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Risposta a: Qualche domanda su Sibari di Piero Giovanni Guzzo
02-03-2015
Simonetta Bonomi, Alessandro DAlessio e Simone Marino

Lintervento pubblicato da Patrimoniosos Qualche domanda su Sibari di Piero Giovanni Guzzo ha il merito di stimolare una seria discussione sulla sistemazione idrogeologica del sito, e richiede un approfondimento per ottenere un quadro pi completo della situazione.

A Sibari infatti i resti di tre citt, Copia romana, Thurii e lantica Sybaris magnogreche, si trovano a partire da circa 7 metri sotto il livello del mare: labbondanza di acque sotterrane fa s che senza un sistema drenante in funzione giorno e notte tutto lanno gli scavi sarebbero sommersi nel volgere di poche ore.

Per questo fin dagli anni 60 e 70 del secolo scorso, quando ebbe inizio una sistematica campagna di scavi, venne adottato il sistema di aspirazione dellacqua di falda tramite pompe well-point, una soluzione gi allora considerata temporanea, ma tuttora in uso. Nel suo articolo Guzzo lo giudica il sistema preferibile elencando puntualmente i suoi pregi. Tuttavia il well-point pone anche dei problemi.

Per lo Stato ha rappresentato una spesa notevolissima: i dati degli ultimi 25 anni (dal 1990 al 2014) evidenziano costi di circa 3 miliardi di lire fino alladozione delleuro, e di quasi 2 milioni di euro dal 1999 a oggi. Lattuale sistema di pompe well-point obsoleto e soggetto a continui guasti, a breve avrebbe comunque dovuto essere rifatto con ulteriori spese.
Il well-point costituisce anche un elemento di disturbo alla visita dellarea archeologica, sia visivamente per la presenza delle tubazioni in superficie, sia acusticamente per il continuo rumore di macchine e pompe.

Questi i problemi posti dal sistema well-point, che hanno spinto alla ricerca di una soluzione alternativa: identificata in un sistema a emungimento (tubazioni o dreni sotterranei che richiamano per gravit lacqua poi convogliata in vasche di raccolta), basandosi su uno studio di fattibilit realizzato da Sviluppo Italia (oggi divenuta Invitalia), e curato per la parte archeologico-scientifica dallo stesso Guzzo.

Il nuovo sistema stato sperimentato nella zona chiamata Prolungamento strada e ha ottimizzato il prosciugamento e la messa in sicurezza dellarea, con un dispendio energetico minimo, un conseguente notevole risparmio di danaro e un impatto acustico e visivo minimo se messo a confronto con la situazione attuale.

I circa 5 milioni di euro stanziati per lintervento, come ricordava Guzzo, non gravano sulle casse della Soprintendenza, ma derivano da fondi comunitari, e una volta a regime il nuovo sistema porter notevolissimi risparmi di gestione e irrisorie spese di manutenzione. Questi in breve i vantaggi del nuovo sistema.

Nel suo intervento Guzzo pone anche un problema serio: ora che ci si avvia a installare il nuovo sistema nellintero sito archeologico, quale potr essere limpatto della sua messa in opera su strutture antiche ancora sepolte? La sperimentazione fin qui condotta nel cantiere di Prolungamento strada servita anche a chiarire i problemi e affrontare le difficolt.

Inizialmente, nel 2012, la sperimentazione prevedeva due trincee continue, da scavarsi a cielo aperto ai lati delle due grandi strade (plateiai), da ricoprire dopo avervi posto i dreni. Essendo Sibari un sito pluristratificato si proceduto con cautela: i saggi di controllo sul terreno hanno subito evidenziato la presenza di palinsesti monumentali nelle zone di posizionamento sia della vasca che dei tubi principali.

Conseguentemente si optato per un riposizionamento di questi elementi: bench le si osservi oggi nella loro versione di et romana, le plateiai rispettano la rete viaria progettata da Ippodamo allepoca della fondazione di Thurii, ed era quindi presumibile che le loro sedi, per ovviare alla progressiva subsidenza del sito, siano cresciute in altezza con sovrapposizioni di strati di terra, senza interpolazione di strutture permanenti.

I carotaggi continuativi, effettuati a una profondit di oltre 5 metri lungo gli assi di mezzeria delle plateiai, hanno confermato questa ipotesi: il profilo stratigrafico emerso documenta, dallalto in basso, lesistenza di strati sovrapposti pertinenti alla preparazione delle plateiai basolate e di innalzamento delle stesse a partire dallepoca thurina, sotto cui si riconoscono i depositi alluvionali successivi alla distruzione di Sybaris, ma in nessun punto si riscontrata la presenza di strutture murarie.

Alla luce di tutto questo il progetto di realizzazione del nuovo sistema (sia a Prolungamento strada che a Parco del Cavallo, dove sono state preventivamente eseguite ulteriori ed estensive indagini geognostiche) stato modificato, stabilendo di inserire i principali tubi drenanti non al margine ma al di sotto delle strade.

Limpianto dei dreni non avverr come nel progetto iniziale scavando invasive trincee continue a cielo aperto, ma a perforazione, in modo da limitare al massimo limpatto sul contesto archeologico. A intervalli regolari sono stati e verranno inseriti pozzetti di ispezione dellimpianto, rimuovendo (previa documentazione grafica e fotografica) porzioni limitate di basolato, che verranno poi perfettamente ricollocate a lavori ultimati, cos che le strade recupereranno il loro aspetto originario.

Ecco in breve la situazione in cui la Direzione Regionale Calabria del Mibact e la Soprintendenza si sono mosse per affrontare una situazione idrogeologica molto complessa come quella dellarea archeologica di Sibari: un quadro che speriamo offra elementi e informazioni utili a una discussione.

Simonetta Bonomi
Soprintendente per i Beni Archeologici della Calabria

Alessandro DAlessio e Simone Marino
Direttori operativi e responsabili scientifici dellintervento



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