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Espansione di Roma e degrado ambientale e paesaggistico dei Castelli Romani
25-05-2006
Luca Bellincioni

Espansione di Roma e degrado ambientale e paesaggistico dei Castelli Romani: svolta immediata o distruzione definitiva.

Il degrado paesaggistico ed ambientale dei Castelli Romani ormai sotto gli occhi di tutti. Una delle aree dinteresse ambientale pi rappresentative del Lazio e dellItalia Centrale sta definitivamente scomparendo sotto lennesima ondata di cemento. I paesaggi da paradiso terrestre descritti dal Goethe e dagli altri personaggi del Grand Tour non esistono pi. Accanto allormai celebre questione delle antenne e dei ripetitori che falcidiano da decenni i crinali dei Colli Albani (e che pareva dovesse avere una felice risoluzione proprio durante questanno), assistiamo (negli ultimissimi anni e soprattutto attualmente) ad una vera e propria impennata di quello sviluppo edilizio, pi o meno legale, che sta trasformando questa terra, in passato meravigliosa, in unorribile periferia di Roma. Le campagne alle pendici dei paesi sono state ormai praticamente distrutte dalla proliferazione indiscriminata di capannoni, ville, villette e palazzine. Per fare soltanto gli esempi pi noti e pi tristi, la Valle di Ariccia ormai quasi del tutto urbanizzata, mentre i Campi dAnnibale assumono, anno dopo anno, laspetto di una borgata; addirittura anche la Forra di Pentima Stalla, zona fino a non molto tempo fa selvaggia e di grande interesse botanico e geologico, sta subendo ormai laggressione indiscriminata del cemento.
Come se non bastasse, assistiamo in questi tempi a tagli scellerati ed imponenti in tutta la zona, a partire dal Monte Cavo, sempre pi ridotto al fantasma di quella magnifica montagna che un tempo fu. Provate in questi tempi a percorrere il sentiero per le Grotte di Palazzolo, e vi renderete conto dello sfacelo in atto: mentre il versante qui rivolto del Monte Cavo (versante assai sensibile paesaggisticamente) sfigurato dai vasti tagli, anche le boscose pendici che digradano verso il Lago Albano sono state in gran parte disboscate; di contro, i sentieri escursionistici (a partire da quello per lEremo di SantAngelo a lacu) sono ormai invisibili o impercorribili. Senza dire che le rive dello stesso bacino risultano sempre pi cementificate, e che le sue acque, come noto, versano in uno stato di grave inquinamento. E, lo sappiamo tutti, anche la situazione delle acque del Lago di Nemi non entusiasmante.
Forse, di fronte a tale situazione disastrosa e deprimente, molti dimenticano che una parte del territorio dei Colli Albani formalmente tutelata da un parco regionale. Un parco che personalmente ho definito pi volte fantasma, poich mai come in questo caso nel Lazio si assiste ad un ostracismo (pi o meno ufficiale) nei confronti di unarea protetta. Un parco in verit nato gi zoppo, con una perimetrazione sofferta, sinuosa e complicatissima, che doveva tener conto di innumerevoli interessi locali e non, e del fatto che spesso ci si trovava di fronte ad incredibili fenomeni di speculazione e a situazioni di degrado quali irreversibile. A tal proposito, una riflessione dobbligo: in Italia si parla spesso di eco-mostri, citando abusi edilizi qua e l in Sicilia, Campania, Calabria, Puglia e Sardegna. Ma perch non si parla mai degli eco-mostri che deturpano i Castelli Romani, come alberghi, ristoranti e centri residenziali enormi in punti panoramici, selve di antenne e ripetitori ciclopici (si pensi a quello di Genzano), villette a schiera nei boschi, ecc... Perch quando gli abusi avvengono nel Lazio, e in particolare vicino Roma, i mass-media tacciono? Perch?! Perch i palazzinari delinquenti e speculatori di Roma sono meno delinquenti e speculatori di quelli del Sud Italia? O forse perch questi ultimi sono pi facilmente deprecabili mediaticamente per via della diffusa coscienza nazionale anti-mafiosa, mentre i primi si sono fatti la faccia bella quali alfieri dello sviluppo, delloccupazione e del progresso? Ma allora, seguendo questa perversa rivendicazione, non dovremmo affermare che anche i mafiosi e i camorristi del Meridione producono occupazione nelle popolazioni locali? Ad ogni modo, sappiano, questi signori e chi li sostiene, che non siamo tutti imbecilli e che lillegalit non pu essere mascherata fino a questo punto. E oggi assolutamente necessario avviare una seria riflessione a livello culturale e a livello istituzionale riguardo alla tutela ambientale del comprensorio dei Castelli Romani e dei Monti Prenestini, e in generale di quel che resta della Campagna Romana. E insomma oggi assolutamente necessario che si avvii un progetto condiviso e razionale di restauro ambientale e di bonifica paesaggistica in quelle aree ancora potenzialmente integre e a spiccata vocazione turistica che sopravvivono intorno (e spesso allinterno) allarea metropolitana di Roma. Del resto, come noto, il fascino di Roma sempre stato alimentato dallo stretto rapporto con la sua campagna: un rapporto, quello tra citt e campagna, che la modernit ha voluto ciecamente stravolgere e che invece nelle citt darte pi importanti, come Roma, dovrebbe essere il pi possibile salvaguardato, a meno di non voler musealizzare i nostri centri storici, riducendoli a veri e propri morti-viventi della storia, dellarte e della cultura.

