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UNA TORRE MEDIEVALE ABBATTUTA
30-06-2015
Silvano Guerrini

Di fronte allospedale Santa Maria Annunziata, nel territorio comunale di Bagno a Ripoli (Firenze), sul crinale oltre lautostrada oggi vediamo un complesso immobiliare ristrutturato una decina di anni fa trasformando in varie unit terra tetto con giardino, quelle che erano le case coloniche dei poderi Torre 1 e Torre 2. Quel nome derivava dallesistenza di una torre medievale1 qui collocata in posizione dominante lungo il tracciato della cosiddetta Via dellEllera che non solo metteva in comunicazione la valle dellEma con il passo di San Donato in Collina ma che collegava Ponte a Ema con Antella fino al 19262 quando di quella antica strada furono vendute alcune porzioni a privati rendendola di fatto non pi completamente percorribile.
Questa torre fu abbattuta subito dopo la Grande Guerra per costruire, nel 1920, una casa colonica adiacente a quella molto antica preesistente, cos frazionando la superficie del podere gi adibito alla prima e assegnando il nome Torre 2 alla nuova colonica e relativo podere.
La posizione e la caratteristica corte murata ne avvalorano la posizione strategica di controllo non solo sulla Via del Chianti che un tempo correva sulla riva sinistra dellEma per il tratto qui dellex Cassia Adrianea ma anche sullattuale Via del Carota quale raccordo con la Strada Aretina per San Donato in Collina lungo il quale nel 1354, ai piedi del versante nord della stessa collina, fu fatto costruire dagli Alberti il famoso oratorio di Santa Caterina a Rimezzano3 caratterizzato da affreschi dapprima dipinti nella scarsella dal cosiddetto Maestro da Barberino e da Pietro Nelli (entro il 1360) e poi nella navata da Spinello Aretino (1388-89).
La torre raffigurata in una cartolina dei primissimi anni del Novecento che ce la fa scorgere in lontananza in una veduta panoramica di Grassina.4 Testimonianze orali riferite5 ricordano una torre alta almeno il doppio della casa colonica, con due finestre grandi sormontate da arco e situate quasi allultimo piano su due lati contrapposti, e che, pi in basso, mostrava delle feritoie larghe dentro e con un forellino di fuori.6. Allingresso, alto da terra dal lato che guarda est, si accedeva per una scala di cinque o sei scalini in pietra. Linterno ricordato a soppalchi e scale di legno e il muro di cinta era alto il doppio rispetto a quanto appare oggi.
Un rapporto al sindaco della guardia comunale datato 7 marzo 1892 ci fa sapere che questa torre era allora annessa alle case dei coloni Pasquale Ciuti e Giuseppe Sarti e che minacciava forte rovina, ma il 21 marzo un successivo rapporto dellingegnere comunale Loresindo Pruneti (1840-1928) riferiva che esisteva s lo stato rovinoso, specialmente della tettoia, ma siccome Alfredo Nistri, agente del conte Leonetti allora proprietario, dichiarava che avrebbe posto mano senza indugio allopportuno restauro7 questo fatto pareva tranquillizzare ma invece nulla di concreto fece seguito a quei propositi.
Un rapporto del 16 febbraio 1911 di Paolo Ciottoli assistente dellufficio tecnico comunale, ci fa sapere che la torre era ancora propriet degli eredi Leonetti, che si trovava al civico 131 e di fianco allaia della colonica abitata dalla famiglia Pelacani, e che aveva le mura nella parte alta in cattivo stato, specialmente in cantonata dovera tutta scollegata a causa della caduta di un fulmine, cos il tecnico temeva che avrebbe potuto cadere da un momento allaltro. Di conseguenza, due giorni dopo, il sindaco firmava unintimazione a eseguire lavori entro venti giorni, notificata agli eredi Leonetti abitanti a Firenze in piazza Frescobaldi. Solo il 20 settembre il procuratore della contessa Lina Leonetti, Angelo Pagano, da Genova rispondeva al sindaco mostrando sorpresa e dicendo che i lavori erano stati fatti nel mese di maggio e che comunque i beni erano affittati a Angelo Donnini agente dellavvocato Giuseppe Targioni.8
