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La chiesa di San Giovanni a Gemona
28-06-2006
Comitato scientifico per Pomponio Amalteo

1. La chiesa di San Giovanni e il soffitto di Pomponio Amalteo a Gemona

Edificata probabilmente nel ’200 su un terreno recintato poco distante dalla prima cerchia murata di Gemona, la chiesa di San Giovanni in Brolo venne inclusa nel centro cittadino, nel Borgo di Mezzo, con la costruzione della seconda cinta difensiva (ca. 1270).
Negli anni dal 1330 al 1335 fu ristrutturata da mastro Giovanni Griglio secondo il gusto goticheggiante locale (portale con lunetta raffigurante a bassorilievo tre figure di Santi a mezzo busto entro una struttura a trifora, sormontata dalla scena dell’Annunciazione; tondo ad alto rilievo con il volto di San Cristoforo affiancato dal Bambino Gesù), e abbellita all’interno da affreschi di cui sono ricomparse tracce dopo la distruzione (tra l’altro: lacerti di una Cavalcata dei Magi, probabile opera di Nicolò di Marcuccio, ca. 1335). Fu (ri)consacrata il giorno dopo la (ri)consacrazione del duomo di Santa Maria, ad opera del vescovo Giovanni di Parenzo, legato del patriarca di Aquileia Bertrando di Saint Geniés, il 9 Giugno 1337.
Nella seconda metà del ’400 venne ristrutturata e completata con la costruzione del campanile a cuspide tronca e con l’apertura di un secondo portale collocato, come il portale trecentesco, sul fianco destro dell’aula.
Dopo un incarico dai risultati deludenti al pittore veneziano Gaspare Negro negli anni 1520, la Confraternita di San Giovanni (che in quel tempo gestiva anche un ospizio collegato alla chiesa, di cui una parte divenne in seguito un oratorio annesso all’edificio principale) incaricò il giovane pittore friulano Pomponio Amalteo, discepolo e genero del Pordenone, di decorare il soffitto a cassettoni con figure dell’Antico e del Nuovo Testamento e della mitologia greco-romana.
L’opera, completata nel 1533, copriva l’intero soffitto dell’aula (una superficie di circa 150 metri quadrati) ed era costituita di 42 lacunari su tavola, dipinti a tempera, in cui profeti e sibille, santi e martiri, apostoli ed evangelisti facevano da corona ai due lacunari centrali raffiguranti San Giovanni Battista e la Vergine con il Bambino Gesù. Nelle posture dinamiche e negli scorci drammatici dei vari personaggi, inseriti in cornici di fantastiche grottesche, l’Amalteo seppe riproporre con energia la lezione della nuova pittura raffaellesca appresa dal Pordenone tanto che il soffitto gemonese fu sempre ritenuto una delle più originali e più belle opere del Rinascimento del Friuli.
Nella sua lunga esistenza l’edificio, che nel 1393 ospitò il Parlamento generale della Patria del Friuli e fino al 1578 fu sede abituale del Consiglio maggiore della Magnifica Comunità gemonese, fu più volte utilizzato come alloggio delle truppe degli eserciti francese e asburgico, che ne causarono un forte degrado, durante le campagne napoleoniche.
Nel 1862, sotto il governo asburgico, si avviò il restauro dell’intero complesso e si provvide a smontare il soffitto e a custodirne in deposito i preziosi dipinti. Il restauro strutturale fu completato dopo l’annessione del Friuli all’Italia (1866) mentre il soffitto poté esser restaurato e ripristinato solamente nel 1885, grazie ad un finanziamento straordinario del Governo italiano che, riconoscendo il valore culturale e storico del complesso e l’originalità e la valenza artistica del lavoro dell’Amalteo, affidò l’opera all’esperto udinese Valentinis.
Novant’anni dopo, nel 1976, la chiesa di San Giovanni, come gran parte dell’antico centro storico di Gemona, fu distrutta dal gravissimo terremoto (6.4 gradi della scala Richter) che colpì il Friuli causando un migliaio di vittime (quasi 400 nella sola Gemona, il centro maggiore dell’area più colpita). Il crollo del campanile fece disperdere, disintegrate tra le macerie, 6 delle 42 tavole di Pomponio Amalteo.
Una ventina di giorni dopo il 6 Maggio 1976, le tavole superstiti vennero recuperate da volontari locali, coadiuvati dai giovani dei Gruppi Archeologici Italiani-GAI e dai Vigili del Fuoco. Insieme con le opere dell’Amalteo vennero salvate numerose altre tele – tra cui due buoni dipinti di Jacopo Palma il Giovane (Crocifissione; seconda metà del XVI secolo) e di Secante Secanti il Vecchio (Madonna col bambino tra i santi Ermacora e Fortunato; 1558) – e il prezioso Crocifisso ligneo del XIII secolo, dell’annesso oratorio.
Grazie ad un finanziamento dei Lions Club di Camposampiero (PD) e di Regensburg (Germania) le opere dell’Amalteo furono in seguito restaurate e sono attualmente ricoverate presso i depositi del Comune di Gemona insieme con il restante corredo artistico della chiesa e gli elementi del portale trecentesco.
L’Amministrazione comunale, che ne è proprietaria ed ha ottenuto dall’Arcidiocesi di Udine la rinuncia all’uso per il culto, intende utilizzare il complesso architettonico ricostruito (aula con il soffitto decorato e vano del cosiddetto oratorio) come auditorium.
Attualmente, in attesa della ricostruzione dell’edificio, i lacunari dipinti dall’Amalteo sono esposti presso la Pinacoteca del Museo comunale di Gemona, in Palazzo Elti – Via Bini.
(2004)

