LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

RIFORMA FRANCESCHINI. API-MiBACT risponde alla lettera della prof.ssa Gualandi
02-01-2017
API-MiBACT

In risposta alla lettera pubblicata dalla prof.ssa L. Gualandi in questo sito, dal titolo "Riforma Franceschini: lettera di Letizia Gualandi a un collega archeologo che non la condivide" (http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=127893"id=127893), sono doverose alcune osservazioni, che il collega R. D'Oriano, sorprendentemente destinatario di quell'epistola, ha voluto condividere con noi in questo documento a pi mani.
Anzitutto alcune questioni di metodo:
1- Decenni di martellamento mediatico hanno conferito alla parola ri-forma un senso automaticamente positivo che essa non ha: riforma solo una forma diversa. Non usiamo qui "nuova", perch anche questo aggettivo ha acquisito un senso positivo che di per s non ha. Non necessario ricordare a chi studia il passato che la storia costellata di novit anche negative, come ben sapeva la saggezza antica distillata nel celeberrimo aneddoto della vecchia di Siracusa. Restaurare, conservare, innovare, rivoluzionare, ecc., sono termini di per s neutri, la cui positivit o negativit dipende solo da ci su cui intervengono e dalla direzione nella quale lo fanno. La damnatio sempre e comunque dei laudatores temporis acti una illogica petitio principii: possiamo dire, senza passare per vecchi parrucconi, che tanto per dire - si stava meglio prima della crisi del 2008, o no?
2- Le recenti riforme del MiBACT (Poli Museali e accorpamento delle Soprintendenze) sono state formulate da chi non ha mai lavorato negli Uffici che andava a riformare, nella totale mancanza di ascolto delle grandi perplessit espresse dal personale che le avrebbe dovute attuare e di tante altre parti del mondo dei Beni Culturali pi largamente inteso (Docenti e Consulte Universitarie, Accademia dei Lincei, ecc.). Era quello il momento del dibattito costruttivo che la prof.ssa Gualandi solo ora auspica con irrimediabile ritardo.
3- La quasi totalit di chi le sta attuando conferma le grandi criticit previste e ne vive altre allora non immaginate, ma altrettanto drammatiche. Chi invece le difende ancora una volta chi non ha mai lavorato nelle Soprintendenze. A chi insegna a Pisa non dovrebbe essere necessario ricordare che fu il pi illustre figlio di quella citt ad insegnare al mondo che l'unico approccio possibile alla realt quello "non pi per immaginazione, ma per sensata esperienza" (lettera di Galileo Galilei a Gallanzone Gallanzoni, 1611).

