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LE GIORNATE RAVENNATI DI SALVATORE SETTIS. A proposito di Paesaggio, Costituzione e partecipazione.
03-03-2014
Paola Patuelli

Ci sono occasioni, nella vita di una citt, che saranno ricordate per la loro intensit culturale e civile.
E il caso delle due giornate il 17 e il 18 febbraio 2014 che Salvatore Settis, con grande generosit, ha dedicato a Ravenna.

La serata del 17 febbraio, nella sala Muratori della biblioteca Classense, stata aperta da una premessa che gi conteneva il senso di tutto limpegno culturale e civile con cui Settis da sempre opera, come studioso e intellettuale pubblico: Sono qui per diverse ragioni. Per la Biblioteca Classense, per la straordinaria importanza che questa biblioteca ha; per il vostro impegno in difesa della Costituzione; per le studentesse e gli studenti che incontrer domani: e per voi, cittadine e cittadini, che siete qui.

In effetti la sala Muratori era stracolma di pubblico attento e partecipe, che, dopo la lectio di Settis, ha attivamente partecipato con domande e dialogo, e con applausi alla fine che non finivano pi.

I temi centrali della lectio.
LItalia stata il primo paese che ha inserito il paesaggio in Costituzione, ma il paese in particolare lEmilia Romagna che ha il consumo di territorio pi alto di Europa. Un primato che non pu non rattristare noi emiliani romagnoli, ma un primato poco presente nella coscienza collettiva.
La nuova carta geologica italiana non stata completata per linterruzione dei fondi ministeriali e per la maggior parte del territorio italiano esiste solo la carta geologica predisposta a fine Ottocento da Quintino Sella.
Un paradosso italiano lennesimo ci mostra quindi un altissima tradizione costituzionale e una bassissima pratica di coerenza costituzionale.
Grave la lontananza fra etica, economia e diritto, in un paese, lItalia, che gi Goethe vedeva come paesaggio divenuto nel tempo sintesi fra natura e cultura, in cui larchitettura /era diventata seconda natura.
Prima che lItalia esistesse come nazione unita, gi esisteva come giardino dEuropa, cos la chiamava Dante, innamorato del paese a cui don la sua lingua.
LItalia unitaria ha faticato a darsi leggi, visto che il Regno di Sardegna, contrariamente ad altri stati italiani, non aveva leggi di tutela. La prima legge di tutela dello Stato unitario fu fatta da un nostro concittadino, il ministro Luigi Rava, nel 1909. Rava ebbe fra i principali collaboratori Corrado Ricci, anchegli ravennate, soprintendente a Ravenna della prima Soprintendenza istituita in Italia. Di questa tradizione ravennate non c sufficiente memoria popolare, nella nostra citt, se non per merito della Biblioteca Classense e del MAR. Quelli di Rava e Ricci erano anni in cui come Settis ricorda i migliori intellettuali, che spesso erano anche parlamentari, si impegnavano a sostegno del valore pubblico e non privatistico delle antichit e belle arti. Sono gli anni in cui vengono istituite le Soprintendenze, che lattuale presidente del Consiglio dice che sarebbe opportuno sopprimere.
Tanto per accelerare tempi e togliere di mezzo lungaggini. Questo sembra infatti essere il metodo del fare renziano.
La nostra Costituzione fece invece memoria della precedente legislazione liberale che anche il ministro Bottai tenne presente nelle leggi del 1939.
Era una memoria storica consapevole della tradizione comunale delle citt italiane che gareggiavano in bellezza, non avendo dimenticato che il diritto romano di cui si sentivano eredi limitava la propriet privata quando cera di mezzo la pubblica utilit. Fu una prima importante intuizione e pratica legislativa del bene comune, un filo non interrotto che connette tradizione romana e civilt comunale.
Tutto questo, purtroppo, nella memoria, cultura, consapevolezza, responsabilit di chi da anni governa, destra o sinistra, si perduto. Quando avvenuta la cesura fra cultura e politica?
Quando si interrotta una tradizione?
La risposta, per quanto non facile, credo ci sia e sono convinta che meriterebbe pubbliche e insistite riflessioni, come Settis ci invita a fare, per rafforzare una attiva coscienza civile che comunque in Italia esiste da pi di venti anni, da quando il disastro ambientale, il consumo di territorio, i continui sfregi al paesaggio si sono fatti sempre pi violenti ed evidenti.
Esistono in Italia 30 mila associazioni che da tempo si sono accorte che lart. 9 della Costituzione, che tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico, disatteso. Come tanti altri articoli, in realt.
Sono quindi numerose le azioni popolari attivate da cittadinanze attive che,consapevoli della propria responsabilit di fronte a ci che danneggia la comunit, praticano la adversary democracy, linterazione civile che non limita la partecipazione al voto. E il diritto alla resistenza che la Repubblica partenopea del 1799 aveva praticato e che stiamo riscoprendo in questi anni. In realt in questo tempo di gravissima crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni e dei partiti, una crisi che rischia di minare in modo irreparabile la democrazia, la adeversary democracy potrebbe salvarla, se le Istituzioni si ponessero in intelligente ascolto. Se. Ma spesso non accade.
Il tema della responsabilit e della azione popolare stato molto presente anche nellincontro del 18 febbraio.
Salvatore Settis ha incontrato studentesse e studenti di 13 classi di quasi tutti gli Istituti superiori di Ravenna.
E stato un dialogo intenso di pi di due ore fra Settis e 300 studenti.