Su richiesta di chiarimenti del sindaco lingegnere comunale Alfredo Guidi (1878-1954) l8 ottobre 1911 si recava sul posto e stilava un dettagliato rapporto precisando che i lavori necessari e occorrenti alla stabilit della torre non erano stati eseguiti ma erano stati fatti solo alcuni restauri nella parte bassa. Occorreva quindi sistemare urgentemente almeno otto catene su due piani, legare in ferro i forti cretti nelle pareti riprendendoli quindi con solide murature, ma concludeva: Se questo lavoro non intende il proprietario di farlo occorre demolire la torre dalla sommit per laltezza di metri quattro.9
A questo punto era ovvio che la torre sarebbe stata abbattuta e non restaurata, il che avvenne nel 1920 quando Ettore Biscini (1878-1946), agente della signora Pierina De Angelis nei Rossi che nel frattempo era divenuta proprietaria, chiese il benestare per costruire a poca distanza, verso nord, una nuova casa colonica a due piani per complessive sedici stanze a servizio del podere Torre 2.10 La secolare torre fu quindi demolita e le pietre cos ricavate a basso costo servirono per costruire la nuova colonica.
In tempi pi vicini a noi, con deliberazione n. 648 del 26 ottobre 1989 lAmministrazione Provinciale di Forl11 approv la vendita a licitazione privata di dieci unit poderali, cos lallora sede di Bagno a Ripoli dellArcheoclub dItalia, preoccupata che un probabile futuro utilizzo della parte pi antica del complesso non distruggesse quelle caratteristiche architettoniche pregevoli ancora evidenti ma le valorizzasse, nel marzo 1990 chiese benestare alla propriet e alla Soprintendenza per eseguire una ripulitura superficiale delle strutture emergenti, testimoniate dalla gibbosit dellaia in abbandono e perci coperta da manto erboso, al fine di meglio delineare il perimetro di base della torre per un migliore conoscenza del perduto documento.
La breve indagine, debitamente autorizzata, si concluse con una dettagliata relazione, datata 10 novembre 1990, inoltrata alla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici, alla Soprintendenza Archeologica, alla Provincia di Forl, al Comune di Bagno a Ripoli e alla sede centrale dellArcheoclub dItalia.
La semplice ripulitura mise in luce il perimetro della torre misurante allesterno m 8,30 per m 6,60 e allinterno m 6 x m 4,40. A poco pi di tre metri dallangolo nord della torre fu individuata una struttura12 analoga a altre similari costruite con funzioni di passaggio, con presa daria e di luce per ambienti sotterranei, allineata con una antica porta murata, molto stretta e alta e visibile a m 2,70 sotto il livello dellaia nella cantina del vicino fabbricato colonico caratterizzato da tre arcate quattrocentesche, su colonne di fattura precedente, richiuse sul lato che guarda la torre, e da un bellesempio di muratura medievale con ciottoli disposti a spina di pesce nella parete di fronte a un antico pozzo profondo 34 metri e che raggiunge perci il livello del fosso dellAntella.
Venne in luce anche la base del muro di cinta nel lato sud, non conservato come nei lati a ovest e a nord, e sul fianco est della torre fu trovato, frammentato ma ancora in situ, il primo dei gradini in pietra. Fra la ceramica raccolta e poi affidata allAntiquarium di Bagno a Ripoli,13 figurano frammenti di acroma a matrice o figlinese (sec. XIV), molto diffusa a sud di Firenze, e di zaffera a rilievo (sec. XV). Sarebbero stati necessari saggi di scavo veri e propri ma lindagine dei volontari dellArcheoclub, condotta in un ristretto lasso di tempo, non li prevedeva in origine anche se li auspicava in una fase successiva cosa che non avvenne.
Lesistenza qui di un edificio documentata gi nel Duecento attraverso un contratto stipulato presso la pieve dellAntella il 12 gennaio 1277 mediante il quale un certo Vante di Guccio Della Sannella dei Siminetti di Firenze concedeva a mezzadria per cinque anni a Corso e ai suoi figli Pagno e Tasino di San Quirico a Ruballa un podere in populo Sancti Petri ad Ema in loco dicto la Torre, podere cum una domo capace di fornire molti prodotti del suolo oltre a consentire lallevamento di diversi animali fra i quali colombi e pecore.14
Con molta probabilit, ancor prima di allora sono qui esistiti, collegati alla torre, spazi destinati allacquartieramento di una piccola guarnigione con compiti di osservazione e controllo stradale svolti anche e soprattutto in epoca precedente, tanto da ipotizzare che qui vi fosse stato addirittura un guardingo longobardo.



