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Aree di particolare pregio naturalistico e paesaggistico nel Lazio in attesa di tutela
20-04-2006
Luca Bellincioni

Introduzione:

Il Lazio caratterizzato da una stupefacente variet di paesaggi, nonch da una straordinaria ricchezza di testimonianze artistiche e storiche e di espressioni culturali. In tempi recenti, dalla fine degli anni Settanta, molte zone del nostro territorio sono state interessate da progetti di tutela ma soltanto alcune di esse hanno favorito effettivamente dellistituzione di parchi o riserve naturali. Ad ogni modo, si venuto a formare un sistema di tutela ambientale che ha rappresentato un primo concreto passo in avanti al fine della salvaguardia dellambiente della regione.
Se vero che il sistema dei parchi nel Lazio uno dei pi importanti dItalia in quanto al numero di aree protette effettivamente istituite, molto c ancora da fare, comunque, sul piano della qualit nella gestione delle stesse. In molti casi, infatti, assistiamo al degrado di zone formalmente protette, come ad esempio, per citare il caso pi eclatante, il Parco Regionale dei Castelli Romani, una sorta di parco fantasma che non stato in grado di contrastare il degrado suburbano costituito dallavanzata del cemento, dallinquinamento, dalle discariche abusive e dalla proliferazione esponenziale di antenne e ripetitori. Anche il restyling dei centri storici dovrebbe essere una priorit ed una peculiarit dei comuni inseriti in aree protette.

In questa sede ci proponiamo in particolare di argomentare schematicamente sulla necessit di intervenire con misure di tutela ambientale in aree del territorio laziale di particolare pregio naturalistico e paesaggistico che ne sono ancora escluse, alcune delle quali (come gli Ernici e la Tolfa) gi inserite nellelenco dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) redatto dallUnione Europea.
Oggi innanzitutto la crescita di Roma e della sua conurbazione a rappresentare la maggiore minaccia per un territorio, quello laziale, che dal dopoguerra ha subito profonde trasformazioni, spesso purtroppo assai negative. Tuttavia, rischi non meno gravi sono individuabili pure nella scarsissima identit regionale che, per svariate ragioni storiche, continua a contraddistinguere gli abitanti del Lazio. Lacuna, questa, che costituisce nei fatti un limite fondamentale alla diffusione di quellindispensabile sensibilit comune nei confronti di argomenti come la tutela dei beni artistici ed ambientali che invece presente in altre realt della Penisola (ad esempio la Toscana e lUmbria) ove tale sentire forte.
Del resto, lormai palese insostenibilit e limminente crisi di settori turistici tradizionali come quello balneare e quello sciistico (basati sullo sfruttamento cieco e indiscriminato di una materia prima assai limitata quale il territorio), e di contro la diffusione di un turismo non solo eno-gastronomico, ma anche escursionistico e culturale, spingono a tenere sempre pi in conto le potenzialit di un nuovo tipo di turista attento, critico ed esigente che vede nellintegrit del paesaggio e nella qualit dellambiente uno dei maggiori stimoli al viaggio, alla visita e al soggiorno. Un nuovo modo di essere turista che alla forma preferisce il contenuto, che cio non concorre alla manomissione del territorio ma che al contrario prescrive il suo mantenimento razionale, contribuendo anzi alla sua stessa riproducibilit.
Il nostro fine dunque quello di sensibilizzare il lettore nei confronti di un argomento, quello della tutela del territorio e del turismo sostenibile, che riteniamo di fondamentale importanza per il futuro della nostra splendida regione.


