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Il caso mura greche di Vibo Valentia tra rinterro di 350 metri di nuovo tratto di cinta muraria e rampa in cemento
07-09-2016
Comitato pro mura greche

Da febbraio lAmministrazione Comunale di Vibo Valentia sta eseguendo con le relative autorizzazioni dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria i lavori di riqualificazione della via Paolo Orsi, comprensivi della posa di una grossa condotta interrara per il deflusso delle acque bianche oltre che della risistemazione dellasfalto. Il tratto di strada in questione lungo circa 600 metri di fatto extraurbano sono due le case servite dalla via - un percorso di straordinaria valenza archeologica, com indiziato da una serie di fattori inequivocabili acquisiti nel tempo. Il tracciato viario confina con due vaste zone sottoposte a vincolo archeologico una sul lato Sud-Ovest della via: la localit Cofino ovvero larea sacra greca indagata nel 1921 da Paolo Orsi e laltra quella del Trappeto Vecchio a Nord-Est della strada in questione che comprende il lungo e monumentale tratto delle mura greche al Trappeto Vecchio, circa 500 metri lineari di fortificazione greca che in alcuni punti raggiunge i quattro metri di elevato.
Il sistema difensivo al Trappeto Vecchio, con la sua estensione e le sue sei fasi costruttive, rappresenta il pi importante monumento della costa tirrenica calabrese. Esso riveste una particolare importanza non solo per la storia locale ma anche per le ricerche sulla costruzione delle fortificazioni in generale. Larchitetto Thomas Aumller, che ha studiato la fortificazione per conto dellIstituto Germanico di Roma con queste incisive parole descrive limportanza che il monumento ha per la comunit scientifica internazionale con larticolazione delle sue fasi costruttive inquadrabili tra il VI e il III sec. a.C..
Come si detto i lavori di allestimento del Parco Archeologico urbano avviati nellagosto 2015 grazie ad un finanziamento di circa tre milioni di euro e gli attuali 600 mila euro che si stanno investendo in questi mesi per lo stesso progetto interessano anche i 500 metri di cinta muraria al Trappeto Vecchio.
Il parco archeologico di Vibo Valentia ha infatti nelle mura greche il suo fiore allocchiello e da questo monumento oltre che dalla suggestione dei luoghi che sono attirati i molti turisti e gli studiosi soprattutto stranieri che vengono a visitare la citt. Lallestimento del parco ha come obbiettivo primario quello di ricostituire la leggibilit dellinsieme delle diverse aree archeologiche anche e soprattutto attraverso un sistema di percorsi viari pensati per collegare e valorizzare le potenzialit archeologico-paesaggistiche dei siti.
In questo senso la Via Paolo Orsi costituisce una cerniera archeologica fondamentale tra tre delle diverse aree del parco (Cofino, Trappeto Vecchio e Belvedere) anche perch lungo i 600 metri del suo percorso si apre laccesso al tratto di fortificazione al tratto di mura indagate dallOrsi.
Linteresse archeologico per la via in questione da sempre chiaro ai cittadini data la presenza lungo il margine Ovest della strada di una serie di porzioni del monumentale sistema di difesa della citt greca ancora mai indagate.
A questo si aggiunga che sul margine Nord-Est della stessa via, alla fine degli anni settanta del secolo scorso, in uno sbancamento per la costruzione di un muro di recinzione sono stati evidenziati 15 metri della stessa fortificazione sempre in blocchi darenaria.
Che il percorso delle mura greche della citt coincida con lo stesso asse viario stato sancito poi nel 1993 da una campagna di prospezioni geofisiche volute dalla stessa Soprintendenza grazie alla quale emerso che esse sono presenti subito sotto il manto stradale.
A questo si aggiunga che studi recenti hanno permesso di ipotizzare la presenza della torre IX a met circa del tracciato viario, come indicato in uno schizzo di Rosario Carta disegnatore dellOrsi ritrovato negli archivi della Soprintendenza.
