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Lettera del Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico per l’Archeologia MiBACT
06-08-2015
Mariarosaria Barbera

Nella querelle avviata contro il Consiglio Superiore BCP da una parte della stampa (a partire dal virulento articolo di Francesco Merlo su Repubblica del 5 agosto) in merito alla decisione di finanziare con 18,5 milioni di euro la ricostruzione dell’arena del Colosseo, il Presidente del CS Giuliano Volpe si è inserito con una densa lettera pubblicata lo stesso giorno su Patrimonio SOS.

Ritengo opportuno, in qualità di Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico per l’Archeologia, entrare nel merito di una scelta che mi ha portato ad esprimere parere favorevole al Programma Strategico presentato dal Ministro - 80 milioni per il biennio 2015-2016- e che, determinando una decisione unanime del Consiglio, sta alimentando una discussione già molto vivace sull’argomento.

Vale la pena rammentare che circa un sesto dell’arena fu già ricostruito all’inizio degli anni Duemila, grazie ad una scelta questa sì innovativa dell’allora Soprintendente Adriano La Regina, progettata e realizzata in condivisione d’intenti con un eccellente staff tecnico guidato dal direttore del Colosseo, Rossella Rea, in stretta collaborazione con l’Università La Sapienza e l’IAG.

In numerose interviste e contributi seguiti al rilancio, da parte di Daniele Manacorda (autunno 2014) di un’idea già realizzata secondo criteri di grande rigore filologico, Adriano La Regina ha ribadito la sua posizione: la ricostruzione dell’area è utile a migliorare la percezione dell’anfiteatro (tanto più a fronte di studi già elaborati sul suo aspetto originale), ma produrrebbe problemi di microclima e deflusso delle acque che vanno affrontati.

Talune delle sue proposte, es. l’opportunità di ricostruire ascensori in legno per consentire il collegamento diretto fra i sotterranei e il piano dell’arena, erano già da tempo in via di progettazione da parte della Soprintendenza, che infatti qualche mese fa ha inaugurato il primo di essi, realizzato grazie ad un progetto ad hoc finanziato con fondi privati.

Sull’opportunità/necessità della ricostruzione in quanto tale, il mondo scientifico ha assunto posizioni differenti, collegate a valutazioni di natura squisitamente storico-filologica, ai costi elevati, nonché al timore di futuri usi impropri, secondo il concetto che da ultimo Francesco Merlo ha riassunto nell’espressione “Las Vegas”.

Il dibattito è complesso e necessiterebbe di tempo, attenzione e valutazioni di merito tecnico ben superiori a quelli di una campagna stampa, quale quella che episodicamente si riaccende in coincidenza con annunci di varia natura o, come in questo caso, con scelte di programma.

Già nel novembre 2014, come da me dichiarato alla stampa, la Soprintendenza aveva allo studio un piano di fattibilità; un secondo, (entrambi coordinati dal direttore Rea in collaborazione con La Sapienza e l’IAG) fu elaborato su richiesta del Ministro Franceschini, dal momento che il mantenimento della quota della porzione di arena già esistente avrebbe consentito la realizzazione solo di metà del piano, mentre la ricostruzione completa comporterebbe il riferimento alla quota, appena più alta, che l’arena aveva raggiunto in età tardo antica.

E qui ci leghiamo ad un elemento fondamentale, più volte sottolineato dal direttore del Colosseo, così come da me e dal mio predecessore La Regina: la progettazione di una copertura integrale può solo seguire, e non precedere, la soluzione dei problemi connessi al deflusso delle acque meteoriche e di falda. Quest’ultimo è sensibilmente peggiorato rispetto all’età antica: sia per la distruzione dell’eccellente sistema fognario di epoca imperiale, già compromesso nel V sec.; sia per l’esistenza di un sistema moderno inadeguato, malamente rivisto in coincidenza con la costruzione della Metro B degli anni Settanta.
Eludere questi problemi rischia di generare allagamenti e un generale aggravamento della situazione che, già oggi, costringe a chiudere i sotterranei al pubblico in occasione di grandi piogge.