Un vero e proprio spettacolo civile, quello di una giovent che era in silenzioso ascolto quando parlava Settis, e attiva nel dialogo con numerose domande, sia quelle preparate dopo lo studio del libro di Salvatore Settis Paesaggio Costituzione Cemento. La battaglia per lambiente contro il degrado civile, che quelle libere e spontanee che Settis ha vivamente sollecitato. Tutte domande belle e intelligenti, a testimonianza di quanto sia vuoto lo stereotipo che vuole la giovent attratta solo dalla cultura della immagine e del divertimento. Quando le occasioni di studio e approfondimento vengono proposte, la giovent c, eccome. E sa riconoscere, in genere, loro vero dalloro falso.
I temi emersi dal dialogo sono stati numerosi. Dalla disneyficazione di molti luoghi italiani, allart.9 della Costituzione, quello dedicato al paesaggio, che vide la profonda sintonia fra due padri costituenti, Concetto Marchesi e Aldo Moro, due intellettuali, uno comunista, laltro democristiano. LItalia si trovata spesso vicina a cadere nel baratro, e anche oggi non ne lontana, ma auspicabile che non sia vicino il suo sapersi risollevare, come altre volte nella storia.
Quella della Costituente fu sicuramente una grande stagione, in cui lItalia seppe risollevarsi.
Settis ha quindi consegnato alla giovent un messaggio forte. LItalia si risollever. Il prima o il dopo dipende da voi.
Solo cittadine e cittadini responsabili potranno fare pressione perch diventino prioritarie questioni che le Istituzioni trascurano, o, peggio, monetizzano trasformandole in merce: lambiente, il paesaggio, i beni storici e artistici, che sono tutti beni comuni.
Responsabilit etiche ed estetiche possono influenzare la politica, dallinterno e dallesterno.
A conclusione, una giovane ha insistito per avere da Settis una risposta: Quale il suo paesaggio ideale?.
Nella risposta Settis ha dato unaltra grande lezione. Il mio paesaggio ideale cambia a seconda dei luoghi che attraverso, perch ogni paesaggio storico, come ben sappiamo in Italia, la patria dei tanti diversi e splendidi campanili. Da difendere da ogni aggressione, con azioni popolari e civili.
A conclusione di questo incontro ho ripensato a movimenti che a Ravenna si sono mossi per opporsi a devastazioni del paesaggio o allo stravolgimento di luoghi e della loro aura.
Ne ho in mente alcuni, altri ci saranno stati o ci sono che non sono in grado di indicare ma sui quali varrebbe forse la pena soffermarsi per fare memoria e per non disperdere il senso di importanti esperienze civili.
Quando si cominci a parlare di Mirabilandia, alla fine degli anni Ottanta a proposito di disneyficazione si cre un movimento di ambientalisti, sostenuto anche da alcun* cittadin*, che condussero una campagna di sensibilizzazione sulla inopportunit di appesantire un territorio fragile, fra cave di sabbia e pineta, non lontano dalla pineta dove Dante ha sognato gli ultimi canti del Paradiso. Chiedemmo aiuto anche a Lucio Gambi, altro grande ravennate, che sconsigli limpresa. Inutilmente.
Viabilit e rotonde contornano cos da allora la terra delle meraviglie, Mirabilandia, appunto.
Un altro movimento, allinizio degli anni novanta, tenne duro e ebbe la meglio, salvando una delle ultime dune naturali di Marina di Ravenna, amato luogo della nostra infanzia. La Duna vive cos si chiam il movimento pose le prime basi per una cittadinanza attiva che poi continu a monitorare il paesaggio e a segnalare punti critici di aggressione allambiente e ai luoghi.
Negli stessi anni ci fu lipotesi di collocare un grosso gazebo per la vendita di cibo e articoli turistici nel mezzo del giardino di piazza dellArcivescovado, di fronte al Museo Arcivescovile che ospita la Cappella Arcivescovile con mosaici di bellezza assoluta e la cattedra davorio di Massimiano. Un giardino piccolo e raccolto, uno spazio prezioso del centro storico, che ama il silenzio.
Architetti, intellettuali, cittadin* chiesero al Vescovo di non procedere, e il Vescovo si ferm.
Unultima storia, che mi sta molto a cuore. Qualche anno fa migliaia di cittadin* di Mezzano, a suo tempo importante borgo bracciantile, hanno firmato una petizione per salvare il Teatro costruito dalla cooperativa braccianti nel primo dopoguerra. Un teatro altrimenti destinato ad essere trasformato in appartamenti. Per fortuna la Soprintendenza ha posto un vincolo, e la situazione per il momento ferma.
Una storia alta e intensa, quella del teatro di Mezzano.
I braccianti mezzanesi vivevano in case umili e spesso poverissime. Di fronte ai primi profitti, nel 1919 discussero in assemblea come investirli. Costruiamo case per i braccianti o un Teatro?. Vinse il teatro, perch di cultura avevano bisogno come del pane. Nella parte bassa del teatro costruirono magazzini per il grano e il vino che poi vendevano per finanziare le attivit del soprastante Teatro, da loro interamente costruito. Nel 1921 il teatro fu inaugurato con una recita del Don Pasquale. Alcuni braccianti impararono a memoria arie del Don Pasquale che poi cantavano a squarciagola per le strade e nelle campagne. Le pietre e il popolo, direbbe Tomaso Montanari. Le pietre che si fanno popolo, per la sua dignit e crescita umana.
C materia per tenere aperta questa storia, che veramente, ora, nelle mani del popolo mezzanese e non solo.
La lezione civile che Settis ci ha dato ci invita a continuare nella resistenza.

Maria Paola Patuelli
Ravenna, 28 febbraio 2014

Sul sito: http://www.legalitaedemocrazia.it/ si trovano le foto dei due incontri del 17 e 18 febbraio 2014 con Salvatore Settis

http://www.legalitaedemocrazia.it/


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