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Considerazioni sul patrimonio architettonico storico di Busto Arsizio
17-04-2016
Giovanni Ferrario

Faccio seguito alle mie svariate segnalazioni di questi ultimi anni, perlopi inascoltate da chi di dovere, ed alla recente, apprezzabile, denuncia del concittadino Filippo Rolla, apparsa nei giorni scorsi sul sito di Artevarese per fare qualche ulteriore considerazione e critica sul tema.
Busto Arsizio (ma il discorso si pu riproporre identico anche per Sacconago e Borsano) ancora oggi una citt molto ricca di architetture storiche; non solo di monumenti (le chiese, i musei, il Comune, lospedale...) ma anche e soprattutto di un tessuto urbano diffuso (o quantomeno delle porzioni che oggi restano, dopo decenni di demolizioni e stravolgimenti, con esito negativo per laspetto cittadino) che ne costituisce lintorno e che riveste, nellimmagine urbana complessiva, un ruolo altrettanto importante.
Molto spesso i cittadini non si accorgono del bello che li circonda e, poco alla volta, i segni dellantica bellezza italiana (come li definisce il sig. Rolla), erroneamente ritenuti non consoni alla vita di oggi da operatori avvezzi alla speculazione e senza alcuna lungimiranza, vengono prima abbandonati, poi lasciati allautodistruzione s da consentire una successiva cementificazione che non ha pi nulla degli antichi valori architettonici.
Il risultato per ben visibile a tutti: inserimento nei nuclei storici di edifici anonimi, brutti, estranei al contesto, che paiono un pugno nellocchio. Oppure finti edifici antichi a sostituzione di quelli originari, aree degradate e abbandonate o addirittura che paiono rase al suolo da un bombardamento (come ad esempio larea delle Ferrovie Nord, ancora oggi senza un progetto complessivo di quella qualit che meriterebbe la porta di Busto!).
LAmministrazione ne responsabile:
- ha permesso le demolizioni;
- ha trasformato queste aree in residuati da bombardamento.

Si obbietter che mancano i fondi per investire in tale senso: ma quanto si speso finora di soldi pubblici per costruire mostri come linutile Palaghiaccio, le passerelle dei Cinque Ponti, la nuova ed abbandonata caserma di via Bellini??? Per la conservazione di larga parte di tale patrimonio architettonico, se di propriet privata, non servono nemmeno fondi: solo volont politica, regole precise da rispettare ed incentivazioni ad operare interventi di recupero che siano seri e scrupolosi.
Gli Enti (Comune, Soprintendenza) hanno per primi il dovere di tutelare con idonee regole e vincoli tali beni culturali (perch di questo si tratta quando si parla di architetture storiche) affinch non vengano persi dalle future generazioni, oltre che di far conoscere ai cittadini quanto di importante si cela ancora oggi nelle vie e nei vicoli dei nostri centri.
Ma serve un profondo cambio di rotta.
Qualunque sia il colore della prossima Amministrazione cittadina (la conservazione dei valori storici-artistici-ambientali dovrebbe, almeno teoricamente, essere apolitica), servir abbandonare le logiche speculative fin qui attuate (che oltretutto non intuiscono nemmeno il valore aggiunto anche economico di salvaguardare ledificazione storica) ed elaborare da parte delle istituzioni un progetto serio per la conservazione dei centri di Busto, Sacconago e Borsano.
Ad oggi, il Piano di Governo del Territorio vigente non minimamente sufficiente a porre rimedio alla situazione:
- molti edifici di pregio non sono indicati come degni di tutela: edifici civili
antichi ubicati nei nuclei centrali, edifici liberty (del grande architetto Gambini e non solo), opere razionaliste di epoca fascista, manufatti di archeologia industriale e antiche ciminiere (paradossalmente a Busto, citt delle cento ciminiere nel secolo scorso, sono tuttora a rischio di abbattimento le ultime testimonianza rimaste!!!!) e perch no, architetture contemporanee di pregio.

- le modalit di intervento ammesse non sono sempre corrette (ad esempio, la possibilit di realizzare piani interrati ad uso box al di sotto di edifici storici, ne comporta inevitabilmente la loro demolizione!!!);
- non esiste n un progetto complessivo per i centri storici n un abaco che prescriva le caratteristiche anche degli interventi minimi partecipati dalla cittadinanza ma che sono tuttaltro che irrilevanti (tipologie delle aperture, dei serramenti, dei materiali da utilizzare, dei colori, ...).
Per fare tutto ci serve anche un ingrediente importante: leducazione dei cittadini ad abitare e a vivere nel Bello e nella Storia.

Busto Arsizio, 17 aprile 2016
Arch. Giovanni Ferrario



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