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RIFORMA FRANCESCHINI. Il direttivo di Emergenza cultura risponde a Letizia Gualandi: Se due anni vi sembran pochi
03-01-2017
Direttivo di Emergenza cultura

Se due anni vi sembran pochi Comunicato di Emergenza Cultura in risposta alla lettera di Maria Letizia Gualandi




Gli oltre due anni dallemanazione della prima riforma Franceschini (D.P.C.M. 29 agosto 2014, n. 171) e lanno trascorso dalla seconda tranche riformistica (D.m. 23 gennaio 2016) dovrebbero essere un tempo sufficiente per un primo bilancio critico.
Oltre ad alcune inchieste giornalistiche (v. in particolare il Fatto Quotidiano http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=127881), le ultime settimane hanno visto le prese di posizione (https://emergenzacultura.org/2017/01/01/tomaso-montanari-lanno-e-il-ministro-orribile-dellarticolo-9/#more-2124) di chi dallinterno del Mibact ha vissuto questa fase di cambiamento in prima persona.
Il quadro che ne emerge a senso unico: lo stato di paralisi, in particolare delle Soprintendenze territoriali olistiche, diffusissimo. E non si tratta solo delle consueta e ormai pluridecennale carenza di risorse su tutti i livelli: il caos amministrativo si somma a quello logistico-organizzativo, inevitabile conseguenza di un provvedimento quello della riforma la cui applicazione si ispirava alla deregulation pi colpevole.
Privo di indicazioni a qualsiasi livello dal Collegio Romano o peggio sballottato fra indicazioni perennemente in ritardo rispetto alle esigenze, contraddittorie o addirittura inapplicabili, per oltre due anni il personale ha provato a rimboccarsi le maniche. E come tempistica per un trasloco non si pu certo definire rapida.
Davvero inspiegabili appaiono quindi i rimbrotti di chi dallesterno dellAmministrazione, quindi senza alcuna esperienza diretta esorta i funzionari e il personale tutto ad uno sforzo, e a farsi venire delle idee, quasi che decine di mesi trascorsi in questo tentativo non fossero un banco di prova sufficiente.
Lascia anche basiti laffezione al concetto di come lo spirito e gli esiti della riforma vadano separati dalla situazione di debolezza strutturale del Mibact quanto a personale e a risorse finanziarie: dunque, par di capire, il testo della riforma fu emanato a prescindere dal contesto istituzionale, economico organizzativo in cui si andava a calare? Dunque la riforma che doveva rilanciare gli orizzonti della tutela e della valorizzazione fu elaborata senza tenere conto alcuno della situazione presente non solo al momento della sua entrata in vigore, ma per gli anni a venire (gli anni anagrafici del personale, ad esempio, essendo, per loro natura, dati oggettivi e conoscibili a priori). Basterebbe gi questo a segnalarne limprovvisazione e la carenza strutturale di impianto.
E che i due aspetti siano inscindibili, oltre che il pi modesto fra i docenti di diritto amministrativo, lo ribadisce con la pi dolorosa delle evidenze ci che accaduto e che sta accadendo nelle aree terremotate. Qui, interi territori si sono trovati abbandonati, nei momenti cruciali per la tutela del patrimonio culturale, proprio a causa del micidiale sovrapporsi della carenza endemica del personale e del suo allontanamento dalle Soprintendenze a causa della riforma.
Su di un aspetto della lettera concordiamo pienamente, laddove si dice che tutti i comparti pubblici lamentano le stesse difficolt: il processo di ridefinizione/riduzione degli spazi pubblici in atto da tempo e ferocemente e a livello globale, un dato di fatto conclamato e le cui conseguenze stanno diventando sempre pi visibili.
Proprio perch olistica, questa manovra andrebbe quindi contrastata a livello collettivo, sottolineando piuttosto gli elementi comuni: perch se Atene piange, Sparta non ride di certo. E la contraddizione fra unUniversit quella attuale migliore di quella della fine del secolo scorso, dove la qualit viene magicamente mantenuta alta con la met esatta dei docenti rispetto a quindici anni fa, non sottolinea drammaticamente solo unaporia logica.
E in questa direzione, quella di una discussione allargata che parta dagli esiti ad oggi della riforma e si allarghi a comprendere le criticit del percorso universitario (a partire da quei corsi in Conservazione dei Beni Culturali, definiti non a caso una bomba sociale) e la drammatica situazione del precariato intellettuale in materie umanistiche che Emergenza Cultura invita a muoversi.
Quale contributo allindispensabile operazione di critica analitica dellattuale situazione del sistema della tutela in Italia, Emergenza Cultura proporr, nelle prossime settimane, un dossier, che offriremo come base documentata di una discussione allargata.
Il Direttivo di Emergenza Cultura

https://emergenzacultura.org/


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