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Non lasciamo la Liguria ai demolitori (di centri storici). Sulle elezioni del 31 maggio.
29-05-2015
FULVIO CERVINI

AllExpo di Milano si pu visitare da qualche giorno una singolare accozzaglia di opere darte provenienti da ogni parte dItalia inaugurata dal ministro dei Beni e delle Attivit Culturali, ospitata da un imprenditore della ristorazione, curata da un pregiudicato cui il mondo politico e mediatico attribuisce gran credito e quello scientifico internazionale praticamente nessuno che con sommo sprezzo del buon gusto, dellintelligenza del pubblico e delle pi elementari norme di tutela inneggia alla biodiversit dellarte nazionale, notoriamente fatta di vento. Decifrare un pensiero critico inconsistente come laria ardua impresa: ma sembra di intuire che la biodiversit non sia altro che la specificit culturale delle diverse regioni, citt, contrade di una penisola in cui la civilt figurativa forma dellidentit culturale di ogni suo minimo cantone, e in cui non esiste comunit, per quanto minuscola, che non sia storicamente cresciuta attraverso una stratificazione di immagini, architetture, manufatti esemplari che hanno stabilito un nesso indissolubile con la terra e lo spazio. Insomma, se larte ha da essere biodiversa, lasciamo perdere le smargiassate trash e andiamo a comprenderne e ammirarne lalterit direttamente sul posto.
Ora: se c una regione in cui tale processo ha conosciuto una sedimentazione tanto secolare quanto peculiare, essa la Liguria. Proprio questa sua qualit per non dire eccezionalit - rende fondamentale il rinnovo del suo consiglio regionale, per cui i cittadini sono chiamati alle urne domenica 31 maggio. Negli ultimi giorni di campagna elettorale si molto parlato della Liguria soprattutto per lincertezza del voto, legata anche a una lacerazione interna al Partito Democratico che ha determinato la candidatura a sinistra di Luca Pastorino, alternativa a quella ufficiale di Raffaella Paita, designata da un turno di primarie a dir poco contestate e sostenuta poi dalla direzione nazionale del partito: tanto che hanno preso fiato e campo i candidati del centrodestra, Giovanni Toti, e del Movimento Cinque Stelle, Alice Salvatore. Il test ligure dunque molto importante per gli sviluppi della politica nazionale, e di questo si parlato fin troppo. Ma forse non si riflettuto a dovere su quanto esso sia importante, e addirittura vitale, per il destino della stessa Liguria.
Una regione che stata paradigma di speculazione edilizia, devastazione ambientale e sperpero del territorio, ed tuttora monumento desolante alla fragilit della terra. Per questo la Liguria pu ora diventare uno straordinario cantiere sperimentale non solo per difendere il suolo, ma per riguadagnare quel rapporto esclusivo tra luomo, il mare, le rocce e i boschi che riemp gli occhi dei viaggiatori stranieri tra Sette e Ottocento e la rese davvero, fuor di retorica, unica al mondo. La Liguria stata letteralmente scolpita e rimodellata dalluomo, che ne ha fatto una straordinaria opera di architettura ambientale a sua volta costellata di architetture meravigliose che racchiudono dipinti, sculture e arredi dalla folgorante bellezza non sempre o non ancora entrati nel canone malgrado lUnesco abbia riconosciuto alla Liguria ben due patrimoni dellumanit, i palazzi genovesi dei Rolli e le Cinque Terre. La vera forma della Liguria il suo patrimonio artistico perch il suo stesso paesaggio, pur cos devastato, una strepitosa opera darte, ed da qui che dovrebbe partire ogni seria politica di sviluppo: nel senso che dovrebbe essere la cultura, intesa come coscienza civile del patrimonio, il cuore del discorso pubblico e dellazione politica. Ed sulla centralit di questa cultura che dovrebbero riflettere non solo i candidati, ma coloro che domenica si recheranno ai seggi. La scommessa che la Liguria possa diventare un laboratorio di civilt che trascenda di gran lunga il pur non trascurabile laboratorio politico. Per questo, e non per altro, le elezioni liguri sono davvero importanti.
