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Il problema come offrire occupazione nei beni culturali a Taranto e non difendere il passato come sistema
23-02-2016
Pierfranco Bruni

Credo che il pensiero giusto per poter riflettere con serenit sulla Riforma dei Beni culturali Franceschini (autonomia dei musei e questioni soprintendenze) sia quello di valutare i costi e i benefici in rapporto tra presente e futuro, ovvero tra realt e potenzialit di investire sulle risorse senza perdere identit.

A Taranto c stato, negli ultimi anni, e c un vittimismo latente che non smette di indossare abiti diversi e, a volte, inaspettati, per un progetto culturale concreto non stato mai espresso tranne tra il 1995 e 1999. Un progetto che abbia una sua originalit e una caratteristica di collegamenti tra la citt e gli eventi internazionali.

Si insiste sul fatto dello scippo della soprintendenza, ma non cos sia sul piano culturale che giuridico. C una logica della rappresentativit nelle geografie delle aree che fanno cultura e producono cultura sul piano dei beni culturali e tale rappresentativit un dato congeniale ad una citt che soffre di assenza di turismo e di programmazione culturale ragionata pur avendo le dovute potenzialit.
Bisognava far fronte ad una apertura delle realt che possono avere un senso nel legame tra turismo, accoglienza e cultura. Ecco la necessit dellautonomia del Museo. La riscoperta di Taranto e del suo patrimonio storico, la lettura del territorio e linvito a conoscere di pi la citt non passano attraverso la contestazione ad una Riforma che non va a mutare il presupposto n della tutela e tanto meno della conoscenza se questa conoscenza va legata alla valorizzazione e alla fruizione delle culture.
Le contestazioni servono a dire: ecco ci siamo. I soliti manifesti firmati, qui e altrove, da addetti ai lavori sembrano laccerchiamento di una casta, (ormai anni fine Settanta: quando c una questione si parte con il via alle firme per difendere cosa? Una appartenenza? Il Sessantotto finito, il 78 pure e persino sono finite le macerie eppure rimasto altro), ma che poi, in realt, non producono gli effetti utili e importanti quali quelli della cultura come elemento valorizzante per una citt in caduta libera, o la cultura come sistema di una economia avanzata che possa permettere di scommettere sulla provvidenza dei nuovi giovani da occupare.
Ma qui non si capito che la cultura deve anche servire ad offrire spazi di ricerca, occupazionale, lavorativa alle generazioni che vengono da studi sui beni culturali. Non si ancora compreso che rivendicare un passato di nostalgie non crea le possibilit inventive per costruire la fantasia per nuove occupazioni. Insomma si protesta per un passato che nessuno lacera, ma non per un vuoto nel quale si trovano a vivere le generazioni culturalizzati nel campo del patrimonio dei beni culturali.
Io avrei visto in positivo una protesta per aprire varchi per far entrare nuove forme di lavoro (e ve ne sono tantissime da inserire nei beni culturali di profili professionali attinenti proprio gli studi sulla Magna Grecia) nel campo della cultura e non una battaglia per un passato che sia la Memoria o una Istituzione, come garanzia di una Identit dei saperi custoditi.
Se avessimo letto con attenzione alcune parole di Papa Francesco ci saremmo resi conto come la cultura umida o con la polvere non crea attraversamenti innovanti.
Scrive il Santo Padre, in un libro sullarte, che presenteremo nei prossimi giorni a Roma, che occorrerebbe leggere con attenzione: I musei devono accogliere le nuove forme darte. Devono spalancare le porte alle persone di tutto il mondo. Essere uno strumento di dialogo tra le culture e le religioni, uno strumento di pace. Essere vivi! Non polverose raccolte del passato solo per gli eletti e i sapienti, ma una realt vitale che sappia custodire quel passato per raccontarlo agli uomini di oggi, a cominciare dai pi umili, e disporsi cos, tutti insieme, con fiducia al presente e anche al futuro.
A disporsi al presente e al futuro. Io non credo al vittimismo. Credo alla progettualit come sistema integrale e interattivo tra la cultura e gli effetti valorizzanti. Questo il vero problema di una questione da argomentare completamente.









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