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I maggiori archeologi e storici dell'arte contro la "riforma" Renzi-Franceschini. Paolucci spara bordate. Qualcuno ne parla?
23-02-2016
Vittorio Emiliani

I maggiori archeologi e storici dell'arte contro la "riforma" Renzi-Franceschini. Paolucci spara bordate. Qualcuno ne parla?

di Vittorio Emiliani, Comitato per la Bellezza

Nel nostro felice Paese giornali e telegiornali, o speciali tv, dedicano spazi incredibili alla "nuova filosofia" di Checco Zalone e non riservano né una colonnina di stampa né due minuti di video alle polemiche in corso sulla riforma (o deforma) Franceschini sui beni culturali e ambientali. Cioè sulla tanto declamata a parole Grande Bellezza italiana. Eppure la polemica infuria. Ma la conoscono gli addetti ai lavori visto che sulla grande stampa (a parte gli interventi di Salvatore Settis e di Francesco Erbani su "Repubblica") poco o nulla compare, per non parlare della Tv, anche di quella che dovrebbe fornire un "servizio pubblico" pagato dal canone al 65 e più %.
Riassumo la cronaca: due affollati sit-in nazionali degli archeologi sotto il Ministero, un pesante documento della Consulta Archeologica, un altro allarmatissimo di bibliotecari e archivisti già allo stremo, la lettera totalmente negativa degli archeologi membri dei Lincei (Coarelli, Giuliano, La Regina, Matthiae, Pellagatti, Torelli, Zevi, e molti altri) i quali reclamano la sospensione immediata dei decreti in corso, una marcia di centinaia di appassionati e di tecnici sull'Appia antica a difesa della medesima da un Parco ministeriale che sembra un luna-park a pagamento e tanto altro ancora.
Stupefacente il silenzio totale del "Corriere della Sera" (a parte le pagine romane) e della Rai. Per non "disturbare" Renzi, nemico dichiarato delle Soprintendenze (intollerabile "potere monocratico", dixit, che vuole imporsi anche a chi è stato eletto dal popolo), Franceschini e pure la Madia la quale ha messo le Soprintendenze, nel frattempo insensatamente accorpate, al servizio dei Prefetti?
Venerdì scorso ha scritto sul "Quotidiano Nazionale" uno dei personaggi più autorevoli della tutela e della musealità italiana, lo storico dell'arte Antonio Paolucci oggi direttore del più grande complesso museale ricadente nel nostro Paese, i Musei Vaticani (oltre 6 milioni di visitatori l'anno, terzi al mondo), già ministro per i Beni Culturali nel 1995-96 e soprintendente a Firenze-Pistoia, Uffizi inclusi, per decenni. Con una serie di bordate da paura contro le "riforme" Renzi-Franceschini.Madia. Qualcuno le ha riprese? Silenzio fragoroso. Se avesse elogiato Franceschini e Renzi, qualche titolo o video se lo sarebbe, statene certi, guadagnato. Ma come poteva avendo egli già definito "bassa macelleria" la legge sui musei?
Paolucci comincia deprecando un fatto: "Non ci sono più le Soprintendenze archeologiche", e l'archeologia degli Etruschi, dei Greci, dei Romani non avrà più una Direzione generale. Ci sarà "una Soprintendenza plurale, architettonica e paesistica, archeologica e storico artistica, un mostro pluridisciplinare (...) governato da un dirigente architetto. Sarà una autorità unica, più facilmente controllabile dal potere politico." Sic.
Antonio Paolucci rammenta poi a tutti, anche agli ignoranti, che Raffaello fu il primo soprintendente della storia, "praefectus marmorum et lapidorum" di Leone X, che "sono stati gli storici dell'arte (da Giorgio Vasari a Cavalcaselle) a insegnare agli italiani e al mondo la variegata, plurale stratificata bellezza del nostro Patrimonio insieme alla necessità della sua protezione",
Via gli archeologi e gli storici dell'arte dal governo strategico della tutela. "La logica che sta dietro la riforma Franceschini è il <>, per usare un eufemismo, delle Soprintendenze. " Franceschini "blinda" una manciata di Musei e affida il resto - conclude Paolucci - agli architetti "categoria professionale ritenuta più sensibile di quanto non siano archeologi e storici dell'arte, alle esigenze di sindaci e assessori" (...) ai quali "interessano meno le <> e più le aree fabbricabili, le norme paesistiche, l'edilizia popolare, le varianti ai piani regolatori"...
Il ministro Dario Franceschini ha risposto agli archeologi, agli storici dell'arte, ai Lincei, ai sit-in, agli archivisti e ai bibliotecari, agli intellettuali che protestano e manifestano opponendosi (checché ne dicano i frequentatori di Talk-show e di salotti televisivi) al "mostro" testé evocato, a questa bordata esplosiva di una autorità scientifica internazionale come il direttore dei Musei Vaticani, ex soprintendente di Firenze e direttore degli Uzzii ed ex ministro Paolucci? Mentre scrivo no. Lui va avanti, dopo aver eletto la città di Foggia a sede di una Soprintendenza tolta a Taranto, capitale vera della Magna Grecia, dove esisteva da 107 anni. Roba da far sganasciare, o inorridire, gli archeologi tedeschi, francesi, americani, inglesi o scandinavi. Ma chi ne parla in Italia?



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