2. Iniziative del Comitato “Il San Giovanni dell’Amalteo”


Il 29 marzo 2002, subito dopo l’istituzione, il comitato “Il San Giovanni dell’Amalteo” ha indirizzato a numerose personalità della cultura, dell’imprenditoria e della politica locali e regionali l’invito ad aderire al Comitato medesimo al fine di dare rilevanza e autorevolezza alla richiesta, indirizzata all’Amministrazione comunale di Gemona, di utilizzare il contributo regionale di 800 milioni di lire (assegnato al Comune con la finanziaria regionale 2001) avviando l’iter di progettazione e di costruzione del complesso. La posizione dell’Amministrazione comunale di Gemona, infatti, era completamente negativa circa la possibilità di intraprendere tale strada in quanto non disponeva dell’intera copertura finanziaria, grossolanamente stimata in tre miliardi di lire.

Successivamente il Comitato ottenne, in un incontro con l’allora presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, dottor Tondo, svoltosi presso la sede regionale udinese il 16 ottobre di quell’anno, l’impegno alla sospensione del termine – 31 dicembre 2002 – entro il quale l’Amministrazione comunale gemonese avrebbe dovuto dare inizio formale ai lavori con la presentazione in regione di un progetto approvato. Il presidente Tondo onorò la parola data con la concessione della proroga così come in seguito richiesto in via ufficiale anche dall’allora sindaco Disetti.
Quasi contemporaneamente (9 novembre 2002) il Comitato inoltrò a ciascun consigliere regionale un dossier sul complesso di San Giovanni, sulla necessità della ricostruzione finalizzata al recupero di un patrimonio di grande valenza storica e artistica nel centro storico di Gemona, e – soprattutto – sull’opportunità, anzi: sulla necessità, di un ulteriore contributo regionale che coprisse interamente la spesa.

L’Amministrazione comunale, tuttavia, non aveva ancora recepito completamente l’idea di ricostruire il complesso di San Giovanni: infatti alcuni esponenti della Giunta avevano in diverse occasioni prospettato soluzioni alternative quali quelle di un impiego del contributo regionale per la sistemazione di alcuni dei lacunari dell’Amalteo nella chiesa di Santa Maria di Fossale; ovvero di un impiego nella ricomposizione totale del soffitto in un ipotetico recupero della chiesa delle Grazie nonostante la differenza dimensionale dell’aula, più lunga ma soprattutto più stretta di quella di San Giovanni, tale quindi da non consentire l’inserimento dell’opera di Pomponio Amalteo nella sue originarie composizione e articolazione.
Anche se formulati in termini ipotetici, tali propositi furono decisamente contrastati dal Comitato.
Nel frattempo, a seguito dell’elezione del sindaco Disetti a consigliere regionale (2003), l’Amministrazione comunale di Gemona era stata affidata al vicesindaco Marini quale reggente.

