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Le volpi dellAppia Antica
29-05-2015
Vezio De Lucia

La Regione Lazio ospita 3 parchi nazionali (dAbruzzo, del Circeo, del Gran Sasso e monti della Laga), 15 parchi regionali, 10 riserve naturali statali, circa 40 riserve naturali regionali e una trentina fra monumenti naturali, oasi, aree marine protette e zone umide. In totale nel Lazio sono un centinaio i siti a vario titolo protetti dal punto di vista naturalistico, corrispondenti all11% del territorio regionale (fonte Wikipedia). Un risultato certamente apprezzabile, da considerare con il massimo rispetto. Ma non si pu non restare stupiti quando si scopre che uno dei 15 parchi regionali quello dellAppia Antica. Che centra con le aree naturali protette lAppia Antica che, per Antonio Cederna, era come lAcropoli di Atene? Vimmaginate se nelle guide turistiche della Grecia leggessimo che lAcropoli di Atene unarea naturale protetta?
Aggiungo subito che il primo provvedimento della Regione Lazio per la tutela dellAppia Antica fu una legge del 1988 (n. 66) che istitu unazienda consorziale per la realizzazione e la gestione del Parco regionale dellAppia Antica nei comuni di Roma, Marino e Ciampino. La finalit della legge era, in primo luogo, di tutelare i monumenti ed i complessi archeologici, artistici e storici () e diffonderne la conoscenza. Nel consiglio damministrazione sedevano anche un rappresentante della Soprintendenza archeologica e uno della Soprintendenza ai monumenti, tant che fece parte del consiglio lallora soprintendente Adriano La Regina e Antonio Cederna ne fu presidente dal 1993 al 1996.
Ma nel 1997 il consiglio regionale del Lazio evidentemente ignorando che stata leccezionale qualit delloriginario insediamento storico dellAppia Antica a generare anche il suo pregio naturalistico, e non viceversa ha inserito la regina viarum e il territorio di sua pertinenza nel sistema delle aree naturali protette (legge n. 29). Da allora, per legge regionale, lAppia Antica come i Monti Aurunci, i Monti Ausoni, i Monti Lucretili, il complesso lacuale di Bracciano sottoposta a un ente di gestione attento alla conservazione delle specie animali e vegetali, ma sfornito di competenze storico archeologiche, non a caso, simbolo del Parco la volpe, animale certo non rappresentativo del paesaggio archeologico. Sono infatti permanenti le tensioni e quotidiani i conflitti (con uningiustificata duplicazione di spesa) fra lente di gestione e la Soprintendenza archeologica costretta a ripararsi dal fuoco amico mentre mirabilmente dedita alla cura del patrimonio di sua competenza. Senza dire della confusione determinata nellopinione pubblica anche meglio informata dallesistenza di un Parco dellAppia Antica alternativo e in contrasto con listituzione statale deputata alla conservazione dellarcheologia e del paesaggio archeologico.
Responsabile di questassurda situazione non solo la Regione Lazio ma anche il Ministero dei beni e delle attivit culturali e del turismo che non hai mai intrapreso azioni volte alla tutela e alla valorizzazione, nella sua interezza, da Roma a Brindisi, dellAppia Antica, dei monumenti che la fiancheggiano e dei siti che attraversa. Il Gran parco archeologico nazionale dellAppia Antica sarebbe davvero una delle grandi opere di cui ha bisogno il nostro Paese, uninfrastruttura fondamentale per il futuro della nostra civilt e per il moderno sviluppo delle regioni attraversate: Lazio, Campania, Basilicata e Puglia. Ma la responsabilit pi grave del Ministero di non dare attuazione alla disposizione del Codice dei beni culturali e del paesaggio che esplicitamente prevede la prevalenza dei piani paesaggistici sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette. (art. 145, c. 3 del Codice). Succede invece che lEnte di gestione del parco regionale pretende dalla Regione lapprovazione del suo piano dassetto (completato nel 2002), non condiviso dalla Soprintendenza e in contrasto con il piano paesaggistico dellAppia Antica (formato congiuntamente da Regione, Soprintendenze e Ministero, e definitivamente approvato nel 2010) e quindi in contrasto con il Codice, senza che il Ministero abbia mai chiesto il rispetto della legge.
Mi pare chiaro che non stiamo trattando di un ordinario conflitto di natura burocratico formale, ma delle conseguenze di vistosi errori (della Regione Lazio) e di clamorose inadempienze (del Mibact) e a farne le spese uno dei pi illustri paesaggi archeologici del mondo, intoccabile come lAcropoli di Atene.



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