Venendo al merito:
1- La prof.ssa Gualandi non cita minimamente la riforma dei Poli Museali, pur centrale nell'articolo di stampa che origina la sua lettera. Lo faremo perci noi, non senza segnalare almeno la contraddizione dell'olismo a corrente alternata: si invoca il principio olistico per accorpare le Soprintendenze, e lo si accantona nel separare i Musei, spezzando il continuum tra territorio, tutela, ricerca, valorizzazione che era alla base di quel sistema italiano dei beni culturali che ha fatto scuola nel mondo. E glissiamo sullattuale funzionalit di svariati Poli, a due anni da quella riforma, e su ci che essa comporta nei rapporti con le Soprintendenze in caso di restauri, prestiti per mostre, ecc.
2- In ossequio al principio galileiano del parlare solo di ci di cui si ha esperienza diretta, non entriamo nel merito del parallelo che la prof.ssa Gualandi pare istituire tra il percorso affrontato dalle Universit per adeguarsi alle riforme di quel comparto e quello che dovrebbero, secondo lei, intraprendere le Soprintendenze, ma ci limitiamo a sottolineare la grande diversit tra le due istituzioni. Un esempio per tutti: le Universit godono di grande autonomia, mentre le Soprintendenze operano nel quotidiano in una struttura rigidamente gerarchica e seguendo norme e prassi molto rigide, nel cui ambito ben poco spazio c' per la "creativit" e nel quale le "idee" che "ci facciamo venire" ben poco ascolto trovano (v. supra).
3- La prof.ssa Gualandi lamenta di non aver mai ricevuto risposta alla domanda: "....perch una Soprintendenza territoriale pi piccola delle vecchie Soprintendenze archeologiche (sic) ... dovrebbe svolgere il proprio lavoro peggio di una Soprintendenza con territori posti a centinaia di km dalla sede centrale? Qui in Toscana....". Anzitutto, il principio galileiano della "sensata esperienza" avrebbe dovuto consigliare alla prof.ssa di guardare oltre la Toscana e fino in Sardegna, visto che l'articolo che ha dato luogo alla sua lettera parlava di quella terra, scoprendo cos che i territori delle due nuove Soprintendenze sono praticamente gli stessi delle precedenti quattro, ovvero sterminati (met dell'Isola per ciascuno, pari ognuno a pi di una intera delle svariate altre Regioni italiane), con una vastit senza confronto di aree tutelate paesaggisticamente e una densit senza confronto di aree archeologiche (solo una tipologia monumentale, cio i nuraghi, di una sola delle fasi storico-culturali, cio l'et nuragica, assomma al n. di 8000 emergenze).
Ma in realt il punto un altro. Il beneficio del percorrere meno chilometri che ne traggono i funzionari archeologi (perch sono quelli, almeno nella Toscana dell'esempio citato, ad aver trovato "casa" presso Soprintendenze pi piccole) vanificato da ben altre difficolt nel rendere il servizio alla comunit. L'accorpamento crea enormi difficolt nella gestione del flusso documentario delle istanze (arrivo, assegnazione, istruttoria, emanazione del provvedimento) connesso soprattutto alle diverse norme e procedure e tempistiche che presiedono alle diverse fattispecie di pareri tra Paesaggio e Beni Culturali, spesso non comprimibili in uno unico (spesso i pareri sul paesaggio seguono itinera totalmente diversi e separati da quelli sui beni culturali), vanificando cos l'atteso vantaggio "olistico" e con conseguenti maggiori complessit e ritardi rispetto al passato nell'emettere i pareri (almeno quelli in materia archeologica).
4- Come esempio emblematico di positivit, per l'utenza, dell'accorpamento delle competenze delle vecchie Soprintendenze, la prof.ssa cita le isole ecologiche di Pisa, per le quali prima ci si rivolgeva a due diverse Soprintendenze " le quali .... hanno dovuto ovviamente incaricare due diversi funzionari di esaminare la stessa pratica: il risultato che due funzionari hanno fatto lo stesso lavoro, il che in una situazione di scarsit di personale, quale quella che tutti lamentiamo, davvero folle". In questo caso non nemmeno necessario invocare la "sensata esperienza", perch (dovrebbe essere) ovvio che anche ora l'incarico non pu che essere affidato a due funzionari diversi, l'archeologo per il rischio archeologico e l'architetto per la compatibilit col contesto architettonico e/o paesaggistico, a meno di non affermare che uno possa fare il lavoro anche dell'altro, calpestando competenze tecnico-scientifiche specialistiche che la prof.ssa Gualandi insegna ed sempre stata la prima a difendere.
