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MESSINA - Il Comune dismette, gli amici degli amici ringraziano
05-10-2012
di Antonio Mazzeo







Il centro storico di Messina sta per essere sfregiato dallennesimo palazzaccio-casermone di cemento, met parcheggio e met residence, un numero imprecisato di negozi commerciali e finanche un ristorante panoramico allultimo piano. Avr uninvidiabile vista sulla Stretto e la zona falcata e sorger a due passi dalla stazione marittima, nellarea che ospita gli ex Magazzini generali di propriet del Comune. Un paio di giorni fa il vecchio edifico di dodicimila metri cubi stato dismesso e svenduto alla ditta 4V di Vincenzo Vinciullo, attiva nel settore immobiliare, delle costruzioni e dei lavori forestali e ferroviari.

Il piano di dismissione comunale stato vincolato al cambio della sua destinazione duso, da magazzini ad attivit commerciali e/o direzionali e residenziali. Cos il fabbricato a due elevazioni fuori terra ed uno interrato potr essere demolito per fare spazio ad un palazzo di sette piani (pi uno seminterrato), sul quale la Commissione edilizia, il 21 ottobre 2010, ha gi espresso parere favorevole di conformit allo strumento urbanistico. Il 3 novembre 2010 il progetto stato approvato in via amministrativa dalla Giunta municipale, con delibera n. 1039, rendendo appetibile ed imperdibile laffaire per i privati.

Eppure al pubblico incanto si presentata solo la ditta di Vincenzo Vinciullo che ha acquisito limmobile con unofferta di pagamento vantaggiosissima per saldare i 4.890.000 di euro richiesti dal Comune. Alla fine, verr versato in contanti appena il 10% della base dasta (489.000 euro), mentre il 29,73% dellimporto sar coperto con la permuta di alcuni appartamenti di propriet della 4V. Limmobiliare si avvarr di una modifica del regolamento delle alienazioni approvata dal consiglio comunale lo scorso mese di febbraio, che consente ai privati di acquisire i beni presentando offerte miste, in parte con denaro e il resto con immobili in permuta.

Per il responsabile del Servizio dismissioni del Comune di Messina, lingegnere Armando Mellini, quella degli ex Magazzini generali unoperazione che anche di valorizzazione urbanistica e la cui valutazione confortata dal mercato. Di diverso parere alcuni operatori immobiliari che rammentano come solo tre anni fa il vecchio edificio fu inserito nel piano di dismissione comunale ad un valore di 5,3 milioni di euro. Il ricercatore in Economia aziendale dellUniversit Mediterranea di Reggio Calabria, Carlo Vermiglio, ha rilevato sul quotidiano Gazzetta del Sud, le contraddizioni emerse con lalienazione dei magazzini. La citt ha definitivamente perso un bene del suo patrimonio immobiliare, per quanto in disuso e non valorizzato, a fronte di una somma di denaro del tutto irrisoria che verr destinata, per espressa previsione del bando al ripianamento di debiti fuori bilancio. Una prassi inaccettabile sul piano finanziario e censurabile in chiave strategica.

Per il segretario provinciale della Cgil, Lillo Oceano, appare singolare che alla gara si sia presentata una sola azienda nonostante le modalit decise dal Comune consentissero di partecipare con un impegno finanziario modesto, poco pi del valore di un appartamento di medie dimensioni. Oceano ha pure espresso perplessit per la bassa percentuale di permuta rapportata al particolare pregio dellarea, in pieno centro, sulla cortina del Porto. Ancora una volta conclude il segretario Cgil si aumenta a Messina il volume costruito per finalit residenziali, assecondando unidea di citt la cui vocazione quella di costruire appartamenti uno sopra laltro, a ridosso di aree, quelle portuali e ferroviarie, dallelevato potenziale produttivo.

