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Lettera al Direttore Generale per l'Archeologia: contro la riorganizzazione della tutela
21-07-2014
Pier Giovanni Guzzo

Al sig. Direttore Generale per lArcheologia
Ministero per i Beni Culturali e Ambientali e per il Turismo
ROMA

Signor Direttore Generale,
stato grazie alla benevolenza che ha voluto manifestare nei miei riguardi se sono stato incaricato di presiedere la tavola rotonda, programmata per il prossimo settembre, sul ruolo e la prospettiva dei rapporti tra codesto Ministero, articolato nelle Soprintendenze territoriali in specie archeologiche, e le iniziative delle scuole straniere, in specie archeologiche, attive in Italia.
In questi ultimi giorni si sono avute, prima, notizie stampa; successivamente si potuto leggere un articolato di massima di un futuro Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri relativo ad una profonda riorganizzazione di codesto Ministero sia in sede centrale sia nelle articolazioni territoriali.
La lettura di tale articolato disvela che lannunciata riorganizzazione, detta esser doverosa ed obbligatoria conseguenza della revisione della spesa pubblica in atto, in realt costituisce una pressoch definitiva messa in liquidazione del modello italiano della tutela territoriale del patrimonio archeologico e storico italiano.
Come ben sa la S. V., questo modello italiano risale allistituzione della Direzione Generale per le Antichit e Belle Arti (1875) e consiste nel collegare strettamente la tutela del territorio storico al potenziamento dei musei, grazie ai ritrovamenti che, appunto, la tutela permette e che i musei conservano ed espongono. Il territorio italiano, infatti, caratterizzato da una profonda stratigrafia, formata dai resti delle attivit umane che si sono susseguite nei secoli. I musei svolgono (o, ormai, svolgerebbero) la loro funzione educatrice e di sensibilizzazione attraverso lesposizione dei materiali provenienti dallo stesso territorio nel quale essi musei si trovano, cos che i fruitori si possano immediatamente rendere conto del fatto che difendere la storia del territorio permette la salvaguardia dei manufatti, di frequente assi preziosi, del passato.
per i motivi appena qui accennati che difendo il modello italiano: non certo perch pi che secolare n perch italiano. Ambedue motivi che si presterebbero, nellattuale congiuntura di disinvolta, ma profondamente viziata cultura, a facili demolizioni, e demonizzazioni.
Ebbene, lannunciata riorganizzazione stravolge tale virtuoso ed apprezzato modello, sostituendolo con una indecorosa scopiazzatura del sistema museale di tipo anglosassone e statunitense, ma complicandolo e rendendolo sovrabbondante con il mantenimento delle precedenti strutture (talvolta pudicamente mutate di intitolatura). Avremo cos, a leggere larticolato che stato diffuso, sia musei e zone monumentali autonome, sia soprintendenze, sia quanto rimane (e non poco) delle apparentemente abolite Direzioni Regionale, metamorfizzate in Segretariati Regionali. Si aggiungano, ad ulteriormente complicare il quadro e a prefigurare lingovernabilit del sistema proposto, la Direzione Generale dei Musei e quella della Ricerca. Ove non bastasse la perdurante duplicazione della catena di comando delle Direzioni Generali di branca e del Segretariato Generale tra centro e periferia.
Nellidentificazione dei musei beneficati risalta quello archeologico di Reggio Calabria: museo, ad oggi, inesistente, in quanto per lesposizione al pubblico si annoverano solamente le due statue in bronzo dal mare di Riace (alle quali i visitatori si avvicinano dal didietro); e le incongrue presenze di oggetti antichi appartenenti alle pi varie categorie produttive poste ad affacciarsi dagli strombi delle finestre verso lex cortile centrale: criterio museografico finora inedito e, speriamo, in futuro non pi seguito, specie in zone sismiche. Dico ex cortile in quanto gli incongrui lavori di ricopertura hanno tramutato il vuoto in pieno, tradendo lo spirito delloriginario progetto di un manufatto dichiarato dinteresse. E ci senza neanche attendere che lallestimento del museo sia completato, come si dichiara ormai da mesi: eppure, una procedura cautelativa stata adottata, nello stesso articolato, per il futuro di Pompei, Ercolano e Stabia.
Il testo della riorganizzazione stato approvato, a quel che si apprende, con voto favorevole unanime del Consiglio Nazionale. C solo da ricordare che, ad oggi, nessun rappresentante del personale tecnico del Ministero siede il quel consesso; e che, da quando la riorganizzazione sar efficace, le presidenze del Consiglio Nazionale e dei Comitati Tecnici che lo compongono saranno riservate agli esperti di nomina ministeriale. In totale spregio alla democrazia rappresentativa.
Ne consegue, di logica, che quanti, tutti esterni al Ministero, oggi approvano lannunciata riorganizzazione contano di riceverne qualche vantaggio domani: e, infatti, nellarticolato si manifestano ampie aperture alla previsione di porre a capo dei nuovi uffici quanti, interni ed esterni, dimostrino una sia pur minima conoscenza del mestiere. Non di certo la qualifica di status, interno o esterno al Ministero, che indica la qualit degli individui: ma le azioni che questi compiono e i risultati che raggiungono. Sarebbe interessante compilare una graduatoria del genere sulle realizzazioni di questi ultimi anni: per interesse statistico.
Linsieme di queste considerazioni, basate su dati reali, mi spinge pertanto, signor Direttore Generale, a rinunciare al prestigioso incarico di presiedere la programmata tavola rotonda settembrina. Se mi prestassi a tal compito apparirebbe che, nonostante la riorganizzazione in atto, mostrarmi in pubblico sarebbe per me pi importante che esprimere, con libert e nettezza, la mia ragionata critica.
Critica che non discende da una sterile laudatio temporis acti (la S. V. vorr tradurre questo latinuccio ai tanti che lo ignorano): ma da una ben fondata previsione di rapida e totale dissoluzione del sistema istituzionale di tutela del patrimonio culturale finora vigente e, per quanto con sempre maggiore affanno, tuttora efficace. La previsione costituzionale dellarticolo 9 sar soddisfatta con il mantenere dizioni tradizionali per uffici, come le Soprintendenze, radicalmente mutati e, a causa della sovrapposizione di livelli decisionali in verticale e di competenze in orizzontale, paralizzate pi di quanto gi lo siano oggi dalla sempre pi severa limitazione di risorse, finanziarie e professionali.
La mia coscienza mi impedisce di partecipare ad una manifestazione ufficiale di un Ministero che tradisce la propria missione, i sacrifici e i risultati finora registrati nella tutela del patrimonio culturale italiano, il rispetto e lemulazione che quasi 140 anni di attivit si erano guadagnati da parte degli ambienti tecnici internazionale.

Pier Giovanni Guzzo



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