1. I Monti Ernici:
Complessa e tormentata la questione della tutela della natura e del paesaggio in Ciociaria. Una forte resistenza locale ai progetti di parchi e riserve fomentata dalla speculazione, la grande diffusione della caccia, la mancanza totale di una cultura ecologistica, e spesso addirittura una certa tendenza ad auto-sottovalutare le risorse turistiche del proprio territorio, sono solo alcuni degli aspetti su cui occorre riflettere, nellanalizzare il degrado, a partire dal dopoguerra, di una delle aree pi belle del Italia centrale.
Ma se la pianura e le colline a nord di Frosinone, a causa della presenza di alcuni poli industriali (a cui sono legati i gravissimi problemi dinquinamento delle acque del Sacco) e della disordinata espansione edilizia degli ultimi decenni (soprattutto intorno a Fiuggi, che rappresenta in Ciociaria un po il simbolo di un turismo di massa insostenibile), ha mantenuto soltanto a fatica ampi tratti del tradizionale ambiente agricolo, gli Ernici, invece, costituiscono da sempre unemergenza ambientale e paesaggistica di estremo valore.
Compresi tra il sottogruppo simbruino dei Cntari e i Monti della Meta, i Monti Ernici sono caratterizzati da amplissime e magnifiche formazioni forestali e da una flora ricchissima. Nella zona di Collepardo, in particolare, lambiente si fa spettacolare e si assiste ad eccezionali fenomeni carsici come la celebre Grotta dei Bambocci e il Pozzo dAntullo, limpressionate voragine ai piedi dei Monti La Monna e Rotonaria (tra le pi grandi e allo stesso tempo meno conosciute dEuropa), mentre presso Veroli si trova il bellissimo Prato di Campoli, circondato da fitte faggete e dominato dalle vette principali della catena: il Monte Ginepro (2004), il Monte del Passeggio (2064 mt) e il Pizzo Deta (2041 mt). Nel selvaggio Vallone Lacerno stato pi volte avvistato lorso bruno marsicano.
Situati tra il Parco Regionale dei Monti Simbruini a Nord (al quale negli anni 80 parevano dover essere collegati) e il Parco Nazionale dAbruzzo, Lazio e Molise a Sud, i Monti Ernici attendono ancora di essere protetti come meriterebbero: un intervento atto a salvaguardare questarea montana rappresenta forse la maggiore urgenza in fatto di tutela ambientale nella nostra regione.


2. Le Valli del Mignone e del Biedano:
Le spettacolari forre scavate dal Mignone e dal Biedano rappresentano uno dei paesaggi pi singolari della nostra regione, ed ospitano numerosissime emergenze archeologiche, relative al periodo etrusco, romano e medievale.
Mentre una parte della Valle del Biedano, comprendente la Necropoli di San Giuliano ed altre minori, protetta da tempo dal Parco Regionale di Marturanum (uno dei pi riusciti e visitati del Lazio), il resto del canyon fuori dai confini comunali di Barbarano Romano e lintera Valle del Mignone (legata peraltro geograficamente allarea della Tolfa) sono tuttavia privi di tutela, ci che li rende un territorio indifeso nei confronti di interventi speculatori o di vere e proprie manomissioni ambientali: si pensi al recentissimo progetto di installazione quasi sicuramente sventato, grazie alle proteste dei cittadini di una gigantesca antenna di 150 metri nei pressi di Blera. La stessa area archeologica di Norchia, considerata dagli studiosi tra le citt dei morti pi importanti del mondo, da anni scandalosamente abbandonata allincuria, alla delinquenza e al vandalismo, sebbene in virt della sua estrema suggestione - continui a richiamare molte visite anche da parte di avventurosi e coraggiosi ( veramente il caso di dirlo) turisti stranieri.
Un eventuale Parco delle Forre andrebbe a tutelare un ambiente unico in Italia, dinestimabile valore non solo paesaggistico ma anche naturalistico (straordinaria qui la flora) ed ovviamente storico (in virt della presenza tanto impressionante di testimonianze relative al passato etrusco), e potrebbe avere a nostro avviso, e senza tema di esagerare un riconoscimento addirittura nazionale.


