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TARANTO. IL PROGETTO DELLA CULTURA GRAZIE ALL'AUTONOMIA DEL MUSEO ARCHEOLOGICO
19-08-2016
PIERFRANCO BRUNI

La Magna Grecia del Museo nazionale archeologico di Taranto nei circuiti internazionali grazie alla sua autonomia voluta dal ministro Dario Franceschini. Una ripresa con grande respiro culturale.
Cultura e territorio per una prospettiva della Magna Grecia. Taranto e il suo patrimonio culturale. MarTA, il Museo Nazionale Archeologico di Taranto, diretto da Eva Degl'Innocenti, festeggia la sua autonomia con la presenza del Premier Renzi e del Ministro Franceschini. I Beni culturali, con la Riforma, costituiscono il punto di riferimento non solo identitario ma realmente valorizzante (e manageriale) di un Territorio chiamato Italia. Proprio per questo diventa sempre pi importante discutere del rapporto tra museo (il suo ruolo nella societ e nella temperie multimediale) e comunicazione. Il legame tra museo e territorio, tra museo e mediazione culturale, tra museo e contesto storico europeo costituisce una chiave di lettura non solo storica ma si inserisce in una idea progettuale dei beni culturali. Si deve concepire il ruolo del museo in termini di comunicazione globale e deve saper guardare ad una utenza che sia abbastanza ampia. Il museo deve poter affrontare il territorio attraverso una mediazione alta ma anche popolare. Ed su questa strada Eva DeglInnocenti, direttrice del MarTa: la cultura al primo posto.

Il Ministero per i Beni e le Attivit Culturali e il Turismo ha, oggi pi che mai, un compito di estrema rappresentativa in un quadro in cui il sistema delle relazione deve riguardare percorsi non solo italiani ma anche europei. Ed attraverso queste strutture che bisogna focalizzare riferimenti certi. La Riforma Frasceschini unottima veicolazione valorizzazione di fare e del dare cultura. Rendendo autonomi i Musei ha dato un segnale di precisa connotazione valorizzante ai beni culturali. Bene Franceschini.

Partendo da ci credo che sia opportuno riconsiderare il ruolo dei beni culturali, come identit patrimoniale e storica di una Nazione, allinterno di un contesto che non pu essere pi soltanto italiano. LEuropa del Nord e il Mediterraneo (con i Paesi frontalieri) costituiscono realt la cui mediazione culturale (e per cultura non si pu generalizzare ma specificare un campo di attivit e di azione che particolareggia i beni culturali) pu diventare fondamentale.

LItalia deve entrare allinterno dellEuropa e del Mediterraneo non solo attraverso risorse e investimenti economici e neppure soltanto grazie ad approcci che rimandano a definizioni e ad interpretazioni storiche ma si deve avvalere di una progettualit di interscambio che porti ad una visione complessiva di una proposta del bene culturale con dei percorsi che abbiano degli obiettivi fortemente fruitivi. La fruizione deve essere il perno di un investimento sul patrimonio storico. Proprio per questo si parla di mediazione. Mediare e trasmettere sono due concetti chiave che non devono per far pensare ad uno sfilacciamento della tutela e della conservazione. Ma anche necessario interpretare la societ e il tempo nel quale ci troviamo a vivere perch con questo tempo che bisogna costantemente fare i conti. Ecco perch la visione della relazionalit nel campo dei beni culturali diventa importante.

Se sosteniamo lidea che lantico il nostro futuro non possiamo non entrare in quel circuito del pensiero che pone costantemente laccento sulla valorizzazione. Come possibile mediare i beni culturali? Faccio degli esempi quasi elementari. Prima di tutto attraverso una intelligente conoscenza del territorio. In tal senso il museo costituisce uno strumento significativo nella mediazione dei beni culturali. Se non si trasmettono i codici del territorio impensabile porgere modelli di conoscenza sul valore radicante che vive sul territorio stesso. Quindi il bene culturale passa inesorabilmente attraverso il filtro conoscitivo del territorio.

