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Brevi riflessioni sull’urgenza di istituire un Parco Naturale dei Monti della Tolfa
11-06-2006
Luca Bellincioni

Con questo articolo di denuncia, vorremmo porre all’attenzione del pubblico l’ennesimo scempio che si sta compiendo ai danni del paesaggio laziale, e ciò, come sempre, nel silenzio scandaloso e riprovevole di tutti. Come tutti gli ambientalisti, tutti gli escursionisti e tutti gli studiosi sanno bene, i Monti della Tolfa costituiscono un’area di incomparabile bellezza, che preserva ampi scenari silvo-agro-pastorali così intatti da essere ormai inconsueti in Italia, ed un patrimonio di biodiversità straordinario, con lupi e molte specie di rapaci in via di estinzione e fioriture rarissime. Premettiamo che quest’area, spesso definita un “gioiello naturalistico” a livello nazionale, ed inserita nella lista dei SIC (Siti d’Importanza Comunitaria) e delle ZPS (Zone di Protezione Speciale) dell’Unione Europea, è stata interessata negli anni passati da vari progetti di tutela, falliti per motivi ancora oscuri.
Ormai pericolosamente vicini all’area suburbana di Roma, oggi come non mai i Monti della Tolfa subiscono l’aggressione di diverse forme di speculazione, soprattutto di quella edilizia. Un caso particolarmente increscioso sta riguardando il lembo della catena confinante con i Colli Ceriti, ossia la zona del borgo di Sasso, raggiungibile con la comoda e panoramica strada che collega la Via Aurelia a Manziana. Mentre nelle campagne limitrofe negli ultimi anni sono state edificate numerose ville e villette sparse (probabilmente condonate), questo complesso assai pittoresco, caratterizzato da un pugno di case medievali dominate da una gigantesca rupe rachitica (il “Monte Sasso” appunto), è stato nell’ultimo anno sfigurato da nuove costruzioni orribili (villette a schiera) che stanno trasformando questo meraviglioso complesso paesistico in una sorta di periferia di Cerveteri, località del resto non nuova a brutali esempi di speculazione e di abusivismo edilizio.
Ma non è finita qui: nei pressi di Sasso si trova un altro sito eccezionale dal punto di vista sia paesaggistico sia naturalistico, ossia i famosi Sassoni di Furbara, due grandi e suggestivi scogli trachitici di forma “dolomitica” (detti appunto le “dolomiti laziali”) che si ergono isolati in una bellissima campagna ondulata, e nelle cui rocce, secondo alcuni naturalisti, ancora nidificherebbe il capovaccaio. Fino ad un anno fa, transitando sulla strada, si poteva osservare tranquillamente questo spettacolo davvero magnifico, e possiamo dirvi che chi lo vedeva per la prima volta ne rimaneva assai sorpreso ed impressionato. Era uno dei paesaggi più celebri della Tolfa, uno scorcio indimenticabile da preservare assolutamente, magari come “Monumento Naturale” (come è stato fatto in passato dalla Regione per siti altrettanto importanti e significativi, ad esempio la valle carsica di Camposoriano, presso Terracina). Ebbene, incredibilmente, anche questo paesaggio è stato deturpato! Nell’ultimo anno e attualmente sono state costruite, e sono in costruzione, altre mostruose ville e villette in posizione panoramica verso le rupi. Esse sono state edificate non solo lungo la strada, ma in un caso addirittura sopra una collina a poca distanza dalla stessa, alterando per sempre il superbo contrasto tra l’imponenza delle rupi e la solitudine e gli spazi aperti della campagna. Ove prima c’erano stupendi e scintillanti campi coltivati, ora possiamo “ammirare” esterrefatti i muri di cinta in cemento delle villette, cinte che spesso si estendono anche in maniera notevole verso la campagna, magari pronte per ospitare demenziali piscine; molti di questi edifici sono ancora in fase di completamento. Inoltre, ovviamente, sono stati istallati nuovi pali per la corrente elettrica lungo la strada per servire le nuove abitazioni. Sicché, agli occhi di chi transita sulla strada, tutto ciò ha finito col sostituire il “paesaggio fantastico” dei Sassoni con un’accozzaglia di cemento e pali e fili della corrente. Chi conosce la zona, passandoci oggi non riesce a credere ai propri occhi che sia stato permesso tale scempio. Sembra veramente un incubo. E pensare che il territorio di Cerveteri è stato recentemente inserito dall’Unesco nei siti “patrimonio dell’umanità”! Se vi fossero amministratori seri e coscienziosi a livello regionale, provinciale e locale, crediamo che queste nuove edificazioni andrebbero immediatamente BLOCCATE E DEMOLITE, pena la distruzione delle possibilità di uno sviluppo turistico “di qualità” (ambientale, culturale, enogastronomico ed escursionistico) in un’area, come sappiamo tutti, dalle potenzialità immense in tal senso. E’ giunta l’ora di far valere la giustizia e gli interessi collettivi: non è più possibile continuare così.