Lanomalia pi grave rappresentata per dalla figura dellacquirente dei vecchi magazzini, limprenditore Vincenzo Vinciullo. Si tratta di uno dei pi facoltosi operatori peloritani, titolare oltre che dellImmobiliare 4V, della Vinciullo Corporate, attiva nel settore siderurgico e delledilizia privata e residenziale. Da una vecchia informativa dellArma dei Carabinieri, il Vinciullo risulterebbe interessato pure ad altre societ, come la CO.GE.IM. Srl (acquisto e vendita di immobili), la Residence Villa Dante Srl (costruzioni e lavori edili in genere), la Dr. Enzo Vinciullo & C. sas (rappresentanza prodotti siderurgici).

Limprenditore stato protagonista di unoperazione di compravendita di terreni destinati ad essere espropriati in vista della realizzazione del Ponte sullo Stretto ed stato citato dalla Commissione antimafia perch legato in qualche modo a importanti esponenti criminali della provincia, denunciano gli attivisti della Rete No Ponte che hanno dato vita a un presidio spontaneo dellimmobile dismesso. In effetti il nome di Vinciullo compare in due relazioni della Commissione parlamentare dinchiesta sul fenomeno della criminalit organizzata mafiosa della XIV legislatura, risalenti entrambe al gennaio 2006.

Soffermandosi sulla silente e scientifica colonizzazione del territorio messinese da parte di Cosa Nostra, il relatore di maggioranza, senatore Ronerto Centaro, rilevava lentit delle attivit di reinvestimento di capitali di provenienza illecita nel tessuto economico della citt capoluogo. Questo obiettivo appare programmato da tutti questi nuovi soggetti ai quali si fa riferimento, individuati in Michelangelo Alfano, Santo Sfameni, Salvatore Siracusano e Vincenzo Vinciullo, specificava il parlamentare. Sfameni altres risultato in collegamento attivo, direttamente e per tramite del figlio Antonino, con limprenditore Vincenzo Vinciullo, soggetto rientrante in quel novero di affaristi (come i gi ricordati Siracusano, Pagano e Giostra) risultati a disposizione personalmente e con le loro strutture aziendali e societarie degli interessi di gruppi mafiosi, permettendo il comodo reinvestimento in attivit imprenditoriali apparentemente lecite di capitali di provenienza illecita.

Il Vinciullo risulta godere a Messina fama di solidissimo imprenditore ed appare in grado di gestire, mediante i suoi saldi legami con la famiglia Sfameni e con Michelangelo Alfano, affari di rilevante portata nei quali lautorit giudiziaria messinese sospetta linserimento di pesanti interessi di tipo mafioso, prosegue la relazione. In particolare, dalle informazioni fornite dalla D.D.A. di Messina risulta che Vinciullo sia stato indicato nominativamente addirittura da Bernardo Provenzano in persona a Luigi Ilardo, cugino del boss Piddu Madonia, nella corrispondenza fra i due che costituisce oggetto dellinformativa ROS/DIA denominata Grande Oriente del 30 luglio 1996 (come noto, Ilardo fu ucciso poco prima di formalizzare la sua collaborazione con la Giustizia ma dopo aver reso importanti dichiarazioni confidenziali ad un ufficiale dei Carabinieri, anche in relazione ai pizzini inviati da Provenzano e con i quali il boss impartiva disposizioni), come il soggetto di riferimento per la composizione delle controversie insorte fra le famiglie palermitane e catanesi di Cosa Nostra sulla destinazione dei proventi dellestorsione posta in essere in danno delle acciaierie Megara di Catania.

Sullimprenditore peloritano si soffermato lestensore della relazione di minoranza della stessa Commissione dinchiesta, lon. Giuseppe Lumia. Sui legami fra Michelangelo Alfano e una congerie di imprenditori che sarebbero stati creati o, comunque, coltivati, da Cosa Nostra, durante le audizioni effettuate a Messina, emerso anche il nome di tale Vincenzo Vinciullo, il quale rivestirebbe un ruolo di sicuro rilievo nelle sponde imprenditoriali di Cosa Nostra, scriveva Lumia. Vinciullo, agente di commercio di prodotti siderurgici in relazione con la Megara, avrebbe svolto il ruolo dellamico buono per conto di Cosa Nostra. significativo che la vicenda dellestorsione alle acciaierie, oggetto dellinterlocuzione Ilardo-Provenzano, abbia coinvolto le famiglia di Cosa Nostra di Bagheria, di Caltanissetta e di Catania, tutte sotto legida di Provenzano () Si vede in trasparenza, cio, il profilo di un assetto interno a Cosa Nostra che potremmo definire come mafia del ferro e che, non a caso, interloquisce felicemente, oltre che con lo stesso Michelangelo Alfano, con uomini, come Vincenzo Vinciullo, strettamente legati a Michelangelo Alfano.