3. LAgro Cerite-Tolfetano:
Il cosiddetto Agro Cerite-Tolfetano situato nel Lazio centro-settentrionale, proteso verso mare e legato strettamente al sistema sabatino: un ambiente caratterizzato da colline di selvaggia bellezza e da stupende campagne, abitate peraltro da una fauna eccezionale (numerose sono le specie di uccelli, tra cui forse addirittura il rarissimo capovaccaio), che si estendono tra Allumiere, Tolfa e Cerveteri (celebre questultima per la Necropoli etrusca della Banditaccia), a formare unarea di notevole pregio paesistico e (come le vicine valli del Biedano e del Mignone) ricchissima di testimonianze archeologiche. Unarea ancora miracolosamente integra, bench minacciata dallo sviluppo tumultuoso di Civitavecchia (uno dei porti pi importanti del Tirreno) e dallapertura di nuovi collegamenti viari in sua funzione, nonch da progetti di manomissione ambientale come i recenti folli progetti relativi allinstallazione di centrali eoliche.
Non conosciuti quanto meriterebbero, i Colli Ceriti e i Monti della Tolfa - nonostante linteressamento da parte di studiosi italiani e stranieri e dellUnione Europea - attendono da troppo tempo la tutela tramite listituzione di un parco che del resto aprirebbe certamente nuove prospettive alla diffusione qui di un turismo ecologico. Una zona, del resto, dalle enormi potenzialit anche in virt della vicinanza del mare (e cio ad alcuni tra gli angoli pi suggestivi del litorale laziale, come loasi del WWF di Palo e il Castello di Santa Severa), che costituirebbe unattrattiva ulteriore soprattutto nel periodo estivo per i visitatori del parco.


4. I Monti Lepini e Ausoni:
Ad Oriente della Pianura Pontina, lestesa catena anti-appenninica dei Monti Lepini, che coinvolge i comuni di ben tre province (Roma, Latina e Frosinone), e che culmina nei 1536 mt s. l. m. del Monte Semprevisa, costituisce unarea di grande valore storico, artistico, naturalistico e paesaggistico. Ad ampie formazioni boschive si alternano ambienti aspri e solitari, caratterizzati dai fenomeni del carsismo: grotte, inghiottitoi, campi solcati, doline, scogli e dolmen calcarei.
Un contesto reso ancor pi interessante da centri storici spesso di grande rilevanza artistica e ricchi di straordinarie testimonianze del passato: dalle antichissime citt megalitiche dei volsci, che a Segni e a Norma hanno lasciato scenografiche rovine, e dai monumenti romani di Cori, alle vestigia medievali dei romantici Giardini di Ninfa (peraltro lunico sito protetto del comprensorio), dei suggestivi borghi di Bassiano, Sermoneta e Priverno e delle austere abbazie di Valvisciolo e Fossanova, gioielli di scuola gotico-cistercense. Una zona, questa, a lungo sottovalutata, e che ancora purtroppo non gode di una tutela adeguata, nonostante da quasi trentanni sia in progetto la creazione di un parco regionale. Vicini alla caotica area suburbana di Roma, i Lepini rappresentano oggi unoasi di arte e natura, un patrimonio prezioso da difendere e da tramandare alle generazioni future integro e inalterato.
Considerazioni simili vanno proposte anche per laltro gruppo montuoso contiguo ai Lepini ossia gli Ausoni, ove si ripresentano notevoli fenomeni carsici (ben note le meravigliose Grotte di Pastena) nonch alcune straordinarie particolarit botaniche, quale ad esempio la foresta di sughero di San Vito, presso Monte San Biagio.
Situati tra le province di Frosinone e Latina, e per larghi tratti ancora integri, gli Ausoni rischierebbero, qualora il Parco dei Lepini fosse effettivamente istituito, di rimanere lunica area dellanti-appennino laziale meridionale esclusa da interventi di tutela (a Sud c da tempo il Parco dei Monti Aurunci), con il conseguente rischio di divenire vittima predestinata della speculazione edilizia e del degrado.


