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Una riflessione sul Compianto: sbagliata la nuova esposizione a pagamento
13-11-2015
Javier Rodrguez Barbern

Probabilmente nessuno attraversa le porte di Santa Maria della Vita per pregare davanti al Cristo giacente del Compianto.
Questo non meraviglia: lo aveva gi evidenziato con precisione Martin Heidegger avvicinandosi alla Madonna Sistina di Raffaello Sanzio: le immagini sacre, concepite in origine per una funzione devozionale, si sono convertite in molti casi in opere darte, cos che lemozione estetica sostituisce il sentimento religioso.
Credo non vi sia nulla di male in questo, un segno dei tempi. Pretendere di invertire questo processo una vana aspirazione: nei musei, come pure nelle chiese, quadri e sculture lasciano da parte la loro prima ragione dessere per integrarsi in quello che noi chiamiamo patrimonio culturale, e solo molto raramente resta qualcosa delloriginale impulso che spinse commitenti e artisti a crearle.
Questa premessa guida la riflessione che desidero ora affrontare su unopera d'eccezione e sulle circostanze che oggi la riguardano: il "Compianto" di Niccol dell'Arca nella chiesa bolognese di Santa Maria della Vita.
Da oltre dieci anni questa opera diventata parte del mio paesaggio quotidiano. Devo tuttavia chiarire una circostanza che nulla toglie alla veridicit di questa affermazione: io vivo Siviglia non a Bologna, ma ogni giorno, tramite fotografie e vecchie cartoline o con la mia stessa immaginazione, mi avvicino alla cappella dove si trova lopera e rivivo le emozioni che ho provato ad ogni singolo incontro diretto.
La prima volta che ho visitato Bologna era il 2004: fino ad allora la scultura era per me solo unillustrazione per quanto particolare e singolare, era unimmagine che spesso compariva nei libri d'arte che avevo affrontato nel corso degli studi. Dal momento in cui ha acquisito corporeit davanti a me, dal momento in cui ho potuto fissare lattenzione sui dettagli della composizione, passando e ritornando con lo sguardo dalla Maddalena alla serenit del Cristo Morto, alla nobilt di Giuseppe di Arimatea, all'immenso dolore della Vergine Maria o al gesto enigmatico del San Giovanni, tutto cambiato: avevo scoperto unopera che invitava quasi obbligava - ad un incontro periodico, a quel guardare attentamente e tornare a guardare di cui parlava Czanne. Appena mi allontanavo da Via Clavature sentivo il bisogno di tornarci; quando ero a Siviglia parlavo del Compianto con entusiasmo, lo studiavo, lo approndivo e con dedizione mi preparavo al successivo incontro, un incontro diventato periodico. Tutte le strade della citt portavano a Santa Maria della Vita e ho trascorso molto tempo ad osservare movimenti e reazioni davanti al gruppo scultoreo, a guardare la gente andare e venire, fermarsi e emozionarsi o semplicemente soffermarsi per una rapida occhiata.
In questi anni ogni volta che torno a Bologna per me un rito quasi quotidiano passare qualche minuto dinnanzi al capolavoro di Niccol dell'Arca. Latteggiamento comunque molto lontano da una contemplazione passiva e inattiva: ho condotto studi e ricerche sul Compianto, sui suoi enigmi, sulle differenti ubicazioni che ha avuto nei secoli, sulla cronologia e la relazione dellopera con uniconografia molto presente nell'arte italiana ed europea. Sono soprattutto diventato un ambasciatore della sua bellezza. Quando qualche anno fa la Fratellanza della Macarena, probabilmente la pi importante associazione religiosa della Settimana Santa di Siviglia, mi ha chiesto una progetto per il museo, ho scelto di illustrarlo con delle rappresentazioni della Passione di Cristo dell'arte occidentale e cio con una bella fotografia di Andrea Sammaritani del Compianto.
In questi anni il gruppo scultorio ha subito diverse traversie: ricordo linstallazione contemporanea tra luce e suono con la quale si tent di realizzare una lettura aggiornata dellopera: un esperimento fugace. Poi vi stata la chiusura della chiesa per restauro e lattesa per la riapertura. E poi il terremoto e quella invadente struttura di legno e ferro creata per proteggerla che ad ogni visita faceva s che lopera avesse un'aria di totale impermanenza. Con quale soddisfazione ho rivisto lo spazio della cappella aperto e lopera libera dallimbragatura. Ma ultimamente successo qualcosa che mi ha profondamente turbato.
Dalla lettura quotidiana attraverso internet dei quotidiani locali bolognesi, espressione del mio legame affettivo con la citt ho letto: il Compianto sotto pagamento. Di l a breve sono a Bologna e a Santa Maria della Vita per verificare di persona ma, soprattutto, per vedere le conseguenze di questa bizzarra misura. Ed a seguito di questa esperienza che nasce la presente riflessione.
