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A proposito della zona archeologica monumentale di Roma
26-10-2014
Daniele Manacorda

A PROPOSITO DELLA ZONA ARCHEOLOGICA MONUMENTALE DI ROMA

da "Archeo" n. 353 luglio 2014 e n. 354 agosto 2014

ARCHEOLOGIA e GOLF
Ho sotto gli occhi una pubblicit che promuove il turismo nella vicina Tunisia, ospitata nelle pagine di un diffuso rotocalco. Con una bella idea grafica il pubblicitario ha sintetizzato lofferta, ripresa da una piccola didascalia a margine: Mattina: Golf a Monastir Pomeriggio: Visita allanfiteatro di El Jem. Lidea grafica consiste nellinserire in una bella veduta a volo duccello dellinterno del celeberrimo anfiteatro africano limmagine altrettanto seducente e soft di un campo da golf dove alcuni sportivi si aggirano con le loro mazze. Il campo coincide con larena dellanfiteatro.
La mia mente subito andata al nostro Colosseo, ma quellaccostamento si presto inceppato, perch nei miei occhi si sovrapposta limmagine, assai sgradevole, che linterno del monumento pi visitato dItalia porge di s da troppo tempo ormai. Le belle foto aeree che lo ritraggono dallalto ci mostrano infatti non la vasta e candida arena, che ospitava un tempo i giochi e gli spettacoli o, in et pi recente, processioni religiose e manifestazioni pubbliche, ma un intrico inquietante di muri scoperchiati al sole, un labirinto tanto incomprensibile quanto inaccessibile.
Ho deposto il rotocalco e mi sono domandato se fossi solo io a provare quel senso di naturale fastidio che provoca in me quellimmagine. O se quel sentimento non sia piuttosto condiviso, magari da un numero alto o altissimo di persone, molte delle quali forse non si sono mai fermate a riflettere sul motivo per cui il Colosseo non abbia pi la sua arena. Come in uno stadio senza il campo derba, al Colosseo si pu andare sulle gradinate in attesa di una partita che non avr mai inizio: una partita che non si pu giocare. Perch tutto questo?
Agli occhi del turismo culturale internazionale questo nostro celeberrimo monumento diventato licona di Roma e anche per certi versi della stessa Italia. Insomma, un po la nostra faccia. La brava archeologa che dirige da anni questo complesso archeologico, Rossella Rea, ha dedicato ampi studi alla storia del Colosseo, alle vicende che lo trasformarono nel corso dei secoli da anfiteatro a rudere a fortezza a cava di pietre, a luogo della piet religiosa e del mistero notturno, a soggetto di mille vedute artistiche, a non-luogo del turismo di massa mordi e fuggi. Non ripercorreremo qui quelle vicende, ma rifletteremo piuttosto sul fatto che le vecchie vedute ottocentesche ci ritraggono ancora il Colosseo con la sua bella arena, viva perch calpestabile, e quindi privatamente o pubblicamente usabile ed usata.
Poi successo qualcosa. Piano piano, a cavallo tra XIX e XX secolo, larena stata progressivamente scoperchiata, linvaso del monumento stato scavato attraverso una complicata sequela di vicende, i suoi sotterranei sono stati messi a nudo: uninfinit di dati archeologici sono andati perduti, ma tanti altri dati a mano a mano che larcheologia irrobustiva i suoi metodi sono stati raccolti, s che oggi i sotterranei del Colosseo sono una fonte ancora inesaurita di racconti, con i loro corridoi dove si movevano gli inservienti, le celle che ospitavano le belve prima degli spettacoli, i passaggi che permettevano di sollevare le macchine di scena.
Gi. Ma un sotterraneo per definizione qualcosa che sta sotto terra; nato, stato creato per stare sotto terra: questa la sua condizione esistenziale. Perch i sotterranei del Colosseo stanno a pancia allaria sotto il sole e non sono tornati l dove dovevano stare? O meglio: perch non tornata su di loro quella coltre necessaria e antica dellarena, appunto, che oltre a dar loro la dovuta protezione, gli avrebbe dato anche quel che adesso gli manca, cio un senso?
