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in difesa dei beni culturali e ambientali

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La rigenerazione urbana e territoriale
13-08-2013
Carlo Testana

I concetti innovativi della programmazione territoriale tesa alla riqualificazione
delle città e degli ambienti urbani e territoriali, che l’Europa ha messo in atto in
questi ultimi anni, accompagnati da cospicui finanziamenti, sono le nuove
occasioni da cogliere a livello Regionale per affrontare i drammatici problemi
delle città e dei paesaggi.
La Regione Puglia, tra le prime, ha intercettato questi temi recependo a livello
legislativo le parole chiave dell’ innovazione: Sostenibilità – Integrazione ‐
Partecipazione.
Infatti la LR n.21/2008, e le successive LLRR 14/2009 e 21/2011, hanno tradotto
in norme questi aspetti innovativi della pianificazione orientata non più al
consumo dei suoli ed all’espansione urbanistica ed edilizia, ma alla
riqualificazione dell’esistente ed alla tutela delle risorse storiche, culturali e
ambientali.
La certezza che la gestione dei servizi necessari a rendere efficiente una città
diventa impossibile con i vecchi modelli legati all’espansione infinita di quartieri
e strutture sta convincendo molti amministratori, Enti e cittadini che quella
strada è profondamente sbagliata. I costi di manutenzione di infrastrutture e
servizi non sono più sostenibili dalle comunità, e i cittadini ne patiscono
quotidianamente gli enormi disagi. Strade rotte, giardini lasciati all’incuria,
marciapiedi fatiscenti o inesistenti, mobilità lenta ed inquinamento acustico e
visivo, rifiuti ingestibili, trasporti incivili, agricoltura trascurata, aree doc invase
da capannoni, discariche abusive.
Viceversa la rigenerazione riporta quegli equilibri all’interno del sistema cittàterritorio
necessari al suo funzionamento in termini di qualità urbana e sociale.
Queste le argomentazioni che la prof.ssa Angela Barbanente, vicepresidente e
assessore alle politiche della qualità del territorio dei beni culturali, urbanistica e
politiche abitative della Regione Puglia sta illustrando in convegni, Master,
conferenze in tutta Italia. Il l° giugno era a Roma presso la facoltà di Ingegneria
“Sapienza” di Roma, ed ha presentato la politica Urbanistica Regionale della
Puglia che sta percorrendo le nuove strade dell’innovazione con risultati
sorprendenti e con l’accesso ai finanziamenti Europei del programma FESR
(Fondo Europeo Sviluppo Regionale) 2007‐2013.
Gli obiettivi si riferiscono ai programmi di riqualificazione di città e sistemi
urbani attraverso la valorizzazione delle risorse storico‐culturali e ambientali;
Rigenerazione Urbana con specifici Piani Integrati e Rigenerazione Territoriale
con azioni che vanno dalla scala di quartiere a quella degli insediamenti urbani e
al territorio più ampio. I comuni della Puglia che hanno aderito a tali innovazioni
sono quasi il 50 per cento. Molti gli esempi concreti presentati, nelle città di
Alliste, Terlizi, Gravina, Mesagne, Fasano e altri, tutti incentrati sulla sostenibilità
e l’interesse pubblico e sulla qualità della vita. Recuperi di piazze, aree dismesse,
porticcioli, margini storici e quartieri di edilizia pubblica attraverso Piani
specifici condivisi.
Questa politica sta indicando una direzione precisa e sarà l’unica possibile a
garantire un futuro sostenibile.
Ascoltando queste interessanti argomentazioni la mente torna indietro di quasi
30 anni quando ai Castelli Romani un illuminato quanto isolato Sindaco
(Canterani Sindaco di Nemi fino al 1999) con la sua giunta, intraprese la difficile
strada della sostenibilità ambientale. Allora il termine non esisteva nel
vocabolario urbanistico e le città a partire dagli anni settanta approvavano
strumenti urbanistici che le avrebbero portate al collasso ed all’ingovernabilità.
Il termine “valorizzazione” ad esempio, indicava la trasformazione di un bosco o
di un’area agricola in capannoni e villette.
Vairo Canterani, sociologo e sindaco, con formidabile intuito, aveva compreso,
con largo anticipo, che la strada dell’espansione urbana e del consumo delle
risorse ambientali è un suicidio per le comunità e che queste in pochi anni
avrebbero perso risorse naturali e culturali inimmaginabili e non riproducibili.
Aveva messo l’interesse pubblico al posto di quello privato sparecchiando, con
l’adozione del Piano Regolatore (1992‐1995), i banchetti costituiti per soddisfare
gli appetiti di molte società edilizie richiamate agli affari dalla straordinaria
bellezza del Bacino del lago di Nemi. “Bellezza che verrà fornita dal “Pubblico” ai
costruttori per incrementare i loro guadagni in cambio di niente, anzi in cambio
di costose e ingovernabili infrastrutture e servizi lontani dalla città” sosteneva
Canterani.
Una “plusvalenza” non tassata, senza alcuna ricaduta positiva per la città.
Questo Piano Regolatore, che un’impreparata Regione Lazio non ha mai
sostenuto nè approvato, programmava il territorio secondo i criteri
dell’attenzione al costruito storico, ai beni culturali, ambientali e paesaggistici,
alle visuali panoramiche, all’agricoltura di qualità, al recupero dei fossi, al
mantenimento della memoria della cultura materiale e contadina e molto altro
ancora sul fronte della tutela e della valorizzazione. Sostenibilità sociale e
risparmio delle risorse pubbliche, risorse da tramandare intatte alle generazioni
future, queste erano le Linee Guida del Piano.
La vicenda giudiziaria iniziata con i ricorsi della società edilizia ILCESA ha visto
soccombere il Comune: è di questi giorni il riconoscimento di un danno di 300
mila euro a favore del privato che il comune di Nemi dovrebbe risarcire. Nessuno
ha calcolato invece il beneficio pubblico che quelle politiche di Sostenibilità,
pionieristicamente intraprese da Canterani, hanno avuto su Nemi.
Amministratori impreparati e miopi, legislazioni retrograde, avvocati che non
hanno saputo difendere questo interesse pubblico hanno creato le condizioni per
lo svolgersi di questa triste vicenda. Canterani, si apprende dalle cronache di
questi giorni è stato pesantemente attaccato in Consiglio Comunale e criticato
anche da forze politiche che si dichiarano ecologiste.
Ma intanto, e con grande vigore, (si vedano appunto le esperienze delle Regioni
Puglia, Toscana, Emilia,) la strada intrapresa in solitudine da Canterani, (Nemi fu
l’unico Comune d’Italia 20 anni fa ad erigersi paladino dei beni comuni in
maniera così forte), sta diventando l’unica possibile. La Regione Lazio guardi con
attenzione le scelte della Regione Puglia, per non rimanere indietro perché le
risorse per governare il futuro con i vecchi Piani, gli Accordi di Programma, e con
la concertazione che premia solo i privati non piace all’Europa, non piace alle
comunità e non piacerà ai posteri.
Carlo Testana,
PhD in Ingegneria Edile‐Architettura, Italia Nostra‐ Castelli Romani



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