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IO DIFENDO LA RIFORMA FRANCESCHINI. TARANTO AL CENTRO DELLA CULTURA NAZIONALE
27-01-2016
Pierfranco Bruni

La Riforma Franceschini sui beni culturali si pone come punto intelligente di riflessione sui temi del concetto sia del bene culturale sia dei raccordi tra le culture sommerse che potrebbero interessare vaste aree dei territori. I territori sono i soggetti maggiormente posti al centro della discussione perch su di essi si intrecciano le risorse, le vocazioni e il relativo modello progettuale. proprio su ci che si apre la dialettica. Convinto che la Riforma un patto innovativo necessario dare un senso alla prospettiva dei vari articolati.

Proprio in virt di ci credo che la questione riguardante il decreto (Mibact Riforma beni culturali), riferito allo spacchettamento delle Soprintendenze che interessa Taranto, e il cui dibattito ormai si sta sviluppando in diverse direzione, vada affrontato in modo piuttosto articolato. Soprattutto a Taranto.
Io che ho vissuto in prima persona la proposta e la richiesta, in tempi non lontani, dellautonomia del museo archeologico posso con molta umilt sottolineare la necessit di rendere Taranto citt centrale nella cultura (e non dico soltanto archeologia) della Magna Grecia e del Mediterraneo.
La perdita della sede centrale della Soprintendenza un fatto che non dovrebbe prenderci o prendere la citt in modo improvvisato. La politica della perdita della Soprintendenza legata ad alcuni fattori fondamentali. Al non decollo dellUniversit (o ad essersi accontentati del minimo necessario) e a questo non decollo va aggiunto la perdita (ovvero stato disattivato a Taranto per usare un termine pi consono) del Corso di laurea in beni culturali.
Quel corso, nato come Diploma universitario con la Giunta Cantore Bruni, stato il primo atto che ha significato il lento declino del legame tra beni culturali e territorio. A ci si aggiunge una mancanza di politica culturale della citt con lassenza di eventi istituzionali forti. Questa una fase che chiamerei di tesi storico politico.
La seconda recente. Nel momento in cui si fa una scelta precisa, che di volont politico culturale, che io considero importante, necessaria e utile, che indica il Museo archeologico come Museo autonomo che debba avere una sua strategia e creare dei processi culturali allinterno del territorio lo status quo (per toccare una linea filosofica della prassi) della Soprintendenza non poteva restare immutato. Giuridicamente e politicamente nei fatti interpretativi.
La chiave di lettura prioritaria quella della conoscenza valorizzazione fruizione, il cui compito, attraverso eventi e processi culturali tout court, sono affidati al Museo che si apre a prospettive eterogenee nei comparti delle culture.
Taranto istituzionalmente rientra tra i 20 Musei strategici (e poi altri 10 siti) nel tessuto dei beni culturali.
Da qui bisogna partire, perch soltanto riconsiderando la politica dei beni culturali questa citt potr trovare nuove fasi di sviluppo. Non si tratta di uno scippo, di un fatto grave, di una mutilazione per Taranto.
Le Soprintendenze non fanno cultura in s. Fanno tutela, amministrano, hanno un organismo strutturale ma i compiti specifici sul piano degli eventi culturali sono affidate alle Agenzie della cultura, ovvero, in questo caso specifico, al Museo con la sua fondamentale autonomia.
Senza allarmismi bisogna cercare di ragionare in un tempo in cui tutto si trasforma e la Riforma Franceschini unottima riforma, che sa aprirsi a ventaglio sulle economie che la cultura pu produrre. La cultura un fatto produttivo che trasforma le societ.
Senza la solita lamentazione si prenda atto che le societ in transizione devono sapersi confrontare con la mutevolezza della realt. Non si tratta di fare la cronistoria della nascita della Soprintendenza e piangersi addosso. Ci sono fattori nuovi che avanzano. Da Assessore alla Provincia di Taranto avevamo cercato di rivoluzionare persino il concetto di cultura a vantaggio di progettualit culturale.
Siamo in una nuova fase e dobbiamo avere la capacit, il coraggio, la competenza dei tempi nuovi che abbiamo davanti. una antica espressione di Aldo Moro riferita alla cultura del Sud: I tempi nuovi sono davanti a noi ma mutano con lintelligenza di capire.
necessario leggere la Riforma tenendo presenta questa riflessione. Soprattutto per una comprensione di una geopolitica dei beni culturali opportuno che il tutto diventi immediatamente applicativo. Soltanto superando la fase iniziale si potr dare un senso alla nuova concezione della cultura dei beni culturali in una interpretazione sia filosofico - identitaria sia politica sia estetica sia economico valorizzante.



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