Non dunque pi possibile che Roma continui a scaricare sui centri limitrofi i suoi problemi urbanistici, favorendo, anzich unoculata edilizia popolare (anche tramite il puro e semplice recupero dei numerosi stabili abbandonati o degradati) ed un miglioramento delle infrastrutture, i biechi interessi speculativi delledilizia, settore che NON PUO continuare ad essere cos predominante, poich ha gi consumato il territorio razionalmente consumabile. E chiunque abbia un minimo di intelligenza e di buon senso non pu auspicare che lo sviluppo edilizio continui, a meno di non voler ridurre il Lazio intero (e via via, nei decenni, anche le regioni limitrofe!) ad unimmensa periferia della Capitale. I costruttori oggi non possono pi pensare di edificare allinfinito. Ledilizia un settore economico che sfrutta una materia prima preziosissima, limitata e non riproducibile: il territorio. E prima o poi questo finir. Per secoli, chi ha lavorato nelledilizia ha tenuto conto di questi ovvi fattori, e ci ha lasciato costruzioni non solo spesso meravigliose, ma in generale resistenti al tempo e ben integrate nellambiente. Oggi naturalmente tutto cambiato: la popolazione aumentata, assieme allo sviluppo economico commerciale ed industriale. E ci ha portato non ad un ordinato e positivo sviluppo urbanistico, ma a privilegiare gli interessi degli speculatori con il loro mostruoso costruire fine a se stesso. Tuttavia, il rapporto con la Natura, e la necessit che ad essa vengano lasciati ampi spazi, che ad essa vengano subordinate le attivit umane, esiste ancora ed esister sempre.

Allo stato attuale le campagne dellhinterland di Roma sono state ricoperte pressoch totalmente dallasfalto e dal cemento, salvo alcune piccole aree protette strategiche (ad esempio Veio, la Marcigliana, Nomentum, ecc) che oltre a fungere da pur modesti corridoi biologici, sono lunica speranza per evitare che la conurbazione romana avanzi ulteriormente, devastando una regione intera. Naturalmente, anche queste micro-aree di natura sono osteggiate dai costruttori, che cercano intanto di edificare nelle loro dirette vicinanze. E perci necessario iniziare IMMEDIATAMENTE a lavorare ad una grande rivoluzione sociale ed economica, vale a dire alla conversione del settore edilizio dallattivit di edificazione a quella di ristrutturazione. Occorre DA SUBITO iniziare a lavorare sullesistente, progettando un futuro sostenibile per Roma e per il Lazio, non solo evitando nuove cementificazioni, ma anche addirittura abbattendo laddove necessario - le strutture invasive ed inutili. E indispensabile iniziare ORA, a meno che gli amministratori non siano seriamente intenzionati a cancellare per intero un ambiente che per millenni i nostri avi ci hanno tramandato, con danni ecologici (ma anche economici, culturali e sociali) difficilmente calcolabili.

Tuttavia, il Novecento, e vieppi il XXI secolo, paiono essere malati di un inquietante delirio di onnipotenza, paiono essersi investiti della liceit di trasformare e stravolgere il mondo: una sottocultura e una deformazione culturale, quella del modernismo e del tecnologismo, che purtroppo alimentata dallignoranza dilagante - fa eccezionale presa sulla gente comune e che invece dovrebbe essere estirpata sul nascere in un Paese, come lItalia, che ha nei beni ambientali il proprio patrimonio pi reale per il futuro, la propria materia prima pi vera e unica.
Ma tali ragionamenti sembrano essere divenuti soltanto chimere nel nostro Paese e in particolare intorno a Roma. Ormai non si parla nemmeno pi, laddove evidente, di rischio idrogeologico e si costruisce praticamente ovunque: pare anzi che gli interessi dei costruttori abbiano soverchiato le regole della natura. Forse gli amministratori non sanno che cementificando lintero territorio campestre e collinare attorno a Roma e andando a cementificare pure le aree naturali di grande pregio limitrofe (si pensi oltre ai Colli Albani, anche a Veio, alla Tolfa, ai Cornicolani e ai Prenestini), come sta attualmente avvenendo, non soltanto croller il settore turistico nel Lazio (soprattutto quello legato allambiente, alla cultura e allenogastronomia, oggi in enorme crescita) ma, avendo impermeabilizzato il terreno, non avremo nemmeno pi lacqua (o se lavremo, lavremo inquinata), mangeremo cibi di scarsa qualit o importati da chiss dove, senza contare che respireremo unaria avvelenata, tutti elementi che avranno conseguenze terribili per la nostra salute. Questi sono gli effetti principali (crollo del turismo, degrado della qualit della vita, inquinamento e perdita delle risorse fondamentali) che il modello di sviluppo attuale, basato sullincondizionata libert dei costruttori di continuare ad edificare e di farlo ovunque, porter alla cittadinanza.
E a quanto pare, i politici locali, bisognosi di voti e di facili consensi, sostengono questo processo cancrenoso. Ringraziamo, insomma, chi ci governa e quei nostri disonesti ed incoscienti concittadini che si arricchiscono in questa melma, per il loro voler definitivamente cancellare la nostra terra, le nostre radici, il nostro futuro.




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