E esistita, ed esiste tuttora noi archeologi dobbiamo confessarcelo per primi unarcheologia necrofila, un modo di concepire e di praticare lintervento sui monumenti e le stratificazioni antiche come uninsana esposizione delle cose morte. Intendiamoci: lanatomia dei cadaveri ha dato vita alla scienza moderna aprendosi la strada tra divieti religiosi e tab ancestrali, ed anche larcheologia, praticando lanatomia del terreno, vive frugando nelle viscere delle cose rotte, scartate, non pi funzionanti. Ma analizzare scientificamente un monumento e trarne tutte le informazioni storiche che ne derivano non ha nulla a che vedere con lostentazione della sua morte. Fatta lautopsia, il medico legale ricuce il cadavere. Scavato un monumento, larcheologo dovrebbe generalmente riseppellirlo, specie se manca un progetto valido di valorizzazione. E se quel monumento sempre stato l? Se come nel caso emblematico del Colosseo quellammasso di pietre, prima di diventare ai nostri occhi un monumento, era stato una rovina, una di quelle grandi rovine che hanno dato senso e fascino alla storia millenaria di Roma? E possibile indagare con lo scavo un monumento-rovina? Certo che possibile. Ma le rovine richiedono qualcosa di pi di quello che pretende un semplice edificio sepolto: la loro storia ininterrotta nei secoli, hanno vissuto e agito prima di noi e continueranno a farlo dopo; non le abbiamo resuscitate noi: gi erano l. Noi le abbiamo indagate e loro, accettando questa nostra legittima pulsione, pretendono da noi qualcosa in cambio: il rispetto.
Al Colosseo nel secolo trascorso qualcuno ha ritenuto di dover togliere la sua arena, cio il suo vestito, magari un po lacero, che gli consentiva per di mostrarsi al mondo con dignit. Io vorrei che noi rivestissimo questo Grande Ignudo della sua veste pi intima, gli restituissimo la possibilit di parlarci a viso aperto, non come chi sta imbarazzato davanti al pubblico con entrambe le mani sul ventre, quasi a chiedere scusa di una colpa non sua.
Rifare larena quali problemi comporta? Francamente non ne vedo: restituire ai sotterranei la loro sotterraneit significa semmai offrire la possibilit di visitarli addentrandosi in un labirinto, questa volta per sensato, perch percorribile cos come lo era quando faceva parte di un meccanismo funzionante, che funzionava perch era al di sotto, sottratto agli sguardi ma non alle persone che vi agivano.
Ridando vita ai sotterranei si rid anche vita allarena, al senso stesso di ogni anfiteatro di ieri, di oggi e di domani, cio di un luogo dove lo dice la parola stessa dallintorno si osserva quel che accade al centro. E che cosa mai pu accadere in un luogo che non c? La distruzione dellarena ha trasformato il Colosseo in un luogo surreale. La sua restituzione domani gli permetterebbe di tornare ad essere, carico di anni, un luogo che accoglie non il semplice rito banalizzante della visita del turismo massificato, ma un luogo che, nella sua cornice unica al mondo, ospita - nelle forme tecnicamente compatibili - ogni possibile evento della vita contemporanea. Sarebbe bello inaugurare la nuova arena con un incontro di judo o se preferite di lotta greco-romana, o forse con un coro di bambini, o forse con una recita di poesie, o con un volo di aquiloni O anche solo ammirandola in una notte di luna, come consigliava alla fine dell800 il Baedekers di Roma, che suggeriva al turista di approfittare di una notte di luna proprio per recarsi al Colosseo, perch scriveva i visitatori possono entrare nellarena ad ogni ora della notte, mentre laccesso alle gradinate permesso fino alle 11 di sera con la guida di un custode.
Ogni commento sembra superfluo.
E il golf? No, anche nel Colosseo, come nellanfiteatro di El Jem, lo spazio mancherebbe. Eppure su questa storia del golf sar bene tornare a riflettere: magari alla prossima puntata.