1 IGM, foglio 106 della Carta d'Italia, II SO, Impruneta, levate 1900-1904; vecchio catasto, Bagno a Ripoli, sezione H, particella 493 (la torre).
2 Archivio Storico del Comune di Bagno a Ripoli (in seguito citato ASCBR), filza 579, anno 1926, categoria 10, classe 1, fascicolo 54, contratto del 17 settembre 1926. Quanto alla via dellEllera si veda: Massimo CASPRINI, Silvano GUERRINI, Alle sorgenti dellIsone, Firenze 1996, pp. 18-23.
3 Tanto per citare alcuni degli ultimi studi: Silvano GUERRINI, Oratorio di Santa Caterina a Rimezzano in La terra benedetta. Religio- sit e tradizioni nellantico territorio di Ripoli, Salimbeni, Firenze 1984 pp. 221-229; Maurizio DE VITA (a cura di), Loratorio di Santa Caterina, Pagnini e Martinelli, Firenze 2003; Angelo TARTUFERI (a cura di), LOratorio di Santa Caterina allAntella e i suoi pittori, Mandragora, Firenze 2009; Silvano GUERRINI, LOratorio di Santa Caterina allAntella. Un gioiello del gotico. Guida storico artistica, Pa- gnini Editore, Bagno a Ripoli 2014.
4 Panorama di Grassina, Francesco Pineider editore, Firenze, cartolina n. 828. Da un esemplare che riproduciamo, datato 8 marzo 1904 e conservato nelle collezioni di Fabrizio Petrioli di Antella.
5 Soprattutto quella di Otello Pelacani (1934-2009) rilasciataci il 20 novembre 1988 e tramandata in famiglia in quanto i suoi antenati erano stati testimoni diretti perch contadini proprio in quel podere La Torre.
6 Simili a quelle che si riscontrano in un tratto di muro che fiancheggia, verso sud, il vecchio tracciato della Strada Aretina per San Donato in Collina, nella prima parte che da La Fonte conduce al Bigallo.
7 ASCBR, filza 263 (432), anno 1892, fascicolo 11.
8 ASCBR, filza 412 (581), anno 1911, fascicolo 14.
9 Ibidem.
10 ASCBR, filza 508 (680) anno 1920, fascicolo 1bis e Protocollo delle deliberazioni della Giunta municipale 1920-21, vol. 137, delibera n. 334 a c. 211.
11 La Provincia di Forl aveva ereditato la fattoria dellAntella per testamento dellingegner Giuseppe Pedriali (1867-1932) datato 30 aprile 1930, ma leredit era stata accettata molti anni dopo, il 7 settembre 1948.
12 Il vecchio catasto di Bagno a Ripoli evidenzia una struttura quadrata fra la torre (sezione H, particella 493) e il fabbricato, struttura non riferibile al pozzo per dimensioni e collocazione che ha insospettito e spinto a indagare per quanto consentito. Di qui il ritrovamento poi non potuto approfondire. Voci popolari raccolte in passato ci parlano dellesistenza di una via di fuga o comunque di un collegamento con lantico edificio, con affaccio sul lato nord della collina, denominato Palagiaccio a Rimezzano (nel 1427 era di Bonifazio Peruzzi e nel 1557 entr a far parte dei beni di Agnolo di Lapo Niccolini), ma anche questo aspetto rimasto tutto da verificare, se mai sar possibile farlo.
13 Voluto con grande lungimiranza dallassessore alla cultura Giovanna Dolcetti Papafava e inaugurato il 21 novembre 1998, lAntiquarium di Bagno a Ripoli allestito in via di Ritortoli, fu dapprima chiuso nel 2002 e poi privato dei locali originari sotto lamministrazione del sindaco Luciano Bartolini il quale, in una sua ben diversa e opinabile ottica culturale, ha preferito far decentrare i reperti archeologici parte al Bigallo, parte al Teatro Comunale di Antella, addirittura al nuovo Museo Archeologico del Chianti Senese di Castellina in Chianti come avvenuto per il cosiddetto Tular di Gavignano, un cippo etrusco rinvenuto nel 1974 dalla famiglia Herd Smith ai margini della strada Maremmana (vedasi: Silvano GUERRINI, Una nuova epigrafe etrusca di tipo Tular in Mondo Archeologico n. 27, maggio 1978, pp. 8-9) e conservato per ventanni nella loro casa I Loti pur di renderlo visibile e non farlo finire negletto in un ma- gazzino della Soprintendenza Archeologica. Quel cippo, nel tentativo di dargli una migliore collocazione, dapprima fu esposto nella Biblioteca comunale in condizioni penose e finalmente nel 1998 divenne un fiore allocchiello dellAntiquarium ben presto chiuso e cos nel 2006 fu dato in prestito a Castellina in Chianti dov ancora esposto seppur relegato fuori contesto e in una collocazione museografica sicuramente marginale.
14 Oretta MUZZI, Maria Daniela NENCI (a cura di), Il contratto di mezzadria nella Toscana medievale, II, Contado di Firenze, secolo XIII, Leo S. Olschki, Firenze 1988, pp. 188-189.







Edito in "Scritti Ripolesi. Autori per Bagno a Ripoli", II, Pagnini Editore , Firenze

2015, pp. 59-64.



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