Tali elementi costituivano un punto fondamentale soprattutto del secondo studio di fattibilità, elaborato a fine 2014 e sicuramente sono stati valutati e inseriti anche nella terza ipotesi progettuale, a cura dell’attuale Soprintendente Prosperetti, che ha portato ad una nuova stima economica, leggermente inferiore alla precedente e che sicuramente prevede in via preliminare un’adeguata progettazione idraulica. E’ certo un fatto positivo che la prima tranche dei finanziamenti sarà destinata prevalentemente alle indagini conoscitive sullo stato idrogeologico e strutturale e alla bonifica degli ambienti ipogei.

Questi i dati di sintesi del nucleo fondamentale della questione, a cui si legano alcuni aspetti:
- la valutazione economica, che prevede un cospicuo investimento di fondi pubblici, anche in connessione con la penuria di fondi ordinari che affligge il patrimonio storico-artistico del Paese e con le condizioni di altri importanti monumenti;
- la valutazione dei tempi, costituendo 2 anni un periodo troppo breve per il dispiegamento di un progetto così ampio e complesso, che presuppone un iter preciso di scelte e soluzioni tecniche a monte della “ricostruzione” vera e propria, a partire dal problema idrologico.
-
Per il primo aspetto, si tratta di un programma strategico che nasce da precise scelte politiche: scelte che troveranno più compiuta definizione ed ulteriori incrementi economici con il prossimo programma triennale (€ 100 milioni per anno), che il Consiglio esaminerà e discuterà a settembre. Nella seduta del 4 agosto sono intervenuta personalmente per ricordare le esigenze del grande escluso di questa tornata, la Domus Aurea, la cui possibilità di conservazione effettiva [stimata in 31 milioni in 4 anni] dipende essenzialmente da risorse straordinarie: ciò a fronte di un investimento così significativo su un monumento come il Colosseo, che è già un magnifico attrattore turistico. Ho ricevuto dal Ministro Franceschini precise assicurazioni in merito alla sua inclusione nel prossimo finanziamento straordinario, come correttamente Giuliano Volpe riporta nella sua lettera.

Il voto a favore discende anche da queste assicurazioni, oltre che dalla constatazione che, dopo una lunga stagione in cui il patrimonio culturale italiano è stato vittima di tagli e di un progressivo disinvestimento, è in atto un'evidente inversione di tendenza, con la disponibilità di 80 milioni nel decreto Art Bonus, 490 milioni del Pon Cultura e di ulteriori risorse previste dal prossimo programma triennale.

Il quadro delle scelte politiche e delle priorità strategiche spetta essenzialmente al decisore politico, che ne assume piena responsabilità di fronte ai cittadini elettori. Qui va ricordato che il programma strategico presentato, e su cui l’unanimità del Consiglio Superiore si è registrata a conclusione di un dibattito ampio e complesso, comprensivo anche di alcune perplessità, include una serie di interventi di peso, che necessitano di cure economiche ai fini o di un completamento delle attività (es. navi di Pisa, Uffizi, Polo Reale di Torino) o di progetti straordinari di fruizione per scoperte eccezionali (es. Museo di Mont’e Prama).

Infine, la possibilità di improvvide scelte di fruizione in direzione della “Las Vegas” di Merlo è timore sempre presente in un Paese dove un passato non lontano racconta di “interazioni” (e pressioni) politiche in contrasto con le scelte tecniche, a Roma come in altri luoghi del Paese: ma siamo nella sfera del processo alle intenzioni, cui preferisco non partecipare.
Sul piano tecnico, la ricostruzione del piano dell’arena ha due possibili motivazioni: la protezione degli ambienti interrati (che non può prescindere dalla soluzione del problema idraulico e di microclima) e la percezione dei luoghi antichi come sopra ricordata.
Ad esse si sono aggiunte motivazioni legate alla fruizione che, come ribadito dal Consiglio, non devono in alcun modo prevalere sulle istanze di tutela e conservazione: tuttavia, la Medea di Seneca, recentemente messa in scena dall’INDA al Colosseo (e prima a Siracusa) rientra a mio avviso in una corretta rivitalizzazione dei luoghi antichi, anche per riavvicinare ad essi i cittadini.

6 agosto 2015

Mariarosaria Barbera



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