5. LArcipelago Ponziano:
Le solitarie, aspre e spettacolari isole vulcaniche dellArcipelago Ponziano rappresentano una delle emergenze paesaggistiche pi importanti e note del Lazio. Quelle pi grandi, le celebri Ponza e Ventotene, furono frequentate dai romani (di cui rimangono alcune aree archeologiche) e costituiscono oggi localit dal notevole richiamo turistico. Tra le isole minori, assai pi romite, sono invece Palmarola, priva di insediamenti stabili e caratterizzata da grotte e acque limpidissime.
Quel che manca qui la tutela ambientale, che dovrebbe porre un freno alla speculazione edilizia sempre possibile soprattutto a Ponza, ove pi forte la presenza del turismo balneare di massa: lunica eccezione positiva attualmente rappresentata dalla disabitata Zannone, che per le sue eccezionali qualit ambientali tutelata dal Parco Nazionale del Circeo.


6. Il Terminillo e i Monti Reatini:
Culmine della catena appenninica reatina che include altre cime importanti come il Monte Elefante (2015), il Monte Valloni (2004) e il Monte di Cambio (2081 mt) - il Terminillo (2216 mt) caratterizzato da rocce, orridi e creste spettacolari, e da imponenti residui glaciali. Nonostante le gravi alterazioni subite nel dopoguerra, a causa della creazione di numerose strade e di impianti sciistici e nuclei residenziali eccessivi ed invadenti (che daltro canto ne fanno una delle aree per gli sport invernali pi note ed attrezzate dellItalia Centrale), la Montagna di Roma conserva ancora ambienti appartati e selvaggi e rimane una delle mete escursionistiche del Lazio pi frequentate in ogni stagione, in virt dellestrema variet dei sentieri a disposizione dei camminatori, degli arrampicatori e degli alpinisti, nonch delleccezionale vastit e bellezza dei panorami dascensione.
Incredibilmente per, tale immenso patrimonio naturale non ha potuto finora godere di alcun intervento di tutela, ma anzi, come appena sottolineato, stato oggetto di uno sfruttamento indiscriminato e deprecabile. Se lipotesi e la rivendicazione di un Parco Regionale dei Monti Reatini pare essere tramontata anche tra gli ambientalisti (dopo la bocciatura del progetto presentato nel 1989), crediamo tuttavia sia assolutamente necessario rilanciare progetti di tutela delle ampie aree rimaste integre in questo gruppo (soprattutto laddove sopravvivono specie rare come laquila e il lupo), magari attraverso listituzione di singole riserve naturali facilmente gestibili.


7. I Monti Cimini:
Il complesso vulcanico dei Monti Cimini forma uno dei paesaggi pi rappresentativi del Lazio. Tra i dolci e boscosi pendii culminanti nei 1050 mt del Monte Cimino riposa da migliaia di anni il Lago di Vico, uno degli ecosistemi lacustri pi pregevoli ed integri della Penisola, in virt della scarsissima antropizzazione subita: di particolare interesse scientifico risulta qui la faggeta del Monte Venere, definita depressa poich sviluppatasi sotto la quota minima (800 mt) solitamente occupata da questa specie arborea, e dove si aprono diverse cavit sotterranee, come il suggestivo Pozzo del Diavolo.
Sul Cimino, invece, sono sorprendenti il cosiddetto Sasso Naticarello, un grosso masso di trachite oscillante di 250 tonnellate, conosciuto e descritto fin dai tempi dei romani, e la magnifica faggeta secolare che ammanta la vetta.
Qui la tutela stata limitata soltanto ad alcune porzioni del territorio: se da un lato, il lago di Vico protetto parzialmente da una Riserva Naturale, e dallaltro la faggeta del Cimino stata riconosciuta come Monumento Naturale, tutto il resto del gruppo collinare, che ospita borghi e cittadine di grande interesse artistico e paesaggistico (e che attualmente oggetto di uno sviluppo edilizio che rischia di sconvolgerne la qualit ambientale), infatti rimasto escluso da interventi di questo tipo.
Nondimeno, anche ampie porzioni di campagne situate tra i Cimini e la Valle del Tevere andrebbero protette ( il caso almeno della Selva di Malano e della zona di Vitorchiano), come stato fatto ad esempio a Bomarzo con listituzione della Riserva di Monte Casoli (sebbene in verit gestita in maniera ancora abbastanza velleitaria). Lintensa e crescente frequentazione domenicale della zona potrebbe essere un segno importante nei confronti delle amministrazioni locali e regionali.