Insomma laccorpamento non ha certo diminuito il numero dei funzionari che si devono occupare delle pratiche. Ha invece ingenerato una originale innovazione nel panorama della Pubblica Amministrazione italiana: il parere che potremmo definire cooperativo. Per esempio, per ogni pratica che vada in conferenza dei servizi il funzionario archeologo, il funzionario architetto, il funzionario storico dellarte, territorialmente competenti, sono chiamati a esprimere il loro parere, ognuno per la sua materia, e a unificare le istruttorie, che spesso attengono a fasi diverse e tempi diversi degli elaborati progettuali, cumulando in un unico provvedimento prassi operative e talora anche normative differenti. Il vantaggio che dovrebbe derivare da questa unico provvedimento solo apparente, perch allunga i tempi dell'istruttoria e soprattutto non consente di individuare un unico responsabile, figura cardine dell'impianto della Pubblica Amministrazione. A meno che, paradossalmente parlando, non si vogliano annullare le istruttorie per materia, e introdurre figure amorfe di funzionari senza una specifica preparazione nella disciplina di cui dovranno gestire le problematiche. Sancire insomma la fine definitiva degli istituti periferici come organi ad alto contenuto tecnico scientifico e della tutela come individuazione e ricerca dei beni culturali. Un approccio possibile, ma non certo auspicabile, che mina alla base le motivazioni che hanno indotto alla creazione del Ministero e ne costituiscono le ragioni della sua stessa esistenza.
Altro caso di positivit citato sarebbe quello "per noi archeologi, che per le esigenze delle nostre ricerche abbiamo un unico referente e non pi referenti spesso in contrasto (talvolta apparentemente non motivato) fra loro". Il caso lo stesso di cui sopra: se nel corso delle indagini (vuoi perch da intraprendere su una superficie storica, vuoi perch danno luogo a necessit di restauro, consolidamento, ecc., di strutture murarie) si incrociano le competenze di un archeologo e di un architetto, sempre due saranno i referenti.
5- Secondo la prof.ssa Gualandi il problema della riforma va tenuto distinto da quello della mancanza di personale. Certamente va tenuto distinto nella sua evoluzione storica, dando atto all'attuale gestione del MiBACT del concorso in corso, pur se "poco, pochissimo, una goccia nel mare" (attendiamo per di vedere quale sar la proporzione tra assunti ai Poli e alle Soprintendenze, in Sardegna - stando alle piante organiche previste - molto sbilanciati a favore del primo). E tuttavia nei fatti come tenere disgiunte le due cose almeno in termini di tempistica? Quanti interventi chirurgici pur urgentissimi non si possono attuare finch la pressione sanguigna del paziente troppo elevata? Anche la migliore riforma non pu non tener conto dello stato di salute degli Uffici sui quali si applica....Prima di procedere alle riforme andavano adeguati gli Uffici in termini di personale, fondi, strutture, norme e procedure amministrative. Quella era la prima riforma da fare. Emblematico l'esempio dei Poli: nati sulla carta, senza nemmeno le scrivanie, le sedie....
6- Ed ora la pars costruens. La prof.ssa Gualandi lamenta le critiche non costruttive. Sacrosanto. Esiste la volont di mettere intorno a un tavolo delegazioni di tutte le parti in causa, ivi compreso stavolta il personale delle Soprintendenze, e ragionare tutti con spirito costruttivo, realismo, obiettivit, sulla situazione e su come migliorarla? Se non con la possibilit di tornare indietro, almeno con l'intento di mettere in campo decreti, procedure, regolamenti, norme ecc. per far funzionare al meglio l'attuale struttura? Noi ci siamo sempre stati, da almeno un anno a questa parte, ancor prima che la riforma si attuasse nel luglio scorso, e nessuno, almeno finora, ha ritenuto di convocarci intorno ad un tavolo per discutere.
Infine due considerazioni globali.
1- Troppo spesso e troppo frettolosamente, nel trattare le problematiche dei beni culturali, cos si glissa (non solo nella lettera qui commentata): "Le risorse sono poche vero, ma... Il personale poco vero, ma....". La vera Grande Riforma invece sarebbe proprio quella, in risposta alla Grande Domanda: "Quanto questo Paese tiene veramente ai beni culturali che per gli accidenti della Storia detiene per conto dell'Umanit?" E tutto il resto dei problemi non sarebbero che brezze di vento. Secondo la prof.ssa Gualandi i fondi ora sarebbero superiori agli anni passati: ci creda, Professoressa, non sempre e non dovunque.
2- Ha ragione la prof.ssa Gualandi quando dice che in occasione di riforme " a tutti gli attori coinvolti - se tengono al loro lavoro - richiesta una dose notevole di buona volont, tolleranza, disponibilit ". Dobbiamo confessare che alla prima lettura della lettera lo abbiamo interpretato con indignazione, come se si rivolgesse ai funzionari delle Soprintendenze. Ma non vogliamo e non possiamo credere che cos fosse, perch anche a chi come ben si vede dalle argomentazioni non conosce dal di dentro il nostro lavoro, ma ha contatti frequenti con le Soprintendenze, non pu sfuggire la nostra situazione. Non questo il contesto nel quale snocciolare la giaculatoria dei nostri ben noti mali cronici (carichi di lavoro e responsabilit amministrative schiaccianti, stipendi offensivi), nonostante i quali, e nonostante i grandi disagi derivanti dalle riforme, tentiamo ad ogni costo di garantire ancora standard di quantit e qualit di lavoro. Almeno su questo siamo certi di avere la solidariet della prof.ssa Gualandi e degli utenti di questo sito.

