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ANAGNI ANTICA, LA CITTA’ DELL’ORO
01-10-2015
Michele Santulli

Ed è così: ancora oggi sullo stemma cittadino il colore dominante è quello dell’oro! E infatti il nobile metallo è un contrassegno della città sin dai tempi più remoti, incredibile che possa sembrare: ancora Gregorovius, il primo etnografo della Ciociaria, alla metà del 1800 riscontrava nell’atmosfera cittadina un’aura di nobiltà, di eccellenza, di superiorità, tanto da definirla col titolo più elevato che si potesse dare: l’Atene del Sud. Questo era ancora questa città poco più di cento anni fa. E andando indietro nei secoli, ancora più grande, tanto da essere definita la ’città dei papi’ quindi una seconda Roma, il massimo cui si potesse aspirare! E oggi? Oggi il solo ricordare che per venti anni gli anagnini -non oso impiegare il termine di: cittadini- hanno nutrito e lautamente mantenuto, gratificati e felici, ’francone’ ‘er batman’, allora tutto si immagina e si interpreta, che cosa possa essere oggi. Ma qui ci arrestiamo. E torniamo all’Anagni dell’oro e della dovizia e della eccellenza dei secoli passati.
E’ proprio così e già Virgilio, un osservatore sottilissimo dal fiuto di un segugio, aveva scoperto e affermato in un passo dell’Eneide che la ‘ricca Anagni’ nutre e mantiene tutti i suoi abitanti. Gli studiosi informano che il medesimo concetto sarà ribadito cento anni più tardi da Silio Italico allorchè parlerà di ’pinguis Anagnia’. E c’è ancora un episodio illuminante: in una delle solite scaramucce con Roma che la storia registra, la città fu messa a ferro e fuoco e saccheggiata: le cronache narrano che i cittadini romani per un anno non ebbero necessità di pagare tributi e tasse talmente abbondante e ricco fu il bottino riportato a Roma! E ciò ancora prima delle parole di Virgilio. E saltando qualche secolo più avanti ci si imbatte nei Saraceni che, si racconta, nelle loro scorribande si spingevano fino ad Anagni in quanto, anche loro, la sapevano ricca e opulenta.
Ma torniano indietro all’epoca dei Romani: reputazione e fama di Anagni, città ricca prosperosa come poche nell’Impero, erano così note e consolidate che Marco Antonio coniò gran parte delle sue monete d’oro, soprattutto quelle che lo ritraevano con Cleopatra, ad Anagni! Questa è un’altra di quelle pagine di storia patria che andrebbe approfondita e sviluppata. E la notizia di cronaca è la seguente: l’8 ottobre prossimo andrà in vendita a Zurigo una di queste monete d’oro estremamente rara, che ritrae su un verso Marco Antonio e sull’altro Ottaviano in occasione del cosiddetto secondo triumvirato, l’anno 40-39 a.C. La scheda relativa dichiara che la moneta è stata battuta ‘nell’Italia centrale o meridionale’: sulla scorta di quanto da Antonio stesso dichiarato e riportato dagli storici, a noi piace ritenere, e a giusta ragione, che questa città dell’Italia centrale sia Anagni perché la più vicina a Roma e perché è la sola che poteva avere quei requisiti idonei e soprattutto quella tradizione ‘dorata’, a parte le affermazioni stesse di Marcantonio.
Bella iniziativa sarebbe quella di farla tornare a casa! La vicina Ferentino, grazie ad un assessore alla cultura sensibile e consapevole, una donna, alcuni anni fa restituì alla civica biblioteca quindi alla comunità ferenti nate, un aureo del loro concittadino Aulo Irzio, generale di Giulio Cesare.



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