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Bagno a Ripoli (Firenze). Rimodellamento morfologico per la terza corsia e tutela ambientale e paesaggistica
19-08-2016
Silvano Guerrini*

Nel Comune di Bagno a Ripoli (Firenze) il borro di San Donato, o Isone, alla pescaia a valle di casa Il Fossato è completamento secco e dunque privo al momento del caratteristico granchio di fiume, specie protetta tipica di questo corso d'acqua nonostante la rarità, ma sappiamo che il Potamon fluviatile può vivere in tane scavate lungo le sponde e che è in grado di tollerare bassi tassi di umidità che gli consentono nel periodo estivo di lasciare il corso d'acqua e di addentrarsi per decine di metri nell'ambiente terrestre.

In secca è anche il suo affluente di destra denominato borro dei Ponti di Millo o borro di Vicelli sul quale esiste, quasi alla confluenza con l'Isone, un antico ponte in mattoni per tradizione ritenuto 'romano', costruito con una campata unica che forma un arco a sesto ribassato larga metri 4,60 spessa m 0,45 e alta, al centro dell'arco, m 2,40 dai ciottoli del letto del torrente. Questo antico ponte che serviva una importante viabilità di valle dei secoli passati sostiene ancora una strada che conduce a ex coloniche restaurate ma è nascosto dalla vegetazione e ignorato.

A monte di questo ponte in mattoni esiste altro ponte, sempre sul fosso di Vicelli, dove sulla strada che scende dalle Quattro Vie si incontra, sulla sinistra, un antico tabernacolo descritto fra l'altro negli Spogli del Domestico, alias Bindo Simone Peruzzi, conservati a Firenze nelle collezioni dell'Accademia La Colombaria. Anche questo ponte sarà sommerso dalla terra del 'rimodellamento morfologico' ma in questo caso il ponte lo possiamo datare con certezza perché risulta che si tratta del primo ponte medievale di pietra documentato nel territorio fiorentino costruito con appalto del 5 aprile 1293 sul fosso di Vicelli su quella che allora era la vecchia strada aretina che da Firenze transitava dal Bigallo e proseguiva per Figline attraverso il valico del San Donato in Collina. L'atto si è conservato perché il Capitano del Popolo Carlo di Manente da Spoleto, in carica nel secondo semestre del 1295, ordinò al notaio Rustichello di copiarlo nei capitoli del Comune di Firenze (vedasi in proposito Riccardo Chellini, La costruzione di ponti in territorio fiorentino alla fine del XIII secolo, appendice documentaria n. 35, in "Quaderni di archeologia medievale", VII, Firenze 2004).

Anche questi due ponti, come il granchio di fiume, meriterebbero attenzione. Non meno del basolato residuo ancora a tratti visibile lungo il tracciato della vecchia strada aretina fra San Donato in Collina e Troghi che una qualche attenzione l'ha ottenuta. Ma per quanto previsto dal progetto della terza corsia dell'Autostrada del Sole ponti e habitat del granchio verranno sommersi da un vasto 'rimodellamento morfologico' che prevede il riversamento nella vallata, su una superficie di circa 24 ettari, di un volume di 1.250.000 metri cubi di terre di scavo della nuova galleria del San Donato, terre trattate a calce e qui destinate grazie a un progetto modificato rispetto all'iniziale e che prevede di sollevare di molti metri il letto dell'Isone e dei suoi affluenti. Le preoccupazioni ambientali hanno determinato una recente interrogazione parlamentare che attende risposta (n. 5/09313 del 29 luglio 2016) in analogia con una precedente petizione al Parlamento Europeo, ma a quelle preoccupazioni che gridano al disastro ambientale e paesaggistico ne dobbiamo aggiungere altre non meno importanti dal punto di vista culturale per la scomparsa anche di due ponti che costituiscono strutture ancora in uso e testimonianze importanti, non solo a livello locale, della viabilità dei secoli passati.

Se il 'rimodellamento morfologico' progettato e giustificato da una instabilità geologica dei luoghi ora interessati dalla variante della galleria autostradale non dovesse essere modificato, auspicherei che per questi due ponti si trovassero delle soluzioni per mantenerli a vista e non sotterrarli definitivamente. Risulta che la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha da tempo ottenuto di salvare parte del basolato in pietra nel tratto della medesima strada che scende da San Donato in Collina a Troghi, dopo aver attraversato quel ponte in pietra sul fosso di Vicelli fatto costruire dal Comune di Firenze nel 1293, nonostante quel basolato residuo verosimilmente non sia originale a causa dei restauri sicuramente avvenuti nel tempo, ma si è voluta giustamente così conservare la testimonianza del tipo di pavimentazione stradale dell'antico tracciato.

I due ponti meriterebbero altrettanta attenzione se non di più del basolato rimasto. E non credo che per questo sia necessario stravolgere un progetto che tanto ha fatto e fa ancora discutere. Mi parrebbe una questione di buon senso e di lungimiranza culturale trovare una soluzione adeguata.

* (già ispettore onorario per Bagno a Ripoli, dal 1984 al 2001, della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le provincie di Firenze, Pistoia e Prato)





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