API MiBACT Sardegna
Il Coordinatore Regionale
Chiara Pilo
API MiBACT
Il Presidente Nazionale
Italo M. Muntoni



news

15-12-2017
Seconda interrogazione parlamentare su libere riproduzioni: il caso di Palermo

15-12-2017
Rassegna Stampa aggiornata al giorno 15 DICEMBRE 2017

13-12-2017
Interrogazione parlamentare su libere riproduzioni. I casi di Napoli e Palermo

06-12-2017
Premio Silvia Dell'Orso 2017

03-12-2017
Novità editoriale - La struttura del paesaggio. Una sperimentazione multidisciplinare per il Piano della Toscana

22-11-2017
Fotografie libere. Lettera di utenti dell'ACS di Palermo al Ministro Franceschini

22-11-2017
COMUNICATO di Cunsta, della Società italiana di Storia della Critica dell'Arte e della Consulta di Topografia Antica sulla Biblioteca di Palazzo Venezia

20-11-2017
Intervento di Enzo Borsellino sulla mostra di Bernini

13-11-2017
Maestri: Emiliani ricorda Edoardo Detti

01-11-2017
Nella sezione Interventi e recensioni un nuovo intervento di Vittorio Emiliani sulla legge sfasciaparchi

01-11-2017
A un anno dal terremoto, dossier di Emergenza Cultura

29-10-2017
Petizione per salvare il Museo d'Arte Orientale dalla chiusura

20-10-2017
Crollo Santa Croce, l'esperto:INTERVISTA - "Da anni chiediamo fondi per consolidare pietre, inascoltati"

20-10-2017
Bonsanti sul passaggio di Schmidt da Firenze a Vienna

16-10-2017
MANOVRA, FRANCESCHINI: PIÙ RISORSE PER LA CULTURA E NUOVE ASSUNZIONI DI PROFESSIONISTI DEI BENI CULTURALI

24-09-2017
Marche. Le mostre e la rovina delle montagne

07-09-2017
Ascoli Satriano, a fuoco la copertura di Villa Faragola: la reazione di Giuliano Volpe

30-08-2017
Settis sui servizi aggiuntivi nei musei

29-08-2017
Carla Di Francesco il nuovo Segretario Generale - MIBACT

25-08-2017
Fotografie libere per i beni culturali: nel dettaglio le novit apportate dalla nuova norma

21-08-2017
Appello di sessanta storici dell'arte del MiBACT per la messa in sicurezza e la salvaguardia del patrimonio monumentale degli Appennini devastato dagli eventi sismici del 2016

19-08-2017
Dal 29 agosto foto libere in archivi e biblioteche

19-08-2017
Cosenza, brucia casa nel centro storico: tre persone muoiono intrappolate. Distrutte decine di opere d'arte

12-08-2017
Antonio Lampis, nuovo direttore generale dei musei del MiBACT

06-08-2017
L'appello al Presidente Mattarella: i beni culturali non sono commerciali. Come aderire

04-08-2017
Istat: mappa rischi naturali in Italia

03-08-2017
APPELLO - COSA SI NASCONDE NELLA LEGGE ANNUALE PER IL MERCATO E LA CONCORRENZA

31-07-2017
Su eddyburg intervento di Maria Pia Guermandi sulle sentenze del Consiglio di Stato e su Bagnoli- Stadio di Roma

31-07-2017
Comunicato EC Il Colosseo senza tutela: sulle recenti sentenze del Consiglio di Stato

30-07-2017
Dal blog di Giuliano Volpe: alcuni interventi recenti

Archivio news