E non basta!: la speculazione edilizia sta tornando prepotentemente ad interessarsi a Tolfa, altro “borgo gioiello” della zona, già in parte deturpato nei decenni del dopoguerra da un indiscriminato “sviluppo” (che parola grossa!) edilizio. E come sempre, nel Lazio e non solo, mentre il borgo è via via più spopolato, si vorrebbero realizzare nuove costruzioni tutt’attorno. Allo stesso tempo, i restauri delle antiche abitazioni avvengono in maniera quantomeno ridicola, senza alcuna supervisione da parte delle istituzioni, snaturando e sminuendo la loro valenza architettonica.
Inoltre (sì perché non è ancora finita!), è ancora in ballo il progetto folle, ridicolo e demenziale del “parco eolico” presso Allumiere, che andrebbe a devastare una zona incontaminata e non edificata, peraltro con ripercussioni paesaggistiche ed ambientali su tutte le aree limitrofe. Progetto fortunatamente contrastato con decisione dalla gente del posto, fieramente attaccata alla propria terra e conscia delle possibilità della zona di sviluppare, se adeguatamente tutelata e promossa, un serio movimento turistico. E a proposito, ricordiamo ai sostenitori del progetto che non esiste solo l’inquinamento dell’aria (inquinamento che, dicono i fautori dell’eolico sarebbe «statisticamente» contrastato con progetti simili), ma anche l’inquinamento della terra (e conseguentemente dell’acqua), l’inquinamento acustico, l’inquinamento paesaggistico, l’inquinamento culturale, e non ultimo la depauperazione della fauna, tutte cose notoriamente prodotte da una centrale eolica. Certo, se le pale eoliche fossero installate su aree già cementificate ed urbanizzate, magari accanto agli “eco-mostri” delle centrali o del porto di Civitavecchia, forse non sarebbe un gran danno, anzi forse diverrebbe un “abbellimento”: in tal caso il progetto avrebbe un contenuto razionale. Viceversa, se installate nel cuore della Tolfa, farebbero veramente sorgere dubbi non solo sull’intelligenza ma anche sulla buona fede dei promotori del progetto. Infine, accanto alla minaccia eolica, in tutto il comprensorio le ruspe stanno creando nuove sterrate nelle campagne e sulle colline, che finiranno col limitare sensibilmente le sue possibilità escursionistiche e, quel che più conta, produrranno senz’altro l’allontanamento di numerose specie animali.
Ripetiamo, questa “Apocalisse” della Tolfa sta avvenendo ATTUALMENTE. Ancora fino ad un paio di anni fa la situazione non era così catastrofica.
Siamo insomma giunti veramente al limite dell’assurdo. Era dagli anni ’60-’70 che non si vedevano cose simili. Dove vogliamo arrivare? Pareva (o abbiamo voluto convincerci) che tanti errori (e orrori) del passato, retoricamente “giustificabili” con le emergenze pratiche e la crisi culturale del Dopoguerra, non si sarebbero più ripetuti. E invece sembra che sia le amministrazioni locali sia la politica nazionale vogliano ormai o lasciar distruggere il nostro patrimonio paesaggistico e culturale. Sembra che l’evoluzione verso forme di gestione razionali del territorio sia divenuta un’utopia. Crediamo ci sia bisogno veramente di una svolta decisiva in favore della tutela. Un Paese che si vuole definire “civile” non può più procrastinarla.
Per quanto riguarda la Tolfa, oggi ci pare pertanto urgente, innanzi tutto, istituire finalmente il PARCO NATURALE DEI MONTI DELLA TOLFA, così da bloccare immediatamente lo scempio del comprensorio, avviando altresì il suo restauro ambientale e di conseguenza progettando un futuro di sviluppo sostenibile per le popolazioni locali. E’ un dovere ineluttabile nei confronti delle generazioni future, e non possiamo sottrarci ad esso. Basta con gli scempi sulla Tolfa! Rivogliamo il nostro futuro!


Dott. Luca Bellincioni,
Segretario dell’Associazione Culturale Onlus «Oreas»
oreas@interfree.it



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