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Documento per la Consulta Universitaria di Archeologia Classica
15-02-2016
Carlo Pavolini

DOCUMENTO PER LA CONSULTA UNIVERSITARIA DI ARCHEOLOGIA CLASSICA (Roma, 12 febbraio 2016)

Questo documento che alcuni colleghi, membri della Consulta, mi hanno chiesto di buttare gi in fretta, come possibile contributo dallesterno ai lavori della Consulta stessa - la sintesi di un testo molto pi lungo che ho inviato laltro giorno alla rivista online Testo e Senso, su invito della redazione. Nel caso presente invece necessario essere estremamente sintetici, per cui resta inteso che le valutazioni che seguono riguardano cumulativamente, non solo quelle che potremmo chiamare le due riforme Franceschini (cio il regolamento del MiBACT del dicembre 2014 e gli schemi di decreto ministeriale che stanno circolando dal mese scorso), ma anche le parti della legge-delega Madia (agosto 2015) che concernono i beni culturali, nonch le scelte adottate - sempre nellestate dellanno scorso - per 20 importanti istituti museali italiani.

Tutte queste materie, a mio avviso, vanno infatti considerate nel loro insieme, e nelle loro interazioni reciproche: ma questo non significa affatto che la valutazione debba essere necessariamente la stessa per tutte. E dico subito che in s - e contro lopinione di molti - io sono sostanzialmente favorevole a quella parte della trasformazione in atto che riguarda il passaggio a organismi di tutela territoriale a competenze unificate: diciamo, per brevit, alle Soprintendenze uniche (e ad una strategia olistica della tutela, come la si chiama oggi). N potrebbe essere diversamente, visto che ho proposto qualcosa del genere gi nel 1996, scrivendo su Ostraka. E poich non solo io (che allora mi trovai abbastanza isolato, almeno fra i colleghi delle Soprintendenze), ma anche varie altre persone di recente ne hanno parlato diffusamente, e soprattutto perch manca il tempo, d per scontati tutti gli argomenti a favore di questa scelta: che non sono pochi, sia dal punto di vista metodologico e dellefficacia dellattivit di tutela, sia dal punto di vista dello sportello unico cui dora in poi potrebbe rivolgersi il comune cittadino tutte le volte che avesse bisogno di unautorizzazione, di un nulla-osta, ecc. N vale la storica obiezione siciliana, perch l, notoriamente, i danni sono stati causati non dallaccorpamento delle competenze, ma dalla dipendenza diretta delle strutture di tutela dal personale politico regionale.

Piuttosto, se queste future Soprintendenze uniche debbano insistere su territori abbastanza limitati, di norma gruppi di province ( il modello adottato nellultimo schema di decreto di Franceschini), o se invece debbano avere degli ambiti dazione corrispondenti in sostanza alle Regioni, questione aperta. Ci sono dei pro e dei contro in tutte due le opzioni, ma devo dire che oggi privilegerei i vantaggi di una Soprintendenza unica a dimensione regionale, anche per non rischiare una frammentazione eccessiva e, quindi, unaccresciuta difficolt di funzionamento, prima che le nuove strutture entrino a regime.

Perch questo il punto, che non ci dobbiamo nascondere: il progetto della Soprintendenza unica indubbiamente a rischio di fallimento con tutti i possibili contraccolpi di delusioni e rancori - per due possibili serie di cause. La prima interna, riguarda cio il modo in cui questa parte della riforma verr applicata nei fatti: ma tale argomento, che molti ripetono in modo quasi ossessivo in questi giorni (la Soprintendenza unica magari una bella idea, ma non le verranno dati i mezzi per affermarsi perch in realt si punta solo ad un azzeramento della tutela sul territorio, ecc.), pu essere rovesciato se - tutti insieme - sapremo mettere i vertici ministeriali e politici di fronte alle loro responsabilit, andando a vedere leventuale bluff e dicendo: cari signori, pensare davvero di operare un rivolgimento di questo genere a costo zero sarebbe un trucco furbesco e dalle gambe cortissime. Questa misura, in s giusta (e lo ripeto), ha infatti bisogno di personale, sedi, risorse, laboratori, depositi per i materiali che andranno spostati e riposizionati, e lo stesso vale per gli spazi da destinare agli archivi e alle biblioteche di Soprintendenza, che anchessi cambieranno di sede. Tutte argomentazioni messe in fila, con cognizione di causa, dai dirigenti archeologi del MiBACT firmatari del documento del 25 gennaio, che per questa parte condivido pienamente. Cos come (continua lideale discorso da fare a muso duro ai responsabili ministeriali) sarebbe un misero trucco quello di chi volesse strumentalizzare e stravolgere il progetto della Soprintendenza unica per opachi giochi di clientela o di corporazione, ad esempio per favorire una professionalit contro laltra.