GOLF E ARCHEOLOGIA

Roma conserva ancora nel centro della citt storica alcuni spazi reconditi e remoti. A volte si tratta di grandi ville patrizie, dimore di magnati o ambasciatori, a volte di anfratti rimasti miracolosamente intatti perch esterni ai percorsi della vita quotidiana e delle folle dei turisti. A volte, invece, si tratta di luoghi che la storia ha separato dal vortice frenetico della citt moderna quasi per caso, per un destino forse che li ha accompagnati. Un destino segnato anche, per fortuna, dalle nostre leggi urbanistiche e di tutela che li hanno preservati da edificazioni selvagge o da usi impropri. Questi luoghi sono luoghi di memorie, innanzitutto; ma per essere vissuti come tali hanno bisogno di essere conosciuti, cio visti, percepiti, frequentati: pena la loro progressiva caduta nellabbandono, nel degrado, nelloblio.
Uno di questi luoghi si trova a pochi passi dal tracciato urbano della Via Appia, a un tiro di schioppo dai ruderi maestosi delle terme di Caracalla, a ridosso, anzi attaccato ad uno dei settori meno noti delle Mura Aureliane, quello modificato da Antonio da Sangallo nel Cinquecento per dotare Roma di un bastione difensivo al passo con i tempi.
Il luogo ha il fascino che possono avere le aree appartate, dove il tempo si dilata, e la mestizia di certi spazi dove la vita sembra aver smesso di respirare. Ebbi la fortuna di visitarlo trenta anni fa, penetrandovi da un vecchio cancello che raramente si mostrava aperto. Fiancheggiato per una buona met del suo perimetro dal circuito delle mura, si presentava come una distesa di erbacce e cespugli che, a mano a mano che si procedeva verso i torrioni sangalleschi (che i romani possono vedere solo lungo il loro lato esterno), si trasformavano in una boscaglia, fitta e spinosa: una sorta di periferia urbana dove la natura aveva ripreso con decisione il sopravvento. Rare le tracce di vita, se non presso il bastione, nelle cui vicinanze apparivano cumuli di frammenti architettonici di ogni tipo e stile, provenienti da chiss quali demolizioni delle tante che ha subito Roma. Nella boscaglia, stretti sentieri indicavano una frequentazione umana, che non era difficile attribuire al mestiere pi antico del mondo: la parte del luogo prospiciente i fornici moderni della porta Ardeatina (sotto la quale scorre il traffico convulso della Via Cristoforo Colombo) era dominio di una prostituzione di tipo antico, dal sapore vagamente postbellico e pasoliniano.
Quellarea balzata dimprovviso allattenzione dellopinione pubblica negli ultimi tempi, quando i giornali hanno dato spazio (per qualche giorno, e poi di nuovo il silenzio) ad una notizia di cronaca giudiziaria: il TAR del Lazio aveva infatti dato ragione ai proprietari del terreno per una parte del lungo contenzioso che li confronta con la Soprintendenza archeologica di Roma e quindi con il nostro Ministero per i beni Culturali. Le cronache non entrarono tanto nel tema del contenzioso (che riguardava lobbligo da parte della Pubblica Amministrazione di meglio argomentare i propri dinieghi relativi alle iniziative che la propriet voleva avviare in quel terreno), quanto sul fatto che unipotesi duso di quellarea privata ne prevedeva la trasformazione in un campo di golf!
Un coro di no! Estemporanei comitati NO-GOLF si sono mobilitati lancia in resta contro questo ennesimo attacco allintegrit e alla dignit del patrimonio storico ed archeologico.
Qualcosa non va: anzi, troppe cose non vanno.
Cominciamo dalla propriet.