Doverosa una premessa: non ho nessuna posizione preconcetta rispetto al pagamento di ingresso da parte dei visitatori per il godimento dei beni culturali, che si tratti di opere singole o di insiemi. Talvolta pu essere utile per migliorare le condizioni delle opere, per contribuire alla conservazione o favorire la loro conoscenza. A volte, al contrario, pu essere una misura molto dannosa. Tutto dipende dal contesto ed quanto intendo mettere in evidenza alla luce dellesperienza personale. Le motivazioni esposte dalla stampa per giustificare lintroduzione del biglietto da parte della Fondazione Carisbo, responsabile della gestione di Santa Maria della Vita a partire dal 2006, mettono in chiaro che in fondo si tratta di recuperare del denaro per la manutenzione della chiesa, e non per il Compianto. E non meno sconcertante il fatto che il restauro della chiesa si concluso poco tempo fa, il che fa sembrare illogico indicare urgenti lavori da intraprendere. E neppure la scultura, restaurata poco meno di venti anni fa, sembra presentare qualche patologia significativa - o almeno non se ne a conoscenza - il che farebbe escludere la necessit di azioni conservative urgenti. A dispetto di tutto ci oggi si paga un biglietto di tre euro solo per contemplare e pi avanti si dir in quali condizioni lopera di Niccol DellArca, e poi lo stesso biglietto d anche diritto di visitare lOratorio e le sue collezioni, cio quello che fino a quel momento era gratuito. La situazione altamente paradossale: libero laccesso al tempio ma si paga il diritto di avvicinarsi alle sculture, perch volendo le sculture si possono tranquillamente contemplare ad una distanza di pochi metri, sostando nel coro della chiesa. E questa la realt: non c' stato nessun cambiamento nel modo di presentare il complesso: ci sono gli stessi pannelli informativi e la cappella rimane una struttura architettonica aperta. L'unico elemento che separa il visitatore che non paga il biglietto una catena - che peraltro esisteva gi prima per tenere distinte le visite al Compianto da quella della chiesa - che di fatto impedisce di accostarsi allopera e di fotografarla, come segno dei tempi. Passiamo ad un secondo aspetto: si detto - e non so esattamente se si tratta di una previsione della Fondazione Carisbo o dei media che si prevede l'ingresso di centomila visitatori paganti allanno. Questo lo potr solo confermare una rigorosa statistica di visite, almeno del primo anno. La mia esperienza diretta stata devastante: durante il recente soggiorno in citt mi sono recato tre volte a visitare il Compianto, in giorni diversi e ad orari differenti del mattino e del pomeriggio, e sempre pagando l'ingresso. Mi sono soffermato ogni volta pi tempo del solito anche per osservare il movimento di visitatori e lesperienza merita di essere riportata: nessun gruppo di visitatori si palesato, cosa che era invece molto comune vedere prima, e nel lasso di tempo pi lungo in cui mi sono trattenuto davanti alle sculture pochissime persone hanno visitato a pagamento il Compianto, appena cinque o sei ... Sono state invece molte le persone che si sono avvicinate al presbiterio e una volta accortesi della necessit del biglietto, hanno optato per osservare il set a pochi metri di distanza e poi andarsene. Decisamente molto deprimente.
Una necessaria analisi prospettica: il Compianto non un'opera universalmente nota come l'Ultima Cena di Leonardo che letteralmente sopraffatta dall'attenzione dei media. vero che presente in ogni testo di storia dell'arte italiana, ma la vera forza del Compianto sta nella conoscenza diretta. A partire dallesperienza personale e da quella di persone cui ho fortemente raccomandato la visita, lopera necessita di ripetute visite per poterne apprezzare la complessit. La possibilit di potersi avvicinare al Compianto come parte di una passeggiata in citt, come parte del contatto con la citt era enormemente attraente per chiunque, cittadino o visitatore. Adesso vi un registratore di cassa, simbolo di aperto conflitto tra la cappella aperta e il diritto di accedervi per ammirare un prodigio scultoreo. Ed comprensibile che ora quei cittadini bolognesi o quei visitatori che passano per via Clavature rinunciano a fare una sosta alle straordinarie figure di terracotta perch in effetti appare ridicolo pagare senza ricevere nulla in cambio, e questa la verit. Immagino quanti di questi visitatori che soggiornando in citt e passeggiando a piedi per le strade e le piazze avrebbero desiderato conoscere da vicino uno dei simboli bolognesi. Penso anche, come ho constatato, che i pi sono scoraggiati da un prezzo che non offre nulla se non la possibilit di vedere da vicino quello che in realt si pu vedere anche da un po' pi lontano. Perch non pensare allora a un biglietto di ingresso dellintera chiesa? Mantenere il culto in una zona soggetta a restrizioni e musealizzare totalmente la chiesa, completando la lettura del percorso con pannelli esplicativi, strumenti audiovisivi, ecc.
L'introduzione di un biglietto che non aggiunge nulla alla conoscenza e alla fruizione dellopera resta incomprensibile: unoperazione che si basa su ipotesi di economy-fiction, senza alcun fondamento solido e che crea solo una barriera tra unopera di straordinaria importanza e quanti desiderano amminarla, conoscerla, apprezzarla e essere elementi attivi nella sua promozione.
Un invito alla rettifica, alla riflessione e allazione. Un invito a percepire quanta bellezza si concentra in questa cappella, ora un po' pi lontana da noi.

Prof. Javier Rodrguez Barbern
Depto. de Historia, Teora y Composicin Arquitectnicas
Universidad de Sevilla



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