8. Le Gole del Melfa e il massiccio del Cairo:
Il solitario massiccio del Monte Cairo (1669 mt) costituisce una delle zone montane meno conosciute eppure pi suggestive del Lazio, artefice di paesaggi davvero magnifici: basti pensare alle spettacolari Gole del Melfa, formate da rupi scoscese su cui si aprono numerosissime grotte, ove nidificano numerosi rapaci e sorgono eremi e santuari, e che per chilometri chiudono il corso dellantico fiume, dando vita ad uno scenario di incredibile bellezza.
C da dire che le Gole del Melfa sono state recentemente riconosciute come area wilderness, una misura di tutela che se in linea teorica si mostra di grande spessore, con limpedimento totale - che essa comporta di alterare il paesaggio interessato, nei fatti non assicura la sua protezione, poich non fornisce gli organi e gli elementi necessari per un controllo costante sul terreno. E per questo che il letto del Melfa ed il Tracciolino (la spettacolare strada che le borda la forra) sono in alcuni punti deturpati da discariche abusive di copertoni, elettrodomestici ed immondizia varia. Senza dimenticare, peraltro, che nelle aree wilderness permessa la caccia.
Un intervento deciso di tutela in questa parte del Lazio, relativo sia al Cairo che al Melfa, permetterebbe infine di bilanciare il degrado di molte zone limitrofe, come innanzitutto la Valle del Liri, che nel dopoguerra ha vissuto una stagione di intensa antropizzazione e industrializzazione e di conseguenza uno sconvolgimento del suo tradizionale paesaggio agricolo, campestre e collinare, con relativi problemi legati allinquinamento. Unarea, quella della Bassa Ciociaria, che ha dunque bisogno di un rilancio turistico urgente, al fine di contrastare il moloch delledilizia, qui particolarmente adorato a causa della mancanza storica di uno sviluppo economico alternativo, come potrebbe essere quello legato al turismo ambientale e sostenibile, qualora venissero istituite (e rese effettivamente operanti) le aree protette sopra accennate.


9. I Monti Prenestini, Ruffi e Affilani:
Tra la Campagna romana, la Valle dellAniene e i Monti Simbruini, si erge la catena pre-appenninica centrale del Lazio, costituita dai tre gruppi calcarei dei Ruffi, Prenestini e Affilani.
Caratterizzati da bellissimi boschi, pascoli solitari ed estesi fenomeni carsici va ricordata innanzitutto la Grotta dellArco, presso Bellegra - questi monti ospitano altres numerosi piccoli centri, alcuni dei quali di grande interesse storico e artistico: si pensi a Palestrina, con i suoi importanti e pittoreschi monumenti, come il Tempio della Dea Fortuna Primigenia o il Palazzo Barberini, o a Genazzano, con il suo bel borgo rinascimentale e limponente Castello dei Colonna .
E questo un paesaggio bucolico per eccellenza, decantato nel passato dai viaggiatori del Gran Tour, e che oggi tuttavia necessita di urgenti interventi di tutela ambientale per contrastare lavanzata della vicina conurbazione romana. Se i Monti Ruffi e i Monti Affilani hanno conservato un ambiente integro, i Prenestini sono stati invasi negli ultimi decenni, sul versante di Roma (e non solo), dallurbanizzazione e dal proliferare selvaggio di antenne e ripetitori (lo stesso problema che ha interessato i vicini Castelli Romani).
Uno scempio ambientale, questo, che a breve rischia di limitare le potenzialit turistiche, in teoria enormi, del comprensorio. I Prenestini, infatti, sono facilmente raggiungibili dalla Capitale e sono tra i rilievi pi panoramici del Lazio. Nelle vicinanze di Guadagnolo (il paese pi alto del Lazio, situato nel territorio di Capranica Prenestina e riconoscibile non solo per la magnifica rupe che vi digrada ma purtroppo anche per una selva di antenne), posto su uno sprone roccioso in splendida posizione panoramica, si trova peraltro il frequentato Santuario della Mentorella, uno tra i pi antichi cenobi dEuropa.
Lunica area protetta qui la Valle delle Cannuccette, tutelata come Monumento Naturale e custode della grande roverella secolare detta di Giovanni Pierluigi da Palestrina, secondo la leggenda che la vorrebbe ispiratrice delle opere del celebre compositore di polifonia sacra del XVI secolo. I tentativi del Comitato Promotore del Parco dei Monti Prenestini sono finora falliti a causa dellopposizione dei cacciatori.


