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La cultura come vera risorsa nei processi creativi dei territori
18-03-2016
Pierfranco Bruni

La cultura come vera risorsa. Parto da un dato preciso: i beni culturali sono nel processo delle culture ed un fatto positivo che essi siano diventati ormai un tema che occupa lo scenario della dialettica di questi ultimi mesi. Una discussione aperta. La Riforma del Ministro Dario Franceschini, nelle sue fasi, ha fatto discutere, ma i risultati, in pochissimo tempo sembrano registrare degli elementi abbastanza positivi con la centralit dei Musei come strumenti di cultura. Unidea fortemente innovativa.

Ho studiato attentamente la Riforma Franceschini gi in fase di dibattito parlamentare quando, ovvero era ancora in itinere il dibattito e la presentazione della Riforma, e lanima giuridica e quella umanistico museale mi sembrata di grande rilevanza soprattutto in una societ come la nostra.
Ho immediatamente interpretato nella Riforma Franceschini una innovazione di fondo. Al di l degli aspetti prettamente giuridici, finalmente le separazioni delle culture sono state considerate in un articolato modulare interattivo tra vari ambiti di competenza. Un aspetto significativo, ve ne sono tanti, quello di aprire le culture prettamente scientifiche ad una metodologia didattica. Insomma siamo entrati in una vera e propria pedagogia dei beni culturali. Ci significa che un Museo leggibile da tutti, non solo visibile e visitabile. Dico leggibile perch la Riforma parte dai beni culturali come progettualit e non come una variabile della cultura.
Ed risultato fisiologico, in certi casi e in alcune realt, il modulare di una dialettica rispetto alla concezione dei beni culturali vissuto come tradizione. Ma la Riforma bisogna conoscerla nella sua articolazione e nei vari spazi di una interazione territoriale. Non c stato alcun scippo. Credo che c stata invece una parametrazione delle strutture. Il Museo o la Soprintendenza sono sempre strutture che fanno sempre capo al Ministero pur se con competenze diverse. Ormai bisogna puntare sulla valorizzazione. Questo era ed il quesito. Ed su questo che si vince la partita dei beni culturali. I 20 Musei indicati dalla Riforma hanno dei compiti culturali alti e importanti sia per la citt che per il territorio dove sono ubicati. Costituiscono la vera struttura che produce, con il materiale che possiede, promuove, organizza cultura valorizzando e dando la possibilit di far fruire i processi di attraz.
Bisogna abituarsi al fatto che i tempi cambiano e le societ vivono le culture in modo diversificato. Ci che era possibile trentanni fa o pi oggi non praticabile. Un tempo la Provincia aveva il compito specifico della valorizzazione, io nella stagione del mio assessorato come esterno alla Provincia di Taranto, ho realizzato progetti di valorizzazione in sintonia con il Ministero. Oggi la Provincia non c pi. La Riforma ha contemplato anche questo aspetto. Ecco perch il Prof. Giuliano Volpe che ha lavorato sulla Riforma in qualit di Presidente del Consiglio dei Beni culturali, conosce molto bene queste realt. Da esperto e da archeologo attento ha posto allattenzione il legame tra la cultura dellarcheologia e la cultura della valorizzazione.
I beni culturali, nellimmaginario della cultura del turismo, sono in una strategia dellattrazione non solo dal punto di vista culturale ma anche turistico. Daltronde il Ministero si occupa di cultura e di turismo. Il fatto che bisogna entrare in una visione della cultura come economia dei territori e come strategia di sviluppo allinterno dei processi che le culture manifestano. Qui la chiave di lettura. Aiutiamo a creare una educazione alla cultura dei beni culturali. La Riforma Franceschini vede in questo riferimento un consolidamento tra Istituzioni, territorio e Associazionismo. Dobbiamo far crescere culturalmente le citt e i territori. I Musei sono delle agenzie alle quali va dato un contributo da parte di tutti noi perch solo cos si dar un senso alle identit di una cittadinanza.
chiaro che la Riforma Franceschini esercita una funzione fondamentale nella cultura dei nostri giorni? E non solo. il collante tra la societ in transizione e la multidisciplinarit delle culture e il peso della Riforma quello che ha saputo guardare e sa guardare non solo al presente, ma soprattutto a un domani per una Nazione che pu puntare agli investimenti culturali. La Riforma unapripista, letta nella sua peculiarit, con una intelligenza giuridica, verso nuove forme di professionalit nel campo dei beni culturali. Proprio per questo non si pou prescindere di non far vivere il sistema dei beni culturali nel sistema creativo delle culture. Un fattore antropologico ma anche esistenziale.




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