Si prospettava comunque la necessità di reperire, al di fuori dai normali canali di finanziamento, le risorse che, in aggiunta al primitivo contributo regionale, avrebbero potuto garantire la ricostruzione. In questa fase – autunno 2003 – illustrando la situazione ad uno degli imprenditori locali, il Comitato ottenne una dichiarazione di disponibilità a ricercare una parte delle risorse necessarie purché l’Amministrazione comunale giungesse alla decisione definitiva di ricostruire e si facesse carico di una quota di finanziamento con risorse proprie. Circa le risorse integrative l’idea era quella di costituire una squadra di sponsor formata da imprenditori, istituti di credito e altri soggetti.

Con la finanziaria regionale del 2004 (su proposta del consigliere Disetti, ex sindaco) finalmente la Regione assegnò al Comune di Gemona un contributo decennale a copertura di un mutuo di 850.000 euro che, unito al precedente, avrebbe garantito una disponibilità totale di circa 1.250.000 euro.
La quota ancora scoperta risultava di circa 350-400 mila euro ma avrebbe potuto essere esattamente quantificata solamente in sede di definizione dei costi a seguito della redazione di un progetto di massima.

Successivamente il Comitato segnalò all’Amministrazione comunale la disponibilità di un privato a sostenere con un contributo – in seguito ufficialmente definito – le spese di ricostruzione; tale contributo sarebbe stato liquidato al Comune di Gemona quando fossero avviati i lavori di ricostruzione.
In quella sede a nome del Comitato il presidente ribadì all’Amministrazione comunale di Gemona il “progetto degli imprenditori” sottolineando la necessità – come già fatto per iscritto il 26 gennaio 2004 – che i costi di realizzazione venissero quanto prima definiti onde poter quantificare le reali esigenze e segnalare ai potenziali sponsor le necessità effettive.

Nella stessa occasione alcuni professionisti (anch’essi componenti il Comitato) garantirono la loro disponibilità a elaborare gratuitamente il progetto di massima relativo alla ricostruzione dei due volumi della chiesa e dell’oratorio annesso e la riproposizione del soffitto di Pomponio Amalteo. Tutti convennero che, per contenere le spese, il campanile che originariamente affiancava l’edificio principale sarebbe stato ricostruito solamente in parte, senza peraltro pregiudicare futuri completamenti.

Agli inizi di maggio 2004 l’Amministrazione diede incarico di eseguire il progetto di massima agli architetti gemonesi Antonelli, Della Marina e Pittini; il progetto fu presentato alla fine di giugno; il computo dei costi, ancora da definire nel dettaglio, confermava una previsione di spesa di circa 1.600.000 euro.

Alla fine di luglio 2004 l’imprenditore di cui sopra chiese al presidente Vale di partecipare ad un incontro con Marini, eletto nel frattempo sindaco con un programma che si proponeva, tra l’altro, di ricostruire il complesso di San Giovanni dov’era e com’era e di riproporre il soffitto nella sua collocazione originaria. In quella sede venne esaminato l’elaborato dei professionisti e l’imprenditore ribadì la volontà di costituire la squadra di sponsor, affermando di voler iniziare subito la raccolta di adesioni tra gli imprenditori locali.

La ricerca di un gruppo di sponsor non ebbe purtroppo i risultarono sperati: a settembre 2004 il Comitato fu avvertito che, date le difficoltà e le contrarietà incontrate, il progetto di sponsorizzazione veniva abbandonato. Con rammarico si dovette prendere atto della decisione e ne fu data comunicazione al sindaco Marini.

Nel maggio 2005 l’Amministrazione comunale di Gemona incaricò comunque i professionisti redattori del progetto di massima di eseguire la progettazione esecutiva per poter procedere alla gara d’appalto delle opere, confidando di poter reperire in seguito le risorse mancanti.