Un territorio la porzione di un ambiente molto pi vasto al quale bisogna fare sempre riferimento perch esso custodisce le proporzioni di una identit storica che si sviluppa partendo da et arcaiche sino ad et moderne e contemporanee. Mediare quindi trasmettere, in questo caso specifico, modelli di storia, di arte, di tradizione.
Come si trasmettono questi modelli? Sia per via diretta (ovvero vivere il luogo in maniera materiale, con la cultura del contatto) sia in forma teorica: parlando, discutendo, porgendo immagini di elementi del patrimonio (come si usa fare in molti convegni e anche in alcune aule scolastiche dove i docenti si servono di metodologie didattiche su basi cognitive) che invitano successivamente ad un rapporto pi immediato sia attraverso percorsi multimediali su una scelta scientifica e rigorosa senza per mai perdere di vista la dimensione pedagogica che deve restare fondamentale nel rapporto mediatico, ovvero nella specificit di quella mediazione che non solo interpretazione ma soprattutto, come si diceva, trasmissione.
Tre aspetti per un approccio in cui il senso educativo una manifestazione di riferimenti che vanno dalla storia alla geografia, dagli strumenti della comunicazione allestetica del pensiero artistico. Se si insiste su questi tracciati che sono di facile lettura, di normale impostazione e di significativo apprendimento il discorso del bene culturale come bene nazionale da esportare e da sviluppare come modello patrimoniale per lEuropa diventa un dato nel sistema di rapporto tra economie e culture. Ma dobbiamo proporre il patrimonio non come un bene a s, al di fuori di una proposta progettuale bens come un progetto orientante sulla identit di una civilt perch grazie alla sua presenza che si possono stabilire dei raccordi storici e dei rapporti interculturali.

Lobiettivo quello di riuscire ad acquisire una pi ampia politica della fruizione ma questa necessariamente deve passare tra i gangli della valorizzazione. Altrimenti che compito avrebbe la stessa mediazione? Ecco perch gli strumenti che permettono una trasmissione metodologicamente decodificabile sono necessari e la multimedialit, in questo caso, riveste un ruolo consistente. Perch si sostiene che il bene culturale una ricchezza immensa ma anche sommersa? Immensa perch risaputo che non c citt, paese, quartiere, angolo di territorio che siano esenti di elementi da considerare bene culturale e quindi il concetto stesso di bene culturale potrebbe essere ormai esteso a tutta lItalia. Sommerso perch il bene culturale non viene ancora sfruttato adeguatamente per una politica dellinvestimento culturale e vengono trascurate delle realt che potrebbero incidere notevolmente (se introdotti in un processo di valorizzazione) sullo sviluppo. Sommerso perch, tra laltro, molti di questi beni non vengono portati a conoscenza attraverso unofferta prettamente didattica pur avendo delle potenzialit sia culturali che economiche.

LITALIA come territorio e come storia, le cui testimonianze sono, appunto, immense e sommerse, , in s, un patrimonio della cultura che va riconsiderato proprio allinterno di una pi complessa identit europea grazie a quelle matrici e radici che rimandano ad una civilt mediterranea. Mediare questo patrimonio trasmettere non solo conoscenza ma soprattutto valori.

I valori dei beni culturali sono nella proposta di modelli di civilt che trasmettono tradizione. Proprio per questo lItalia nellEuropa deve poter stabilire una proposta di natura prettamente culturale. I beni culturali sono un patrimonio che trasmette eredit storiche e funzioni estetiche. Allinterno di tali beni il museo un veicolo che media, appunto, non solo storia ma, come gi si diceva, anche valori. Oltre chiaramente ad essere uno strumento essenziale di economia della fruizione della storia stessa.

Il MUSEO uno strumento nella relazionalit delle culture perch in esso si intrecciano i dati della storia e le capacit di una progettualit che deve rendere la storia fruibile, comprensibile, comparabile. Non solo (o non solo pi) visione didattica dei beni culturali (nella loro generalit) ma anche comunicazione. Insomma dobbiamo essere in grado di gestire, di comunicare, di partecipare il patrimonio di identit dei territori. Proprio per questo i musei non possono essere gestiti attraverso caratteristiche obsolete ma dobbiamo lavorare per una strategia dellattenzione che rivolta, in particolar modo, ad una pi articolata politica dellaccoglienza.
In altri termini bisogna insistere certamente sulla funzione e funzionalit dei musei ma questi devono, oltre alle collezioni e ai percorsi stabiliti, realizzare degli eventi. I MUSEI e gli EVENTI: un capitolo importante che affronteremo in altra occasione ma non bisogna, comunque, prescindere, anche in questo caso, dalla professionalit e dalla intelligenza gestionale. I musei sono territori di cultura e la cultura va saputa gestire con organicit, managerialit e saperi che siano in sintonia con il tempo che ci troviamo a vivere. I beni culturali sono managerialit nelle culture diffuse.

Il Museo MarTa di Taranto impresa tra conoscenza, culture. Un progetto che parte da lontano e con FRANCESCHINI ha trovato la sua realizzazione.



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