Peccato che in campagna elettorale la coscienza del patrimonio sia rimasta, a esser generosi, pressoch totalmente sullo sfondo, come del resto capita anche nelle altre regioni e a livello nazionale: a parte, sintende, i triti pistolotti sulla grande bellezza, vomitati ormai in loop (soprattutto da chi non ha idea alcuna della bellezza e magari ci scrive pure dei libri). A leggere gli stessi programmi dei candidati liguri, che peraltro dedicano giusto spazio alla messa in sicurezza del suolo (ci mancherebbe altro), si percepisce non soltanto una miscela di luoghi comuni che gi dovrebbe indurre a ogni cautela, ma una sostanziale sottovalutazione del potenziale sia economico e occupazionale che, soprattutto, etico e civico del patrimonio culturale: entrambe sembrano riposare su una conoscenza assai superficiale dello stesso tessuto artistico e ambientale della regione come pure delle pi aggiornate riflessioni sulla salvaguardia e la messa in valore dei beni storico-artistici, tanto da generare dichiarazioni che a prenderle sul serio, dopo le istintive risate, ci sarebbe da tremare.
Per esempio: La prossima Amministrazione varer la legge regionale per la ricucitura urbanistica per agevolare chi demolisce, restaura e recupera i centri storici o le aree degradate, anche per favorire il recupero del centro storico di Genova. Com possibile, nel 2015, anche in un paese regredito come lItalia attuale, pensare di agevolare chi demolisce i centri storici (e non come sarebbe necessario, le miriadi di ecomostri di cui la Liguria disseminata)? Chi lha potuto concepire? Carcarlo Pravettoni? Cetto Laqualunque? No. Sta in Noi siamo la Liguria. Programma di governo della Regione e visione politica per i prossimi 20 anni (sic), proposto da Raffaella Paita.
Ammettiamo la buona fede. Che cio la demolizione si riferisca alle aree degradate, laddove i centri storici siano da restaurare e non ricostruire da zero. Ma il minimo che si pu dire che questo passaggio sia scritto malissimo. E quando si parla di patrimonio architettonico non si pu n scrivere male, n essere confusi. Nessuno si sognerebbe di essere cos approssimativo in materia di finanza pubblica, sanit, lavoro. Cosa devo aspettarmi da chi ha unidea cos disinvolta delle demolizioni? E unidea cos vaga del patrimonio da pensare che possa farsi tranquillamente a pezzi con lincoraggiamento pubblico?
Limpressione che lestensore almeno di questa parte del documento non abbia avuto grande dimestichezza con quelle buone letture che dovrebbero ispirare sempre un buon programma elettorale come una decente politica di vero servizio pubblico (non solo in Liguria). Per esempio i libri di Massimo Quaini, a cominciare dal bellissimo Lombra del paesaggio. E naturalmente Italo Calvino, di cui tutti si riempiono la bocca, specie a Ponente, ma su cui pochissimi riflettono in tema di politica e cittadinanza. Viste la nota refrattariet della politica italiana non dico a leggere e studiare, ma almeno a rivolgersi a chi lo fa per professione, e invece la sua grande dimestichezza con la forma istantanea di slide, tweet e post, sarebbe bastato leggere e meditare un bellissimo fumetto di Raul Pantaleo, Marta Gerardi e Luca Molinari, cui si deve il parimenti notevole Architetture resistenti, ancheso pubblicato da Becco Giallo: dico leggere e non limitarsi a guardare le figure, perch dialoghi e didascalie sono molto densi, anche di dati, e non lasciano indifferenti. Si intitola Terre perse, e mette in scena una giovane freelance alle prese con uninchiesta sul consumo di suolo. Bene: quasi met del volume dedicata a Sanremo, vista come luogo esemplare del degrado urbanistico nazionale, che lintrepida giornalista scopre facendosi guidare dal fantasma di Mario Calvino, il grande agronomo padre del grande scrittore (peraltro continuamente citato). Come dire che per capire un luogo c bisogno di entrare in sintonia con chi lha raccontato, studiato, vissuto. E che in genere, quando si perde la terra, ci accade perch si disdegna il contributo critico degli intellettuali e il senso di responsabilit civile che proprio da loro deve venire. Senza storia, senza libri e senza ricerca non c programma e non c politica. C invece il fritto misto di una paranza di frasi fatte e false certezze che non portano da nessuna parte.