Un mese più tardi l’Amministrazione comunale, prendendo atto che le normative europee per l’assegnazione di incarichi professionali superiori a determinati importi (come è il caso della progettazione relativa all’opera in questione) non permettevano incarichi “fiduciari”, revocò la precedente deliberazione. In contemporanea, all’interno della stessa Amministrazione, emersero diverse riserve nei confronti della ricostruzione di San Giovanni e della riproposizione del soffitto dell’Amalteo, Lo stesso ex sindaco Disetti, ribadendo antiche perplessità, sostenne chi ora suggeriva di trovare soluzioni diverse (come la sistemazione dei lacunari nella chiesa delle Grazie, attualmente sistemata a rudere e comunque sempre inadeguata per dimensioni anche se ricostruita!).

Nel frattempo il comitato “Il San Giovanni dell’Amalteo” ha proposto ai partecipanti al convegno svoltosi a San Vito al Tagliamento in occasione del 5° centenario della nascita di Pomponio Amalteo di inoltrare alla Regione Friuli-Venezia Giulia e al Comune di Gemona un pressante appello per la ricomposizione del soffitto a lacunari nella sede naturale da ricostruirsi con le medesime caratteristiche dell’edificio distrutto dal terremoto del 1976.
A seguito di tale iniziativa il comitato scientifico del convegno, presieduto dalla professoressa Caterina Furlan, studiosa dell’Amalteo e preside della facoltà di Lettere dell’Università di Udine, ha inoltrato un urgente appello al presidente della Regione, all’assessore regionale alla Cultura, al Consiglio regionale, al sindaco di Gemona e al Consiglio comunale gemonese affinché si salvi il capolavoro dell’Amalteo con la ricostruzione dell’edificio che lo ospitava, nel sito e nella situazione precedenti il 1976.

Allo stesso presidente della Regione Illy è ora indirizzata (giugno 2006) una petizione di cittadini (oltre 1000 le firme raccolte) affinché l’Amministrazione regionale non permetta la devoluzione dei contributi già assegnati ad altri scopi e vincoli i finanziamenti concessi alla ricostruzione degli immobili distrutti e alla ricomposizione del soffitto con i lacunari salvati.

3. Appello del Comitato scientifico del Convegno su P. Amalteo


Illustrissimo Signore Riccardo Illy
Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia
Piazza Unità d’Italia 1 – 34121 Trieste

Illustrissimo Signore Roberto Antonaz
Assessore alla Cultura/Regione Friuli-V. Giulia
Via San Francesco, 37 – Trieste

Illustrissimo Signore Alessandro Tesini
Presidente Consiglio/Regione Friuli-V. Giulia
Piazza Oberdan, 6 – Trieste

Illustrissimo Signore Gabriele Marini
Sindaco di Gemona del Friuli
33013 Gemona del Friuli

Onorevole Consiglio comunale
di Gemona del Friuli (a mezzo del Sindaco)
33013 Gemona del Friuli





Illustrissimi Signori,
A nome mio e dei colleghi Claudio Griggio e Giuseppe Trebbi del Comitato scientifico del Convegno di studio su Pomponio Amalteo (svoltosi San Vito al Tagliamento, il 23 e 24 novembre scorso, nell’ambito delle celebrazioni per il cinquecentesimo anniversario della nascita dell’artista) mi faccio interprete della necessità di ricomporre nella sua integrità e nella sua collocazione originaria il soffitto della chiesa di San Giovanni in Brolo di Gemona, realizzato dal pittore nel 1533.
Affinché ciò avvenga è indispensabile – come più volte sollecitato dal Comitato gemonese “Il San Giovanni dell’Amalteo” e come illustrato al Convegno tramite il dottor Gilberto Ganzer – che la Regione e il Comune di Gemona si adoperino per la ricostruzione dell’edificio distrutto dal terremoto del 1976, nella convinzione che questa è l’unica soluzione percorribile per la salvezza e la rinascita di un autentico capolavoro.
Ringraziando per l’attenzione e confidando nell’accoglimento della presente segnalazione porgo distinti saluti.

Udine, 2 Dicembre 2005



Prof. Caterina Furlan
Presidente del Comitato scientifico
del Convegno di studio su Pomponio Amalteo



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