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La libertà di Bernini e la buona divulgazione
25-01-2015
Tommaso Casini

Una monografia in otto puntate di Tomaso Montanari, per la regia di Luca Criscenti - Dal 7 gennaio, ogni mercoledì alle 21.15 su RAI 5

Quando il 3 gennaio 1954 iniziarono le trasmissioni della RAI, il primo programma fu un documentario dedicato a Tiepolo, a cura dello storico dell’arte Antonio Morassi. Una scelta di legittimazione culturale del piccolo schermo, medium ancora senza contenuto, per un paese di cui si riconosceva il primato artistico: l’Italia dell’articolo 9 della Costituzione. Tra i pochi ad aver intuito le potenzialità linguistiche e pedagogiche in quegli anni fu lo storico dell’arte C. L. Ragghianti, che scrisse un memorabile saggio nel 1955 dal titolo “La televisione come fatto artistico”. I suoi tentativi di sperimentare con il medium rimasero presto inascoltati. La cultura e l’arte, con l’affermarsi sociale del medium, non si affermò però nel medium.


In sessant’anni un fiume ininterrotto di immagini ha illuminato le case dei cittadini italiani, che in quella scatola magica hanno visto di tutto: dai quiz di Mike Buongiorno al primo uomo sulla luna, dalla rivoluzione dei costumi alla fine degli anni ’60 alla strage di Piazza Fontana, dai terremoti del Belice e in Friuli al corpo di Aldo Moro, dallo sparo al papa polacco alla caduta del Muro di Berlino, dall’imprenditore delle tv che vince le elezioni al Telemarket dell’arte, dalla caduta delle torri gemelle al terremoto dell’Aquila.

Progressivamente in mano alla pubblicità, e alle leggi spietate dell’Auditel, anche il servizio pubblico ha tenuto sempre più lontani i programmi culturali sulle arti visive. Se si escludono alcune trasmissioni in tarda serata, i contenuti culturali furono considerati incapaci di “intrattenere” il Grande Pubblico, che non si poteva far annoiare davanti ai teleschermi con una pedante e professorale divulgazione.
Molti storici dell’arte italiani, e uomini di cultura in generale, hanno rifiutato la sfida della divulgazione televisiva, considerata con diffidenza e snobismo, lasciando il campo alla crescente massificazione e volgarizzazione, come se la partita fosse persa in partenza. Ennio Flaiano alla domanda se la tv avesse abbassato il livello culturale del pubblico rispose con la solita ironia: “no, credo che abbia abbassato il livello culturale degli intellettuali”.
Negli anni ‘80 e ‘90 figure di storici dell’arte come Federico Zeri, che si prestò con sapienza, ma giocando spesso per indole con il mezzo televisivo, rese possibile il nascere di critici d’arte “televisivi”, come Flavio Caroli, Vittorio Sgarbi, Philippe Daverio. Autopromotori più che sapienti divulgatori, che hanno riflesso sullo schermo il proprio narcisismo.
“Il saper divulgare” di cui parlò Zeri, la possibilità di far appassionare il pubblico con una corretta esposizione, senza concedere spazio alla banalizzazione e alla superficialità ha raramente albergato nella televisione del servizio pubblico.

Bernini Riprese piazza San Pietro dicembre 2014 - aDa qualche anno però l’aria è cambiata, l’aumento dell’offerta dei canali tematici - grazie al digitale terrestre - ha aperto nuove strade e reso possibile ciò che con i tre canali politicizzati e condizionati dalla concorrenza sleale della tv commerciale non era possibile: raccontare ad esempio la vita di un grande artista come Gian Lorenzo Bernini in 8 puntate di 52’ in prima serata.
L’impresa è riuscita a RAI 5 che da qualche settimana sta trasmettendo il programma a cura di Tomaso Montanari, per la regia di Luca Criscenti. Un programma che partendo dai precoci inizi berniniani, a fianco del padre fino alla vecchiaia, attraversa i luoghi della sua lunga carriera tra Napoli, Roma e Parigi, costellata di opere fondamentali della scultura e dell’architettura del secolo XVII.
La novità della serie sta nella solida tessitura dei rapporti storico-contestuali, che Montanari espone con sapienza e dono della sintesi - mostrando il mestiere dello storico dell’arte - fondendo un vivace ritmo discorsivo al calibrato montaggio delle immagini.

In un momento di grave mortificazione della didattica nelle scuole per i linguaggi artistici, dopo la scellerata riduzione delle ore dedicate alla storia dell’arte, si dovrebbero attivare tutte le possibilità di coordinamento tra la Scuola, l’Università e il Servizio pubblico televisivo della RAI per favorire queste forme di conoscenza e riscoperta del patrimonio storico artistico, cercando di attuare, con un nuovo inizio - a 60 anni di distanza - ciò che Ragghianti aveva proposto con grande modernità e intelligenza.

Tommaso Casini, 20/01/2015

http://www.news-art.it/news/la-liberta-di-bernini-e-la-buona-divulgazione--di-tommaso-c.htm


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