Lungo i 600 metri della via Paolo Orsi il Comune di Vibo Valentia in accordo con la Soprintendenza nello scorso mese di febbraio-marzo hanno iniziato ad eseguire lavori di riqualificazione della strada che hanno interessato in un primo tempo la sezione presso la torre IX con la messa in evidenza dei blocchi relativi alla struttura.
Risale al mese di Aprile la segnalazione fatta da alcuni residenti della presenza degli stessi blocchi di arenaria delle mura greche in tre punti (complessivamente 35 metri circa) di una lunga trincea per la posa di una condotta eseguita nel corso dei lavori di riqualificazione della via e questo ha creato molto sconcerto nella cittadinanza. Constatata lemergenza archeologica, segnalata al Comune e alla Soprintendenza si atteso il fermo lavori utile alla rimodulazione dellintervento iniziato evidentemente su basi non funzionali alla tutela dei monumentali resti archeologici emersi ma nulla avvenuto in tal senso, anzi lunico risultato ottenuto stato quello di minimizzare la portata del rinvenimento.
Alla segnalazione dei cittadini invece seguita una inchiesta giornalistica portata avanti da Il Quotidiano del Sud, alla quale si aggiunto lappello pubblico alla salvaguardia fatto dallispettore onorario. Anche dopo questi interventi i lavori di scavo della condotta, la realizzazione dei pozzetti in cemento e la posa del grande tubo in PVC, non sono stati fermati, anzi quanti hanno dimostrato interesse per i continui rinvenimenti sono stati allontanati dal cantiere, giornalisti compresi.
Alla fine di aprile la protesta dei cittadini, linchiesta giornalistica, tre interpellanze parlamentari alla Camera e al Senato e un esposto alla Procura della Repubblica di Vibo, hanno determinato un fermo lavori temporaneo per consentire lispezione del Soprintendente Avocante della Calabria pro tempore dottor Gino Famiglietti. Purtroppo lesito del sopralluogo, rilevando la presenza dei tre lunghi tratti di cinta muraria in blocchi di arenaria (35 metri circa) lungo la carreggiata, non ha portato alla sospensione dei lavori autorizzati dalla Soprintendenza nel 2012 come ci si attendeva bens ha imposto la realizzazione di saggi archeologici tesi a trovare un percorso alternativo per collegare i diversi tratti di condotta gi posata.
Loperato del Soprintendente che con i dati acquisiti fino al momento del sopralluogo non pone in essere la pratica di vincolo sul tracciato della via Orsi interessato dalle mura, 350 metri circa, come era auspicabile ma autorizza di fatto il completamento dei lavori preoccupa e stupisce la cittadinanza.
Tra luglio e agosto viene effettuato il primo dei tre saggi di scavo archeologici stabiliti dal Soprintendente in corrispondenza del cancello daccesso al tratto di mura al Trappeto Vecchio. Nel corso dellindagine sono emersi in tutto il saggio i monumentali resti archeologici riferibili alla cinta muraria greca, e a questo punto la Soprintendenza ha comunicato di essere in attesa, del progetto del Comune per posare la condotta e ripristinare il fondo stradale.
La constatazione di quanto accade in questo primo saggio di scavo preoccupa non poco e per pi ragioni, sia di ordine storico archeologico che di sicurezza del sottoservizio idraulico da realizzarsi sulla base delle quote imposte dal presenza dei blocchi.
I cittadini guardano ai nuovi 350 metri lineari di cinta muraria greca presenti sotto la Via Paolo Orsi con apprensione perch la scelta operata dalla Soprintendenza e dal Comune di risotterrare i resti impedir definitivamente la possibilit di trasformare in 850 metri lineari il percorso complessivo di cinta muraria oggi visitabile nel parco archeologico.
Ci si chiede perch deve essere tolta alla citt la possibilit di vedere valorizzata in tutta la sua specificit tale zona di parco archeologico di una specificit tale da diventare identitaria e tutto questo mentre per lo stesso parco si stanno giustamente spendendo tre milioni e seicento mila euro di finanziamenti pubblici? Questo grave danno per il patrimonio pu essere perpetrato solo perch i meccanismi burocratici si sono inceppati?