La lettura dei pizzini ha consentito agli inquirenti di accertare come la quota parte dellestorsione alla Megara venne trattenuta per intero dagli uomini del clan nisseno dei Madonia. Ci spinse i mafiosi catanesi a lamentarsi con Bernardo Provenzano. Mi dicono che il Vinciullo ci dici, che i Catanesi, avevano presi alcuni impegni poi, non mantenuti, scriveva il boss latitante. Cio i Sindacati per non fare sciopero, ecc. e non stato mantenuto, stato molestato, con telefonate, persone che, non si comportano bene, sciacalli, ecc. e ha questo punto il Vinciullo dice, che le cose ci sono andate mali. Il Vinciullo, cio, si era lamentato che i catanesi non avevano mantenuto limpegno di controllare i sindacati della Megara, per cui vi erano stati scioperi, minacce e tentativi di estorsioni da parte di altre persone. Limprenditore si era per dichiarato disponibile a dare il denaro richiesto, ma necessitava di un contatto stabile per ogni eventualit. Per sanare i contrasti, Provenzano deleg i fratelli Leonardo e Nicol Greco (uomini donore di Bagheria) per i contatti con il Vinciullo, mentre Francesco Tusa, genero del Greco e nipote di Giuseppe Piddu Madonia, fu invitato a seguire i catanesi.

Il capo dei capi ordin a Ilardo di chiedere alla famiglia etnea di fissare una somma di denaro per saldare il debito del passato e unaltra somma come anticipo per il futuro. Sempre secondo Provenzano, la risposta dei catanesi doveva essere riportata allimprenditore messinese mediante lintermediazione di Nicol Greco, persona che era gi in contatto con il Vinciullo e che aveva gi raccolto le sue lamentele e riportato la sua disponibilit al pagamento, come scrivono i ROS dei Carabinieri. Infine, Provenzano comunic al suo interlocutore i nominativi di due persone suggerite dai clan etnei allo scopo di mettersi in contatto con il Vinciullo, tali Motta e Di Stefano. Il compito dellIlardo fu quello di verificare se le persone proposte erano idonee allo scopo e gradite al Vinciullo, concludono gli inquirenti. La vicenda estorsiva ai danni delle acciaierie (limporto richiesto fu di 500 milioni di vecchie lire), ebbe un tragico epilogo: il 31 ottobre 1990, vennero assassinati a Catania Alessandro Rovetta, amministratore delegato della Megara, e Francesco Vecchio, direttore del personale dellazienda. Un duplice omicidio su cui non si fatta ancora luce.

La vicenda dellalienazione degli ex magazzini generali ci appare di estrema gravit e per questo abbiamo chiesto un incontro con il nuovo commissario del Comune, il dottore Luigi Croce, gi a capo della Procura di Messina dal 1992 al 2002 e che conosce il tessuto economico-criminale della citt, annunciano Renato Accorinti e Luigi Sturniolo, storici attivisti del movimento No Ponte. Nei prossimi giorni organizzeremo un incontro pubblico con ricercatori, architetti, urbanisti, economisti e le associazioni ambientaliste e antimafie per costituire un ampio fronte di opposizione alla dismissione degli immobili comunali. Essi sono un bene comune e per questo vanno messi a servizio dei bisogni della collettivit e difesi da ogni tentativo di speculazione privata. Saro Visicaro del comitato La nostra citt ha invece annunciato la presentazione di un esposto al Prefetto e al Procuratore della repubblica di Messina.



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