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Lettera di Anna Longo a Panebianco su Ferramonti
04-06-2012
Anna Longo



Gentile Presidente,


le scrivo a seguito della lettera che lei ha pubblicato sulla pagina Facebook del Muvif, intitolata Risposta di Francesco Panebianco ad Anna Longo.
La ringrazio dellattenzione rivolta alle mie segnalazioni, che lei ha tutto il diritto di contestare, a condizione ovviamente di fornire delle buone ragioni. Non ne rintraccio, in realt, nelle sue parole, dal momento che, pur non essendo io uno storico, sono sufficientemente informata e documentata per ragioni professionali e di impegno culturale sullargomento dellinternamento civile fascista, su quelli della riscoperta dei siti geografici dei campi del duce, nonch delle politiche della memoria nellItalia del dopoguerra.
Del resto, per quanto riguarda Ferramonti, dato ormai acquisito e noto a chiunque si sia avvicinato con un po di attenzione alla Storia contemporanea che il libro di Carlo Spartaco Capogreco Ferramonti. La vita e gli uomini del pi grande campo di internamento fascista, pubblicato a Firenze nel 1987, ha il merito di aver ricostruito, per la prima volta, la storia del campo di Ferramonti. Certo, tanti altri autori si erano occupati, gi prima di allora, di Ferramonti (nel 1952, ad esempio, era apparso sullargomento un racconto romanzato; negli anni Sessanta-Settanta Israel Kalk aveva raccolto molti materiali e pubblic qualcosa; nel 1984 lo stesso Capogreco aveva gi pubblicato sullargomento e aveva realizzato una mostra foto-documentaria; lanno dopo Francesco Folino raccolse in un volume le presenze degli internati fino allagosto 1043), ma, appunto, la prima ricostruzione storica si deve proprio a Capogreco. Dato peraltro attestato anche dalle giurie del Premio Sila e del Premio Acqui Storia.
Sulla questione dellabbattimento delle baracche originali, non ho messo in discussione la regolarit dei passaggi procedurali. Rimane il fatto che le decisioni prese non rispondono allesigenza di salvaguardare la memoria di fatti drammatici e dolorosi come quelli che si sono consumati nel pi grande campo di internamento per ebrei in Italia. La ringrazio dellinvito a presentare dei miei suggerimenti circa leventuale futuro recupero di unaltra baracca (direi comunque recupero, a partire dalla messa in sicurezza dellesistente, piuttosto che ristrutturazione). A questo proposito, non avendo le competenze specialistiche per lavorarci, mi limiterei a richiamare quelle che sono le regole di base che la prestigiosa tradizione italiana nel campo della tutela del patrimonio storico, apprezzata in tutto il mondo, ha sempre seguito: il rispetto filologico del passato. Rispetto che purtroppo, come ho gi scritto e molti altri hanno constatato e testimoniato, non ho visto al Museo e sullarea storica di Ferramonti. Del caso, fra laltro, si occupata in un duro documento la prestigiosa associazione Italia Nostra.
Circa quanto lei afferma a proposito dei volontari attivi a Ferramonti, ho in effetti constatato in occasione della mia visita nel gennaio del 2011 una forte motivazione da parte di alcuni tra gli operatori presenti. Nei loro occhi traspariva la passione civile, ma anche limbarazzo per quello che negli ultimi anni stato fatto, per le lacune informative dei video proposti (che, tra le altre cose, ignorano completamente con forte danno allimmagine e alla storia di Tarsia proprio lappassionato, pionieristico periodo della riscoperta del sito precedente allanno 2000), nonch una malcelata mestizia per la perdita dellautenticit di un luogo a cui questi volontari appaiono sinceramente affezionati.
Voglio qui esprimerle il mio dispiacere per il curioso interrogativo che lei pone chiedendosi se io lavori per qualcuno o abbia interessi di non so che tipo. Raccolgo le sue affermazioni (che cerco di non vedere come altamente diffamatorie nei miei confronti, immaginandole magari frutto di uno sfogo emotivo momentaneo) come reali domande rivolte a me, e le rispondo: certo che no! Che interessi potrei avere, dalla mia posizione, in un ambito cos lontano e diverso dalla mia professione? Al contrario, proprio il modo di intendere con seriet la mia professione di giornalista ad avermi spinto a dare la mia testimonianza, a seguito delle denunce di figure di primo piano della cultura e della ricerca storica sullinternamento. Questo per quanto riguarda me. Per quanto riguarda in generale le illazioni prodotte senza ragioni verosimili, aggiungo la nota considerazione che chi non capace di essere disinteressato non concepisce la possibilit che altri invece lo siano.
Rilevo, infine, una singolare, non gradevole, coincidenza: la lettera che lei ha scritto oggi 4 giugno 2012 in risposta allintervento di Giovanna Grenga Kuch sul Quotidiano della Calabria, in gran parte uguale a quella che lei aveva scritto a me. Cito solo alcuni dei tanti brani letteralmente ricopiati (solo con la sostituzione del nome), stigmatizzando il fatto che la Signora Grenga Kuch si trovi accomunata a me nellinfamante e gratuita accusa di lavorare per qualcuno, nonch in quella di essere virulenta:
Visto il contenuto altamente diffamatorio e lesivo dellimmagine della Fondazione che mi onoro di presiedere, non posso esimermi dal fornire ai lettori dei chiarimenti sulle inesattezze (se Anna Longo non fosse una signora, oserei dire sciocchezze) riportate ()
La virulenza con cui attacca lorganismo della predetta Fondazione lascia individuare possibili interessi personali che distruggono la logica della verit. Qui ogni operatore profonde tutte le energie al di fuori delle concorrenze culturali che in un mondo intelligente non devono esistere. Da noi la memoria di Ferramonti non un bene personale del Presidente della Fondazione, eppure potrebbe esserlo per la popolazione di Tarsia, ma chi ha intelligenza culturale si confronta.
Deducendo che lei evidentemente usa un modello epistolare preconfezionato per affrontare i giudizi altrui, mi permetto di consigliarle di risolvere almeno, nel testo predisposto, le precariet di ordine sintattico.
Ho ritenuto opportuno, visto che la gestione del sito di Ferramonti le assegnata tramite una convenzione dal Comune di Tarsia, di inviare per conoscenza questa mia lettera al Sindaco e allAssessore alla Cultura di quel Comune, e mi riservo di divulgarla successivamente agli organi di stampa. Le chiedo di pubblicarla sulla pagina Facebook del MuViF, per ragioni di trasparenza e correttezza, avendomi chiamata in causa in quel contesto. E inoltre le chiedo di rispondermi non privatamente come ho letto si intende stranamente fare nei confronti di altri interlocutori intervenuti su internet ma sempre sulla vostra pagina fb.

Distinti saluti
Anna Longo
Vicecaporedattore Cultura
Giornale Radio Rai

Roma, 4 giugno 2012



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