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CATANIA: LIBERIAMO DALL’OBLIO DEL DUOMO I REALI ARAGONESI DI SICILIA
29-03-2015
Alfio Lisi

Nel 1952, grazie ai lavori di restauro della Cattedrale, e al ‘coraggio’ della Sovrintendenza pro-tempore (altri tempi!) , i due preziosi sarcofaghi contenenti i reali Aragonesi re di Sicilia, murati ‘vivi’ nel XVI secolo nell’abside maggiore della cattedrale dall’allora vescovo Rebiba, sono stati riportati alla luce, sottratti momentaneamente all’oblio di secoli. Per ritornarci subito dopo.

Ecco parte della descrizione esteriore dei due monumentali sarcofagi da parte dell’illustre archeologo e accademico Guido Libertini (tra l’altro anche Rettore dell’Università di Catania dal 1947 al 1950 e primo direttore onorario del Castello Ursino, anni’30, artefice del suo restauro nel quale allestì il primo ‘museo civico’) come pubblicata nel Giornale dell’isola nella domenica dell’11 maggio 1952: “…quello che attualmente racchiude ben cinque salme di principi è un grandioso sarcofago marmoreo romano …sontuosi sarcofagi romani che furono usati dall’età degli Antonimi sino a oltre la metà del secolo III d.C. …un esemplare di questa serie è oggi collocato presso il Battistero di Firenze , un altro si trova nel museo di Costantinopoli…” . L’altro sarcofago è stato realizzato e personalizzato per la regina Aragonese Costanza, sposata con Federico III in Cattedrale: ‘..una cassa marmorea ...che in uno dei lati mostrava, al centro, in bassorilievo, una rappresentazione dell’Agnus Dei e, ai quattro angoli, i simboli degli Evangelisti, poi giunti al grande coperchio megalitico, ecco venir fuori , in altorilievo, l’immagine della regina Costanza, distesa sul letto di morte, col capo cinto della corona regale, la testa adagiata su un ricco cuscino damascato con gli stemmi di Aragona, il corpo rivestito da un paludamento semplice ma dignitoso, le mani incrociate sul ventre, il rosario avvolto al braccio, coi piedi poggiati su di un simbolico cagnolino’. E aggiungeva “Nonostante la stilizzazione , io credo che questa immagine costituisca un importante documento iconografico della giovane madre della regina Maria’. In quanto la regina di Sicilia Costanza, incoronata proprio presso la Cattedrale, che visse al Castello Ursino trasformata da fortezza in residenza reale proprio dagli Aragonesi qui vi moriva poco dopo aver dato alla luce la figlia Maria, che prese il posto appena nata della madre e che nella stessa regia partorì il proprio figlioletto ma che vi morì ancora fanciullo dopo essere stato battezzato sempre nella Cattedrale.

Lo stesso Libertini suggeriva ‘…una sistemazione analoga a quella delle tombe imperiali del Duomo di Palermo , vale a dire creando una ‘Cappella reale’ in uno degli ambienti adiacenti alla navata di mezzogiorno e precisamente nell’antica sagrestia dove sono una bellissima bifora, una porta ogivale tracce di un affresco quattrocentesco..? Cappella reale o di corte che, in parte, esiste ancora al Castello Ursino voluta dalla regina Maria per ospitare il sarcofago della regina madre, Costanza.

Ma dopo l’infinito oblio gli illustri mausolei dimora terrena dei reali di Sicilia, manufatti di grande valore storico, culturale e artistico, che per oltre un secolo hanno segnato ‘nel bene e nel male’ la vita di Catania e della Sicilia, rimangono a tutt’ oggi segregati e interdetti (così come tanti altri beni culturali e monumenti storici della città di epoca greco-romana, medievale, barocca e liberty) in una delle cappelle del Duomo, inaccessibile e accanto all’altare dedicato a S.Agata, continuando ad essere occultati agli ignari cittadini e turisti ma, purtroppo, ignorati dalle stesse autorità laiche, condannando esse in tal modo i reali di Sicilia all’eterno oblio e i cittadini all’infinita ‘ignoranza’ di un’ importante periodo della vita della città e della Sicilia.

Al contrario di quanto accade a Palermo con le tombe degli imperatori Svevi e re di Sicilia presenti nella Cattedrale per i quali fu concepita la cappella reale dove giornalmente si fa la fila, perfino a pagamento, per visitarli.



Alfio Lisi

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