La sezione turismo, sport e cultura del programma di Giovanni Toti (a quanto pare reperibile solo sulla sua pagina facebook) esordisce dicendo che per clima, bellezza, variet del paesaggio la Liguria ha sempre rappresentato un must a livello europeo e mondiale. Oggi pu e deve essere pi competitiva. Sicch la valorizzazione culturale, al pi, viene finalizzata allincoraggiamento di un turismo che (come nel programma di Paita) sembra dipendere in prevalenza da spiagge e prodotti tipici. A spingere a unistintiva diffidenza peraltro il fatto che Toti creatura, e al tempo stesso consigliere politico, di un signore che pur avendo fatto il presidente del consiglio dei ministri per tre volte (e quindi, presumibilmente, aver imparato qualcosa del mondo), proclama a cadenza periodica (ancora marted 26, intervistato da Radio Capital) che lItalia possiede il 50% dei beni culturali mondiali e il 75% di quelli europei. Ora, chi crede a simili fanfaluche (in realt largamente condivise da tutti gli schieramenti) mostra letteralmente di non avere la minima idea di ci di cui parla. Cos nel programma di Toti la lunga elencazione di proposte e iniziative, pur in s apprezzabili (come la valorizzazione dei borghi) non si direbbe sostenuta da uneffettiva coscienza della materia. N possiamo dimenticare che la classe politica che produce e sostiene Toti e Paita in misura larga la stessa cui si deve la devastazione del paesaggio ligure negli ultimi ventanni, e le cui epiche gesta sono narrate da un libro-inchiesta impeccabile come Il partito del cemento di Marco Preve e Ferruccio Sansa: non per caso mai seriamente discusso da queste parti, e anzi sostanzialmente ignorato. Dunque difficile aspettarsi che un ceto cos penosamente ignorante si trovi a far indigestione di libri una volta raggiunto il governo regionale. Anche perch il pi forte alleato di Toti in questa avventura elettorale dimostra praticamente ad ogni apertura di bocca di leggere quasi soltanto quel che sta scritto sulle sue felpe.
Merita cos evidenziare i segnali di segnali pi interessanti che invece mi sembrano emergere, in tema di patrimonio culturale, dai programmi dei loro principali antagonisti. Il Movimento Cinque Stelle, che candida Alice Salvatore (non a caso fresca di studi umanistici), sviluppa un programma molto articolato che al di l delle singole proposte punta su alcune idee forti e ricorrenti. Per esempio unidea di condivisione e partecipazione, che punta a coinvolgere i pi possibile i cittadini anche nella difesa del patrimonio pubblico, e a promuovere scambi culturali ad ogni livello. E poi una non meno forte coscienza del decentramento della Liguria, che oltre Genova una rete di centri medi e piccoli che devono sviluppare accordi e strategie anche nel restauro dei monumenti. E una ferma e radicale interruzione al consumo di suolo, a vantaggio di una decementificazione che deve recuperare in tutti i sensi le terre gi perse.
Il programma della Rete a Sinistra che sostiene Pastorino, almeno da come presentato sul web, invece molto stringato perch contempla non gli interventi specifici, ma le linee operative, i principi fondamentali, la filosofia di governo. Anche per Pastorino decisivo svolgere un dibattito pubblico su ogni grande progetto di trasformazione del territorio, e investire nella rigenerazione urbana dopo aver fermato il cemento.
E poi, ancora, praticare una saldatura - secondo me molto significativa - tra coscienza del patrimonio e sviluppo economico, che se adeguatamente elaborata attraverso una strategia operativa, potrebbe davvero rappresentare un punto di svolta virtuoso. La sintesi esemplare ed efficace: punteremo sulle industrie creative e sulleconomia della conoscenza, per valorizzare le tante eccellenze liguri nel campo del sapere e della cultura. Vogliamo una regione a cemento zero, ma che investe nel riuso, nelle ristrutturazioni e nella valorizzazione dei suoi beni. La regione deve svolgere un ruolo di regia per valorizzare lo straordinario patrimonio paesaggistico e culturale della Liguria.
Credo che da questi segnali anche i cittadini pi amareggiati e disillusi possano ripartire per lavorare tutti insieme, cominciando dal voto, al cantiere di una Liguria pi decente. Con una convinzione: che comunque sia composta la prossima amministrazione regionale, essa non potr pi permettersi di tenere la coscienza culturale fuori dalle scelte politiche perch cos facendo si ridurrebbe a una sorta di prepolitica incapace di cogliere nessi e problemi e di governare un qualsiasi processo di sviluppo: ma perch ci accada, bisogna che la coscienza culturale torni ad essere protagonista del discorso pubblico della (e sulla) politica. E questo non possono e non devono farlo soltanto gli amministratori. Questa s che sarebbe una bella biodiversit. Morale.

Fulvio Cervini
Universit di Firenze



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