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Dalla Riforma Franceschini al pensiero sullarte di Papa Francesco
24-02-2016
Pierfranco Bruni

Il concetto di beni culturali nella Riforma Franceschini spalanca le porte al dialogo come sostiene Papa Francesco nella sua idea di arte


I musei devono accogliere le nuove forme darte. Devono spalancare le porte alle persone di tutto il mondo. Essere uno strumento di dialogo tra le culture e le religioni, uno strumento di pace. Essere vivi! Non polverose raccolte del passato solo per gli eletti e i sapienti, ma una realt vitale che sappia custodire quel passato per raccontarlo agli uomini di oggi, a cominciare dai pi umili, e disporsi cos, tutti insieme, con fiducia al presente e anche al futuro.

Sono parole e incisi non di un attento studioso di museografia o di beni culturali, ma di Papa Francesco. Lasciano un segno preciso in una societ e in una temperie che spesso, lo stesso Papa lo ha sottolineato in pi occasione, vivono il sistema dello scarto. Credo che questo pensiero, e i successivi posti sempre dal Papa nel libro La mia idea di arte (Mondadori), lo dovremmo ascoltare tutti: cattolici, laici, eretici, atei. Insiste sulla questione del bene come fattore etico ed estetico delle civilt e dei popoli che trasmettono valori di appartenenza, di identit e di eredit.
Il discutere sulla Riforma Franceschini dei beni culturali, a leggerla nella complessit, ma anche nei particolari specifici del concetto di museo, porta inevitabilmente verso questa idea di concepire i musei e con essi le diverse forme di arte. Unidea che crea condivisione intorno ad un tema forte che quello della valorizzazione.
Infatti Papa Francesco pone una questione di come far vivere le opere universali e di come accoglierle nella loro presenza testamentaria. Sono testimonianze del mistero delluomo e in quanto tali vanno vissute nella direzione della fruibilit. Su questo, Papa Francesco insiste. I musei devono essere il luogo del bello e dellaccoglienza. Il concetto di accoglienza molto sentito.
Nella Riforma Franceschini il luogo dellaccoglienza il luogo in cui il visitatore si riconosce in un confronto tra civilt. Mi sembra una strategia dellattrazione che ha una sua umanitas proprio nella centralit della cultura intesa come bene. Certo, la visione del Pontefice quella della evangelizzazione delle culture in passaggio necessario che quello della misericordia. Ma i beni culturali, essendo un patrimonio dellumanit, hanno nel loro interno una teologia che non soltanto quella del visibile, ovvero delloggetto, ma anche quella della lettura dei simboli.
Un frammento archeologico, per fare un esempio, non ci parla soltanto attraverso la materialit, ma ci comunica un tempo indefinibile che quello non solo della memoria, bens della spiritualit della memoria. In fondo il bene culturale ha sempre una interpretazione religiosa (il laico ha la religiosit del laico) in quanto ha una dimensione di tempo infinito, che inciso nel linguaggio delle forme.
Il mito non diventa trasposizione nel sacro. Mito e sacro sono una antropologia dellanima che si vuole chiamare dellumanesimo o pre illuminista e post. Quellantropologia permette non solo la credibilit della testimonianza, ma anche il senso della vitalit. Da questo punto di vista i beni culturali creano dei ponti tra popoli e civilt grazie ai modelli di archetipi e di mistero sacrale.
Nei punti nodali della Riforma Franceschini ci sono questi elementi che permettono di vivere, e non solo leggere, le culture come fenomeni integrali delle civilt. Il messaggio che offre il Papa sullarte importante per laici e cattolici. Il concetto di bene culturale, per la nuova Riforma, apre le porte e interagisce con i diversi saperi.
Una lettura comparata che andrebbe proposta come energia positiva per non seppellire il passato nello scarto, e la Riforma lo fa capire, e per realizzare il futuro della cultura come bene necessario nei processi interattivi tra culture ed esistenze.



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