A tutto questo si aggiunga che, nei giorni passati, nello stesso luogo, presso laccesso al Trappeto Vecchio in corrispondenza dellinizio del nuovo tratto di mura su via Paolo Orsi, nellambito dei lavori di allestimento del parco archeologico cittadino supervisionati dalla Soprintendenza stata eseguita una pesante rampa in cemento sensibilmente sopraelevata (circa m. 2) rispetto al piano circostante, e posta a ridosso della cinta muraria greca indagata dallOrsi.
Il materiale utilizzato, lingombro e le modalit della sua messa in opera pongono seri interrogativi sulla correttezza dellintervento.
Il margine interno della rampa insiste direttamente sulla torre VIII la prima delle torri presenti nel tratto vincolato al Trappeto Vecchio, fino a coprirne parte della circonferenza, ancora oggi chiaramente indicata solo da alcuni frammenti darenaria residui.
Oltre che sulla corretta visibilit del monumento e sul contesto archeologico generale, lelevato della rampa produce effetti nocivi sulla stessa conservazione dei resti, frapponendosi come sbarramento al naturale deflusso delle acque meteoriche e quindi aumentandone la forza erosiva che nel tempo accelerer il definitivo sbriciolamento di quel che resta della torre VIII.
Se da un lato luso irrazionale del cemento contro ogni pi elementare regola di esecuzione dei lavori in ambito archeologico, come dimostrano i noti fatti di Capo Colonna, dallaltro il rischio di danni immediati e futuri alla struttura della torre VIII elevatissimo, fino a farne temere, in tempi brevi, la completa scomparsa.
La granitica volont dellente appaltante nel proseguire i lavori come da progetto, la debole posizione di controllo e di tutela della Soprintendenza, fa intuire che siamo dinanzi al tracollo della valorizzazione e della tutela del patrimonio allinterno di unarea di parco archeologico urbano. Sicuramente si riuscir a raccattare qualche dato qua e la tra i tubi, i pozzetti, i marciapiedi e rampa ma appare evidente che l'imperativo categorico non quello di valutare i rinvenimenti in funzione della tutela e della valorizzazione ma solo quello di completare alla meno peggio i lavori previsti e soprattutto al pi presto procedere al ripristino della carreggiata su via Orsi e al completamento della rampa nellarea vincolata senza porsi troppe domande, perch i rinvenimenti archeologici disturbano e non inorgogliscono.
Per restituire dignit storica e archeologica alla situazione sulla via Paolo Orsi si auspica uninversione totale delle procedure amministrative. Sanare il vulnus procedurale: il nuovo tratto delle mura greche rinvenute deve essere finalmente vincolato secondo le norme previste dal Codice dei Beni culturali, cosa della quale a sei mesi del primo indizio non si ha alcuna notizia.
Si promuova al contempo ogni intervento utile, al reperimento delle risorse finanziarie necessarie allavvio della ricerca sullarea della strada interessata dai rinvenimenti, al fine di operare il restauro e quindi il progetto di valorizzazione e fruizione dellintero tratto della fortificazione greca ipponiate presente tra il Trappeto Vecchio (500 metri) e la via Paolo Orsi (350 metri) che diventer di 850 metri. Alternative alla Via Paolo Orsi, per il percorso carrabile verso il cimitero sono da subito praticabili. Si pu scegliere tra il ripristino della viabilit sulla strada che dal cimitero cittadino procedendo verso Nord-Est in direzione del carcere. Oppure si pu rimodulare il percorso che dalla Croce della Nivera procede verso il cimitero senza pensare di intervenire con opere invasive in questarea cos importante dal punto di vista archeologico.
Per quanto concerne i lavori di esecuzione della rampa sullaccesso al Trappeto Vecchio si chiede la rimozione di quanto sin qui realizzato e la corretta riprogettazione del percorso in funzione anche e soprattutto dei nuovi rinvenimenti effettuati su via Orsi per una corretta fruibilit di tutto linsieme.



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