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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Italia Nostra al Governo che verrà
06-04-2006
Carlo Ripa di Meana



1) Tuteliamo l’articolo 9 della Costituzione, intangibile nella sua essenziale espressione, contro ogni iniziativa di revisione. Non è negoziabile il primato dei valori culturali che è alla base della tutela sia del patrimonio storico artistico, che del paesaggio, e caratterizza il modo stesso di essere della Repubblica. Nessuna confusione o manomissione può essere accettata per quello che il Presidente Ciampi ha definito l’articolo “più originale della nostra Costituzione repubblicana” che “ha espresso come principio giuridico quello che è scolpito nella coscienza di ogni italiano”.
L’articolo 9 afferma un valore identitario e perciò richiede un’azione rigorosamente “conservazionista”: solo questa, che concreta un moderno principio di “eccezione culturale”, è politica di autentico progresso. L’eccezione culturale va opposta anche alle prescrizioni internazionali ed europee, se ignorano che è “il patrimonio” a rendere l’Italia, come disse Giorgio Bassani, “sacra” al mondo.

2) Tuteliamo i Centri Storici, che Antonio Cederna definì beni culturali unitari, monumenti da conservare integralmente. E’ vanto e primato italiano la moderna cultura dei centri storici e ripugna che per essi si possa oggi ipotizzare la grossolana deroga delle leggi obiettivo. Affermiamo, con una legge di principi, la loro conservazione, il mantenimento e il ripristino dell’essenziale funzione residenziale e il contrasto degli usi impropri e degradanti.
Concentriamo le risorse e la creatività della migliore architettura contemporanea nelle tante periferie desolate ed invivibili che assediano la città storica.

3) Tuteliamo il Paesaggio, che per la sua forza identitaria è un valore autonomo e prioritario anche rispetto all’ambiente, patrimonio che l’Italia sta rapidamente e insensatamente dissipando con mille invasive e incontrollate aggressioni. Rendiamo i Piani paesistici davvero obbligatori, prescrittivi e vigilati, come vuole la troppo disapplicata legge. Il fenomeno di perdita e deterioramento del paesaggio è tanto grave da esigere un’ Inchiesta Parlamentare.

4) Tuteliamo per questo le Montagne e le Campagne dalla fagocitazione urbana, dalla disseminazione edilizia, dalla distruzione del patrimonio culturale sparso, dalle cave (come quelle che stanno letteralmente decapitando le Alpi Apuane) e dalle devastanti e inutili torri eoliche. Rivolgiamoci ad altre energie alternative, non distruttive del profilo del nostro Paese, come il fotovoltaico.

5) Tuteliamo il territorio, bene limitato ed irriproducibile, dall’”urbanistica contrattata”, restituendo alle amministrazioni pubbliche la responsabilità, loro propria, di trasformazioni e destinazioni nell’interesse generale, secondo disegni organici di pianificazione, garanzia insostituibile del diritto di ogni cittadino alla “quota” che gli compete di spazi pubblici e di servizi.

6) Tuteliamo il territorio dalla “mistica delle grandi opere”, ispirata peraltro ad un modello di sviluppo industriale sorpassato, generatrici di numerosi guasti ambientali, spesso inutili e antieconomiche, e che dividono le popolazioni e travolgono le cautele delle valutazioni di impatto ambientale.

7) Tuteliamo la Tutela, come funzione prioritaria e dominante sulla valorizzazione, troppo e interessatamente declamata come nuova frontiera; e tuteliamola come funzione unitaria e omogenea su tutto il territorio nazionale, affidata all’irrinunciabile competenza del personale tecnico-scientifico (soprintendenze di settore) del Ministero per i beni e le attività culturali.

8) Tuteliamo l’intangibile patrimonio culturale pubblico che appartiene alla collettività, e perciò è indisponibile. Dotiamo gli enti pubblici territoriali delle risorse necessarie alla adeguata gestione del demanio culturale.

9) Tuteliamo il Ministero per i beni e le attività culturali, rendendolo pienamente capace di gestire in proprio i musei statali e gli altri luoghi di cultura, e lasciamo alle gestioni indirette solo casi limite, comunque sotto la sua stretta vigilanza. Applichiamo queste stesse regole agli enti locali.

10) Tuteliamo il Ministero per i beni e le attività culturali contro la deriva della progressiva burocratizzazione e politicizzazione, che moltiplica uffici e direzioni, e mortifica le competenze tecnico-scientifiche delle Soprintendenze, modello, invidiatoci dal mondo, di presidio diffuso del patrimonio culturale.

11) Tuteliamo il Ministero per i beni e le attività culturali, con una decisa ed adeguata ripresa dei reclutamenti del personale tecnico-scientifico, contro il gravissimo rischio del suo esaurimento. E diamo ad esso le adeguate risorse materiali per svolgere degnamente i suoi preziosi compiti.

12) Tuteliamo il Ministero per i beni e le attività culturali, liberandolo dalle improprie attribuzioni sullo sport e sullo spettacolo, che distraggono mezzi ed energie dall’esercizio della tutela.



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