10. Il Monte Pizzuto, il Monte Tancia e la Valle del Farfa:
La Sabina ha conservato fino ad oggi un paesaggio collinare tra i pi affascinanti dellItalia Centrale, dominato da magnifici uliveti e da colline verdeggianti, e caratterizzato da una spiccata impronta medievale, con numerosi borghi e castelli che sorgono isolati lun laltro o addirittura abbandonati (molto diffuse qui le cosiddette citt morte).
Area interessata da un notevole spopolamento e abbastanza lontana dallo sviluppo industriale, la Sabina, anche in virt dellimportanza mantenuta qui dal settore agricolo, terra dalla chiara vocazione turistica, e non solo per la bellezza del paesaggio, ma anche per la presenza di testimonianze storiche ed artistiche di particolare suggestione, come innanzitutto la venerata Cattedrale rurale di Santa Maria in Vescovio, o lantichissima Abbazia di Farfa, che custodisce opere letterarie ed artistiche di inestimabile valore e che ospita un pittoresco borgo medievale: proprio attorno ad essa si allarga peraltro una della vallate pi belle e integre del Lazio.
Se la nomenclatura di Sabina in questa sede rischia di essere fuorviante, poich essa include tradizionalmente un territorio assai ampio di quello trattato nel presente paragrafo, si pu tuttavia affermare che il cuore della regione storica sabina si trovi lungo lomonima catena anti-appenninica. Si tratta di rilievi calcarei di quota modesta ma di notevole interesse naturalistico e ambientale: oltre ad una flora molto varia, vi si rilevano numerosi fenomeni carsici, come ad esempio lenorme voragine del Revotano (seconda per grandezza solo al Pozzo dAntullo sugli Ernici), presso il grazioso borgo turrito di Roccantica. Allo stesso tempo da sottolineare il valore storico ed artistico di questi monti: tra le loro grotte non raro incontrare eremi di rara suggestione.
Riteniamo che assieme alla gi citata Valle del Farfa almeno le due cime maggiori dei Monti Sabini, ossia il Tancia (1292 mt) e il Pizzuto (1288 mt), debbano essere necessariamente tutelate. Il Revotano, in particolare, potrebbe ricevere il riconoscimento di Monumento Naturale. Listituzione di un Parco Regionale dei Monti Sabini (o una Riserva del Farfa e una Riserva dei Monti Tancia e Pizzuto) darebbe senzaltro impulso ad un comprensorio splendido che, a causa del calo demografico e della mancanza di opportunit economiche (che verrebbero invece a crearsi proprio tramite una seria valorizzazione turistica), rischia di perdere la propria preziosa identit.