Se larea cos importante e significativa per la storia del paesaggio di Roma, da non potersi tollerare una sua destinazione duso di carattere sportivo, bene: che venga espropriata e resa pubblica! Nulla da eccepire. Personalmente posso dirlo? sarei contrario, ma non per la difficolt di trovare le necessarie risorse finanziarie, ma perch un parco pubblico nelle immediate vicinanze c gi. E il parco di San Sebastiano, tra lomonima via e la via Cristoforo Colombo. E un luogo bellissimo,che si stende alle spalle della chiesa di S.Cesareo: deserto (non ci sono quartieri abitati nelle vicinanze, ma solo ville i cui abitanti non hanno bisogno di un parco), abbandonato al degrado pi sconfortante e allo spaccio di droga. Le amministrazioni pubbliche dimostrino di avere un progetto credibile di gestione di un parco cos affascinante e delicato quale potrebbe essere quello dei Bastioni del Sangallo, e si proceda allesproprio. Ma se questo progetto non c, o non realisticamente praticabile, per quale motivo si dovrebbe impedire una destinazione duso per il pubblico di una propriet privata?
E qui c un secondo aspetto del problema: la confusione dei piani.
Nelle dichiarazioni ufficiali e nella rappresentazione della vicenda data dalla stampa sorta una strana commistione tra due facce del problema che non hanno alcun collegamento concettuale fra di loro: la natura del contenzioso Stato/privati e la possibile destinazione duso dellarea.
Si detto che la propriet ha condotto nellarea nei tempi passati lavori edilizi abusivi. Se cos, bene hanno fatto lAmministrazione statale della tutela e quella urbanistica municipale (muta sinora in questa vicenda) a denunciare il fatto alla magistratura. Chi ha sbagliato giusto che paghi, tanto pi in unarea cos importante e protetta. Che il lungo iter giudiziario faccia il suo corso, la magistratura si pronunci, ci che stato abusivamente costruito (serre o capannoni) venga abbattuto o sanato a norma di legge.
Che cosa centra tutto ci con la destinazione duso? Evidentemente nulla. Perch il divieto di praticare abusi edilizi sul proprio terreno non implica anche il divieto di usarlo. Tanto pi se questo uso pu avere una valenza pubblica. Anzi, luso pubblico dellarea sarebbe a guardar bene - la migliore risposta in positivo alla negativit della vicenda giudiziaria.
Una discussione ed anche un negoziato sulla destinazione duso dellarea pu quindi rappresentare il terreno socialmente utile di una vicenda che non merita di essere discussa solo nelle aule giudiziarie.
Ma si osserva vogliono farci un campo di golf! E allora? Che cosa c che non va? Confesso che, quando alcuni mesi fa ho avuto la fortuna di tornare in quel luogo dopo tanti anni, superato il dislivello marcato nel terreno dalla presenza nel sottosuolo dei resti sepolti dellantico acquedotto che alimentava le terme di Caracalla, rimasi senza fiato alla visione di un amplissimo e curatissimo terreno erboso che disegnava ai suoi margini il tracciato delle mura: unarea da cui era sparita ogni traccia della boscaglia e del degrado che mi erano rimasti impressi dalla mia precedente visita.
Larea ha oggi un aspetto arioso che abbaglia per il suo splendore. Alla sua estremit sorge uno dei pi grandi mausolei circolari di Roma dopo Castel S.Angelo e lAugusteo: un monumento del tutto sconosciuto ed inedito, che conserva il fascino dei ruderi della Roma del Cinquecento. Dalla sua sommit il panorama fin verso i Colli Albani ricorda quello delle vedute romane del tempo del Grand Tour. Pensai che lidea di attrezzare quel prato per praticarvi il golf fosse geniale, e per pi di un motivo.
Il golf richiede infatti la presenza di un prato ben tenuto, ma non ha bisogno di alcun intervento nel sottosuolo: nessun rischio dunque per i possibili resti antichi sepolti.
In quellarea peraltro non c spazio per un vero campo da golf, ma s per qualche buca, sufficiente ad allenarsi o meglio a creare una scuola di golf, aperta alla popolazione e in primo luogo agli scolari.
In quellarea privata, protetta e aperta al pubblico, potrebbero svolgersi pensavo - attivit sportive ed educative, e al tempo stesso si potrebbe passare tempo piacevole a contemplare il fascino della storia e del suo rapporto con la natura.
Basterebbero interventi minimi: un locale per le attrezzature di gestione del prato, un piccolo vano per i servizi igienici e un chiosco per un piccolo ristoro.
