi sperimentali.

Nel vigente PRG di Palermo, il Fondo Luparello è pertanto classificato come area F11 e F24 ossia destinato ad Università (F11) e Istituto Universitario Zootecnico (F24).

L'art. 19 delle "Norme tecniche di attuazione" definisce le zone F come "spazi per le attrezzature pubbliche di interesse generale" dove "sono ammessi unicamente interventi edilizi destinati ad attrezzature ed impianti di interesse generale da parte dei soggetti istituzionalmente competenti. Il Consiglio comunale stabilirà i limiti dimensionali, le modalità e le priorità d'attuazione". Lo stesso articolo prescrive una densità fondiaria massima di mc/mq 2,0 per le aree F11 e di 0,01 mc/mq per le F24. Tuttavia, sempre l'art. 19, stabilisce che "per esigenze discendenti da norme igienico-sanitarie e tecniche emanate successivamente alla adozione del Piano ovvero per soddisfare esigenze di progetti di eccezionale rilevanza architettonica, il Consiglio Comunale, previo parere della Commissione Edilizia può autorizzare la deroga alle densità fondiarie sopra elencate, nella misura non superiore al 50% e comunque entro i 3 mc/mq.". Infine, la norma ricordata prescrive che "In tutte le zone F, quando la superficie sia maggiore di mq. 10.000, l'attuazione dovrà essere regolata attraverso la preventiva formazione di strumenti urbanistici esecutivi estesi all'intera area da predisporre a cura dell'Ente interessato, che dovranno essere sottoposti all'approvazione del Consiglio Comunale, previo parere della Commissione Edilizia.".

Il Prg vigente colloca il centro direzionale regionale a Fondo Gelsomino nel quartiere Uditore dove, a seguito della richiesta di circa 7000 cittadini è stata avviato l'iter per la realizzazione di un nuovo parco urbano



LA PROPOSTA DI ITALIA NOSTRA

La Sezione palermitana di Italia Nostra ritiene che gli uffici e gli assessorati regionali possano trovare nuova e più adeguata sistemazione in uno o più edifici di proprietà delle Pubbliche Amministrazioni che versano in stato di abbandono o sono sottoutilizzati, anziché in un solo complesso edilizio di nuova costruzione, con il conseguente ulteriore consumo di territorio.

Per l'area di Fondo Luparello auspichiamo il mantenimento dell'attuale destinazione d'uso che, per altro, bene potrebbe armonizzarsi con la istituzione di un nuovo parco nelle restanti aree non ancora edificate dell'ex Tenuta Reale di Boccadifalco, nelle pertinenze del palazzo normanno dell'Uscibene e in altre aree ad esse limitrofe.

Della tangenziale interna di Palermo, prevista dal Piano della grande viabilità della Provincia Regionale di Palermo e dal Piano strategico della città, dovrebbe essere rivisto sia il tracciato sia la struttura di asse autostradale al fine di ridurne drasticamente il notevolissimo impatto ambientale. Riteniamo per altro che rispetto alla costruzione della tangenziale interna abbia carattere prioritario la riconfigurazione della circonvallazione palermitana, anch'essa prevista dal piano strategico di Palermo, la quale, insieme al completamento del raddoppio del passante ferroviario e della rete di tram, potrebbe rendere persino inutile questo nuovo asse autostradale.





Giovanni Renna, Sezione Italia Nostra Palermo
Leandro Janni, Consigliere nazionale di Italia Nostra



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