Ma, come dicevo, oltre che per cause interne il progetto della Soprintendenza unica pu fallire anche e soprattutto per cause estrinseche. Non possiamo infatti fingere che sia stato adottato nel vuoto: sappiamo bene che parallelamente, in questi mesi cruciali, sono state prese altre due serie di misure verso le quali - lo dico subito - la mia opposizione invece frontale. Vi ho gi accennato, raggruppandole per brevit in due blocchi: da un lato le norme della legge Madia e la loro incidenza sullamministrazione della tutela; dallaltro, linsieme delle politiche seguite a proposito del sistema museale. Perch questo un punto cruciale: gli atteggiamenti che secondo me vanno presi devono essere diversi nel caso di unopzione in s giusta, bench a rischio di essere applicata male (la Soprintendenza unica), e nel caso invece di un coacervo di misure in s sbagliate, sbagliatissime, culturalmente, politicamente, amministrativamente, quali sono tutte le altre citate.
Sono cose che indubbiamente conoscete bene, e comunque non c modo di farne unanalisi dettagliata. Comunque, il meccanismo risultante dal combinato disposto - purtroppo assai ben congegnato - degli articoli 2, 3 e 8 della legge Madia (ammesso e non concesso che il governo vari i relativi decreti, perch non dimentichiamoci che si tratta di una legge delega) sarebbe micidiale, perch, fra silenzio-assenso, subordinazione delle Soprintendenze ai prefetti e riforma del funzionamento delle conferenze di servizi, sarebbe tale da condizionare pesantemente lazione del Soprintendente unico pi agguerrito (ma perfino quella del prefetto pi benintenzionato).

Dei musei, poi, si detto e scritto talmente tanto che basta rinviare agli articoli di giornale e a una pubblicistica ormai corposa. Una sola valutazione generale: diametralmente opposta ad ogni visione olistica del patrimonio storico e delle politiche adatte a gestirlo apparsa la scelta di selezionare estraendoli da quel ricchissimo e diversificato tessuto culturale che fra i pochi vanti del Paese - 20 musei e di assegnarne la direzione tramite bando, e non c poi da rammaricarsi se i mass media ci sono saltati sopra parlando in modo eccitato e fastidioso di supermusei, superdirettori, supermanager, perch non hanno fatto altro che trarre, a modo loro, le logiche conseguenze dalleffettiva natura del provvedimento. Tutto questo, anche senza voler scendere sul terreno della ratio indubbiamente politica delle scelte compiute a proposito delle nomine, che in 19 casi su 20 hanno pescato fra persone estranee allo staff tecnico-scientifico ministeriale, sebbene a questultimo, nel contempo, venissero mediamente riconosciuti valore e competenza: per cui quel che successo appare perfino statisticamente ingiustificabile, ed questo un giudizio al quale assolutamente estranea figuriamoci! qualsiasi considerazione relativa allet o alla nazionalit dei nominati.