11. Lago di Bolsena e Monti Volsini:
LAlto Lazio offre paesaggi di straordinaria bellezza: a cominciare dalla verde corona volsina in cui giace il magnifico Lago di Bolsena, con le sue isole, la Martana e la Bisentina, dallenorme valore naturalistico; in questo scenario privilegiato di antichissima frequentazione umana (sono stati rinvenuti, nel bacino, resti di insediamenti palafitticoli) sorgono altres cittadine pittoresche e ricche di monumenti pregevoli, come Montefiascone (celebre per il suo vino Est Est Est, al quale sono connessi aneddoti e leggende) e la stessa Bolsena (con il suo ben conservato centro storico dimpronta medievale, dominato dalla mole del Castello Monaldeschi della Cervara), nonch piccoli villaggi rivieraschi come Marta e Capodimonte, con i loro tranquilli e piacevoli lungolago.
La tutela del bacino e delle sue isole, nonch dellambiente dei Colli Volsini, si mostra attualmente di notevole urgenza a causa del recente notevole sviluppo edilizio che sta interessando le zone moderne dei centri rivieraschi (innanzitutto Bolsena) e al degrado talvolta riscontrabile a ridosso delle principali vie di comunicazione.
Dovrebbero inoltre essere inseriti in un eventuale progetto di Parco Regionale anche i paesi non direttamente affacciati sul lago (a partire da Valentano e Gradoli), ma comunque legati geograficamente, storicamente e commercialmente al comprensorio volsino.
Un area, questa, per molto tempo rimasta marginale, ma che, se tutelata adeguatamente (e dunque salvata dallo sfruttamento turistico di massa che si sta delineando), potrebbe divenire una delle pi interessanti e delle pi frequentate da punto di vista del turismo sostenibile.


12. Valle dei Calanchi di Civita di Bagnoregio:
Verso Orvieto e la media Valle del Tevere, lambiente della Tuscia, ancora collinare e campestre, si fa dun tratto spettacolare: al tufo e al peperino dei Monti Volsini inizia a subentrare largilla. Ed ecco dunque la meravigliosa Civita di Bagnoregio, la citt che muore, uno dei borghi pi belli e visitati dItalia, struggente per quel suo inesorabile sfaldarsi nel tempo. Collegata al mondo da un lunghissimo e strettissimo ponte, la Civita (che, assieme alla stessa Bagnoregio, conserva monumenti e testimonianze artistiche molto interessanti) appare al visitatore come unisola di tufo immersa nellincredibile scenario mozzafiato della Valle dei Calanchi, in un paesaggio da fiaba, unico al mondo.
Se lambiente dei Calanchi ha saputo nel tempo difendersi da s proprio in virt della sua asprezza ed inaccessibilit pur vero che lintero comprensorio attende da troppo tempo una tutela che dovrebbe apparire quantomeno scontata se pensiamo al suo valore paesaggistico e naturalistico. Un eventuale intervento che dovrebbe del resto assolutamente interessare anche i centri meno conosciuti della zona, e tuttavia di eccezionale fascino, come Lubriano e Civitella dAgliano, al fine di promuoverne le peculiarit e di diffondervi un turismo culturale ancora attratto esclusivamente da Civita di Bagnoregio.


Altri siti o aree da tutelare:
- Lago di Ventina: residuo carsico dellantico Lago Velino, nel territorio comunale di Colli sul Velino (RI).
- Valle Suppentonia: forra suggestiva presso Castel SantElia (VT), soggetta a degrado nella parte sottostante il paese.
- Lago di Mezzano: splendido lago vulcanico presso Valentano (VT), limitrofo alla selva del Lamone.
- Piani di Rascino e di Cornino: spettacolari altopiani sui Monti del Cicolano che ospitano i due omonimi laghi carsici; potrebbero essere inseriti in un piano di tutela anche le due cime maggiori della catena, cio i monti Nuria (1888 mt) e il Nurietta (1884 mt).
- Infernaccio: selvaggia forra presso Grotte di Santo Stefano (VT), andrebbe salvaguardata come Monumento Naturale.
- Bosco del Sughereto di Pomezia (RM): importante area verde che mantiene intatte le caratteristiche della Campagna Romana in una zona fortemente antropizzata




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