Pensai anche che larcheologia, per nulla minacciata da un intervento cos soffice, ne potrebbe trarre grandi vantaggi di conoscenza: la linea dellantico acquedotto potrebbe essere meglio rintracciata ed esaltata per dare carattere al luogo di cui costituisce una sorta di spina dorsale;
le mura antiche, con i bastioni cinquecenteschi, potrebbero essere aperte alle visite e riqualificate; i resti abbandonati delle demolizioni dei palazzi di Roma, che giacciono l da decenni, potrebbero essere recuperati come arredi dellarea e ridotati di un senso oggi perduto. Alcuni saggi di scavo potrebbero anche cercare il tracciato ancora ignoto dellantica Via Ardeatina, che attraversava larea di questa estrema propaggine dellAventino uscendo dalla perduta Porta Nevia. Le fotografie aeree e le cartografie storiche ne fanno supporre il percorso, che domani potrebbe diventare lasse di orientamento della progettazione topografica del soprassuolo e della sua viabilit pedonale.

Dov dunque il problema? Non si pu trarre da un contenzioso giudiziario una via duscita che individui un comune obiettivo per la propriet e per i possibili utenti? Non va bene il golf? Ci si spieghi il perch, visto che, se in Italia questa pratica mantiene un certo carattere elitario (ma questo non un argomento sensato), in tutto il mondo il golf ormai uno sport di massa, che coinvolge milioni di appassionati di tutte le et e ceti sociali.
Non va bene il golf? Ci si pu giocare a cricket, o esercitare al tiro con larco, i bambini possono divertirsi cavalcando qualche poney o le mamme passeggiare con le carrozzine e qualche pensionato potrebbe farsi una bella passeggiata passando unora su una panchina in un piccolo paradiso. Ci sar da pagare un biglietto? Forse quello sar il prezzo perch larea sia tenuta in ordine e non abbandonata al degrado del parco pubblico di San Sebastiano.
Quel che pi accora che la contrariet quasi automatica alla sola proposta di una tale destinazione duso giunta innanzitutto da alcuni ambienti della cultura italiana: una cultura che, sul tema dei beni culturali, sembra stretta in una morsa di conservazione due volte preoccupante, perch rinuncia a praticare linnovazione e perch chiusa in una prospettiva perdente.
LItalia un paese dove la corruzione, levasione fiscale, la mancanza di senso del bene pubblico e della centralit di quelli che si chiamano oggi beni comuni sono purtroppo dati strutturali, vero.
Ma la politica del diniego, del blocco, del freno ad ogni progetto di cambiamento non aiuta affatto a proteggere meglio il patrimonio. Dire sempre e comunque no significa piuttosto alimentare quelle condizioni che danno vigore al cambiamento non progettuale, a quello mosso dalle motivazioni estranee al bene pubblico quando non alla legge, a quello che mette in conflitto propriet privata e bene comune invece di trovare le soluzioni che individuino obbiettivi da raggiungere insieme.
La conservazione fondamentalista, graniticamente chiusa nelle proprie certezze, finisce con lessere di ostacolo alla innovazione colta, progettata, orientata, negoziata e monitorata; e alla fine dei giochi non salvaguarda il patrimonio, ma lo lascia a quellabbandono, che d ulteriore fiato alle trombe della trasformazione selvaggia e speculativa.
In unarea sottratta da decenni ad ogni attenzione, non dico ad ogni possibile godimento anche pubblico, ho sentito gridare ad alta voce solo No golf: ma perch non sento mai gridare no prostituzione fra i ruderi, no tuguri di sbandati senza casa fra i ruderi, no sterpi fra i ruderi, no immondizie fra i ruderi, no recinzioni fra i ruderi, dove entrano solo i marioli o i poveri emarginati in certa di riparo?
Che i bambini delle scuole di Roma vadano ad imparare i rudimenti del golf (o facciano qualcosaltro) in un paradiso dominato dai bastioni del Sangallo e da un fantastico mausoleo ignoto a tutti e recuperato ad un uso condiviso e negoziato alla luce del sole, a me pare quasi un sogno Un sogno che ha bisogno di un po di passione visionaria per diventare possibile realt.

Daniele Manacorda



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