Non basta, perch nel frattempo, sul piano del sistema museale, succedeva molto altro ancora. E qui, sempre per necessit di sintesi, ci si pu limitare a dire che la stessa visione assolutamente non olistica ha presieduto (coerentemente!) alle decisioni prese gi in occasione del primo regolamento Franceschini (dicembre 14) e poi sviluppate e consolidate con la c. d. seconda riforma, rispecchiata dagli schemi di decreto ministeriale del gennaio 2016. Con la separazione di grandi musei archeologici nazionali dal territorio cui erano storicamente legati e dalle Soprintendenze di riferimento, con la creazione di poli museali di cui non ancora chiara la natura e che produrranno inevitabilmente sovrapposizioni di competenze, nuovi filtri e ritardi burocratici, ci si mossi nella direzione di una per me impraticabile e perniciosa scissione ancora pi netta fra chi dovrebbe prevalentemente tutelare e chi dovrebbe prevalentemente valorizzare: ma, inutile nasconderselo, qui ci sono dietro visioni profondamente diverse circa la natura e il significato stesso del termine valorizzazione, tema enorme che prima o poi andr approfondito (ora non possibile, ma dobbiamo sapere che un problema che entra a gamba tesa nella discussione in corso).
Soprattutto, tutte le scelte di fondo a proposito del sistema museale che sopra ho elencato alla rinfusa sono vlte a dividere, parcellizzare, gerarchizzare, anzich a unire organicamente: e la prosecuzione e lapice di questa tendenza la si pu forse identificare in quella parte degli odierni schemi di decreto che mette insieme, fra gli istituti dotati di autonomia speciale, una serie di musei in parte gi interessati dai bandi dellagosto scorso e una serie di parchi e aree archeologiche, creando cos un coacervo allinterno del quale letteralmente impossibile, con tutta la buona volont, individuare una qualsiasi logica. Da un lato abbiamo aree che vengono scorporate e ci risiamo - dai territori circostanti (non si capisce perch, e perch solo loro, sporadicamente e a casaccio), come Ercolano da Pompei e dalla regione vesuviana, i Campi Flegrei e Paestum dalla Campania, il Castello di Miramare dal. resto del mondo, lAppia da Roma (e non ho difficolt a dire che ho aderito alla marcia di sabato mattina per lAppia, e che ci andr). Dallaltro abbiamo, invece, accorpamenti di cui incomprensibile la ratio tematica, se pure ne esiste una (i tre musei dellEUR, diversissimi, tutti in un mazzo, solo perch sono allEUR? Villa Adriana e Villa dEste insieme, solo perch sono vicine? Eccetera).

Vediamo di concludere. La proposta della Soprintendenza unica conserva la sua validit, e il modo con cui alla fine, cio con gli ultimi decreti Franceschini, ci si arrivati - perch si era cominciato col piede sbagliato, cio con gli accorpamenti solo parziali del primo regolamento - accettabile, salvo alcune assurdit (la tutela di Roma e del Lazio affidata a quattro cerchi concentrici non va assolutamente bene, e dovr essere rivista). Tutto star nella gestione concreta, nelle scelte di direzione, nelle risorse di mezzi e personale di cui saranno dotati o meno i nuovi uffici: ma tutto questo, vigilando e adoprandosi allo scopo, dovr essere demandato - senza fare sconti - alla responsabilit politica e amministrativa di chi dovr metterli in piedi. Sar necessario anche un profondo cambiamento di atteggiamenti metodologici e culturali da parte dei quadri tecnico-scientifici delle Soprintendenze, ma questo un altro tema vastissimo che non pu essere sviscerato qui.

Va anche detto che la Soprintendenza unica (con la corrispondente Direzione Generale unica) poteva benissimo venir attuata a s, lasciando grosso modo inalterato limpianto ministeriale circostante (musei compresi) e adattandolo alla nuova situazione. Non averlo fatto, grazie alle decisioni prese a proposito dei musei e soprattutto grazie alla norme prospettate dalla legge Madia, colpa grave, che per non inficia del tutto a mio avviso le ricadute positive che lunificazione delle competenze territoriali, se ben attuate, potranno comunque produrre.

Bisogna capirci bene su una cosa. Possiamo indignarci (legittimamente) e di conseguenza limitarci a piangere e a dire che tutto perduto; oppure possiamo vedere se esistono ancora gli spazi per cambiare in parte una situazione che oggi appare, senza dubbio, largamente negativa. Si tratta sempre di sapere, in altre parole, se vogliamo continuare (o riprendere) a ragionare politicamente e a fare politica, oppure no. E in termini immediati, un suggerimento che mi sento di formulare alla Consulta quello di farsi promotrice di unazione che chieda al Parlamento una nuova legge che modifichi la legge Madia prima che i relativi decreti ministeriali (purtroppo gi varati: ci stiamo muovendo tardi!) comincino ad essere applicati nel concreto. Parlo di modifiche che comportino, in pratica, lo stralcio delle procedure riguardanti la tutela culturale e paesaggistica dalle misure previste dalla Madia in materia di silenzio-assenso, di conferenza di servizi e di subordinazione delle amministrazioni civili dello Stato al rappresentante unico del governo sul territorio (il prefetto); e lo stralcio, dal primo regolamento Franceschini, della norma che consente alle nuove Commissioni regionali di cassare senza appello, entro 10 giorni (!), i pareri delle Soprintendenze.

A meno che (e questa voce, che gira, una poche notizie confortanti degli ultimi giorni) i decreti che discendono dalla Madia non vengano gi preventivamente bocciati dalla Corte Costituzionale (risulta che in questo senso si siano gi attivati autorevoli costituzionalisti, come Gustavo Zagrebelsky).

Carlo Pavolini



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